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  • star

    Contenitore in legno per il trasporto delle granaglie, usato come unità di misura prima dell'introduzione del sistema metrico decimale. Tale contenitore aveva misure molto diverse a seconda dei luoghi per cui anche la sua capacità era molto variabile. Ad esso corrispondeva la misura agraria del terreno necessario alla semina di uno staio di granaglie. Modi di dire: "G'ho la testa come 'n star" - "Te me fai vegnir la testa come 'n star" sta a significare: "Ho/Mi fai venire la testa come un ceppo" - "Sono intontito". Altre misure agrarie di valore locale erano:
  • mògiol

    Il moggiolo è un piccolo moggio o modio, un contenitore utilizzato, precedentemente all'introduzione del sistema metrico decimale, come unità di misura per le granaglie. Il suo sottomultiplo era lo staio. Il suo valore variava di luogo in luogo, ne esistevano di molto grandi e di piccoli. Il moggio è divenuto col tempo anche unità di misura agraria per indicare la quantità di terreno che si poteva seminare con un moggio di grano.
  • Trepéi col mànec

    Questo treppiede in ferro battuto ha due piedi sotto il cerchio, che proseguono piegati a 90° e sagomati sopra il cerchio, e uno sotto il lungo manico. Il cerchio veniva posto sopra la brace nel focolare aperto ("fogolàr") per mantenere sollevato dal fuoco pentole di diversa misura. Sul lungo manico, che usciva dal fuoco, c'è un ferro verticale con due ganci ai quali veniva appoggiato il manico delle padelle, come ad esempio il tostino ("brustolìn"), per mantenerle orizzontali.
  • Trepéi

    Questo treppiede triangolare in ferro battuto veniva posto sopra la brace nel focolare aperto ("fogolàr") per mantenere sollevato la pentola dal fuoco. La sagomatura del triangolo permetteva di sostenere anche pentole più piccole .
  • mazòt

    Strumento adatto a battere come il martello, ma con una superficie ampia da entrambi i lati; è più piccolo della mazza.
  • Falegnameria Bassetti

    Nell’edificio in Via Borgo 34 Bassetti Quintino e figli, trasferiti qui da Naran, avviarono una falegnameria accanto al mulino, che prima di loro era di proprietà Broschek ed era gestito da Faes Emanuele. Per essere il più possibile autonomi nella loro doppia attività artigianale si dotarono di una segheria veneziana e di una piccola fucina munita di forgia con “bot de l’òra” ad uso interno. Le due ruote idrauliche, che fornivano l’energia necessaria alternativamente a tutte le macchine, erano alimentate da una specifica diramazione della Roggia Grande realizzata con una condotta in muratura ed una chiusa ancora funzionante. L’acqua veniva poi rimessa nella roggia senza alcun consumo. Negli ultimi anni di attività i Bassetti si specializzarono nella fabbricazione di imballaggi per la frutta ed infine, nel 1953, trasferirono la loro attività a Padergnone in via Nazionale 132. Il sito di Ecomuseo con gli approfondimenti è raggiungibile qui:
  • paról

    Tradizionalmente il paiolo è una pentola di rame dalla base arrotondata e dal manico di ferro ad arco e mobile che veniva appeso alla "segosta" nel focolare, in particolare per fare la polenta.
  • Calchèra in loc. Pozze

    È stata costruita nel 1930 ed andò in disuso nel 1944. Oggi la copertura è sventrata e la calchèra è infestata dalla vegetazione.
  • Fabbri giocattolo

    Questo giocattolo fu realizzato da un nonno per dimostrare ai nipoti come giocava un tempo, verso il 1918. Misure: 32.5 x 13.5 x 2.5 cm.
  • Pinocchietto

    Questo giocattolo fu realizzato da un nonno per dimostrare ai nipoti come giocava un tempo, verso il 1918. Misure: 23 x 5.5 cm
  • cosìr

    La foto è tratta da questo contenuto:
  • Uciada lónga, cosidura mata

    Quando si cuce a mano, se si usa una gugliata troppo lunga la cucitura viene male perché si formano nodi e il filato si sfibra.
  • uciada

    La quantità di filo che s'introduce nella cruna dell'ago per cucire
  • feràr

    La foto è tratta da questo contenuto:
  • L'acqua d'abrìl la val en car d'oro co' le so sil

    Se piove in aprile fa bene ai campi.
  • I Morandi falegnami

    Al centro Casimiro Morandi, il falegname che ha aperto in questo edificio l'officina che hanno poi portato avanti i figli Alfredo (ultimo a sinistra) e Tullio, mentre la figlia Elia (ultima a destra) faceva la sarta. Gli altri sono amici di famiglia che si trovavano la domenica per stare in compagnia e terminare spesso con una buona cena cucinata da Fortuna, la moglie di Casimiro. La casa è poi stata ampliato q questa parte è ora all'interno.
  • Officina di Morandi Casimiro

    In cima a via Ronch, vi era la nuova officina di Morandi Casimiro, falegname, dove l’Ecomuseo ha posto l’undicesimo ed ultimo pannello del percorso degli antichi opifici del Borgo. È questo l’edificio con ruota idraulica di più recente costruzione, l’unico che prendeva l’acqua dal corso naturale della Roggia Grande. Tra il 1960 e il 1966 Morandi Tullio, "el rodèla" figlio di Casimiro, ed il suoi collaboratori producevano qui carri di diverso tipo. Il fabbro carraio univa le competenze del falegname a quelle del fabbro per realizzare carri trainati da un bue o da una coppia di buoi, carri a due ruote per il trasporto dalla montagna di fieno (broz) e di legna (brozal), carriole e carrioloni, attrezzi da lavoro quali accette, falci, scuri, zappe, rastrelli, vanghe e badili. Particolarmente delicata era la realizzazione delle ruote ed in particolare la rifinitura poiché in pochi secondi bisognava applicare a caldo la lama incandescente ed immergerla rapidamente nell’acqua fredda evitando così che il legno bruciasse. Artistica era poi talvolta la rifinitura dei carri.
  • Donne occupate nella cernita delle noci

    Nella foto vediamo una parte della fabbrica Bressan per la lavorazione delle noci, attiva a Fraveggio tra il 1888 e il 1965, che da novembre a marzo dava lavoro fino ad una cinquantina di donne. Qui vediamo alcune di loro impegnate a rompere le noci e dividere i gherigli a seconda della loro qualità.
  • Gerla

    Questa gerla fu comprata dal padre di Loretta alla fiera di S. Croce a Trento il 3 maggio del 1955 per i suoi figli, che erano talmente contenti del "regalo" che addirittura pranzarono indossandola.
  • Sgabello per mungere

    I piedi di questo sgabello sono costituiti da un ramo, fissato a una seduta circolare in truciolato con dei chiodi.