Trasporti e strade

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  • Villa Defant (Terlago)

    Lo stesso soggetto ritratto in quest'altra cartolina, ma preso dalla strada sottostante; è stata aggiunta una pergola sul terrazzo.
  • Terlago - Villa Defant

    Si tratta della "casa del vecchio medico condotto; a piano terra c’era anche l’ambulatorio medico". (Fonte: Da Pedegaza a Vallelaghi : memorie fotografiche delle 11 frazioni, Comune di Vallelaghi, 2017, p. 65)
  • Capitello di Sant'Anna

    Sul lato della strada statale che da Trento porta a Riva del Garda, poco dopo la località “Vecchio Mulino”, si trova questo capitello dedicato a Sant’Anna. Il capitello in muratura presenta una grande nicchia chiusa da un cancelletto in ferro lavorato, al suo interno è presente un affresco che ritrae Sant’Anna a fianco della Madonna con bambino, insieme a loro sono ritratti anche San Vigilio e San Valentino. L’opera è del 1996, realizzata dall’artista Marco Bertoldi durante uno dei numerosi restauri che hanno coinvolto il capitello. Sulla facciata del capitello è posta una lapide con l’incisione: ERETTO L’ANNO 1735 LA MAGNIFICA COMUNITÀ DEL BORGO DI VEZZANO FECE FARE PER ESSER STATA LIBERATA DAL MAL BOVINO PER INTERCESSIONE DI SANT’ANNA sotto di essa si trova anche un concio in pietra con incisa la data “9 giugno 1736”. Grazie a questi simboli si può datare il capitello (1735-1736), e conoscere il motivo della sua costruzione; era stato infatti edificato dai vezzanesi come ringraziamento alla Santa, che aveva dato loro protezione durante l’epidemia bovina che aveva colpito l’intera zona. Bibliografia: - “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
  • Capitello della Madonna

    A lato della strada che da Vezzano porta verso Ciago, nei pressi del cimitero, si trova questo capitello incastonato in un muretto. Il capitello è dedicato alla Madonna, presenta all’interno della sua nicchia una statuina in gesso della vergine; nella parte sottostante è presente una targa in pietra che riporta: “A ricordo della visita di Maria Immacolata alle famiglie di Vezzano – Anno Mariano 1954"; la prima versione era stata costruita, infatti, nel 1954. Spostato nel 1968 per la costruzione della circonvallazione, poi nel 2006 per la costruzione della rotatoria ed infine, nel 2020, per la realizzazione del marciapiede, ha in parte mutato l’aspetto originale della nicchia. La sua storia si interseca strettamente con le modificazioni della viabilità vezzanese. Bibliografia: - “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
  • I "brozzadóri" di Cavedine

    Roberto Pedrotti ci porta a scoprire quel che rimane dei "brozzadóri" di Cavedine, luoghi in cui il carro a due ruote che scendeva dalla montagna veniva trasformato in carro a quattro ruote per proseguire il viaggio in paese. Sono luoghi abbandonati in cui la natura sta prendendo il sopravvento anche laddove l'uomo non ha già distrutto, ma permettono comunque di capire il loro funzionamento di un tempo.
  • salasà

    Il selciato, con sassi più o meno grandi, era un tempo una pavimentazione molto diffusa in particolare sulle strade ripide, dove lo sterrato in caso di piogge copiose si trasformerebbe facilmente in fossi, nei dintorni delle fontane e vicino alle case per evitare il fango. Gli addetti alla posa del selciato erano i "sarasini", termine rimasto come soprannome di famiglia.
  • Anèi

    "I anèi", anelli di ferro muniti di un cuneo di ferro, venivano usati per il trasporto a mano del legname. La modalità d'uso era come per la "ferazza": il cuneo veniva infisso a colpi di mazzuolo nel tronco che poi si psotava a strascico.
  • Gióncola doppia

    Capestro per due buoi con cavicchio in ferro collegato all'anello del capestro da una catena. Tutto il resto è in cuoio. L'anello in corda di cuoio intrecciata è rinforzato da un rivestimento in cuoio.
  • réghel

    Sorta di chiodo di legno collegato ad una estremità della fune col quale la si serra e assicura alla spola.
  • méla

    Parte terminale della fune
  • fumàdro

    Il funaio, in dialetto "fumàdro" tagliava ed intrecciava le pelli per costruire le funi che poi vendeva. Il termine funaiolo è specifico di chi fa le funi.
  • Fune da carro

    Questa "fum" è stata costruita da un "fumadro" usando lunghe strisce intere di pelle di vacca. Nella seconda foto si vede la parte terminale della fune, la coda, chiamata "méla". Nella terza foto si vede la posizione che andrà ad assumere il "réghel" nell'apposito incavo dopo il passaggio della corda.
  • sóga

    La "sóga" è una fune di canapa intrecciata a differenza della
  • Famiglia Pedrini sul carro

    In questa fotografia è ritratta la numerosa famiglia di Romualdo Pedrini (uno dei bambini raffigurati), originaria di Pergolese, sul carro trainato da cavallo, in suo possesso, che utilizzava per gli spostamenti. La datazione è approssimativamente stimata agli anni '30 del 1900.
  • congióbia

    Legatura di cinghia e fune in cuoio che veniva posta intorno alle corna del bue e fissata con una "cavicèla" nella parte anteriore del timone con la funzione di permettere al bue di frenare quando il carro spingeva avanti il timone. È formata da due cinghie in cuoio da porre intorno alle corna (cornére) unite a un corda in cuoio intrecciato formante tre anelli (anèi) ed un cavicchio di legno fissato con una corda ad un anello.
  • carriöl

    Specie di mezzo carro dietro con ruote piccole che veniva agganciato al "bròz" per trasformarlo in carro a quatto ruote.
  • brozzadór

    Punto in fondo alle strade di montagna in cui il carro a due ruote (bròz") veniva trasformato in carro a quattro ruote. Parte della strada aveva uno sorta di alto scalino coperto sotto il quale veniva posizionato il "mèz car" con due ruote grandi o il "carriöl" con due ruote piccole. Il bue veniva fatto scendere col "bròz" lungo la strada curvando in modo da far arrivare sopra il "brozzadór" la parte posteriore del carico a strascico e sotto il "brozzadór" il bue che gli girava a fianco. A quel punto i conduttore agganciava il "mèz car" o il "carriöl" sotto il carico a strascico. Con l'aggiunta delle due ruote posteriori il "bròz" veniva così trasformato in un carro a quattro ruote, adatto a proseguire il viaggio al piano.
  • gioàt

    Giogo per un solo bue. C'è il tipo applicato alla fronte e assicurato alle corna e quello che si applica alla nuca dell’animale. Il tipo di giogo per un solo bovino ("gioàt") è collegato tramite catene ad un bilancino ("balanzin").
  • balanzin

    Palo mobile posto dietro al bue che mantiene le distanze tra le catene o cinghie attaccate al suo giogo; ad esso vengono agganciati strumenti di lavoro come l'aratro.
  • Balanzin

    Palo con due anelli in ferro alle estremità per l'attacco, attraverso catene o cinghie, al bue o al cavallo. Al centro aveva poi un anello al quale si collegava l'aratro o qualsiasi altro strumento. Era libero di muoversi e permetteva quindi una grande mobilità dell'attrezzo collegato. Per meglio mostrarne l'uso è stato qui fotografato agganciato a "gioàt" e al "piöf".
  • ferazza

    Strumento di ferro utilizzato per il trasporto a strascico dei tronchi.
  • "Ferazza" infissa nel tronco

    La "ferazza" si inseriva a colpi di mazzuolo ("mazòt") in tronchi troppo lunghi e pesanti da sollevare e si attaccava a strascico al bue per uscire dal bosco e al "bròz" per il trasporto fino a valle, agganciandolo con una catena rispettivamente al "balanzìn" e alla "igna". L'anello libero all'estremità della "ferazza" permetteva al tronco di ruotare liberamente.
  • Véta de coràm

    Questa "véta" è fatta di corda realizzata in cuoio così come il rivestimento. Era unita a questo
  • canàgola

    Accessorio che passava sotto il collo del bue e si fissava al giogo. Poteva essere in legno, ferro o fune.