Trasporti e strade

Collezione

Contenuti

Ricerca avanzata
  • Famiglia Pedrini sul carro

    In questa fotografia è ritratta la numerosa famiglia di Romualdo Pedrini (uno dei bambini raffigurati), originaria di Pergolese, sul carro trainato da cavallo, in suo possesso, che utilizzava per gli spostamenti. La datazione è approssimativamente stimata agli anni '30 del 1900.
  • gióncola

    Fune in cuoio che veniva posta intorno alle corna del bue e fissata con una "cavicèla" nella parte anteriore del timone con la funzione di permettere al bue di frenare quando il carro spingeva avanti il timone.
  • carriöl

    Specie di mezzo carro dietro con ruote piccole che veniva agganciato al "bròz" per trasformarlo in carro a quatto ruote.
  • brozzadór

    Punto in fondo alle strade di montagna in cui il carro a due ruote (bròz") veniva trasformato in carro a quattro ruote. Parte della strada aveva uno scalino sotto il quale veniva posizionato il "carriöl". Il bue veniva fatto scendere col "bròz" lungo la strada fino ad arrivare davanti allo scalino con la parte posteriore, sotto alla quale veniva agganciato il "carriöl" che, con le sue due ruote trasformava il "bròz" in un carro a quattro ruote, adatto a proseguire il viaggio al piano.
  • gioàt

    Giogo per un solo bue. C'è il tipo applicato alla fronte e assicurato alle corna e quello che si applica alla nuca dell’animale. Il tipo di giogo per un solo bovino ("gioàt") è collegato tramite catene ad un bilancino ("balanzin").
  • balanzin

    Palo mobile posto dietro al bue che mantiene le distanze tra le catene o cinghie attaccate al suo giogo; ad esso vengono agganciati strumenti di lavoro come l'aratro.
  • Balanzin

    Palo con due anelli in ferro alle estremità per l'attacco, attraverso catene o cinghie, al bue o al cavallo. Al centro aveva poi un anello al quale si collegava l'aratro o qualsiasi altro strumento. Era libero di muoversi e permetteva quindi una grande mobilità dell'attrezzo collegato. Per meglio mostrarne l'uso è stato qui fotografato agganciato a "gioàt" e al "piöf".
  • ferazza

    Strumento di ferro utilizzato per il trasporto a strascico dei tronchi.
  • "Ferazza" infissa nel tronco

    La "ferazza" si inseriva a colpi di mazzuolo ("mazòt") in tronchi troppo lunghi e pesanti da sollevare e si attaccava a strascico al bue per uscire dal bosco e al "bròz" per il trasporto fino a valle, agganciandolo con una catena rispettivamente al "balanzìn" e alla "igna". L'anello libero all'estremità della "ferazza" permetteva al tronco di ruotare liberamente.
  • Véta de coràm

    Questa "véta" è fatta di corda realizzata in cuoio così come il rivestimento. Era unita a questo
  • canàgola

    Accessorio che passava sotto il collo del bue e si fissava al giogo. Poteva essere in legno, ferro o fune.
  • véta

    Supporto in legno, ferro o fune utilizzato per fissare il giogo dei buoi al "timón", la stanga centrale collegata al carro o all'aratro.
  • giöf

    Trave di legno doppiamente ricurvo che veniva posto sul collo di una coppia di buoi allo scopo di trainare il carro o l'aratro. Nella parte centrale era collegato al timone con la "véta". Davanti aveva due passanti in ferro per le "cornére" che venivano fissate intorno alle corna dei buoi. Ai lati e davanti quattro anelli ai quali si attaccavano le "tavèle" ("canàgole") che passavano sotto il collo dei buoi.
  • Giöf

    Questo "giöf" era colorato di azzurro; il colore è stato consumato là dove appoggiava sul collo dei buoi e nella parte centrale dove era fissata la "véta" . Attaccati al "giöf" sono rimasti i passanti in ferro per le "cornére" e una "tavèla" in ferro che passava sotto il collo del bue.
  • gigna

    Traversa di legno ancorata solo nel punto centrale alla parte anteriore del "bròz" così da permettere lo sterzo del carico a strascico che vi veniva fissato sopra.
  • Igna

    Supporto costituito da due parti in ferro, una fissa e l'altra mobile. Quella sotto veniva ancorata sul motocoltivatore al posto del cassone per adattarlo al trasporto a strascico dalla montagna. Sulla parte mobile venivano fissati due lunghi pali, sopra i quali era posto il carico. Il carico poteva così ruotare rispetto al motocoltivatore e permettere perciò di effettuare anche curve impegnative.
  • bròz

    Il carro a due ruote veniva usato per il trasporto a valle di legname e fieno. Se, arrivato a valle, doveva poi proseguire il viaggio in piano, la strada di montagna terminava col "brozzadór", punto in cui veniva aggiunto il "carriöl" che trasformava il "bròz" in un carro a quattro ruote. Viene ben spiegato ed illustrato, insieme a tutte le sue parti, da pagina 18, in
  • Palanchèra con cavice

    Particolare legno ricurvo che, agganciato alla parte posteriore dei "palànchi", tramite "cavìce" di ferro, li teneva paralleli. Sulla "palanchèra" sono infissi dei ganci di legno fra i quali passava la "fum" indispensabile a fissare il carico a bordo.
  • Ancora col carro

    Anche se le strade sono ormai trafficate, Mansueto Leonardi rientra a casa col suo bue bianco che traina il carro carico di legna. Vicino all'incrocio si può notare un irrigatore a girandola del vecchio impianto irriguo a pioggia con la protezione verso la strada.
  • Trasporto con la mula

    A dorso del mulo Carlo Garbari rientra in paese col suo carro con "bena" al traino.
  • Camion e bue

    Era il tempo in cui si faceva ancora largo uso dei buoi per il lavoro nei campi e per il trasporto delle merci ma con i grossi carichi viaggiavano anche i camion rimorchio. La data è presunta dall'età del ragazzo: Giancarlo Garbari.
  • Quando le gite si facevano in camion

    Quante gite indimenticabili col camion di Raimondo Miori di Padegnone! Questa volta si trattava del giro del Garda e la foto è stata scattata a Bardolino. La posizione in mappa si riferisce al paese di partenza della gita.
  • car

    Diminutivo: carét