Il carro trainato dal bue è fermo nei pressi della chiesa di Lon, dietro si vedono i dossi di nuda roccia.
Da notare l'abbigliamento dei bambini seduti sul carro, pesante rispetto alla stagione.
Una bimba abbevera i fiori con un piccolo annaffiatoio metallico, un gioco che è scuola di vita.
Il vestito era quello tipico del tempo per i giorni di festa: gonna a pieghe di lana nera, blusa bianca con collo alla marinara, fiocco sui capelli.
Filastrocca tradizionale dialettale per imparare i giorni della settimana con divertente finale a sorpresa.
Testo originale:
Luni luniòl,
marti san Grigòl,
mèrcol ho fat el pan,
zòbia ho fat la bugàda,
vèndro la s'ha sugàda,
sabo ho petenà la testa al me Zoàn,
ma sì che 'l la gavéva!
Traduzione
Lunedì lunedì,
martedì san Gregorio,
mercoledì ho preparato il pane,
giovedì ho fatto il bucato,
venerdì s'è asciugato,
sabato ho pettinato la testa al mio Giovanni,
ma si che ce l'aveva!
La registrazione è stata fatta con il cellulare parlando del progetto "Giochi e filastrocche" promosso da Ecomuseo in collaborazione con le scuole della valle.
Bambola di plastica di 46 cm con braccia, gambe e testa collegati fra loro tramite elastici che ne permettono il movimento.
In posizione verticale tiene gli occhi aperti, da sdraiata li chiude.
I capelli sono realizzati in rilievo sulla plastica.
Non riporta alcun marchio.
Abbigliamento fatto ai ferri.
Bambola di gomma di 28 centimetri con braccia, gambe e testa mobili regalata ad una bimba alla sua nascita.
Gli occhi si chiudono quando è sdraiata e si aprono se è in posizione verticale.
Sulla schiena ha inserita una trombetta cosicché premendo sul petto emetteva un suono.
La bocca, decorata in rosso vivo, ha un foro in cui si poteva inserire e togliere un succhiotto andato poi perso.
I capelli sono realizzati in rilievo nella gomma.
Non riporta alcun marchio.
Abbigliamento fatto ai ferri.
Sulla copertina in cartoncino leggero è inserito un cestino in paglia intrecciata contente paglia e oggetti in cartoncino.
Vi compare il prezzo di vendita al negozio Bassetti di Fraveggio: 30 lire.
Nella seconda di copertina troviamo: Cappuccetto rosso, dalla favola di G. Perrault, versione di A. Mingucci, disegni di E. Tonelli, Editrice Vecchi S.R.L. Milano, Collana Piccolo Fiore.
Nella terza di copertina troviamo la data di pubblicazione: 1952.
La storia viene narrata in 10 pagine illustrate con 32 strofe in rima, mostrando una grafica tipica del tempo e l'uso delle rime molto utilizzato allora. Misura 16x24 cm.
La collana in sfere di plastica della dimensione di 1,5 cm poteva essere smontata e rimontata grazie ad una giunzione sporgente da un parte ed un foro in cui inserirla dall'altra. Il costo di vendita al negozio Bassetti di Fraveggio era di 120 lire. Oltre alla collana bianca prezzata se ne conserva anche una verde.
Confezione in plastica 16x14 cm contenente fiori in plastica agganciabili fra loro per formare collane. Prodotto brevettato della CVM - MADE IN ITALY - Hollywood Novelty. Sul retro della confezione riporta, al contrario, una celebre locuzione latina: "flectar non frangar", vale a dire "mi piegherò ma non mi spezzerò",
La collana era in vendita al negozio Bassetti di Fraveggio al prezzo di 120 lire.
Confezione in sacchetto contenente pezzi in plastica per costruire una "Villa a due piani con garage e terrazzo cm 10,5 x 10 x 10" della ditta CO-MA serie EDILMEC N. 3102.
Il prodotto, nella nuova versione in scatola, è pubblicizzata su "Topolino" del 1963.
Il prezzo di vendita nel negozio Bassetti di Fraveggio era di 180 lire.
Pullman "Gran turismo" in latta, lungo 11 cm.
Sotto il mezzo, impresso all'interno di un rombo, si intuisce il marchio "INGAP", seguito dalla scritta "PADOVA MADE IN ITALY".
Articolo rimasto invenduto nella bottega Bassetti di Fraveggio; il prezzo di vendita era di 60 lire.
Confezione costituita da un foglio in cartone 24,5x34 cm, sul quale sono fissati con lo spago: uno squadretto in legno, una piccola sega con lama in acciaio, un martelletto in alluminio con manico di legno, un righello da 15 cm in cartoncino rigido ed un foglietto di carta vetrata. Il costo di vendita presso la bottega Bassetti di Fraveggio era di 90 lire.
Non riporta nessun marchio, ma dal confronto con oggetti simili in internet si può dedurre che sia stato prodotto dalla ditta C.F.G.M..
Bambola rimasta invenduta nel negozio Bassetti di Fraveggio.
Ha gambe e braccia leggermente piegate e mobili, testa e occhi fissi, capelli sagomati in rilievo. Chiaramente visibile la saldatura tra le due parti in plastica. Misura 30 cm. È marchiata con due galletti che si guardano e la scritta "MADE IN ITALY".
Riporta sul retro il prezzo di 100 lire.
Da notare come fosse posta in vendita nuda.
Al tempo erano le bambine stesse a realizzare i vestiti per le loro bambole; questa attività era parte del gioco e costituiva una esperienza formativa utile per il futuro di ogni donna. Ne parla anche Gemma Comai di Vigo Cavedine nella sua intervista:
Fotografia di gruppo che ritrae un gruppo di sorelle nei pressi di Stravino.
Le giovani donne indossano abiti tipici degli anni ‘20-’30, caratterizzati da una linea molto più morbida e pratica rispetto a quelli che erano soliti essere indossati negli anni precedenti.
La cartolina mostra il paese di Cavedine in uno scatto realizzato nei pressi di Brusino. È possibile notare un gruppo di persone poste in primo piano, in basso alla cartolina. Dal loro abbigliamento si può affermare che lo scatto è stato realizzato nei primi anni del 1900.
Indumento per bambino. Pantaloncini fatti a mano tenuti in vita da un elastico.Le mamme in attesa di un figlio realizzavano qualche indumento, erano prevalentemente lavori a maglia eseguiti con la lana che loro stesse filavano.
L’abbigliamento del neonato o del bambino diventato grande era conservato accuratamente dalla donna di casa, poiché i vestitini passavano da un figlio all’altro, talvolta adottando delle modifiche secondo l’esigenza. Questa è una camiciola aperta dietro e con maniche lunghe.
Per confezionare le camiciole dai neonati si utilizzava un tessuto di cotone molto leggero. Dovevano essere pratiche pertanto l’allacciatura era posta sul dietro con dei nastri.