Osservando un oggetto naturale il contadino metteva in moto la sua creatività ed il suo ingegno trasformandolo in qualcosa di utile. In questo caso ha costruito una "vasóra" trovandosi il manico bell'e fatto dalla natura.
Come si può ben notare questo utensile è molto usurato.
Questo gancio a tre punte veniva appeso ad una trave del soffitto nella baita di montagna e ad ogni uncino veniva agganciato un sacchetto di tela contenente farine o altri prodotti alimentari che dovevano rimanere asciutti e fuori dalla portata degli animali, in particolare dei topi.
Nella foto si vedono due dei "bochéri" aperti su una soffitta, come era d'uso nelle case contadine.
Nella foto dall'interno sono visibili anche i muri di sassi, il pavimento di legno ed il tetto coi coppi; in quella dall'esterno il balcone in legno coi graticci per appendere le pannocchie di mais ad essiccare.
Apertura nel sottotetto, ossia finestra aperta. I "bochéri" erano un tempo molto diffusi nelle soffitte dove si teneva il fieno che aveva bisogno di stare in un locale arieggiato.
All'esterno del "bochér" principale, che si apriva fino al pavimento, c'era solitamente una carrucola attaccata al tetto grazie alla quale con una fune ("soga") si tirava su il fieno nelle "baze" o sciolto coi "fèri" per non dover andare su e giù per le scale con la gerla ("gerlo").
Grande contenitore in legno con coperchio completamente stagno all'interno, per cui se ne presume un uso per contenere liquidi, ma quali? Acqua?
Qualcuno ha esperienza di contenitori simili?
Condividete le vostre conoscenze con archiviomemoria@ecomuseovalledeilaghi.it
Grazie.
In questa casa disabitata da tempo sono rimaste le scale utilizzate normalmente: sono in legno e ripide per occupare poco spazio. Come talvolta accadeva non hanno una ringhiera, invece sono dotate di un corrimano, utile in assenza di ringhiera.
Sono visibili anche una parete portante in muratura e due tramezze in "malta 'n paia".
Liquido denso e appiccicoso che esce dall'imboccatura del tubo della stufa quando si forma un consistente deposito di fuliggine all'interno delle pareti del camino.
Polvere scura che si forma con la combustione della legna e si deposita nel giro dei fumi nella stufa, sul tubo e nel camino. Va ripulita periodicamente.
Particolare panca che sotto alla seduta, che si alza a cerniera, ha una cassa atta a contenere la legna da ardere. Viene posta accanto alla stufa e solitamente ha lo schienale
La "lessìva" era operazione di ammollo del bucato ("bugàda") indispensabile per la pulizia di panni molto sporchi.
Si posizionavano i panni nella "brènta", vi si posizionava sopra un telo leggero, per fermare le impurità, quindi vi si versava acqua bollente mescolata con la cenere e si lasciava in ammollo per il tempo necessario. L'acqua di scarico dopo questo processo era chiamata "lessivaĉ" e veniva riutilizzata.
Nella cucina economica, sotto il fuoco, separato da una griglia di ferro c'è un cassetto dove si raccoglie la cenere prodotta ("cendro"). Questo cassetto, chiamato "cendriaröl" è estraibile e regolarmente va tolto e svuotato, operazione che si fa al mattino quando la cenere è fredda.
L'apertura da cui si estrae è chiusa da una "portèla" anch'essa in ferro.
La cucina economica tradizionale ha la piastra con almeno un foro circolare chiuso da anelli di ferro concentrici (sérci) fino ad arrivare ad un piccolo cerchio forato in centro (bolìn). Questi anelli, chiamati "fèri dela fornèla" possono essere tolti uno alla volta, a partire dal cerchio nel cui foro si inserisce "el ferét" fino ad ottenere l'apertura desiderata.
Si può così introdurre il paiolo a profondità variabile o anche semplicemente appoggiarvi sopra una pentola a diretto contatto col fuoco per una cottura più rapida.
Possiamo qui scorrere la storia del ferro da stiro attraverso le immagini
1. Ferro da stiro a braci - Soprès a brase
Antico ferro da stiro col corpo formato da un contenitore in ghisa apribile in cui si inserivano braci ardenti usando "el mòi" o la paletta di ferro. Il fondo si riscaldava a tal punto che si poteva stirare. Il manico era di legno.
Contenitore aperto in legno, protetto sulla base da una lamiera di rame, che aveva lo scopo di contenere lo scaldaletto e tener sollevate le lenzuola cosicché il calore potesse espandersi ed asciugare l'umidità.
Veniva posto per tempo tra le lenzuola in mezzo al letto e vi veniva inserito lo scaldaletto.
Quando si andava a letto, il tutto veniva appoggiato sul pavimento cosicché continuava a distribuire tepore finché le braci non si spegnevano del tutto.
Contenitore in rame in cui venivano inserite grossi braci ardenti usando "el mòi" o la paletta di ferro. Il coperchio era traforato in modo che le braci potessero ricevere aria e rimanere vive; il manico era lungo per evitare di scottarsi quando lo si andava a posizionare nella "monega" sotto le coperte.
La "fornèla" ha sostituito un po' alla volta il "fogolàr". In origine questo apparecchio di ferro posto su quattro pioli tratteneva il fuoco al suo interno e mandava il fumo nel tubo del camino ("canón") che lo portava all'esterno.
Sul camino c'erano dei sottili ferri che si potevano aprire a raggera per stendere piccole cose da asciugare velocemente, primi fra tutti i "panisèi" dei neonati.
Oltre il camino anche la spessa lastra superiore irradiava il calore. Essa era fornita di più cerchi concentrici che potevano essere tolti ("fèri dela fornèla") con l'apposito "ferét" in modo da inserire il paiolo (paròl) a diretto contatto col fuoco.
Sul fianco aveva una vasca di rame per l'acqua, così da avere sempre a disposizione acqua calda e da offrire la giusta umidità alla stanza.
Sotto la bocca del fuoco c'era quella della cenere ("cendriaröl") e di fianco il forno offriva la possibilità di cuocere il pane in casa.
Intorno aveva un passamano in ottone per evitare scottature, ad esso venivano appesi "el ferét", la "paléta dala céndro", "la cazza de l'aqua", "'na pèzza de cosìna"...
Accanto vi era la "banchéta dela legna" o sotto "la cassa dela legna", che conteneva anche lo scopino ("scoàt") per la periodica pulizia dalla fuliggine ("carazza").
Sul muro accanto erano appesi i contenitori per il sale e per i fiammiferi ("sofranèi").
Spesso la "fornéla" era staccata da muro in modo da far posto ad una alzatina in legno e una panca, a volte anche ad angolo, per ricreare quel luogo tipico del "fogolàr" dove la famiglia, e prima di tutto gli anziani, potevano godere al meglio il calore della cucina.
Col tempo la cucina economica ha cambiato il suo aspetto e la sua funzionalità e, seppur diversa, è ancora diffusa nei nostri paesi.
Accessorio in ferro utilizzato per muovere legna e braci nella stufa e per spostare i "fèri dela fornèla".
Proprio per la funzione molto simile il nome "mòi" è passato dalle molle del focolare all'attizzatoio della cucina economica ("fornèla").