È qui riportata la corrispondenza fra la Federazione provinciale di Trento dell'O.N.M.I. ed il Comune di Cavedine, conservata unita con uno spillo.
Vengono richiamate le disposizioni dettate con al circolare n. 155 del 1938 presente in questo archivio:
La circolare inviata dalla Federazione provinciale di Trento dell'O.N.M.I. "Al Signor Podestà Presidente del Comitato di Patronato 0. N. M. I. di CAVEDINE" comunica l'obbligo dei Comitati di Patronato ad adoperarsi affinché il servizio di refezione scolastica per i bambini poveri sia istituito in ogni Comune, ove esistano asili provvisti di refettorio e non solo su espressa richiesta da parte loro, purché riconosciuti idonei in base alla legge del 1926.
Esplicita le condizioni di accesso al servizio e finanzia £. 8 mensili per ogni bambino povero da gennaio a maggio ponendo la soglia di un massimo di 60 bambini.
Era chiamato "pelarin" quel lavoratore stagionale che andava a "pelare" le foglie del gelso, cioè a sfrondare i gelsi per l'alimentazione dei bachi da seta, nel periodo della bachicoltura.
Ecco qualche brano tratto dal comunicato:
"Egregio Mugnaio Artigiano,
come è noto, la rappresentanza sindacale della Vostra Ditta è affidata alla Federazione Fascista Autonoma degli Artigiani d’Italia."
"Il gran numero delle disposizioni legislative riguardanti l’industria molitoria fa sentire ai nostri organizzati l’utilità e la necessità di un’assistenza tecnica, legale e tributaria, data con competenza e completo disinteresse. Crediamo opportuno specificare le forme di assistenza gratuitamente offerte: "
"Nota
Si è creduto opportuno di ricordare ai Mugnai Artigiani che presso la propria Segreteria dell'Artigianato funziona uno speciale Ufficio di Assistenza.
Ciò perché i mugnai sappiano salvaguardarsi da pseudo società assistenziali a carattere privato e perciò speculative.
La Comunità Nazionale non può e non intende devolvere a nessuno tali assistenze di sua esclusiva spettanza; e pertanto, se ai molini artigiani si presentassero inviati di società private, i mugnai sono avvertiti che essi possono rivolgersi per tali assistenze alla Segreteria della loro organizzazione."
Dopo la successione del 1909, di nuovo, nella richiesta di un prestito, viene ribadita la parità tra i tre eredi di Pasqua vedova Bigio Pisoni segantino di Calavino: due maschi e una femmina che vivevano insieme nella casa paterna con la moglie ed i figli di Emanuele.
"I Sottoscritti Stefano Emanuele e Teresa Fratelli fu Biaggio Pisoni di qui dichiarano di avere in solidiaramente unno per tutti trè, e tutti tre per uno ricevuto ad imprestito da Mansueto Pisoni di Calavino Cor. 1000 mile, diconsi Corone mila in contanti che in solidariamente unno pertutti tre, e tutti tre per unno si obbligano di restituire in pari numero e valuta al creditore Pisoni od a chi per esso a suva inchiesta colla coresponsione in pertanto dell'interesse in ragione del 5/100 all'anno da oggi impoi esente questo questo da qualsiasi imposta per la rendita ad altro sebene direta al ereditare."
Qui il documento citato:
"Decreto d'aggiudicazione.
Da parte dell'i.r. giudizio distrettuale di Vezzano l'eredità di Pasqua va [vedova] fu Biagio Pisoni da Calavino morta intestata il giorno 26 ottobre 1909 viene in base alla successione legittima aggiudicata puramente in parti uguali ai figli della defunta Stefano, Emmanuele Teresa fu Biagio Pisoni di Calavino cioè con un terzo a cadauno."
Archiviato ciò possono passare a "l'acquisto del diritto di proprietà sul seguente Stabile Sorte nel piano Sarca..."
Don Silvio Benedetti, sacerdote originario del paese di Cavedine, spiega le usanze e il significato spirituale delle Campane partendo dalla tradizione campanaria della Valle di Cavedine (quando suonano le campane? per quale motivo? quali sono le tradizioni mantenute e quali quelle perse?)
Cartellone realizzato dai bambini della classe prima primaria di Vezzano in collaborazione con Ecomuseo della Valle dei Laghi nel 2019 per la mostra "Animali e cereali nel progetto memoria".
Il 14.2.1944, come ogni anno, si festeggiava a Vezzano il Patrono San Valentino, ma in un contesto particolarmente grave: la guerra, coi pericoli, i dolori e le privazioni che essa porta con sé, in assenza dei molti giovani soldati e dei lavoratori impegnati in luoghi lontani e pericolosi.
Nonostante tutto ciò, migliaia di fedeli, accorsi da tutto il circondario, presenziarono alla messa solenne in cui fu emesso il voto a San Valentino, sottofirmato dalle autorità ecclesiastiche e civili e da molti capofamiglia delle otto comunità dell'allora Comune di Vezzano.
I cannoni piazzati a Vezzano non furono usati: la guerra cessò appena in tempo ed in ottemperanza a quel voto, la comunità vezzanese dal 1945 la prima domenica di settembre ricorda e rinnova quel voto con una solenne precessione alla chiesa di San Valentino in agro.
Alla commemorazione religiosa si è poi affiancata dagli anni '90 una manifestazione dedicata alla pace organizzata al tempo dai Comuni di Vezzano e Padergnone, ora Vallelaghi, con la collaborazione di associazioni e scuole, che col passare del tempo si è arricchita di offerte culturali ed ha preso il nome "Tutti i colori della pace".
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In questo Archivio potete consultare articoli a riguardo pubblicati sul notiziario comunale di Vezzano:
60º anniversario del Voto a San Valentino - di Rosetta Margoni - pag. 15-18 sul n. 2 del 2004;
Mostra fotografica a cura del Museo Storico in Trento: “Vezzano, la IIª guerra mondiale e il voto a San Valentino” - di Lorenzo Gardumi - pag. 12-14 sul n. 2 del 2005;
A due anni dalla costruzione del teatro di Valle è stata realizzata, in questo luogo rappresentativo dell'intera valle, l'aiuola della pace su iniziativa della scuola secondaria di Vezzano e del Comune di Vezzano all'interno della manifestazione "Tutti i colori della pace" legata al voto di San Valentino.
A pagina 32 del notiziario comunale n. 3 del 2011 gli stessi ragazzi hanno presentato la cerimonia di inaugurazione:
"pùtela" si usa per indicare una giovane donna non sposata. Le donne che hanno raggiunto un età tale per la quale è presumibile che la loro situazione di non ammogliata sia permanente vengono chiamate "zitèle" o in tono dispregiativo "zitelóna".
L'uso di "cetìna" (bigotta) col significato di "zitella" deriva dal fatto che, spesso, in passato le donne nubili di una certa età non avevano altro che la religione a cui aggrapparsi.
Flora racconta momenti positivi vissuti a Fraveggio dopo la distruzione della sua casa a Trento il 2 settembre 1943.
Cesarino Bassetti, insegnante di musica di Flora, appare in foto mentre suona la chitarra.
Le foto del rifugio di cui ci racconta Flora sono attuali: la vista sul lago e la valle è ora interrotta dalla vegetazione.
Nella società maschilista di un tempo il fischiare non era considerato adatto a una donna; la donna che fischiava era una che si comportava da maschio, così come la donna che canta da gallo, cioè che ha un atteggiamento di supremazia. Donne di questo tipo non erano considerate una ricchezza per la famiglia, che voleva in casa una donna sottomessa.
L'immagine è tratta da p. 19 del fascicolo
La bardana è una pianta che fa delle infiorescenze sferiche piene di aculei che si attaccano ai vestiti, usate anche dai bambini, che se le tirano per giocare.
"Pétole" sono dette proprio queste palline attaccaticce ed, in senso figurato, sia quelle persone noiose e importune che ti si appiccicano addosso, sia quelle situazioni dalle quali non riesci a districarti.
Se si viene invitati si rimedia qualcosa da bere o da mangiare, invece se si resta a casa si rimane con la bocca asciutta.
Se si ha bisogno di qualcosa o qualcuno ci si fa avanti e si chiede aiuto se si vuole raggiungere il proprio obiettivo.
La piazza di Vezzano è invasa da manifesti elettorali: sulla destra l'intero edificio è coperto dal simbolo dello scudo crociato della DC (Democrazia Cristiana) e la fontana monumentale invece è coperta dai simboli della fiamma tricolore del MSI (Movimento Sociale Italiano).
Potrebbe trattarsi delle prime elezioni politiche della repubblica italiana svolte il 17-18 aprile 1948.
Accanto alla fontana fuori dal bar Garbari campeggia la scritta "Vino santo", prodotto d'eccellenza del territorio. Accanto l'albergo Stella d'oro. Bar e albergo erano gestiti da cugini.
Documento mandato da Innsbruck al Comune di Santa Massenza per corrispondere 1.400 lire per il mantenimento dei profughi.
La data è del 4 ottobre 1918.