Si vede la banda del borgo di Vezzano in primo piano seguita dalla processione con la Madonna. Copriletti e coperte addobbano le finestre. La data è solo approssimativa e non abbiamo riconosciuto il luogo, contiamo sul vostro aiuto!
Strumento musicale in legno classificato come idiofono a raschiamento a suono indeterminato.
Tradizionalmente veniva usato durante la Settimana Santa quando le campane delle chiese venivano “legate” per rispetto della morte di Gesù Cristo.
Vi erano delle "ranèle" formate da una cassa di legno in cui erano inserite delle lamelle che venivano colpite da una ruota dentata mossa da una manovella di ferro, o da martelli mossi dalla ruota dentata. Essa veniva suonata appoggiata a terra nei pressi della chiesa.
Ve ne erano altre di molto più piccole e leggere, chiamate anche "gril", utilizzate girando per i paesi più grandi. In questo caso si tenevano in mano con una manovella collegata ad una ruota dentata e si faceva ruotare il telaio cosicché la lamella che conteneva andava a strisciare sui denti della ruota.
Il suono prodotto è simile al gracidio delle rane, più o meno grave e potente a secondo della grandezza dello strumento.
Uno statuto manoscritto documenta l'esistenza del sodalizio già nel 1892, come Banda sociale del Borgo, dal titolo onorifico che nel 1527 il vescovo Bernardo Clesio donò all'antica villa di Vezzano.
Si ha notizia di un concerto tenuto nel 1894 in occasione di San Valentino e degli onori resi all'Imperatore Francesco Giuseppe di passaggio in Valle dei Laghi.
Null'altro è documentato fino al 1931, quando Celestino Bressan raduna un gruppo di appassionati al Caffé alla Posta e si apre un libro delle offerte per l'acquisto degli strumenti musicali. A luglio dello stesso anno la banda di Villa Banale dona sedici berretti e sedici strumenti, ai quali si aggiungono poco dopo sei clarinetti e una batteria. Si affittano due locali in via Nanghel, 34, dove Guido Pardi apre una scuola di musica e istruisce gli allievi fino al debutto della prima domenica di ottobre, con il concerto nella piazza centrale di Vezzano. L'avventura continua!
La seconda Guerra mondiale rallenta ma non ferma l'attività della banda, che prosegue ininterrotta fino al 1985: la pausa di riflessione di quell'anno sfocia in una ripresa entusiasta, che vedrà fra l'altro la banda accompagnata per svariati anni da un gruppo femminile di twirling.
Nel frattempo la presidenza Bassetti ha promosso l'apertura di un corso allievi alla scuola media - in appoggio ai corsi gestiti dalla Federazione – utilizzando gli strumenti donati dalla disciolta banda di Terlago. Il Corpo bandistico festeggia grandiosamente il centenario nel 1992 e nel 1998 approva il nuovo Statuto, tuttora in vigore.
La compagine attuale, in media giovanissima, è un gradevole complemento alla storia ultracentenaria dell'associazione: a dimostrazione di come la passione per la musica non abbia età, il suonatore più anziano e quello più giovane hanno circa settant'anni di differenza.
Il Corpo Bandistico è stato diretto dal 1987 al 2019 dal Maestro Bruno Gentilini.
Attualmente collabora con le realtà bandistiche della Valle dei Laghi in una prospettiva di sviluppo di relazioni positive per il prosieguo dell'attività bandistica.
[dalla pagina facebook della banda]
I maestri della banda che si sono succeduti sono: Guido Pardi (1931-45), Patelli (1945-56), Carlo Chiusole (1956-86), Armando Ghedini e Carlo Patton (per alcuni mesi), Bruno Gentilini (1987-2019), Gianluigi Favalli.
Sono stati presidenti della banda: Ilario Garbari, Mario Chiusole, Angelo Bassetti, Alessandro Chemotti, Silvia Cozzini.
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Alcuni dei contenuti a disposizione provengono da:
Foto ricordo della banda di Vezzano diretta dal Maestro Carlo Chiusole. Madrina era Tullia de Eccher, che aveva ben tre familiari nell'organico, e porta lo stendardo. Accanto a lei le vallette Roberta Tonelli e Giuliana Ronchetti.
Sulla destra, accanto al Maestro, il sindaco Celeste Bressan.
Sulla sinistra il presidente della banda, Mario Chiusole, fratello del maestro.
La medaglia è stata donata dall'A.N.A. sezione di Trento ad Enrico Aldrighetti per il decennale di fedeltà alla fanfara. Documenta la sua entrata nella fanfara cittadina nel 1954, anno in cui, con la guida del maestro Patelli, aveva vinto il primo premio al concorso per fanfare alpine di Vittorio Veneto. La fanfara era stata rifondata da soli due anni dopo l'interruzione dell'attività in seguito della seconda guerra mondiale.
Il gruppo di Vezzano che faceva parte della fanfara A.N.A. di Trento.
In piedi: Carlo Biscaglia, Mario Gentilini, ?, Giuseppe Gentilini con moglie e cognata.
Seduti: Enrico Aldrighetti, Remo Garbari, Renzo Garbari, Adolfo Tonelli, Maestro Patelli, Luigi Bressan.
Livio e Cesare (detto Cesarino) Bassetti suonano mandolino e chitarra sulla terrazza di casa in piacevole compagnia. Dietro di loro una catasta di robuste assi rivela la professione esercitata dalla famiglia: i falegnami.
Nato a Cavedine l'1 settembre 1905, morto a Bolzano il 3 febbraio 1982. Compositore di messe e organista del duomo di Bolzano, oltre che polistrumentista e direttore delle bande di Cavedine e Salorno. Per un approfondimento si segnala l'articolo allegato.
Di lui, della sorella Maria, del fratello Ippolito, della mamma Adelina Galletti sono stati conservati dalla famiglia diversi oggetti e documenti, alcuni dei quali sono inseriti nell'Archivio della Memoria.
Gruppo di giovani musicisti padergnonesi su un prato nella zona di Lagolo coi loro strumenti: chitarre, violini, violoncello, flauto traverso.
Sono: Emanuele Pedrini, Quintino e Germano Rigotti, Aldo e Giovanni Miori.
Quattro amici, due fisarmoniche, una chitarra, un tamburo realizzato in casa con pelle di capra: tanto basta per metter su un concertino, il luogo poco conta, va bene il cortile di casa.
Due musicisti dilettanti suonano fisarmonica e chitarra sul poggiolo davanti alla porta della cucina. Sotto quel poggiolo, che collegava la strada alla cucina/entrata della casa, scorreva la roggia e c'era la grande ruota idraulica del mulino di Cappelletti Remo. La casa sarà poi ampliata.
La fotografia ritrae un piccolo gruppo di suonatori. Lo scatto è stato realizzato a Pergolese nel 1956.
Sul retro della fotografia è presente la seguente descrizione: "Maria Molinari con Adriano Comai e figlio Vito, 1956".