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Titolo
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Marisa Pizzedaz - Argentina - Oltre confini e generazioni
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Descrizione
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Marisa Pizzedaz nata a Roma nel 1942, da padre di Calavino e madre dei Masi di Cavedine, ha vissuto la sua infanzia a Pietramurata ed è emigrata in Argentina nel 1950. In visita ai parenti di Pergolese, ci racconta la sua esperienza. La canzone “Uè paesano” [di Nicola Paone, italoamericano 1915-2003], che Marisa intona, spiega bene l’emigrazione.
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Tipologia
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Intervista
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Intervistato
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Marisa Pizzedaz
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Data di creazione
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11 maggio 2026
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Periodo di riferimento
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1911 – 2026
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Durata
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41 minuti, 24 secondi
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Indice
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0:00 – Introduzione e sigla
0:44 - AUTOPRESENTAZIONE: Marisa Pizzedaz ha 84 anni è nata a Roma [nel 1942]. Il suo papà era Quintino Pizzedaz nato a Calavino nel 1911 e la sua mamma Maria Chistè nata nel 1914 ai masi di Cavedine. La sua mamma si è trasferita a Roma per lavoro nel 1929 a 15 anni e il suo papà ha fatto il soldato per 8 anni a Roma. Lì si sono sposati e sono nate le prime due figlie. Col bombardamento del 1943 mamma e figlie si sono trasferite a Pietramurata dove abitavano i nonni. Nel 1945 è arrivato anche il papà e hanno vissuto insieme fino al 1950. Nel frattempo nel 1948 è nato il fratello.
4:22 – MOTIVAZIONI DELLA PARTENZA: Il papà aveva paura che scoppiasse un’altra guerra e perciò ha deciso di raggiungere il suo papà e i suoi fratelli in Argentina.
5:22 – IL VIAGGIO: Il 15 agosto 1950 sono partiti la mamma con i figli, due zie e i cugini; il papà era andato un anno prima. Il viaggio viaggio in nave è durato un mese, era in terza classe ma è andato bene, in compagnia, con l’obiettivo di riabbracciare il papà e con l’idea che non ci sarebbe stato ritorno.
Lei ha portato con sé un biglietto fatto dalle compagne e qualche giornalino delle Beniamine [storica pubblicazione rivolta alle bambine più giovani della Gioventù Femminile di Azione Cattolica Italiana ] che lei leggeva; aveva fatto la prima comunione.
La mamma aveva con sé un baule e una valigia di cartone con vestiti, fotografie, documenti, quaderni.
Il papà nel suo baule aveva messo la bicicletta smontata e attrezzi da lavoro.
9:15 – LA PARTENZA: Ha lasciato qui i nonni, non ricorda tutta l’altra gente che li salutava alla partenza, solo i nonni dai quali si è separata con sofferenza.
10:06 – L’ARRIVO IN ARGENTINA: All’arrivo in Argentina l’incontro col papà è stato molto emozionante. Lo sbarco, previsto per il mattino, è stato ritardato al pomeriggio.
Il papà era muratore, la mamma casalinga, era una coppia molto unita.
11:45 – L’INSERIMENTO: È stato buono perché aveva un a sorella più grande e perché arrivati a settembre hanno preso lezioni di castigliano per essere pronte all’inizio dell’anno scolastico che cominciava a settembre. Al tempo poi gli emigranti, di tanti popoli diversi, erano generalmente abbastanza benvisti, perché la popolazione era formata da molti figli e nipoti di emigrati. L’inserimento è più difficile per chi ha la pelle diversa. Il 90% degli italiani erano del sud e si tende a specificare che siamo del nord, poiché siamo diversi.
Arrivati in Argentina vivevano in una casa senza elettricità ma in due anni il papà muratore era riuscito a costruirsi una casa e la famiglia stava bene economicamente.
16:06 – LA LINGUA: In Italia parlavano in dialetto, in Argentina parlavano spagnolo, più precisamente l’idioma castigliano, anche in casa, ma leggevano i giornali italiani e scrivevano spesso ai nonni in italiano.
17:02 – LE TRADIZIONI: Il cibo è diverso ma continua a fare i canederli e la polenta col coniglio, che là non si mangia. Da grande Marisa è entrata in un coro italiano che canta vecchie canzoni italiane anche se i cantori sono in minima parte italiani perché alla fine degli anni ‘50 è finita l’emigrazione italiana in Argentina. Lì ci sono pochi cori.
20:36- L’EMIGRAZIONE DALL’ARGENTINA - I giovani argentini ora emigrano in Europa e allora le associazioni di italiani sono sempre meno frequentate.
I giovani emigrano in Spagna è al 95% non ritornano, come anche noi. Una famiglia di amici loro dopo 20 anni sono tornati ma non è frequente.
22:10 - IL RAPPORTO CON L’ITALIA: Il papà non ha mai voluto tornare, la mamma aveva l’Italia nel cuore, diceva “Morti di fame ma nella sua patria”. 19 anni dopo la mamma ha potuto tornare in Italia a visitare i suoi genitori e dopo la morte del papà è tornata dalla sua famiglia più volte anche per periodi di più mesi o un anno.
La canzone “Uè paesano” [di Nicola Paone, italoamericano 1915-2003], che Marisa intona, spiega bene l’emigrazione.
Marisa se non avesse i figli in Argentina rimarrebbe in Italia, non tanto perché l’Argentina è sempre in crisi ma perché le piace proprio qui.
Dopo che i suoi figli sono diventati grandi ha cominciato a sentire il richiamo dell’Italia ed è tornata molto spesso a Pietramurata e Pergolese dai suoi parenti. Si sente sia argentina che italiana.
Marisa una volta ha portato a Pergolese tutta la famiglia (14 persone), si sono trovati molto bene ma non sono riusciti a capire perché lei vuole continuamente tornare qui ai piedi del suo Monte Daino. La mamma ci teneva a tenere il rapporto con la famiglia di origine, due fratelli della mamma sono andati in Argentina e hanno invitato Marisa a raggiungerli in Trentino e così è iniziato lo scambio di visite che è continuato. A Buenos Aires non ci sono tanti posti belli come qui da mostrare, non ci sono montagne. A Marisa piacciono in particolare i paesaggi visti dall’alto delle montagne.
A 40 anni Marisa ha iniziato ad avere la voglia di venire in Italia ed ha 50 anni è venuta per la prima volta a Pietramurata da uno zio; è andata a vedere la sua scuola me era così diversa che ha chiuso la porta e quando dall’aereo ha visto per la prima volta l’Italia le è venuto un nodo in gola.
Questa volta ha portato a Pergolese fotografie e documenti di famiglia da mostrarci e così cercando fra le cose conservate da sua madre, il fratello ha trovato la lettera con la quale il papà ed i fratelli avevano invitato il papà a raggiungerli, cosa che Marisa non sapeva, perché a quel tempo in Argentina si stava molto bene. In effetti, arrivato là, il suo papà in 10 anni aveva costruito 7 case, poi l’economia è andata sempre più peggiorando. Lui è partito da qui che aveva un buon lavoro per la paura della guerra.
32:29 – RICORDI DI GUERRA: Zio Bonfiglio di Pietramurata ha scritto i suoi ricordi di guerra e prigionia in Germania e leggendoli Marisa ha capito la paura del suo papà. Quando è scoppiata la guerra delle Malvine [= guerra delle Falkland, nel 1982, tra Argentina e Regno Unito] la mamma aveva mandato il figlio a comperare il sale perché ricordava che in tempo di guerra qui in Italia mancava il sale. Marisa riporta ricordi della guerra in Italia, come i racconti riportati del rifugio a Roma, della partenza da Roma, i suoi 10 mesi senza camminare a un anno e mezzo, i primi suoi ricordi di lei nascosta nel recinto del cane e nel piccolo rifugio di famiglia a Pietramurata. Conclude raccontando il panico che le è venuto quando ha voluto visitare un rifugio a Buenos Aires e la stessa tensione che anche il suo fratellino aveva in nave quando sono emigrati, per dire che anche i bambini molto piccoli percepiscono, se pur inconsciamente, le situazioni critiche.
41:17 – sigla finale
41:24 - fine
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Licenza d'uso
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CC BY 4.0
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Livello di precisione della collocazione geografica
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Collocazione generica in riferimento al paese