Anche nell'anno scolastico 2025/26 Federica Bressan ha proposto ad un gruppo di attività opzionali della Scuola Sec. di I grado di Vezzano di lavorare a “L’aula di geologia”, puntando questa volta l'attenzione alla lavorazione della pietra sul territorio di pertinenza della scuola.
I ragazzi e le ragazze del gruppo hanno partecipato con vivo interesse all'attività, compiendo ricerche, intervistando persone, andando alla ricerca dei luoghi, dentro e fuori orario scolastico, con la collaborazione di Ecomuseo della Valle dei Laghi ed in autonomia, coinvolgendo privati e comune nella cura e valorizzazione di quanto rimasto sul territori, producendo questo ed altri lavori:
Il modellino rappresenta una calchèra in funzione, un’antica fornace in pietra utilizzata per produrre la calce. Misura 4 x 27 cm. All’interno della calchèra è stato riprodotto un fuoco acceso e all’esterno sono stati collocati i sassi calcarei cotti di colore bianco e una fasina di legna fina. La calchèra è stata rappresentata addossata al versante e parzialmente interrata.
Il modellino è stato realizzato dagli alunni e dalle alunne del gruppo opzionale “L’aula di geologia” dell’a.s. 2025/26: Alberto, Bianca, Camilla, Desirè, Giulia, Gloria, Yasser, Marta e Sofia. Per la progettazione del modellino gli alunni si sono ispirati alla calchèra di Covelo e per la sua realizzazione hanno impiegato circa 8 ore. I materiali che hanno utilizzato sono: cartone, carta di giornale, colla vinilica, colori a tempera, sassolini, cemento, das, carta crespa, colla a caldo, muschio, rametti e caffè.
La dolomia è qui descritta dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
La cava di Terlago, detta “Predara” o cava “Redi”, si trova a nord del Lago di Terlago.
Nella cava veniva estratto il rosso ammonitico, una roccia sedimentaria formatasi in fondo ai mari circa 200 milioni di anni fa e contenente fossili di ammoniti, belemniti e altri molluschi bivalvi. Veniva anche chiamata la pietra rossa di Terlago, per via del suo colore rosso.
Oltre al rosso ammonitico, venivano estratti anche altri tipi di roccia, più superficiali, che però venivano scartati: il verdel, il vertross e il ceresol.
Gli abitanti di Terlago hanno iniziato a usare la cava qualche secolo fà e hanno smesso di cavare la pietra nel 1944, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La cava è stata poi riaperta nel 1952 fino al 1959 e fu affidata alla ditta Redi di Trento. Successivamente non fu più utilizzata.
Negli anni ‘50 alla cava c'erano una decina di persone di Terlago che vi lavoravano. Gli scalpellini venivano pagati a metro cubo di materiale estratto o in base a quante ore lavoravano.
Si estraevano grandi blocchi di roccia, non si usava esplosivo ma soltanto cunei in ferro, scalpelli e mazze, per salvare la pietra. C'erano diversi strati (lassi), di diverso spessore e si estraeva sfruttando le vene della roccia. La pietra veniva venduta come era estratta, senza batterla e rifilarla e si calcolava il volume. Erano blocchi molto pesanti, non si potevano alzare, si spostavano con le leve. Per caricarli sul carro e poi sul camion usavano un sistema costituito da dei corli e dei palanchi di legno.
Per secoli, la pietra venne usata per costruire i muri delle case del paese e per realizzare pavimentazioni, scale, stipiti e cornici di finestre e porte. Era una pietra molto pregiata. Fu utilizzata anche per costruire la chiesa, il capitello “alla Costa" e il monumento ai caduti. La pietra estratta veniva portata e utilizzata anche a Trento, non solo a Terlago.
Fonti:
Scuola Elementare Terlago, Comune di Terlago (1995) Terlago “Edilizia rurale” immagini e testimonianze “I portali”
L'arenaria è qui descritta dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
La tonalite è qui descritta dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Il tufo calcareo è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Il rosso ammonitico è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Sono qui raccolte in forma anonima le fotografie delle rocce analizzate dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”.
Esse si trovano fisicamente nell'aula all'aperto di geologia.
Le fotografie numerate delle singole rocce costituiscono la soluzione del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare sul posto o anche qui:
Con questo video Ecomuseo, con la collaborazione del Coro Valle dei Laghi, offre una visione di ciò che la natura regala in Valle dei Laghi, grazie alla grande varietà climatica che la caratterizza.
È uno dei sei video del progetto "Ciak si gira in Valle dei Laghi" finanziato dal Primo bando CARITRO per il volontariato culturale 2021 e dalla Comunità di Valle ed integra le proposte di Ecomuseo della serie:
Il calcare grigio è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Secondo le notizie raccolte dal gruppo di lavoro della scuola secondaria di Vezzano, era attiva tra gli anni '30-'50 del novecento. La calce prodotta veniva in parte utilizzata direttamente ed in parte anche fuori Terlago: a Sopramonte, Trento e Povo.
Chi sapesse altre informazioni su questa specifica calcara è invitato a condividerle con archiviomemoria@ecomuseovalledeilaghi.it così da arricchire questa scheda.
Nella seguente raccolta si trovano le schede descrittive inerenti le calchère e le cave presenti nel territorio di Vallelaghi. Le schede sono frutto della rielaborazione di contenuti bibliografici, testimonianze dirette e ricerche sul campo svolte dagli alunni e dalle alunne del gruppo opzionale “L’aula di geologia” dell’a.s. 2025/26: Alberto, Bianca, Camilla, Desirè, Giulia, Gloria, Yasser, Marta e Sofia.
La cava era attiva negli anni ‘50 e l’attività di scavo è durata diversi anni, circa 5-6 anni. La cava era stata data in concessione a Domenico Arighini (?) di Verona, che in quegli anni abitava a Santa Massenza e aveva ottenuto il permesso dal comune di Vezzano per estrarre la pietra rossa “Rosso Trento”. La pietra, una volta estratta, veniva portata a Verona dove veniva macinata per produrre la graniglia per fare le piastrelle. Alla cava lavoravano alcuni operai dipendenti del proprietario e tre ragazzi di Lon: i fratelli Natale e Giovanni Bortoli dei “Cuchi” e Giuseppe Miori dei “Giordani”, che all’epoca avevano 14-15 anni. Di giorno gli operai denominati “foghini” si occupavano di far esplodere la roccia con la dinamite per estrarre le lastre. I ragazzi si occupavano principalmente di caricare sul rimorchio del camion le lastre dirette a Verona. Venivano pagati a ore e lavoravano di notte, dalle 3-4 di mattina alle 8, giusto il tempo per riempire il rimorchio.
All’epoca il paesaggio circostante la cava era brullo, ora invece vi crescono gli alberi e la cava è stata invasa dalla vegetazione. Poco prima della cava, sulla sinistra, dove ora si trova l’orto rialzato di una casa, era presente un’altra piccola cava da cui vennero presi i sassi per ristrutturare la chiesa di Lon nel 1890 e per costruire la casa del signor Francese.
Fonti:
testimonianze di Cornelio Miori, Emilio Miori e Giuseppina Bortoli di Lon
Si trova lungo la strada che porta al sentiero Scal per Margone e produsse calce fino agli anni 30’. Nello stesso luogo si produsse poi carbone vegetale fino agli anni 40’.
Grazie all'interessamento del gruppo opzionale "L'aula di geologia" della scuola secondaria di I grado di Vezzano nel 2025/26 alcuni compaesani si sono attivati per la pulizia e il ripristino della calchèra.
La calchèra di Lon, si trova in cima al paese, a fianco della strada che porta al Monte Gazza, a ridosso degli ultimi campi.
Venne costruita e utilizzata nel corso degli anni ‘40-‘50 e precedentemente ne furono costruite altre nella zona, che infatti prende il nome di località Calchèra. In particolare, nel 1952-53 la calchèra venne realizzata da tre compaesani: Mario Miori “Mariela”, Alessandro Miori “Sana” e Giuseppe Banali “Piva”; in altre circostanze da due/tre esperti muratori di Ranzo.
Per realizzare la calchèra si utilizzarono i sassi di roccia calcarea presenti in loco, venne scavata una buca circolare nel terreno e vennero alzati i muri in pietra creando una volta. Durante il funzionamento, alla base della calchèra si accendeva un fuoco che veniva alimentato ininterrottamente per 20 giorni finché i sassi esterni erano cotti (si capiva perché diventano bianchi e si sgretolavano in superficie). La legna da ardere proveniva dai boschi circostanti ed era legna fina, costituita da tronchi di diametro ridotto. I sassi cotti, una volta freddi, venivano rimossi e si lasciavano in posizione solamente i muri laterali, alti circa 1-2 metri. Ogni calchèra produceva diversi quintali di calce, circa 2-300 (con 1 quintale di legna si produceva 1 quintale di calce). Dai sassi cotti si otteneva la “calce viva”, che si spargeva nelle stalle per prevenire l’afta epizootica, una malattia virale molto contagiosa e pericolosa. Per produrre la “calce spenta”, in quasi tutte le case, in cantina, era presente la busa della calcina. Si versava dell’acqua nella buca e si aggiungevano i sassi uno alla volta. L’acqua per produrre la “calce spenta” veniva prelevata in paese dalla roggia usando il secchio (celet) o la bigoncia (congial). A contatto con l’acqua i sassi si scioglievano (i boiva) formando la calce, un materiale bianco candido dalla consistenza molle e liscia.
La calce aveva diversi utilizzi. All’epoca si usava per fare la malta per costruire i muri poiché era l’unico materiale disponibile ma anche eccellente e duraturo. Veniva utilizzata anche per tinteggiare (sbianchezar) e disinfettare i muri delle case oppure per produrre il verderame, un antiparassitario con cui irrorare le viti.
Fonti:
Il lapillo vulcanico è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Il marmo è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Il micascisto è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Il basalto è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
La selce è qui descritta dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Il porfido è qui descritto dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia”, tramite tre schede successive facenti parte del gioco che loro hanno progettato e che voi potete provare fisicamente nell'aula all'aperto di geologia o virtualmente anche qui:
Questo video è il prodotto finale del lavoro di ricerca svolto dal gruppo opzionale della SSPG di Vezzano “aula di geologia” realizzato allo scopo di arricchire l’aula didattica all’aperto di geologia da Davide, Davide Luigi, Diego, Elisa, Emma, Sara, Simone, Sofia.
Partendo da alcune rocce i ragazzi e le ragazze hanno ricercato informazioni sulla base di una schedatura tipo da loro predisposta. Hanno poi realizzato un gioco e questo video; ambedue spiegano come è fatta ciascuna delle rocce analizzate, la sua origine, dove si trova e per cosa viene usata. Il video è stato poi arricchito dalle fotografie messe a disposizione dall’insegnante che ha guidato l’attività, Federica Bressan, e dalla collaboratrice di ecomuseo che ha realizzato il video, Rosetta Margoni.
Ecomuseo ringrazia il gruppo per il prezioso lavoro messo a disposizione della comunità.
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Qui trovate il gioco collegato a questo video:
Nell'ambito del progetto "Si.Val - Educazione all'aperto" promosso dall'ass. culturale Ecomuseo Valle dei Laghi sono stati coinvolti due gruppi costituiti da 11 alunni delle classi terze della SSPG di Vezzano frequentanti il II trimestre di attività opzionali (a.s. 2023-24). Lo svolgimento del progetto è stato articolato in attività laboratoriali, di ricerca e sul territorio, volte alla produzione di materiale informativo, con la presenza e il supporto del naturalista Alessandro Marsilli e della curatrice dell'Archivio della Memoria della Valle dei Laghi Rosetta Margoni.
Per la realizzazione del progetto gli alunni hanno intervistato nonni e conoscenti residenti in valle, hanno raccolto diverse informazioni e le hanno trascritte e riportate a lezione; a supporto delle loro ricerche hanno consultato l'archivio della Memoria della Valle dei Laghi e alcuni testi e hanno potuto visionare e manipolare alcuni utensili di uso quotidiano d'un tempo. Successivamente gli alunni hanno lavorato in gruppo alla rielaborazione delle informazioni raccolte e alla stesura delle "pillole di memoria" con l'aiuto della docente.
In particolare nella scheda "La presenza dell'acqua negli anni '50 in Valle dei Laghi" gli alunni hanno descritto i diversi utilizzi e le numerose forme d'acqua presenti in valle negli anni '50; hanno inoltre selezionato alcune delle fotografie proposte nel testo.