Emigrata di Covelo con la bambina di cui si occupa nella casa in cui lavora in California. Nel mandare la fotografia ai parenti scrive nell'angolo in alto: "Qua solo un cantone i 20 metri de lungo ma pure lavoro per pulizie" (se interpretate diversamente segnalatecelo).
La stampa misura 14x9 cm, compreso il bordo bianco, ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico.
Ernestina Merlo, "Inota", emigrata da Covelo a Cadessino, nell'orto a raccogliere verdura con un cesto.
La fotografia 5,3x5,3 cm è inserita in una stampa a bordo dentellato 9x6 cm. Sotto l'immagine è riportata a penna in corsivo la scritta "Ricordo Ernestina fatto in Cadesino 18/8/53". È conservata in un album fotografico.
Giuseppe Zanella, emigrato da Covelo a Mount Carmel, in Pennsylvania, davanti al ristorante in cui faceva il barista.
Sulla porta è scritto il numero 300, di fianco ad essa c'è un'insegna "Barbeys beer" e sull'altro lato un'altra insegna non leggibile.
La stampa è un ingrandimento 15x20 cm ed è conservata in un album fotografico.
I fratelli Roberto e Ersilia Zanella, con la cognata Olga Tasin e la piccola Olga, tutti emigrati da Covelo, sotto una sequoia nello Yosemite National Park in California.
La stampa misura 7x9 cm compreso il bordo bianco ed è conservata in un album fotografico.
I fratelli Zanella Roberto e Giuseppe, emigrati da Covelo in California, incontrano un orso allo Yosemite National Park in California.
La stampa 9 x 6 cm comprensiva di un bordo bianco è conservata in un album leggermente coperta da un'altra fotografia.
Ultimo saluto ai parenti, presumibilmente al porto di New York, dalla nave, di Roberto Zanella, originario di Covelo. Per mancanza di visto, era accompagnato dal poliziotto in primo piano, per il rimpatrio in Italia.
La stampa, in bianco e nero, misura 9x9 cm compreso il bordo bianco.
Ingrandimento 18x24 cm.
Antonio Sommadossi con la moglie Giacomina Pisetta ed i loro figli:
Antonietta accanto a loro; Dina, Elio e Jacqueline seduti a terra, nei pressi della loro casa a Bouffioulx. Di di loro si notano i ruderi della vecchia miniera di Saint-Xavier, chiusa nel 1927, accanto alla quale gli scarti della miniera formavano una collina sulla quale andavano a giocare i bambini. Questo tipo di collina viene chiamata "terrils".
Leo Daldoss con i suoi compagni di lavoro all'interno della miniera della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau in Belgio.
Ogni minatore è dotato di piccone e mazza, casco di cuoio, maschera attaccata alla cintura, lampada a carburo dotata di un lungo gancio col quale si può appendere alla spalla, gavetta.
La stampa misura 14x9 cm, sul retro si presenta come cartolina Gevaert ed a matita è riportato il numero 821.
Leo Daldoss, con un altro minatore presso la statua di Santa Barbara, all'interno della miniera della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau in Belgio.
Santa Barbara patrona dei minatori si festeggia il 4 dicembre, anche all'interno delle miniere.
La stampa è in bianco e nero, con bordo bianco, in formato classico 10x15 cm.
Sul retro vi è il timbro "Parmentier photo-optique Chatelineau" e il n. 93.
Leo Daldoss, nato a Ceniga nel 1934 da genitori di Ranzo (che si erano trasferiti là quando il padre lavorava in un albergo a Riva del Garda), nel 1955 è emigrato in Belgio, ha sposato Jacqueline Sommadossi (figlia di Antonio e Giacomina Pisetta anche loro emigrati da Ranzo), ha lavorato per anni in miniera e poi in acciaieria; è morto di "mal de la mina" nel 1991.
Qui lo vediamo nella miniera della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau in Belgio, come documentato dal suo
C'era un tempo in cui un buon falegname, se voleva andare a sciare si costruiva gli sci da sé, e così facevano i Bassetti di Vezzano.
Qui vediamo un gruppo di Vezzanesi con gli sci artigianali sulla slittovia del Monte Bondone.
Nel 1934 è stato costruito sul monte Bondone il primo impianto di risalita d'Europa, un impianto a fune chiamato slittovia. La slitta scivolava sulla pista innevata, trainata da una fune azionata da un motore posto all'estremità del percorso.
I trentini lo battezzarono “Sliton del Graffer”, poiché era stato inventato dal pioniere degli impianti a fune Giovanni Graffer e realizzato per opera della Graffer seggiovie di Trento.
In questa foto vediamo la slitta con la pubblicità delle pellicole Tensi. Sullo sfondo il monte Gazza ed il Brenta.
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Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Bondone
https://retrofutur.org/retrofutur/app/main?DOCID=100000270
Giuseppe Zanella, con a fianco la moglie Olga Tasin e dietro la sorella Ersilia, mostrano la zucca di Halloween. La fotografia è stata fatta per i nipoti di Covelo che non avevano mai visto questo prodotto tradizionale americano, nato dalla trasformazione della lanterna fatta con la rapa incisa della tradizione irlandese, portata in America dagli immigrati irlandesi nel secondo ottocento.
Da quanto è scritto dietro si ricava che lo zio è morto dieci giorni dopo.
Pio Zanella , figlio di Roberto, e Tullia Pooli, il giorno del loro matrimonio: è questa l'occasione più bella della vita per sfoggiare il loro migliore abito da cerimonia. Lui in doppiopetto e cravatta, lei in tailleur scuro con fiori sul colletto, cappello con velletta, scarpe e borsetta nere, camicia e guanti bianchi.
La stampa misura 8x5,5 cm, ha un bordo di 2 mm ai lati e un cm in basso e l'orlo dentellato.
Il secondo da sinistra è Roberto Zanella di Covelo emigrato in Pennsylvania. Non si conosce l'identità degli altri.
La data è approssimativa basandosi sulla data di nascita (1899) e quella della prima emigrazione (1923).
La stampa misura 6x10 cm con un bordo bianco di 5 mm, è lucida e risulta deteriorata, con pieghe e punti a sbalzo.
Liliana e Marisa Zanella giocano felici con le loro bambole arrivate dall'America e conservate alla perfezione dalle cugine americane che le hanno usate prima di loro.
La ristampa 10x15 cm risale al 2012 ma riporta sul retro scritta a penna la data dell'originale: "maggio 1958".
Due bambine e due bambini, vestiti elegantemente, posano liberamente per una foto di gruppo da inviare dall'America ai parenti di Covelo.
Sono i figli di Angelina Decarli, figlia di Ersilia Zanella, sorella di Roberto, emigrata per sempre in USA.
I vestiti smessi da loro venivano poi mandati ai cugini di Covelo.
Vediamo in questa foto, quello stesso vestito indossato da Claudia Zanella, nipote di Roberto:
Roberto Zanella (1899-1965) con la moglie Guglielmina Paris (1896-1966) e i figli Candido (1921-1982) e Pio (1926-2022), di Covelo.
La foto è stata realizzata presso lo studio fotografico "G. Bruner & Co Trento Via Grazioli" come da marchio impresso sulla stampa in basso a destra.
Era questo il modo di portare con sé la famiglia durante le emigrazioni e di farla conoscere ai parenti lontani.
La stampa è fatta su cartoncino, pronta per essere spedita come cartolina, e misura 8,5 x 13,5 cm.
Le 4 campane, finemente lavorate, sono sorrette da una impalcatura in legno ornata con rami verdi e corone di carta. La fotografia non presenta indicazioni né sul luogo né sul tempo, ma in un'altra foto della stessa cerimonia è riconoscibile la chiesa di Baselga del Bondone. In quanto alla datazione sappiamo che nel 1917 l'autorità militare austriaca requisì a fini bellici tre campane su quattro e nel 1922 il governo italiano restituì le campane alle chiese delle province recentemente conquistate.
Cartolina non viaggiata 9x13,5 cm.
Sul verso un timbro riporta: Fotografia artistica G. Tenuti - Piazza dietro il Duomo n. 8 - Trento
La fotografia 7x10 cm inquadra due militari intenti a coccolare un cane e dei cavalli nei pressi di una baracca alla periferia di Vezzano.
Gli stessi sono inquadrati anche in quest'altro scatto:
La fotografia 7x9,3 cm è incollata su un cartoncino POST CARD 8,8x13,8 cm, riportante sopra la fotografia la scritta a matita Trento Valle - August 1930 (o 1938).
Un po' avvolta nella nebbia si vede la piana di Terlago col lago, il grande traliccio della linea dell'alta tensione che poi attraversa la strada nei pressi della chiesetta di San Pantaleone, la strada della Gardesana che risalta per il biancore delle rocce segno di lavori recenti.
La fotografia immortala le nuove campane pronte per la cerimonia dei benedizione all'interno della chiesa di San Vigilio e Valenti di Vezzano. Sono sorrette dalle tipiche arche con rami verdi ed ai lati sono esposte sei bandiere del Regno d'Italia con la croce sabauda.
La stampa misura 14x9 cm.
La fotografia inquadra il centro storico di Vezzano.
In primo piano via Ronch, circondata da alte mura, con una piccola costruzione a fianco, il porcile del caseificio sociale (smesso l'allevamento del maiale, è stato dato in uso a privati per custodire le galline e poi, negli anni '60, è stato abbattuto, ora lì c'è un piccolo slargo della strada).
Subito dietro, lungo la fiancata della grande casa in centro, in fondo a via Borgo, è visibile il canale di carico della "bót de l'òra" della fucina Morandi.
Dietro ad essa in distanza, posta su via Roma si nota la casa natale di Italo Conci.
Sullo sfondo si possono notare tracce di alcune slavine sopra la loc. Lavini di Lon, la vegetazione rada e la strada per Ciago circondata da muri.
La stampa 12x 17 cm è incollata su un cartoncino con impresso a penna la scritta Foto S. Perdomi.
Lo scatto è successivo al 1907, vista la presenza della nuova chiesa dei santi Vigilio e Valentino e precedente al 1935, data di morte del fotografo.
Gruppo di ragazzi tra gli 8 e i 14 anni di Vezzano che durante il regime fascista erano organizzati in formazioni di tipo paramilitare nell’Opera Nazionale Balilla, qui riuniti davanti alla scuola. Uno di loro regge un cartello che però risulta illeggibile. Sul retro una dedica che il piccolo Aldo scrive a suo padre: "Mio caro babbo. Ti mando la fotografia de Balilla di Vezzano, dove vedi la X sono me. Ricevi tanti baccioni dal tuo figlio. ALDO".
La datazione è approssimativa in base all'età presunta di Aldo.
La stampa misura 8,5 x 12 cm.