Candido con il figlio, il vicino di casa con suo figlio, in primo piano nonno Roberto col pennello da barba.
Sullo sfondo un carro con la "bena", grande contenitore di uso comune per il trasporto di materiali, un orto recintato con uan rete su cui sono stesi i panni ad asciugare.
La stampa in bianco e nero misura 6,5x9,5 cm, ha un bordo bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Guglielma Ernesta e Roberto con la capra nel campo alla Palù, significativo nome della località che con le piagge si trasformava in palude.
Una o più capre erano un tempo presenti in moltissime case.
La stampa in bianco e nero misura 8x5 cm, ha un bordo bianco dentellato ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
È arrivata fino a noi, conservata dalla famiglia, una parte dell'alfabetiere murale realizzato dai maestri Renato Paissan e Maria Fadanelli per la Scuola elementare di Cadine.
Ogni cartello è realizzato in cartone rigido 34x70 cm, protetto da un foglio di plastica trasparente, munito di due fori rinforzati con anelli metallici, entro cui è infilato uno spago, annodato sul retro, col quale venivano appesi al muro.
Le lettere sono scritte nei quattro caratteri (corsivo minuscolo e maiuscolo, seguite da stampato minuscolo e maiuscolo), accompagnate da una parola nota scritta in corsivo minuscolo e illustrata in modo che il disegno stesso, oltre al suono, ricordi anche la scrittura stessa della lettera corsiva (corrispondenza suono-grafema). I disegni sono ralizzati a china, acquerello e matite colorate e sono legati all'esperienza di vita dei bambini del tempo.
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Riportiamo con piacere le informazioni condivise da uno dei nipoti, Fabrizio Leonardelli:
"Renato Paissan (Cadine, 1909 – Trento, 1982) insegna quasi ininterrottamente a Cadine dal 1933 al 1968.
Nel dopoguerra (e dal 1950 nel nuovo edificio scolastico) Renato Paissan è insegnante della quinta classe e delle “postelementari” (VI, VII e VIII).
A lui si affianca per le prime classi, già a partire dal 1943-44 e fino al 1977, la moglie Maria Fadanelli (nata il 17 febbraio 1915 a Cadine e morta il 11 marzo 2008 presso la Casa di riposo "Angeli custodi" di Trento), per tutti nota a Cadine come “la maestra Maria”.
E’ quindi alla coppia di insegnanti (e sposi) che va attribuito l’alfabetiere in parola. L’iniziativa e l’utilizzazione didattica fa capo sicuramente a Maria Fadanelli, insegnante nelle prime classi; a lei è possibile anche attribuire la calligrafia delle scritte). Di mano del marito Renato sono invece i disegni e la colorazione.
Verosimilmente i pannelli dell’alfabetiere sono stati realizzati nel primo decennio del dopoguerra (1946-1958) e hanno sostituito i precedenti pannelli a stampa (che recavano riferimenti politico istituzionali superati – vedi lettera B, con la presenza nella bandiera italiana della croce dei Savoia).
Almeno fino agli anni Settanta, essere maestro a Cadine (e in genere in un piccolo paese) comportava un preciso ruolo e un impegno non solo “tecnico-professionale”, ma anche sociale ed etico, che andavano ben oltre l’insegnamento ed esigevano la presenza attiva in ogni momento pubblico della vita del paese (dalla messa quotidiana e domenicale alle festività, ricorrenze e avvenimenti speciali). Non a caso i maestri erano affiancati a parroci e medici nella ristretta cerchia delle persone di rilievo della comunità.
Maria Fadanelli Paissan e il marito Renato a Cadine hanno interpretato esemplarmente per decenni questo ruolo. In particolare Maria è stata da sempre impegnata anche nella vita parrocchiale e politico-sociale di Cadine (Parrocchia, Gruppo missionario, Fraternità francescana di Cadine, Democrazia cristiana, Gruppo pensionati e anziani, madrina del Gruppo ANA) e attiva nel volontariato anche cittadino (animazione nella casa di riposo di Povo in particolare). Per tutto questo il Consiglio della Circoscrizione del Bondone nel febbraio 2010 ha intitolato a lei la biblioteca e l’aula magna del nuovo edificio scolastico di Cadine."
Ha avuto la sua sede in questo edificio l’"Asilo di beneficenza Norberto ed Adele Defant" dal 1909 al 1962 quando l'asilo è stato trasferito nella nuova scuola insieme alle elementari.
Ha continuato a gestirlo la la fondazione "Norberto e Adele Defant" fino al 1984, al tempo del concordato fra Stato e Chiesa, quando questi beni sono passati al “Fondo per sostentamento del clero”, pur avendo una struttura privata, probabilmente perché gestita principalmente dal parroco.
Nel 1996/97 il Comune ha poi comperato la prima metà di questo edificio e una decina di anni dopo ha comperato anche l’altra metà. Ora vi hanno la loro sede il Coro Paganella e l'Associazione Interagiamo; per qualche anno anche la biblioteca comunale è stata ospitata lì.
La datazione riguarda l'uso dell'edificio come asilo, non abbiamo informazioni sull'origine della casa.
Un bimbo, forse Roberto Zanella, riposa nella sua culla di legno.
Interessante l'osservazione della stanza: è una cucina dalla quale con pochi gradini di legno si raggiunge la camera.
Nessuno spazio poteva essere sprecato, accanto alla culla ci sono due sedie e dietro un lettino.
Appesi ai muri si vedono due taglieri, uno rettangolare e uno tondo per la polenta.
La stampa è in bianco e nero, misura 7x10 cm, ha un piccolo bordo bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Tra il fisarmonicista e i militari si vede Guglielma Paris in Zanella che ospitava i militari stessi negli avvolti della sua casa.
La strada era allora composta da bassi scalini selciati.
La stampa è in bianco e nero, misura 6x8 cm ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Un gruppo di scolari con la loro maestra. Indossano tutti il grembiule nero, le femmine hanno in aggiunta un fiocco. Anche le calzature sembrano tutte uguali: espadrillas.
La stampa è in bianco e nero, misura 7x9 cm ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina una scena mitologica.
Guglielma Paris, prima a sinistra in seconda fila, era la moglie di Roberto Zanella, ma non l'ha mai seguito nelle sue emigrazioni.
Insieme ad un gruppo familiare posa davanti alla sua casa di Covelo.
Accanto alla casa sono accatastate alcune fascine di legna, si vede inoltre un badile una botte.
La datazione è approssimativa.
La stampa misura 9x14 cm ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Olga Tasin, la quarta in prima fila, si trova con amci in campagna presumibilmente in Pennsylvania. Dietro loro è riconoscibile una una Plymouth, automobile prodotta negli anni '30.
Questa foto sul retro è scritta fittamente ma non si riesce ad accedere al testo perché è incollata su un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
La stampa, in bianco e nero, misura 6x10 cm.
Foto di gruppo in cui compare Roberto Zanella, probabilmente nella sua prima emigrazione in Pennsylvania nel 1923.
Non ci è dato sapere chi siano gli uomini ed i bambini che posano con lui, né il luogo esatto dove è stata scattata la foto.
La stampa in bianco e nero misura 8x11 cm ed ha intorno un bordo bianco. È conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Scale esterne di accesso alla casa, in pietra e senza nessuna protezione, come questa, erano frequenti un tempo e venivano usate da adulti e bambini con normalità.
Sul ballatoio si vedono fascine di legna poste ad essiccare e l'ombra di pannocchie di mais che pendono anch'esse riparate.
Le automobili erano ancora un bene prezioso; qui vediamo Candido Zanella con la figlia e la sua Lambretta, scooter col quale poteva muoversi agilmente per andare al lavoro e portare a spasso la famiglia.
La parte di edificio col ballatoio verrà poi abbattuta per dare spazio alla strada per Ariol.
Le stampe in bianco e nero misurano 8x5,5 cm e sono conservate incollate in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Sei coetanei di Covelo si sono ritrovati per la foto di classe mostrando il, cartello "W 1889".
Sul retro è riportato: "i 60 anni - Tasin Quirino, Depaolik Fausto, Andreis Giuseppe, Frizzera (Polenta) [di Terlago], nonno Roberto [Zanella], nonna Maria Verones Pooli".
La stampa in bianco e nero misura 8x12 cm.
Nella fotografia verticale dello stesso evento è presente anche un'altra signora.
Quest'altra fotografia è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina una scena mitologica.
Un enorme fiocco sulla porta indica probabilmente l'inaugurazione della nuova casa di Angelina Decarli, qui insieme ai figli, nata in California da Carlo Decarli e Ersilia Zanella, emigrata da Covelo nel 1920.
Data e luogo sono approssimativi.
La stampa in bianco e nero misura 9x9 cm ed è bordata di bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Olga Tasin Zanella, raggiunti gli zii-genitori adottivi in California, ha passato molte ore davanti alla tv imparando in questo modo l'inglese. Qui è insieme a loro, Giuseppe Zanella e Olga Tasin, e allo zio, Roberto Zanella, che l'ha accompagnata nel viaggio da Covelo in California.
La stampa in bianco e nero è quadrata di 9 cm e bordata di bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
La fotografia è inserita in un cartoncino piegato con timbro "FOTO PICHI - Servicio Especial a Domicilio - ESTUDIO FOTOGRAFICO - Pedernera 3465 - R. de Escalada E. [Remedios de Escalada de San Martín, Argentina?]. Una foto di gruppo a domicilio doveva essere un bel ricordo da mandare all'amica. È conservata tra i ricordi di Roberto Zanella, ma mancando la busta con l'indirizzo possiamo solo presumere che fosse indirizzata a sua moglie Guglielma. In assenza dei cognomi non sappiamo chi sono queste persone ma quasi sicuramente sono originari di Covelo.
Sul retro del biglietto c'è questa missiva scritta a mano: "Ti mando la fotografia che ci troviamo in casa di Maria, si trova anche Onorio quel vicino sono del ponte delle arche quel abasso il marito di Ernesta [Guglielmo Tasin?] e i nipotini di Maria. quel vicino al Rico sono il figlio del povero Paolino Verones quel vicino figlio di Maria e l'altro il genero. saluti a tutti i tuoi da me e Rico tua amica Albina".
Se sapete chi sono segnalatecelo così potremo inserirli nel nostro elenco degli emigrati.
Il biglietto piegato misura 14x20 cm e la fotografia 11x17 cm.
Sulla porta della casa al numero 73 Rue Saint-Blaise Châtelet (Vallonia-Belgio) che fa angolo con rue Bon Air, insieme ad un bambino c'è Ilda Sommadossi, emigrata da Ranzo col marito Lino Sommadossi, subito dopo il matrimonio, e rientrati poco tempo dopo.
La stampa in bianco e nero misura 10x7 cm.
Quando la casa è piccola, come quella dei minatori in Pont de Loup in Belgio, le cose ingombranti possono satre fuori, come questa tinozza di ferro zincato, "brènta" per noi trentini, strumento indispensabile per fare il bucato e per farsi il bagno.
La stampa in bianco e nero misura 7x10 cm.
I cumuli di detriti sterili prodotti dalle miniere di carbone e formavano queste colline artificiali chiamate terril.
Erano accumulati accanto ad ogni miniera ed erano territorio di gioco per i bambini dei miratori. Qui siamo a Pont de Loup, in Belgio
Ora esse rappresentano il paesaggio post-industriale e spesso vengono riqualificate come aree verdi, siti escursionistici o monumenti.
La stampa in bianco e nero misura 7x10 cm.
e si vogliono accogliere gli amici, si porta il tavolo fuori casa e lo spazio cresce. Alessio Sommadossi col figlio Lino Sommadossi "brindano "con gli ospiti a Pont de Loup in Belgio.
Questo locale si trovava all'angolo della rue A. Schoy e della rue des Lorrains (ora al n. 46) a Pont de Loup. Era gestito da Faes Enrico, originario di Ranzo, con la sua famiglia: Enrichetta sua moglie (Enrica Pisetta), le figlie Ester, Palmina e Gemma, e i figli Umberto e Roger. Negli anni '60 era un famoso posto di ritrovo per i trentini della zona.
Sopra la porta d'ingresso è presente una grande insegna con la scritta "CAFE TRENTINO" un'altra insegna laterale, non completgamente visibile riporta "BAMPE (?) CAFE TRENTINO". Sulla facciata sono visibili insegne pubblicitarie per bevande, tra cui il marchio "MARTINI" e la birra "Lo bière fidèle [La birra fedele] teck-ale 8 rue des Allies". La casa aveva allora il numero 34.
La stampa in bianco e nero misura 10x7,5 cm.
Battesimo di Lino Sommadossi, figlio di Alessio Sommadossi e Agnese Parisi, emigrati originari di Ranzo, nato a Pont de Loup in Belgio nel 1937.
Lui è in braccio alla madrina, accanto ci sono il padrino ed i genitori.
Lino ha frequentato le scuole elementari in Belgio e poi è rientrato con la famiglia a Ranzo con suo padre ammalato di silicosi.
La stampa in bianco e nero misura 13x18 cm.
Alessio Sommadossi, classe 1906, di Ranzo, emigrato in Belgio, fa dal fotografo questo ritratto a figura intera, così da mandare un ricordo ai familiari. Sul retro è formato cartolina.
La stampa misura 14x9 cm.
Dai ricordi trasmessi dal figlio Lino al nipote Christian sappiamo che Alessio ha lavorato per anni nelle miniere di carbone a Pont de Loup Dal matrimonio con Agnese Parisi originaria di Ranzo è nato Lino Sommadossi nel 1937. Morta la moglie prematuramente nel 1941, Alessio si è risposato con Matilde Chesani, originaria di Brusino, e ha avuto altri due figli: Carla Sommadossi nata a Ranzo nel 1943, durante il periodo di guerra quando erano rientrati temporaneamente in patria, e Alfredo Sommadossi nato in Belgio nel 1949 .
Alessio raggiungeva al mattino le miniere e per arrivare al suo interno prendeva assieme agli altri operai un grosso ascensore. Questo lavoro era molto duro, i minatori entravano in corridoio molto stretti sdraiati sulla pancia. Si mettevano tutti in fila indiana e facevano passamano con il materiale. Questa posizione a pancia in giù a contatto con il terreno faceva respirare ai minatori polveri nocive. A volte all'interno delle miniere avvenivano forti esplosioni causate dal gas che era chiamato "Grisù”.
Quando alla sera i minatori uscivano dalle miniere per tornare a casa erano tutti ricoperti da una polvere nera ed erano irriconoscibili. Suo figlio faticava a riconoscerlo.
Verso il 1950, dopo un lungo viaggio durato quasi un mese, sono tornati in Italia a Ranzo.
Se Alessio è stato risparmiato dalle terribili esplosioni nelle miniere, non ha però avuto scampo dalla silicosi. È morto giovane all'età di 58 anni.
La didascalia dietro al foto recitas "Santa Lucia 1959 Scuola Materna di Terlago".
I bambini in fila sotto al pergola in cortile suonano una trombetta.
Santa Lucia all'asilo portava mandarini e noccioline... ma quell' anno è stato speciale: ha portato anche una trombetta per ciascuno, oltre che una bella giornata di sole.
La stampa in bianco e nero misura 10x7 cm ed ha un piccolo bordo bianco.