In senso figurato "Me va gió le ace" o "Te me fai nar zo le aze", a seconda se si parla in gio o in zo, sta a significare "Perdo la pazienza" o "Mi fai perdere la pazienza". Era un tempo lavoro comune delle donne trasformare le matasse di lana in gomitoli per poi lavorare a maglia. Le matasse erano spesso sorrette da bambine, in loro assenza erano infilate sullo schienale di una sedia o meglio sull'apposito arcolaio. Se la matassa cadeva dal suo supporto, facilmente si ingarbugliava facendo quindi perdere tempo e pazienza.
Sempre da questo contesto arrivano altre espressioni come: "Ghe n'ho pien le ace", "No roter le aze", qui le matasse sono già cadute e ingarbugliate o addirittura rotte, la pazienza è proprio andata, il limite è superato.
Con "ciòc" si intende un grosso pezzo di tronco utilizzato per spaccare la legna, solitamente costituito dalla parte basale di un albero.
Lo stesso termine è utilizzato anche per indicare un pezzo di legno.
grande recipiente in legno utilizzato per pelare i maiali e per lavorare la carne al fine di realizzare insaccati: luganeghe e salami.
Panara viene usato ad esempio a Ciago, panèra a Ranzo e mésa a Vigo Cavedine.
Con questo significato mésa ha la esse dolce come in naso; mésa con la esse aspra assume invece il significato di "messa".
Non abbiamo trovato un corrispondente termine italiano.
S'intende che con il giorno di San Martino (11 novembre) si usa la scala per raccogliere le olive.
A proposito di olive in Valle dei Laghi consigliamo di visitare la
Al carro, carico di tre grandi botti, sono già aggiogati due cavalli pronti per partire per il viaggio Lavis-Vezzano. Davanti al carro Teresita Alberti di Vezzano col marito Armellini che aveva una grande cantina a Lavis e che riforniva Vezzano di vino e mosto.
Corda corda rossa,
quanti soldi la me cósta!
La me cósta en quarantan.
Su le porte de Milàn,
su le porte de Verona
'ndó che i bala, 'ndó che i sóna,
'ndó che i pesta l'erba bòna;
l'erba bòna la fa finoĉ,
Teresinela strucheghe l'oĉ.
Traduzione:
Corda corda rossa,
quanti soldi mi costa!
Mi costa un carantano (vecchia moneta).
Sulle porte di Milano,
sulle porta di Verona dove ballano, dove suonano,
dove pestano l'erba buona;
l'erba buona fa finocchio,
Teresinella strizzagli l'occhio.
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Una nostra visitatrice ci ha gentilmente inviato un'altra versione di questa filastrocca, importata a Luch dalla Braila (Arco) che pubblichiamo molto volentieri. Possiamo notare come in questa terra di confine le terminazioni in emme tipiche della "Busa" abbiano contaminato in alcuni tratti la parlata, e come in ambedue le versioni ci sia la storpiatura di "carantan" in "quarantan" e l'uso di qualche parola italiana per facilitare la metrica.
Corda corda rossa,
'ndoina quan' la cósta!
(Indovina quanto costa)
La cósta en quarantan.
Su le porte de Milàn,
su le porte de Verona
'ndó che i bala, 'ndó che i sóna, '
'ndó che i pesta l'erba bòna;
l'erba bòna la sa da bom,
volta carta gh'è 'n limon
gh'è 'n limon che sa da sbaro
volta carta gh'è 'n pomaro,
gh'è 'n pomaro che fa dei fruti
volta carta gh'è dó puti
gh'è dó puti che zuga ala bala
volta carta gh'e' na cavala,
gh'è 'na cavala che magna 'l fem,
gh'è del fem da dar ai cavai
volta carta gh'è do gai
(due galli)
gh'è do gai dal collo rosso
volta carta gh'è un pozzo
gh'è un pozzo che tira su sece
volta carta gh'è do béche
gh'è do béche che cria cria
volta carta gh'è 'na stria
gh'è 'na stria che fa lum
(fa luce)
volta carta no gh'è pù nessun.
Questa versione richiama quest'altra filastrocca:
Oggi il muretto sulla destra non è più presente; al suo posto c'è un piccolo parcheggio.
La datazione è motivata dal fatto che sappiamo che la bambina ritratta è del 1941.
Olga Morandi con la figlia Maria Carla in braccio sono ferme a bordo strada circondate dalla neve. Ben visibili gli ippocastani che hanno dato il nome al luogo, un carro parcheggiato e la salita al doss poi trasformata in scalinata, una slitta appoggiata al deposito della legna.
Era frequente che le giovani andassero a servizio dalle famiglie benestanti. Qui vediamo Olga Morandi nella casa privata in cui è stata a servizio per ben 15 anni a Lavis (1927-1942).