Antonio fu Cristoforo Chistè cede ai nipoti Augusto ed Angela di Giovanni Battista Bassetti tre terreni in località detta "ai Campetti" a Sarche come compenso per le eredità del fratello Basilio, della sorella Margherita e del padre Cristoforo.
Probabilmente il documento è una bozza perchè mancano la data e le firme, inoltre una parte della prima frase è scritta in matita.
Le misure sono 34 x 21 cm.
In senso figurato "Me va gió le ace" o "Te me fai nar zo le aze", a seconda se si parla in gio o in zo, sta a significare "Perdo la pazienza" o "Mi fai perdere la pazienza". Era un tempo lavoro comune delle donne trasformare le matasse di lana in gomitoli per poi lavorare a maglia. Le matasse erano spesso sorrette da bambine, in loro assenza erano infilate sullo schienale di una sedia o meglio sull'apposito arcolaio. Se la matassa cadeva dal suo supporto, facilmente si ingarbugliava facendo quindi perdere tempo e pazienza.
Sempre da questo contesto arrivano altre espressioni come: "Ghe n'ho pien le ace", "No roter le aze", qui le matasse sono già cadute e ingarbugliate o addirittura rotte, la pazienza è proprio andata, il limite è superato.
Con "ciòc" si intende un grosso pezzo di tronco utilizzato per spaccare la legna, solitamente costituito dalla parte basale di un albero.
Lo stesso termine è utilizzato anche per indicare un pezzo di legno.