Panoramica di Ciago con in primo piano la vecchia strada per Lon situata leggermente più in basso rispetto all'attuale. Si intravede il tetto del cosiddetto "baracon" demolito nel 1966 al fine di realizzare la "nuova piazza" come documentato in
Cartolina viaggiata in bianco e nero raffigurante tre panoramiche di Ciago e uno scorcio della "piazza" con la bottega aperta e la fontana in pietra. La datazione è precedente al 1960, anno di chiusura della bottega, considerato che nell'immagine la bottega è aperta.
La cartolina è viaggiata del 1975.
Fotografia raffigurante il capitello di San Rocco, i mulini Cappelletti, Eccel e Zuccatti, la scuola, la canonica e la Chiesa di San Lorenzo. La datazione è stimata in base al confronto con altre cartoline.
Stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Ciago m. 573 (Trentino) Panorama" ed il timbro "Foto CINE N. 9195 TRENTO".
Cartolina non viaggiata, in bianco e nero, dimensioni: 10 x 7 cm.
Il formato della cartolina e la presenza di pali della luce fa ipotizzare una datazione tra gli anni 10 e 20 del 1900.
Lo scatto raffigura un gruppo di case di Padergnone.
Si intravedono due pali della luce che fanno pensare alle linee elettriche Fies-Trento realizzate nel 1908/09.
---
Approfondimento
Condividiamo con piacere le preziose informazioni storiche che ci ha inviato Silvano Maccabelli osservando questa fotografia:
In questa panoramica orientale del paese s'intravede, in primo piano al centro, il retro semidiroccato di Casa Walzl, poi ristrutturata nei primi anni Cinquanta.
Più importanti sono gli elementi architettonici siti accanto al campanile sulla destra della foto.
L'edificio che si vede nella foto immediatamente accanto al campanile venne distrutto da un incendio nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, fu demolito ed oggi al suo posto c'è un giardino privato.
(Si tratta di quello che un tempo era il "civico n. 56" acquistato all'incanto presso il Giudizio Distrettuale di Vezzano nell'agosto del 1882 dal curato padergnonese Domenico Pozzi in qualità di amministratore del "Fondo per l'ampliamento della chiesa curaziale" del paese. Dieci anni più tardi, nel 1892, era pronto pure il progetto, opera di don Donato Perli, allora cooperatore presso la chiesa decanale di Calavino, e poi curato di Vezzano. Il "Comitato pro ampliamento chiesa", tuttavia ebbe vita breve a causa di forti contrasti nel suo seno, e solo nel 1907, col patrocinio del nuovo curato don Vigilio Tamanini, ne poté vedere la luce una nuova edizione, che si affidò al progetto dell'architetto Mario Sandonà. Fu poi la guerra a porre fine anche a questo secondo "Comitato", che tuttavia risorse ancora una volta dalle sue ceneri nel 1924, sotto la guida del curato don Giuseppe Tamanini, riuscendo però soltanto a portare a termine esclusivamente alcune piccole modifiche, che gli fruttarono pure una denuncia di cui dovette rispondere davanti al Pretore del mandamento di Vezzano, nell'aprile del 1925, per avere operato senza la necessaria autorizzazione delle competenti Autorità. Contrapposizioni assortite all'interno del "Comitato pro ampliamento chiesa" perdurarono anche prima e dopo la seconda guerra, quando venne approntato un nuovo progetto di ampliamento da parte del Sandonà. Questo stato di cose portò diritto all'idea di sostituire il progetto di ampliamento con quello della edificazione ex novo, a proposito della quale il parroco don Luigi Flaim riuscì a porre la "prima pietra" della nuova chiesa nel luglio del 1964.)
L'edificio che vediamo aggettato ad est di quello appena descritto è stato anch'esso demolito nella seconda metà del Novecento, lasciando luogo ad una abitazione privata, ora anche B&B, in via Nazionale 62.
(Anche l'attiguo 56a apparteva al "Fondo pro ampliamento chiesa". Nel 1911 venne venduto al Beneficio canonicale Rigotti, il quale lo lasciò più o meno tale e quale a come si vede nella foto e ne fece la - miseranda - casa colonica per i suoi dipendenti, quali ad esempio la famiglia Mauro e quella di Beniamino Rigotti.)
Entrambi i luoghi, compreso un vecchio orto attiguo, denominato "Lunèl", subirono dopo la demolizione, delle modifiche ambientali dovute all' "interramento" prodotto dallo scarico dei materiali di scavo della nuova chiesa, edificata più a sud in località detta "Le Ave" per la presenza d'un vecchio alveare.
Fotografia raffigurante quattro mulini di Ciago, la scuola e la chiesa. La datazione è stimata in base al confronto con altre cartoline.
Stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Ciago m. 573 (Trentino) Panorama" ed il timbro "Foto CINE N. 9192 TRENTO".
L'Essiccatoio di Padergnone è stato edificato ai primi del Novecento dalla ramificatissima famiglia Rigotti, e in particolare dai figli di Pietro Rigotti, Gennaro e Quintino, per collocare dapprima i bozzoli in essicazione e poi anche allo scopo di fare appassire sulle "arèle" [dal latino "areola", "piccola area"] le uve (in particolare il nosiola o il tokai) per la produzione di vino santo, specialità del ramo della famiglia, che vi abitava proprio di fronte, al di là della strada.
Divenuto un raro esempio di archeologia industriale, ormai in disuso da anni e ridotto ai minimi termini architettonici, è stato abbattuto nella prima metà degli anni Novanta del Novecento per fare posto a una sede della Cassa Rurale.
---
Bibliografia:
pag 363 -
"el rebaltón" è quella confusione che ci può essere in un luogo disordinato: "Varda che rebaltón che gh'è chi!" "Che rebaltón avevé fat su?". Può essere dato anche dal rumore, dal vociare: "Co' 'sto rebaltón noi se capiss gnente!"
In presenza di molti bambini, facilmente c'è "rebaltón", in tutti i sensi.
Può avere anche un significato completamente diverso:
Locale, un tempo presente in ogni paese, dove mattina e sera veniva raccolto e venduto il latte prodotto in paese; il latte rimasto veniva lì lavorato (caselà, caserà) per produrre burro, ricotta e formaggio (caseràda).
La "casèra" è l'edificio montano utilizzato in estate quale abitazione dei pastori e del casaro che lavorano alla malga e quale laboratorio in cui il casaro lavora il latte per la produzione di burro, ricotta e formaggio e li conserva fino al rientro in paese o alla vendita sul posto.
Spesso viene usato il termine malga come sinonimo di casèra.
Alla fine degli anni '60, la stalla della malga di Lagolo, ormai dismessa, è stata trasformata in chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta.
È stata benedetta nel 1970 e la sagra si celebra il 15 agosto con un contorno di iniziative focalizzate attorno al "Rebaltón dei pòpi".
Di fattura semplice ha all'esterno una campana su un campaniletto e una grande croce di ferro accanto alla porta d'entrata. L'interno è ampio, molto luminoso e colpisce l'imponente struttura lignea della copertura a capriate a vista.
---
Approfondimenti:
Mussi Danilo; Chemotti Tiziana, La chiesetta di Lagolo, pp. 329-330 IN:
In questa foto storica si vede in primo piano la stalla e di seguito la "casèra", ossia l'edificio dove vivevano i malgari e dove il casaro si occupava della lavorazione del latte. Sullo sfondo, a sinistra, il lago di Lagolo. Non si vedono altri edifici. In assenza di informazioni indichiamo una data puramente ipotetica ed ampia dello scatto.
La fotografia formato 7 x 10 cm è incollata su un foglio e non riporta nessuna dicitura. Non siamo riusciti a localizzare lo scatto per cui abbiamo accettato la classificazione effettuata e ipotizzato potagonista e data: Saluto tra Carlo I d'Austria (?) e soldato austriaco di spalle.
Cartolina colorata. Vista del paese con sullo sfondo i laghi di Santa Massenza e Toblino.
Sul retro, dal testo della cartolina, si può ricavare il tempo che impiegava la corriera ad andare da Padergnone a Trento, nel 1958 e la velocità del servizio postale (il messaggio veniva recapitato in un giorno).
Vista del paese con sullo sfondo il lago e Castel Toblino.
Il traliccio in primo piano fa presumere una datazione successiva al 1952 (data di entrata in funzione della centrale).
Stampa in bianco e nero 10x15 cm riportante sul retro scritto a mano "Padergnone m. 286 (Trentino) Panorama col lago di Castel Toblino" ed il timbro "Foto CINE N. 3851 TRENTO".
Il capitello di Sant'Anna in primo piano, sullo sfondo il monte Gazza.
Stampa in bianco e nero 10x15 cm riportante sul retro scritto a mano "Lon di Vezzano m. 600 (Trentino)" ed il timbro "Foto CINE N. 9343 TRENTO"
Navata con altare, presbiterio e abside sullo sfondo .
Stampa in bianco e nero 10x14,5 cm riportante sul retro scritto a mano "Lon di Vezzano m. 600 (Trentino) Interno della Chiesa" ed il timbro "Foto CINE N. 9347 TRENTO"
In primo piano uomo in biciletta; sullo sfondo vista del paese e tralicci.
Da evidenziare, a destra della curva all'ingresso del paese, il vecchio essiccatoio di Padergnone.
Cartolina in bianco e nero, “vera fotografia”, non viaggiata. Sulle falde del Monte Gazza si possono notare gli accumuli di inerti presso le due finestre funzionali alla costruzione delle opere di presa della Centrale di Santa Massenza: ai Gaggi sopra Lon ed ai 5 Roveri sulla strada per Ranzo.