Utensile utilizzato prevalentemente per la preparazione della polenta. Il suo utilizzo era finalizzato per mescolare la farina gialla e l’acqua. La canaròla viene sempre correlata al tipico recipiente per preparare la polenta: el paròl (paiolo) Il mestolo era confezionato in casa utilizzando soprattutto il legno di ginepro
Utensile di cucina, per lo più di metallo, costituito da un lungo manico e da una paletta di forma rotonda leggermente incavata e bucherellata, usata per schiumare i liquidi in bollore o levare le vivande dalla pentola, quando si voglia far colare il liquido o il sugo.
Si utilizzava per diffondere la luce: nel contenitore in vetro (sotto) si metteva l’olio o il petrolio, uno stoppino lo raccoglieva e si accendeva con il fiammifero. Sopra vi si collocava un apposito vetro (qui mancante) per diffondere la luce e proteggere la fiammella.
La trappola per topi è un dispositivo usato per la cattura e uccisione di piccoli roditori, in particolare topolini che frequentavano l’abitazione o le cantine attirati dai vari prodotti che vi si depositavano.. All’interno della trappola per catturare il topo si collocava un pezzetto di formaggio.
Piccola scatola, di forma e decorazione varia, nella quale si usava conservare il tabacco da fiuto. L’uomo che sniffava tabacco teneva la tabachéra nel taschino del panciotto e all’occasione offriva alle persone “'na presa de tabac” (una presina di tabacco). Il tabacco in polvere era acquistato nel negozio di monopolio.
Era utilizzato per togliere o scavare oggetti in legno. Si deve precisare comunque che piccoli attrezzi come: scalpello-tenaglie-tronchesina ecc.. erano conservati in un ripostiglio in cucina e utilizzati al bisogno.
Si utilizzava per raccogliere la farina bianca o gialla dalla madia. Per la donna di casa che cucinava, serviva anche come misura per preparare l’impasto.
Utensile utile per tante funzioni, conservazione alimenti – recipiente per liquidi (acqua-latte –brodo ) e utilizzato anche per conservare l’acqua calda da aggiungere alle pietanze che si stanno cucinando. Smaltata di color rosso, ha una sola ansa.
In casa le forbici servivano per diversi mestieri: per cucire, per tutti i lavori manuali e per la cura della propria persona, tagliare capelli-unghie-barba ecc..
La donna di casa, in certe occasioni particolari, per festeggiare i bambini preparava le “spose” (popcorn): all’interno del brustolìn erano inseriti i chicchi di un granoturco speciale, che si seminava appositamente. Messo sul fuoco i grani con il calore si aprivano e si avevano le “spose”, per la gioia dei più piccoli. Questo tostino, a differenza dell’altro, è simile ad una padella, chiuso con un coperchio fisso ed una manovella che fa funzionare all’interno l’elica che rimescola i grani. Era utilizzato anche per tostare l’orzo.
La devozione al Sacro Cuore di Gesù risale ancora nel Medio evo per opera di una mistica Matilde di Magdeburgo in terra tedesca. Dal Tirolo si era affrancata anche nel Trentino e la sua venerazione portò alla pratica del primo venerdì del mese per 9 mesi consecutivi.
La devozione alla Madonna fu intensificata dalle numerose apparizioni che si susseguirono nell’800. Dapprima nel 1830 l’apparizione nella Cappella di Notre Dame a Parigi (madonna nel quadro) con l’elargizione della medaglia miracolosa, poi la venerazione per la Madonna de La Salette apparsa a Massimino e Melania e ancora l’apparizione a Lourdes. In ogni casa c’erano raffigurazioni, immagini, statuette della Madonna.
Scatoletta di latta. Proveniente da una famiglia agiata che poteva permettersi di acquistare un prodotto farmaceutico , in questo caso per alleviare la tosse.
La parsimonia della donna di una volta è notoria, conservava ogni cosa, anche i bottoni potevano servire. L’immagine riporta una collana di bottoni di legno che all’occasione erano rivestiti di stoffa.
Utilizzate dalle donne per aggiustare le calze. Erano introdotte all’interno della calza cosicché rammendare lo strappo diventava più facile Di legno lisciate per bene.
Contiene l'inchiostro da utilizzare per la scrittura a mezzo di penna e pennino. Quest’ultimo di metallo leggero era infisso su di un’asticella. Il pennino era intinto nel calamaio e con l’inchiostro assorbito si poteva scrivere. Il calamaio era fissato al banco di scuola e introdotto in un foro affinché non potesse muoversi e rovesciarsi.
Prima di sposarsi le giovani frequentavano dei corsi di Economia domestica per prepararsi come buone future donne di casa. Era necessario e utile che la donna sapesse destreggiarsi nell’arte del cucito e di fare a maglia era un valore aggiunto all’andamento economico della famiglia. Il quaderno raffigura appunto i disegni, la fattura e le misure per produrre gli indumenti.
Nelle materie didattiche relative alla scuola degli anni 20-30-40 era previsto per le femmine anche l’insegnamento del cucito, ricamo lavori a maglia ecc… denominati “lavori donneschi” , mentre ai bambini maschi s’insegnavano lavoretti manuali inerenti la sfera maschile. L’imparaticcio qui presente era di Anna Santoni Simonetti che riproduce i vari punti a maglia con debita annotazione.