Questo anello si apre tirando indietro il parallelepipedo cavo centrale, una volta inserito nel naso del toro lo si riposiziona così che l'anello rimanga fissato al naso. Questo strumento che va ad agire su una parte sensibile dell'animale è utile per governare il toro rendendolo più docile.
Le forbici per pecore si impugnano con una mano mentre con l'altra si tiene sollevato il pelo della pecora. Un tempo, nei nostri paesi molte famiglie avevano almeno una pecora per la produzione della lana ad uso privato.
Il rasoio per asini viene impugnato a due mani e permette il taglio del pelo stringendo i due manici in legno in modo che le lame di acciaio del rasoio possano tagliare. Si usa tosare l'asino all'inizio dell'estate in modo che sia più fresco .
Stampa su carta della Valle dei Laghi vista da Trento. Si distinguono i laghi di Terlago, di Santa Massenza e di Toblino; i paesi sono stilizzati. In lontananza le Dolomiti di Brenta.
Cartolina cromolitografica di Castel Toblino ripreso dall'omonimo lago, con le montagne sullo sfondo. La fotografia è antecedente il 1908, anno in cui la cartolina è stata spedita. Appaiono note del mittente.
Cartolina acquerellata con veduta della piazza di Vezzano spedita il 10 maggio 1908.
Si notano alcuni negozi, l'hotel Croce d'oro, la farmacia Tononi, un gruppo di uomini, una lanterna in primo piano, dei comignoli elaborati.
Si vedono inoltre un mezzo d'epoca e l'angolo con la fontana presentati su altre foto:
Cartolina in bianco e nero che mostra alcuni scorci di Cavedine: la cappella e la grotta della Madonna di Lourdes, il monumento ai caduti e una panoramica del paese. Cartolina spedita nel gennaio del 1944.
Il succhiello viene utilizzato in falegnameria per praticare piccoli fori nel legno al posto del trapano. La punta metallica e pungente è protetta da una capsula di legno.
La stadèra è una bilancia con due braccia di lunghezza diversa ed un fulcro. Veniva appesa grazie ad un gancio sul fulcro. Sul braccio corto veniva agganciata la cosa da pesare su un piatto o in un secchio; sul braccio lungo, graduato, si muoveva un peso, detto "romano" fino a raggiungere l'equilibrio con la posizione orizzontale del braccio e poter così leggere il peso.
Questa stadèra poteva essere appesa con due ganci diversi a seconda dell'esigenza: cose più leggere o più pesanti (15-110 kg).
Spostando il fulcro si capovolgeva il braccio sul quale erano impresse misure diverse.
Su un lato del braccio lungo sono impressi dei simboli che non sappiamo decifrare.
La tagliola veniva innescata nei pressi dei pollai per difenderli dalla volpe che spesso li attaccava. Se la volpe vi inseriva inavvertitamente la zampa si richiudeva a scatto imprigionandola, cosicché veniva catturata ed uccisa.
Il portacote veniva appeso con un gancio dietro alla cintura dei contadini che andavano a tagliare l'erba e simili. Conteneva acqua e la cote, un pezzo di pietra abrasiva col quale spesso durante il lavoro il contadino affilava la falce. Era appuntito per poterlo piantare in terra senza che l'acqua si rovesciasse quando il contadino non lo usava.
Questo portacote è stato aggiustato con una lamina di ferro.
Il filatoio era la macchina con la quale la donna costruiva il filato a partire da una fibra naturale cardata: lana seta, canapa, lino.
La donna allungava un po' alla volta la fibra cardata che teneva in mano e che inseriva nel filatoio. Col piede manteneva in movimento il filatoio cosicché il filato si stirava e si allungava. Grazie al movimento imposto dal filatoio si torceva e si avvolgeva intorno alla bobina.