Viene utilizzato per bucherellare a fondo le lucaniche ed i salami appena fatti evitando così la formazione di sacche d'aria all'interno dell'insaccato che ne comprometterebbero la conservazione.
L'arcolaio veniva usato per dipanare le matasse ("ace"). La matassa ("acia") veniva inserita sull'arcolaio semi-chiuso che veniva poi aperto premendo le braccia verso il basso e fissandole con la vite superiore. Trovato il bandolo della matassa, cioè il capo del filo con il quale inizia la matassa, si iniziava a produrre un gomitolo mentre l'arcolaio girava alla velocità data dal richiamo del filo. Anche una bambina esperta in questo lavoro faceva girare molto velocemente l'arcolaio ed in breve tempo la matassa era del tutto dipanata e trasformata in gomitolo. Da qui il detto "Él va come 'n guìndol", "L'è saltà su come 'n guìndol" per sottolineare la velocità dell'azione.
In assenza dell'arcolaio la matassa veniva tenuta da una bambina a braccia aperte che doveva seguire l'azione di chi dipanava la matassa muovendo al suo ritmo braccia e mani. La soluzione più lenta consisteva nell'infilare la matassa nello schienale di una sedia e fare da sola.
Dipanare le matasse era un tipico lavoro delle donne e delle bambine.
Era necessario avere la lana in gomitoli per poi lavorarla ai ferri (come oggi) ed averla prima in matasse per poterla tingere.
Questo piccolo macchinario è stato trovato in una soffitta e portato alla mostra a scuola senza indicazione della sua funzione sconosciuta ai proprietari. Vi è il vano per un cassetto assente.
A detta di quanti hanno visitato la mostra, è una trebbiatrice in miniatura. Alcuni visitatori hanno spiegato di averla avuta in casa un tempo, di dimensioni molto più grandi ma con la stessa forma. Vi si inserivano fasci di grano, segale, orzo, si ruotava la manovella, da una parte usciva la paglia e dall'altra i chicchi di grano.
I bambini così l'hanno usata inserendo poche spighe alla volta e funzionava.
Se qualcuno sa darci ulteriori informazioni, sono bene accette
La fotografie ritrae un gruppo di persone presso Malga Campo di Drena, durante la raccolta del latte e la realizzazione di prodotti caseari. Si può osservare l'abbigliamento degli uomini, i quali usavano indossare pantaloni con bretelle, camicia con gilet e cappello.
Si tratta di un estratto della copertina del libretto dedicato alla Prima S. Messa di don Attilio Comai, celebrata il 3 aprile 1932.
Nella parte alta del documento sono riportate tutte le fotografie dei sacerdoti presenti per l'evento.
Una delle prime foto panoramiche di Cavedine ad inizio '900.
Si notano le pendici del monte Gaggio completamente spoglie di vegetazione e, dietro il palazzo municipale, il dosso roccioso dove nel 1925 sarà inaugurato il Santuario ex voto per l'evitata evacuazione del paese durante la Grande Guerra.
9 ottobre 1919.
Il quotidiano Il Nuovo Trentino dà la notizia della concessione all'impresa Isat dell'esercizio di una nuova linea automobilistica postale sul percorso Trento-Vezzano-Cavedine-Dro.
La cartolina mostra il paese di Cavedine in uno scatto realizzato nei pressi di Brusino. È possibile notare un gruppo di persone poste in primo piano, in basso alla cartolina. Dal loro abbigliamento si può affermare che lo scatto è stato realizzato nei primi anni del 1900.
Famoso fotografo, allievo di G. B. Unterveger e di G.B. Altadonna, attivo tra ottocento e novecento. Mette a punto la tecnica di trasformare la fotografia in opera d'arte mediante la modifica del negativo a raschietto che lo rende famoso in Italia e in Europa e lo porta a ritrarre quattro papi, molti cardinali e vescovi, e, nel 1936, il volto di Cristo ricavato dalla Sacra Sindone.
Nel 1874 fonda a Como lo Stabilimento Artistico per riproduzioni eliofotografiche - Giuseppe Brunner.
Nel 1896 Altadonna gli cedette lo studio e tutta l'attrezzatura a Trento così nacque Giuseppe Brunner "Successore G.B. Altadonna".
Lavorò anche in società, con la denominazione "Brunner & C. - Como" e "G. Brunner & Comp. - Trento".
La ditta Brunner & C. fu editrice di cartoline fotografiche, con la denominazione: "Edit, Brunner & C., Como-Zürich - Stab. eliografico."
Morì nel 1956.
Maggiori informazioni su:
Fotografo professionista, nato a Trento il 1° maggio 1906 e morto a Trento il 23 settembre 1979.
Nel 1924 entrò in qualità di apprendista nello studio fotografico di Giuseppe Brunner e successivamente in quello di Giuseppe Margoni. Nel 1927 avviò una propria attività nel centro storico di Trento.
A lui si affiancò nel 1946 il figlio quindicenne Mario jr. che proseguì l'attività di famiglia anche dopo la morte del padre, impegnandosi anche come operatore cinematografico, fino al 1996, quando sì ritirò dalla professione e cedette l’archivio aziendale alla Provincia autonoma di Trento, per garantirne la conservazione e la valorizzazione.
La bottega degli Albertini fu indirizzata soprattutto verso la ritrattistica e la documentazione della cronaca locale.
Le cartoline fotografiche edizioni "Hermes" della Cartoleria G. Pedrotti fanno parte di un fondo acquisito nel 2018 dall'Archivio fotografico storico provinciale. Tutte le immagini sono concesse con licenza Creative Commons CC BY-NC.
La cartoleria fu fondata nel 1936 da Giuseppe Pedrotti, che si era specializzato nel settore dell’editoria delle cartoline e raggiunse presto la notorietà proprio in virtù della vendita all’ingrosso di cartoline in "vera fotografia" relative a tutto il territorio provinciale con la dicitura: "Edizioni Hermes - Cartoleria G. Pedrotti - Trento" realizzate per lo più nel periodo 1937-1968 . Nel 1975 fu rilevata dai figli e l'attività, con sede a Trento in via Oss Mazzurana 62, proseguì fino alla cessazione nel 2007.
Giovanni Pedrotti è nato a Rovereto il 26 maggio 1867, è morto ad Andalo il 15 luglio 1938. È stato un alpinista, etnografo, naturalista, fotografo e irredentista italiano.
Nato a Cologna di Tenno nel 1886 e vissuto per lo più a Riva del Garda dove è morto nel 1944.
È stato un fotografo professionista di spicco all'interno del panorama nazionale; ha collaborato con numerose riviste ed istituzioni italiane ed estere legate al turismo ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra i quali il prestigioso primo premio con medaglia d'oro alla rassegna internazionale di Torino del 1923. Ha pubblicato numerose cartoline fra le due guerre.
Era anche un affermato musicista ed ha animato la vita musicale rivana, per questo nell'immediato dopoguerra gli sono stati dedicati un'orchestra ed un coro, la cui sede è stata dotata di una interessantissima raccolta di testi musicali grazie all'Associazione "Amici della musica".
Il coro è stato sciolto nel 1967 e l'Associazione, tuttora molto vitale, negli anni '80 ha donato il "fondo musicale ex coro Pozzini" alla Biblioteca comunale.
Nel 2003 gli è stato dedicato un libro contenente oltre 500 delle sue fotografie: "Silvio Pozzini : l'immagine del paesaggio dal Garda alle Dolomiti, 1920-1940 / a cura di Mauro Grazioli" Edito da: Il Sommolago - Grafica 5 edizioni - Museo Civico di Riva del Garda.
Calcografia; 189x265 mm, 221x304 mm. Disegno di Agostino Perini, incisione di Carolina Lose, pubblicata in Agostino Perini, I castelli del Tirolo colla storia delle relative antiche potenti famiglie, Milano, Pirrotta, a spese di Giuseppe Antonio Marietti, 1834-1839
Calcografia; 156x247 mm, su foglio 196x290 mm . Disegno di Agostino Perini, pubblicata probabilmente contemporaneamente all'analoga calcografia presente in Agostino Perini, I castelli del Tirolo colla storia delle relative antiche potenti famiglie, Milano, Pirrotta, a spese di Giuseppe Antonio Marietti, 1834-1839
Calcografia; 186x261 mm, 215x305 mm. Disegno di Agostino Perini, incisione di Francesco Citterio, pubblicata in Agostino Perini, I castelli del Tirolo colla storia delle relative antiche potenti famiglie, Milano, Pirrotta, a spese di Giuseppe Antonio Marietti, 1834-1839
Giovanni Battista Simone Unterveger (Trento, 21 novembre 1833 – 6 gennaio 1912) è stato un fotografo italiano, il primo fotografo stabile del Trentino. Si dedicò in particolare a ritratti, paesaggi, monumenti e castelli.
Utilizzò al tecnica del collodio umido imparata dal fotografo prussiano itinerante Ferdinand Brosy, processo fotografico che permetteva la realizzazione di immagini su un supporto in vetro, poi usate come “master” per essere stampate a contatto. Oltre alle difficoltà tecniche dei primordi, non sempre otteneva il permesso per esercitare e veniva talvolta cacciato dalle città in quanto preso per stregone o addirittura emissario del demonio.
Nel 1855 iniziò a girare per le valli con una carrozzina attrezzata a camera oscura portatile o portando con sé una tenda nera che montava sul luogo per poter sviluppare le foto subito dopo averle eseguite. Nel 1862 iniziò a girare per le montagne trentine con la sua attrezzatura immortalando paesaggi montani, usi e costumi delle genti delle valli. Nel 1865 costruì a Trento la prima "terrazza fotografica", una grande stanza coperta di vetri, schermata da tendaggi che spostati opportunamente gli davano la possibilità di indirizzare la luce a suo piacimento.
Nel frattempo aumentò il tenore di vita dei trentini e si diffuse la richiesta di foto ritratto e foto di famiglia.
Nel 1896 lasciò lo studio al figlio Enrico (1876 - 1959).
Maggiori informazioni su