Fotografia dell'abitato di Lasino: sullo sfondo, oltre alla Paganella si nota il Castel Madruzzo. L'edificio a destra è l'ex scuola elementare. Sul retro, una dedica: "Contraccambio i vostri saluti, Pierina" datata 15 settembre del 1951, spedita a Torino.
Veduta della collina e della chiesetta monumentale di San Siro, con la strada che sale costeggiata da un muro di sassi, le stazioni della via crucis e la croce sulla cima. Alti cipressi seguono la strada che sale e si trovano sparsi anche nel giardino antistante la chiesetta. Sul retro della cartolina con una piccola dedica è indicata la data dell'8 marzo 1961 o 1962.
Chiesetta di San Siro in uno scatto che comprende anche i capitelli della via crucis e la croce sulla cima della collina. Sul retro della cartolina, oltre alla data del 28 agosto 1961, vi è scritto: "Vi sono vicino colla preghiera... coraggio. Tanti saluti e un bacione, un ricordo Giovanna ... Maria Rosa".
Cartolina scattata dalla collina dove si trova la Chiesetta di San Siro, proprio di fronte all'abitato di Lasino presente sullo sfondo. Sulla cartolina vi è indicata l'altitudine del paese, a 463 metri s.l.m. .
Giovanni Dorigatti è nato a Cavedine (Laguna) nel 1842 e si è trasferito a Lasino in tenera età, poiché il padre, Giovanni pure lui, faceva il "manènte", ossia il mezzadro, del signor Roberto Bassetti, cioè ne coltivava le campagne trattenendo per sé una parte del prodotto a pagamento del lavoro svolto. Stesso lavoro ha fatto poi anche lui.
Ha sposato Maria Caldini di Lasino ed ha avuto cinque figli: Pasquina (1876 - 1973, che ha sposato Cirillo Ceschini di Lasino, dei "Maibei"), Giuseppe (1873 - 1953 che ha sposato Zelinde Santuliana di Lasino), Gioseffa, detta Bepina (1871 - 1960 circa, poi sposatasi con un Bortoli trasferitasi a Calavino), e due Alessio morti bimbi (1880-1882, 1883-1889).
È morto nel 1933.
Appartenente al ramo dei Periòti della famiglia Dorigatti, veniva chiamato Nane Periòt. Si tramanda che il soprannome Periòt fosse stato dato al papà Giovanni (1810-1895) "Migolon" (soprannome di famiglia fin dal 1700), che, arrivato alla soglia degli 88 anni, a chi gli chiedeva quanti anni avesse rispondeva immancabilmente : "87 ma vago per i òt", cioè 87 compiuti ma sono nell'anno degli 88. Deve aver ripetuto questa frase così tante volte che quel "per i òt" è diventato "Periòt" sostituendo un ultracentenario soprannome di famiglia.
Grande appassionato di canto, musica e rime è noto per "Le maitinade del Nane Periòt", cantate da diversi cori di montagna, fra cui quello della SAT.
Su "L'Adige" del 15 febbraio 1972 Albino Zenatti descrive "La simpatica figura del Nane Periot" grazie alla testimonianza di tanti che ancora lo ricordavano. Veniamo quindi a saper che "Aveva uno strano modo di parlare, in rima, sciorinando proverbi o motti popolari. Assai spesso era interpellato dalla gente per dare un proprio parere, un proprio punto di vista, su qualche questione e ne usciva puntualmente una risposta rimata, ma satura di umanità, e di aderenza alle esigenze del momento." Ed ancora: "Era una istituzione e, benché fosse ritenuto un po' rivoluzionario ed austriacante, nessuno gli fece mai il benché minimo male, a causa appunto della sua natura poetica e ... profetica." "Ai primi soldati italiani giunti in paese che gli chiedevano, nel 1918, se era contento della liberazione, calmo rispose: "I todeschi i go avudi per settanta sei ani, speté che en pasa altrettanti e pò ve dirò se se meio o pezo!"" "E lui tranquillo continuava, anche in età assai avanzata a lavorare ed a cantare le sue ormai celebri canzoni, senza aver riguardo per nessuno."
La processione lascia il colle della chiesa di Covelo per scendere in paese. Si possono notare la classica disposizione della sfilata, le tuniche bianche-blu della confraternita che porta la statua, le donne in nero col crocefisso e i ceri. Si intravedono le tradizionali arche in rami di pino.
Sullo sfondo, appoggiato alla casa, l'assito di un carro, testimone dell'uso ancora vivo di questo mezzo di trasporto.
La piazza di Fraveggio risale presumibilmente al 1882 da quanto riportava un'epigrafe posta sulla parete della canonica che dà sulla piazza che, secondo la testimonianza lasciata da Onorino Faes, recitava: "All'Illustre Conte Enrico Sizzo de Noris donatore in parte dell'area di questa piazza. 1882".
È intitolata al Brigadiere Giovanni Bressan, nato a Fraveggio nel 1909 e ucciso durante un inseguimento da un malvivente con tre colpi di pistola nel 1956 quando era comandante della Stazione dei Carabinieri di Ponte Nossa (BG).
Il grande lavatoio messo in opera nel 1924, ancor oggi sfrutta l'acqua della roggia e dopo il recupero del 1997, decora la piazza.
Più vecchia del lavatoio era la fontana per uso potabile posta in mezzo alla piazza; larga due metri e mezzo, veniva usata anche per abbeverare le bestie e tenere in ammollo la verdura che veniva poi venduta al mercato di Trento.
Dopo la costruzione dell'acquedotto potabile che portava l'acqua in tutte le case, perse la sua funzione e verso il 1960 fu demolita così che il piccolo cedro che l'affiancava divenne il protagonista della piazza.
Interessante ricordare anche una fiorente industria per la lavorazione delle noci che si affacciava sulla piazza. Aperta da Germano Bressan nel 1888 e funzionante poi grazie al figlio Edoardo e al nipote Edi fino al 1965, occupava in modo stagionale una cinquantina di donne provenienti anche dai paesi limitrofi e certo dava molta vitalità anche alla piazza.
Nel 1995 l'Amministrazione comunale ha abbattuto il vecchio cedro divenuto imponente e pericoloso, ha recuperato il vecchio lavatoio e pavimentato la piazza in porfido.
Trasformata in parcheggio viene chiusa e riprende la funzione sociale animandosi per la tradizionale festa dell'immacolata dell'8 dicembre, per la “sbigolada” di carnevale e per la Sagra dei portoni di inizio giugno.
La fotografia ritrae il momento conclusivo della processione con la nuova statua della Madonna destinata alla Chiesetta delle Coste donata da Aleandro Merlo. Tra la grande folla vi è anche la Banda di Cavedine.
La fotografia, scattata nel maggio del 1925, ritrae gli allora componenti della banda di Vigo Cavedine con al centro don Pietro Franzelli, l'allora parroco del paese.
Il primo in alto da destra è Albino Lever, mentre il quarto da destra è Valerio Bolognani (fratello di don Evaristo).
Il primo nella terza fila da destra è Felice Zambaldi.
Un ex bandista, Comai Tranquillo, dichiarò che la "banda parrocchiale di Vigo" fu fondata da don Pietro Franzelli nello stesso periodo in cui fondò la Filodrammatica del paese.
Si è esaurita verso il 1950 perchè non si era più in grado di tener testa alle spese. Partecipava alle sagre e feste del paese.
La fotografia fu realizzata sul retro della chiesa di San Biagio, davanti alla porta che conduce nella sacrestia.
La campana riporta fregi vegetali nella parte alta e bassa. Dalle iscrizioni si può desumere la datazione, che risale al papato di Giovanni XXIII e al Concilio Vaticano II, quindi tra il 1962 e il 1965.
Nella seconda immagine, il parroco benedice la campana con l'incenso.
Ritratto di giovane donna che veste alla moda tipica degli anni '20 - '30.
Indossa un abito intero di tonalità chiara a vita bassa, impreziosito da leggere increspature. Indossa delle calze molto coprenti e un paio di scarpe con lo scollo arrotondato e il cinturino.
I capelli sono acconciati in uno chignon (crucòl) sulla nuca.
Il corteo è preceduto da un gruppo di bambine in abito bianco recanti dei mazzi di fiori (?). Dei membri della Confraternita portano la statua della Madonna, affiancati da un grupppo di donne sempre in abito bianco, recanti dei ceri. Dietro, gli officianti, il crocifisso, infine, il gruppo di fedeli. Si noti la presenza dell'affresco sulla facciata della casa in Via S. Maria, tuttora presente.
Lo scorcio raffigura una casa contadina tipica del paese, forse illustrata dall'artista perchè la più rappresentativa o particolare. Si notano i caratteristici poggioli di legno e un muretto a secco che delimita la strada.
La fotografia ritrae un momento della processione avvenuta nel paese di Stravino durante una visita pastorale dell'arcivescovo Celestino Endrici.
È possibile notare le pareti dei muri abbellite con preziosi copriletti e tovaglie. Tale usanza era simbolo di rispetto da parte dei fedeli durante le processioni religiose.
Gioco di fortuna usato tradizionalmente alla festa della Commemorazione del Voto di San Valentino a Vezzano la prima domenica di settembre. È formato da una griglia in cui sono inseriti dei cilindri di legno, detti "pirolòti", che si differenziano nella parte nascosta in tre tipologie. Quelli bucati sono collegati ai premi più belli, i rossi a quelli di medio valore, i bianchi a quelli di consolazione.
Libretto del porto d'armi del "Regno d'Italia" per la caccia, di Celeste Faes: su alcune pagine sono presenti degli scarabocchi che, ci racconta Carlo Faes, sono opera di un bambino (fatti probabilmente per gioco).
È presente anche la registrazione, in fondo al libretto, del versamento della tassa.
Processione della Madonna del 1960 circa. La popolazione si trova riunita nelle campagne di Fraveggio, delle quali si intuisce una posizione incerta grazie alla montagna (versante del Monte Gazza).