La Chiesa parrocchiale di Vigo Cavedine prima del 1905. La fotografia si pensa sia stata scattata durante l'inverno del 1903-1904, prima dei lavori di ampliamento della struttura.
Bolognani Francesco a dorso d'asino trasportava da Dro a Vigo piccole quantità di pane per la comunità di Vigo. Qui lo si vede nei pressi della chiesa di S. Udalrico a Vigo Cavedine.
A seguire si nota una donna che indossa il tipico grembiule da lavoro. Sullo sfondo è presente la chiesa di S. Udalrico dotata di un pronao annesso alla facciata principale che venne abbattuto all’inizio degli anni 60, mentre venivano eseguiti i lavori per la realizzazione dell’attuale strada provinciale.
Uomo in abito elegante lungo una strada sterrata di campagna nei pressi di Stravino. L'abito indossato è quello riervato alle festività. In questo caso si tratta di un completo gessato di tonalità chiara.
Gli antichi mulini di Calavino costituiscono ormai un ricordo legato alla vita passata di cui purtroppo rimangono poche testimonianze. Rispetto agli altri paesi della Valle di Cavedine, Calavino è sempre stato caratterizzato da una ricchezza di sorgenti e corsi d’acqua che hanno contribuito allo sviluppo socio-economico e alla configurazione del paese. Per localizzare e ricostruire quello che una volta formava il cuore della vita artigianale del paese si è voluto creare un percorso che, attraverso sette pannelli, attraversa i principali punti dove si trovavano un tempo gli opifici.
L’inizio del percorso è pensato nella zona del Bus Foran, dove la Roggia entra nel paese ed è collocata la bacheca introduttiva. Oggi buona parte della Roggia non è più visibile perché scorre al di sotto della strada, ma ci sono alcuni scorci dove la vediamo costeggiare le abitazioni. Il percorso passa dalla Piazzetta delle Regole, dove si gode di un’ottima visuale, per poi continuare nella parte vecchia del paese, il quartiere del Mas, cuore pulsante dell’artigianato di un tempo.
Si stima che lungo la Roggia esistessero più di una trentina di mulini, destinati a diverse attività, che oggi sono purtroppo scomparsi e del quale restano poche testimonianze.
I bambini della scuola elementare nella loro pubblicazione del 1981/82 elencano i mulini attivi a ricordo degli anziani e testimoniano che "Seguendo il percorso della Roggia possiamo ancora ammirare segni del passato: alcune grosse macine di pietra e frammenti delle grandi ruote di legno": sorprende come nel 1980 ci fossero ancora frammenti delle ruote di legno.
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Bibliografia:
- pag. 47-48 di
Il percorso "Antichi mulini del Borgo" va dalla località Naran fino a via Ronch, passando per via Borgo. È illustrato da una bacheca e 11 pannelli nei pressi degli 11 ex mulini che sfruttavano l’acqua della Roggia Grande ad inizio ‘900. L’acqua proveniente in parte da Covelo forniva già lì energia ad un mulino di cui si parla già nel 1244-47 e, superato Vezzano, continuava poi il suo corso alimentandone altri ancora a Padergnone fino a placare la sua corsa nel Lago di Santa Massenza.
La presenza di mulini a Vezzano è documentata fin dal 1208 e si è fermata completamente nel 1979.
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Per approfondire, espandi le risorse correlate in fondo a questa scheda e potrai accedere a: copia dei pannelli, il pdf col materiale di ricerca un tempo visitabile sul vecchio sito di Ecomuseo, le schede relative ai singoli opifici...
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Interno della chiesa di Vigo Cavedine durante la celebrazione della prima messa di don Giorgio Cristofolini, avvenuta il 30 giugno 1946.
Si possono notare dettagli architettonici ora non più presenti nella chiesa come l'antico pulpito e la pala sopra l'altare maggiore. Si può notare la celebrazione eucaristica della Messa Tridentina in vigore fino agli anni '60.
Gruppo di giovani donne di azione cattolica che vestono alla moda tipica degli anni '20 - '30.
Abito intero a vita bassa, caratterizzato da un profondo scollo a V e dalla gonna a pieghe.
Le scarpe hanno lo scollo arrotondato e il cinturino.
L'acconciatura è caratterizzata da capelli lunghi e leggermente ondulati che partono dalla fronte per terminare in uno chignon (crucòl) sulla nuca.
Da una nota posta sul retro della fotografia appaiono i seguenti nomi: Tullia Chistè, Alice Dallapè, Cesira Pederzolli, suor Maddalena Ceschini, Ines Bortolotti.
Panorama di Vigo Cavedine risalente ai primi anni del 1900. Il paese era più concentrato attorno all'area della chiesa. Si può notare la vecchia strada sterrata che dalla chiesetta di S.Udalrico portava al centro del paese. In questo scatto si può notare la chiesa recentemente ampliata dopo il 1908.
Qui la storia della chiesa:
Processione con la statua della Madonna di Vigo Cavedine in occasione della Natività di Maria, festeggiata l'8 settembre. Il corteo è preceduto da un gruppo di bambine vestite di bianco che percorrono la strada con un piccolo mazzo di fiori. Fanno seguito la statua della Madonna portata per l'occasione dai coscritti che hanno raggiunto la maggiore età (21 anni fino al 1975) e a seguire i fedeli. Si possono notare l'imponente struttura delle "arche" posizionate all'inizio della strada che porta verso la chiesa parrocchiale.
La fotografia è sicuramente anteriore al 1933, perché in questa data è stata scritta la stessa cartolina riportata a p. 16 del libro "Da Pedegaza a Vallelaghi: memorie fotografiche delle 11 Frazioni".
Copia di
Veduta della località Vallene.
Il centro abitato si è ampliato nell'arco di pochi anni. Sono visibili la maggior parte delle case oggi esistenti in tale area. Alcune sono in fase di costruzione. Le strade sono in terra battuta. È scomparsa la "calchèra".
Veduta di casa Decarli in località Vallene.
Non è ancora stata costruita la strada sotto all'abitazione Decarli ed è visibile solamente un prato.
Si vede una signora affacciata sul pianerottolo ed un'auto d'epoca. Dietro la casa si vede una zona priva di edifici e destinata al pascolo.
Uomo che entra in paese dall'antica strada del Monte Gazza trasportando a spalla un lenzuolo (baza) di fieno.
In senso opposto una bambina percorre solitaria la strada verso la campagna e la montagna.
Si nota la presenza di diversi gelsi e la località "Lavini" senza case.
Si noti la presenza di un gonfalone, portato dalla Confraternita, caratterizzata dalla tipica tunica. Sullo sfondo, a sinistra, il negozio del paese poi ampliato nel 1957 e demolito nel 2002.
Foto di famiglia davanti alla fucina. Si può leggere "Aldrighetti fabbro" sopra l'entrata.
I personaggi ritratti nella foto sono il fabbro Giacinto Giuseppe Aldrighetti (1857-1937) con la moglie Barbara (o Barberina) Poli di Santa Massenza (1859-1930) e in piedi una delle figlie, Virginia (1902-1982), emigrata giovane in America del Nord.
La data dello scatto è stata desunta approssimativamente dall'età dei protagonisti.
Questo scatto ci permette inoltre di notare il selciato, comune sulle strade ripide com'è via Borgo.
Il battente in ferro è andato perso negli anni '60 con la sostituzione della porta.
Si presume che l’accessorio in ferro pendente sul lato destro fosse collegato ad una campanella, come era uso un tempo.
Sugli stipiti laterali ci sono due tratti in pietra più scura che riportano una scritta non chiaramente leggibile (10?), forse una data o il numero di casa.
La fucina Aldrighetti era specializzata nella produzione di piccoli attrezzi.
È stata fondata da Giobatta Aldrighetti (1831-1907), figlio del fabbro Giovanni Battista Vitale di Glolo nel Banale. Giobatta arrivò a Vezzano a servizio dei Morandi, poi si mise in proprio e sposò Luigia Tonelli di Vezzano con la quale ebbe 14 figli tra il 1855 ed il 1876. Proseguirono poi l'attività i suoi figli: Giacinto Giuseppe (1857-1937) ed Eugenio Gregorio (1862).
Guerra, emigrazione ed infine negli anni trenta il sequestro dei metalli per la causa bellica, determinarono la chiusura del laboratorio. Quel che rimane oggi a testimoniare questa attività del passato, nel giardino privato è parte della “bot de l'òra”, accessorio indispensabile in ogni fucina, ed all’interno della casa di abitazione diversi particolari che il proprietario ha tenuto a recuperare alla memoria.
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Il lavoro unitario di ricerca sugli opifici ad acqua della Valle dei Laghi, curato da Ecomuseo prima della nascita dell'Archivio della Memoria, è qui consultabile, nello specifico a pag. 23-28:
Gente nei campi di Vezzano, di fronte alla zona denominata al tempo ai "Alberoni", ora lì ci sono una casa e la caserma dei Carabinieri. Da notare come tra i filari delle viti si coltivasse il granoturco. Sulla strada possiamo vedere un contadino con una fascina di legna in spalla.