Ultima pagella italiana di Marisa Pizzedaz che ha frequentato la classe seconda della scuola elementare di Pietramurata prima di emigrare in Argentina, dove l'ha conservata con cura.
Misura 21,5x15,5 cm ed ha 4 facciate.
Nonna Angelina Sommadossi e nonno Leopoldo Chistè, legati profondamente dopo tanti anni assieme, mandano una loro foto gioiosa alla figlia Maria Chistè e famiglia, emigrata in Argentina sei anni prima.
La nipote Marisa ha la loro immagine negli occhi e nel cuore, così come li aveva lasciati, e preferisce ricordarli come erano allora:
Quintino Pizzedaz, nativo di Lasinol e residente a Pietramurata, porta con sè in Argentina la foto dei suoi figli: Mirella, Marisa ed Ennio.
Sul retro è in formato cartolina e riporta "Ferrania".
La stampa misura 10,5x6 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Giovanni Chistè, militare austroungarico nato a Lasino, nel 1884 poi trasferitosi a Pietramurata, posa con le figlie Carmela e Maria Chistè (1912-1914).
Morto in guerra, la moglie sposerà il fratello Leopoldo Chistè, di qui la scritta "il vero padre" posta sul retro. Maria è poi emigrata in Argentina nel 1950 portando con sè la fotografia, così si spiega la didascalia scritta in spagnolo.
Per maggiori informazioni:
Marisa Pizzedaz, con la sorella e la mamma, è arrivata a Pietramurata dai nonni, per sfuggire ai bombardamenti di Roma. Loro erano mezzadri e vivevano nella casa che si intravede dietro Marisa.
Dopo 10 mesi senza camminare la vita torna alla normalità come documenta questa sua prima fotografia. Cominciano i ricordi belli ed i legami profondi che si porterà in Argentina, come il suo Dain che vediamo qui sullo sfondo.
La stampa misura 8x5,5 cm ed ha un bordo bianco.
Due famiglie di emigrati hanno stretto amicizia a Buenos Aires: la famiglia di Quintino Pizzedaz e Maria Chistè decide di rimanere in Argentina, il loro amici ritornano invece a Sondrio da dove erano partiti.
La stampa misura 5,5x8 cm ed ha un bordo bianco.
Ancora una volta la famiglia si era divisa con l'emigrazione in Argentina di Quintino Pizzedaz, originario di Calavino, ma poi anche la moglie, Maria Chistè, ed i figli, Mariella, Marisa ed Ennio, lo hanno raggiunto.
La stampa misura 5,5x8 cm ed ha un bordo bianco.
Al termine della guerra Quintino Pizzedaz raggiunge la moglie Maria Chistè e le figlie Mirella e Marisa, ospitate dalla famiglia di lei a Pietramurata.
La stampa misura 5,5x8 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Gli alunni della scuola di Pietramurata posano con don Leone e la maestra Biscaglia.
Sul retro è in formato cartolina e riporta "Ferrania".
misura 8x13 cm ed ha un bordo bianco.
Con ironia, Marisa Pizzedaz, 7 anni, scrive al suo papà, Quintino Pizzedaz, emigrato in Argentina, inviandogli una sua fotografia fatta alla scuola di Pietramurata dove lei viveva.
La stampa misura 14,5 x10 cm.
Scolaresca in posa con la bandiera sabauda e la maestra L. Bolognani.
La bambina indicata con la freccia era Chistè Maria e frequentava la classe seconda.
In Archivio abbiamo anche il suo
Questo "Libretto Personale di Frequentazione e Profitto" testimonia il percorso scolastico di Chistè Maria nata il 20 settembre 1914 a Sarche - Lasino dove ha frequentato la scuola per 8 anni dal 1920 al 1928.
Molte sono le informazioni che si possono ricavare dalla lettura di questo documento e che lasciamo a chi lo vuole consultare; qui aggiungiamo ciò che ci è stato trasmesso dalla famiglia.
Il documento è stato conservato con molta cura da Maria e dai suoi figli, ha attraversato l'oceano per seguirla in Argentina nel 1950 ed è tornato provvisoriamente in Italia nel 2026 per poterlo mostrare ai bambini che partecipano al progetto di Ecomuseo "Oltre confini e generazioni", e per entrare nella memoria collettiva attraverso questo Archivio.
Anche se è un documento ufficiale, Maria è indicata come "Mariotta", nome col quale veniva chiamata per distinguerla dalle suo omonime, Maria l'una, Marietta l'altra.
Sarche - Lasino, dove lei risulta essere nata ed aver frequentato la scuola, è oggi Pergolese.
Il libretto ha un formato 18,5x12,5 cm ed ha una copertina in cartoncino rigido grigio.
Negli anni 1920-28 si chiamava "Scuola Popolare Sarche Lasino".
Nel 1928 i comuni di Calavino e Lasino sono stati fusi formando il comune di Madruzzo e così ha assunto il nome "Scuola Elementare Masi di Madruzzo".
L'edifico, inizialmente ad un solo piano, nel 1946/47 è stato sopraelevato; durante il periodo dei lavori la scuola è stata trasferita in piazza In una struttura che non esiste più.
Nel 1953, quando Lasino e Calavino si sono di nuovo separati, ha preso il nome "di Scuola Elementare Lasino-Masi".
l nome Pergolese è un neotoponimo apparso ufficialmente per la prima volta il 23 agosto 1968 con Decreto provinciale n° 1568 R/B e deriva dalle rinomate pergole che adornano le vie di accesso alle abitazioni dei Masi.
Nel 1969, con la riforma provinciale che ha previsto la chiusura delle scuole uniche pluriclassi e la loro aggregazione in Centri Scolastici, i 24 alunni che la frequentavano sono stati trasferiti alla scuola di Pietramurata.
Marisa Pizzedaz nata a Roma nel 1942, da padre di Calavino e madre dei Masi di Cavedine, ha vissuto la sua infanzia a Pietramurata ed è emigrata in Argentina nel 1950. In visita ai parenti di Pergolese, ci racconta la sua esperienza. La canzone “Uè paesano” [di Nicola Paone, italoamericano 1915-2003], che Marisa intona, spiega bene l’emigrazione.
Questa scheda provvisoria ha lo scopo di collegare tutte le schede che si riferiscono a questa scuola.
A pag. 131 del pdf "Gli archivi delle scuole elementari trentine: censimento descrittivo" scopriamo che presso la scuola di Pietramurata sono conservati tre registri di classe della scuola ai Masi di Cavedine degli anni tra il 1935 ed il 1938.
A quel che ci dicono questa scuola è stata chiusa verso il 1951.
Gli alunni sono poi stati trasferiti alla scuola di Pietramurata.
Due fratellini con bici e triciclo si divertono a Covelo muovendosi senza pericoli poiché le macchine erano ancora poche. Il più grande è in sella a una bicicletta pieghevole simile ai popolari modelli Graziella Carnielli, noti per le loro piccole ruote e il design pieghevole. La "Graziella" è stata un'icona italiana durante il boom economico ed anche i modelli di altra marca venivano chiamati comunemente così.
La stampa misura11,5x7, cm ed ha un bordo bianco.
Gli scolari di Terlago dell'ultimo anno col maestro Mazzonelli all'esterno dell'allora edificio scolastico ed oggi biblioteca comunale.
In piedi all'estrema sinistra della foto vediamo Luigi Fabbro, nato nel Settembre del 1919, partito soldato nella seconda guerra mondiale; fatto prigioniero degli inglesi, non è più tornato, si è costruito una famiglia in Inghilterra.
Sul retro è indicata la data: 21 maggio 1933 XI, a significare undicesimo anno dell'era fascista (per tutto il periodo dell'era fascista c'era la doppia datazione) e la firma del maestro Mazzonelli.
La stampa misura 6x9 cm ed ha un bordo bianco.
L'uso di una bicicletta da uomo portava all'autonomia negli spostamenti in un tempo in cui i mezzi a motore nei nostri paesi erano ancora pochi.
Sull'angolo della casa si intravede la targa toponomastica in cui era indicata Villa Bassa. Il paese di Covelo è formato da Villa Bassa e Villa Alta.
Non era ancora arrivato l'asfalto sulla strada.
La stampa misura 7,7x5,5 cm ed è circondata da un bordo bianco dentellato.
Agghindati come da tradizione con cappelli floreali, foulard e pon pon, i coscritti festeggiano il loro passaggio al mondo adulto con la visita militare in vista del raggiungimento della maggiore età.
Dietro di loro si vede l'entrata del paese, la chiesa ed il cimitero.
La stampa misura 6,5x9,8 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Nella fanfara alpina vediamo in questo scatto suonare bandisti della banda di Terlago e Vezzano. Qui in una festa a Vezzano.
La stampa misura 6,5x9,5 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
In primo piano si vedono gli argini del "rogiàl", oggi interrato, alimentato dalla sorgente che scaturisce poco sopra e alimenta tutt'oggi una fontana e un lavatoio. Diverse sono le piccole sorgenti che scendono nei pressi e che portavano un tempo l'acqua direttamente nelle case sottostanti.
La stampa misura 6x8,3 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Nel 1774 l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria introdusse l’obbligo scolastico dai 6 ai 12 anni ma il Principato Vescovile di Trento non adottò subito questa norma poiché troppo onerosa. Non sappiamo quando fu attivata la scuola di Covelo, ma nella descrizione del distretto di Vezzano del 1834, Carlo Clementi confermò la presenza di una scuola anche a Covelo.
Le leggi austrungariche del 1868/69 innalzarono poi l'obbligo scolastico a 14 anni.
Come spesso succedeva, anche a Covelo la scuola si teneva presso la canonica, fin quando la numerosità impose l'uso di un'altra aula presso una casa privata. A cavallo fra 1800 e 1900 venne costruito un edificio autonomo costituito di un'unica grande aula, con sotto il caseificio sociale e la sede dei vigili del fuoco e nel sottotetto un magazzinol per la legna da riscaldamento. Gli alunni di Covelo erano però numerosi per cui una parte di loro (i più piccoli) continuò a frequentare la scuola presso la canonica.
Il 27 aprile 1959 venne poi inaugurato un nuovo edificio con la presenza di due classi e l'appartemantino per l'insegnante, già frequentato fin dall'inizio dell'anno scolastico.
Nel 1969 presero il via in tutto il Trentino i Centri Scolastici che unirono in un'unica struttura più sedi vicine. Fu così che anche la scuola di Covelo venne chiusa e i 19 alunni che la frequentavano furono trasferiti a Terlago. L'edificio è poi stato raso al suolo e ricostruito come casa sociale ora utilizzata come negozio cooperativo, sede degli alpini e sala sociale.
Ezio Verones col bue e Augusto Cappelletti ("mamao" poiché della famiglia dei "mamavi") con l'aratro sono impegnati nell'aratura in località Vanic verso Maso Ariol.
La datazione è approssimativa.
La stampa misura 5,5x8 cm ed è circondata da un ampio bordo bianco dentellato con una cornice rialzata al su interno.
Gli scolari di Covelo di Terlago, dalla 4^ classe in su, col maestro Renzo Mattivi, si esibiscono al Teatro Sociale per la rassegna "Campanile d'Oro"; l'anno successivo lo faranno a Bolzano guadagnando una ottima posizione in classifica.
Il "Campanile d'Oro" era un concorso radiofonico della RAI (Anni '50) di grande popolarità che contrapponeva le regioni italiane.
La stampa misura 9,2x13,3 cm ed ha un bordo bianco.