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Luogo, edificio, infrastruttura
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Malga di CiagoLa Malga Gazza è situata nel comune di Vallelaghi, a 1570 mslm, nel cc di Ciago I ed è di proprietà comunale. Si trova sul versante ovest del Gagia ( Monte Gazza), verso Molveno e, è stata costruita, a quanto si tramanda, in sostituzione di una precedente che si trovava ai "Stabi" tra la Valle di San Giovanni e Malga Covelo, dalla "società bestiami e caselo" di Ciago che l'ha gestita, affittandola poi negli ultimi anni di attività agli allevatori di Molveno. Dismessa nel 1946, è stata abbandonata. Nel 1962 i volontari di Ciago hanno compiuto dei lavori di manutenzione all'edificio così da poter essere utilizzato dalle famiglie che volevano passare qualche giorno in montagna; è diventata allora "Rifugio Gazza" come campeggia sulla facciata principale. Tra il 1979 e il 1984 è stata affidata alla Ditta Bovara di Bolzano, insieme alla circostante "selva" per la produzione di mugolio, a condizione di una sua ristrutturazione. La ditta ha lasciato il luogo in condizioni pessime e da allora è inutilizzata. Il Comune ha svolto lavori di manutenzione per salvaguardarla ed è aperta ai passanti che vi si possono rifugiare in caso di necessità, anche se il mancato utilizzo porta inevitabilmente con sé il degrado. Sulla strada dal Passo di San Giovanni alla malga c'è la piccola sorgente denominata "El Piocio", che come lascia intendere il nome è avara d’acqua e spesso asciutta. Un centinaio di metri dopo, si arriva a "La re" dove sono state costruite delle opere di presa per captare l’acqua di 3 sorgenti vicine. La vasca di deposito accanto alla strada ha la sorgente circa 50 metri sopra e veniva sfruttata per alimentare anche l’abbeveratoio della malga grazie a tubature in ferro; quella circa 15-20 metri sopra la strada era usata come abbeveratoio ed il pozzetto subito sopra era d’uso potabile; su questo pozzetto c’è la croce di confine fra Lon e Ciago. Aveva diritto di abbeveraggio a "La Re" anche la Malga di Covelo. Poco oltre la malga si incontra l’albi "del Casimiro", la vasca in muratura che raccoglie la piccola quantità d’acqua sgorgante dalla roccia soprastante. Lungo il sentiero tra la malga ed il confine di Molveno, vi è un tratto pianeggiante dove si incontrava l’"Acqua della Tagola", una pozza adibita ad abbeveratoio, ora ricoperta dall’erba. Infine vi erano gli "Albi de Molven", costruiti sul territorio del Comune di Molveno ma alimentati da una sorgente sgorgante da un ghiaione sul territorio del C.C. di Ciago e per questo utilizzati sia dalla malga di Molveno che da quella di Ciago. --- Bibliografia: - Callegari Giuliana, Gentilini Lara e Margoni Rosetta, La vita sulle nostre montagne - Le malghe, IN: Vezzano notizie dai sette paesi, Vezzano (TN), A. 16, n.3, dic. 2002, pp. 23-24 - Margoni Rosetta, Grazioli Diomira e Parisi Ettore, L’acqua nel Comune di Vezzano - 6. L’acqua in Montagna - 6.3 La Malga di Ciago, IN: Il Libro delle Acque, Associazioni Culturali della Valle dei Laghi 2008, pp. 312-315
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Malga di CoveloLa malga di Covelo è situata nel comune di Vallelaghi, a 1781 mslm sul Monte Gazza, in località Cancanù, nel cc di Covelo ed è di proprietà comunale. Viene utilizzata per l'alpeggio da metà giugno a metà settembre circa. È costituita di due grandi edifici disitinti, la stalla e la "casèra" e poco distante di una piccola stalla per le capre. Non sappiamo quando è stata costruita quella attuale, né se la malga di Covelo sia sempre stata nello stesso posto, ma la Carta di Regola del 1421 "Riguardo la casa da costruire in Gazza" al cap. 16 dice che "qualunque uomo residente nella villa di Covelo debba andar alla casa sul Gazza per lavorare e in detta casa o nel luogo predetto, quando gli venga notificato dal saltario o in altro modo: pena 20 soldi". Sulla mappa storica d'impianto del 1860 è seganta. Nel 1913, poco sotto, vicino al bivio, è stato realizzato un deposito dell’acqua a servizio degli albi alimentato da una sorgente. Nel 1954, accanto alla malga è stata costruita una piccola cappella alpina dedicata alla Madonna presso al quale viene celebrata la santa messa a ferragosto. Nel 1959 la malga è stata ristrutturata. Tra le rocce dei dintorni è facile avvistare le marmotte (una è visibile anche sulla stalla delle capre nella foto allegata). --- Bibliografia: - Bosetti Mariano, Depaoli Verena, Prati Guido, Statuto di Covelo IN: Statutum Covali e Trilaci Dagli esordi degli ordinamenti comunitari tra documenti, studi e racconto, Terlago (TN) : Comune di Terlago 2010 , pp. 211-216 - AAVV, Da Pedegaza a Vallelaghi: memorie fotografiche delle 11 Frazioni, Vezzano (TN) : Comune di Vallelaghi 2017, pag. 84
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Monte RanzoIl Monte Ranzo occupa la parte meridionale del gruppo Gazza-Paganella dai paesi di Ranzo (739 m slm) e Margone (947 m slm), arrivando alla cima a quota 1835 e scendendo poi fino alla Valle di San Giovanni. Lo attraversa una strada forestale altamente panoramica (sentiero SAT 602) ed altri sentieri minori. Verso Sud-Est si può godere di una magnifica vista sulla Valle dei Laghi ed il Lago di Garda; verso Nord Est in lontananza sul Lagorai; verso Ovest sul Bleggio, sulla catena del Brenta e il lago di Molveno; verso Nord sulla Valle di San Giovanni e le successive cime del Gazza-Paganella. La vasta prateria sulla sommità ospita una flora variegata ed in primavera è un tripudio di colori; intorno ad essa troviamo la mugheta e i boschi un tempo sfruttati da boscaioli, carbonai e "calcheròti". La presenza di diverse doline mette in luce la sua costituzione carsica; nel sottosuolo una rete intricata di gallerie è stata solo parzialmente esplorata attraverso la "Grotta 1100 ai Gaggi". Gli uomini vi hanno costruito nel tempo ben tre malghe per l'alpeggio, baite per la fienagione, trincee e punti di avvistamento in tempo di guerra. Ad oggi, oltre che per l'alpeggio, il monte Ranzo viene molto utilizzato da chi pratica trekking, mountain bike, parapendio, ciaspole, sci alpinismo.
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Malga GazzaLa Malga Gazza è situata nel comune di Vallelaghi, a 1550 mslm, nel cc di Margone ed è di proprietà comunale. Viene chiamata anche malga di Ranzo poiché costruita in sostituzione dell'omonima malga posta pochi metri più in basso. È costituita di due edifici disitinti, la stalla e la "casèra". Come quella vecchia, la malga di Gazza, è stata gestita fin dall'inizio dagli allevatori di Ranzo, finquando, nel 1977, per far fronte ai necessari lavori di ristrutturazione avvalendosi di finanziamenti provinciali, la sua gestione è passata alla Federazione degli Allevatori Trentini. Nel 2021 sono iniziati i lavori di ristrutturazione per l'utilizzo a scopo agrituristico ed ospita soprattutto pecore. --- Bibliografia:
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Malga di RanzoLa Malga di Ranzo è situata nel comune di Vallelaghi, a 1500 mslm, nel cc di Ranzo ed è di proprietà comunale. Non sappiamo se sia di questa malga che parla la carta di regola di Ranzo del 1775, né quando essa sia stata costruita. Completamente abbandonata è stata sostituita da una nuova struttura realizzata poco sopra. Nel 1997 è stata recuperata grazie alla collaborazione tra la locale Associazione Cacciatori ed il Comune. È stato restaurato l'avvolto e vi è stato ricostruito sopra un piano ad uso di servizio con anche un spazio coperto a disposizione di eventuali viandanti colti dal maltempo. Viene utilizzata in principalmodo dai memebri del'associazione che con opera di volontariato hanno eseguito i lavori. Accanto alla malga c'è un’ampia pozza d’acqua chiamata "Le Pozade" che però talvolta si asciuga; in primavera vi si trovano numerose catene di uova di rospo e di conseguenza poi i girini. Seguendo il sentiero che parte poco sotto il parcheggio e taglia la costa, si trovano due manufatti in pietra che convogliano l’acqua sorgiva (0,1 l/s) in un invaso circolare di terra ricco di flora acquatica. --- Bibliografia:
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Malga BaelMalga Bael è situata nel comune di Vallelaghi, a 1090 mslm, nel cc di Ranzo ed è di proprietà comunale. Fu don Alfonso Amistadi, curato di Ranzo dal 1893 al 1930, che convinse il comune di Ranzo a comperare dai Sommadossi Ghislotti di Castel Toblino i loro prati di Bael per fondarci la nuova malga. Ci furono poi controversie per l'uso dell'acqua reclamata anche da quelli di Margone e, sul libro delle acque troviamo che "Il Sig. Rinaldo Gregori, classe 1915, ricorda che nel 1921 è andato di notte con la nonna a prendere l’acqua alla fontana della malga di Bael, attraverso il sentiero delle “Cruze”", restringendo così il possibile periodo della sua costruzione. Fino agli inizi degli anni '70 del 1900 veniva usata da quelli di Ranzo per un primo periodo di monticazione delle mucche, prima di raggiungere malga Gazza, e per un ultimo periodo, prima di rientrare in paese. Nel 1926 vennero eseguiti lavori di restauro per fare fronte ai danni subiti in periodo di guerra, tra essi troviamo la “costruzione di una vasca di presa di un abbeveratoio nella malga Bael L. 1135.78". Dalle foto e documenti qui allegati possiamo vedere le cattive condizioni in cui versava nel 1978, quando vi sono state fatte delle opere per evitarne il disfacimento. Nel 1985 in prossimità della malga è stato costruito un deposito antincendio alimentato da due sorgenti che venivano utilizzate un tempo a servizio esclusivo della malga. Il recupero della malga è poi stato preso in mano nel 2001 ed i lavori di restauro sono stati ultimati nel 2004. Da allora viene data in gestione a privati per uso agricolo tramite gare di appalto pluriennali.
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Malga PianMalga Pian si trova a Vigo Cavedine ad un altitudine di 836 m. È circondata da un'ampia distesa prativa e da imponenti e secolari castagni, conifere e faggi. La malga, ristrutturata, serve ora come rustico d'abitazione ed è di proprietà della Vicinia Donego, dal monte e dalla selva omonimi, esempio antico di gestione collettiva del territorio.
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Ex Malga LagoloSi trova a Lagolo, sul comune catastale di Lasino. Attualmente è una casa sociale gestita dal comune di Madruzzo. La Casara della Malga di Lagolo fu costruita nel 1905 su iniziativa di Baldassare Pisoni, capocomune di Lasino, e Lodovico Pedrini, presidente dello storico Consorzio agrario di valle. La transumanza del bestiame avveniva all’inizio di giugno e terminava alla fine di settembre. Generalmente la mandria era formata da 50 - 60 capi, provenienti principalmente da Lasino, ma anche dalle Sarche, Pergolese, Calavino e Castel Madruzzo. Con il boom industriale degli anni '60 la malga cessò il suo servizio e nel 1967 divenne la casa forestale di Lasino. Il grande capannone che serviva da stalla per il ricovero delle bestie, poco distante, fu trasformato negli anni sessanta in una spaziosa e austera chiesa. --- Approfondimenti: Chemotti Tiziana, La malga di Lagolo, pp. 198-199 IN:
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Malga di CavedinePosta sul Monte Bondone, nel territorio di Cavedine (Laguna-Musté I) è stata ristrutturata nel 2017.
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Torbiera delle VioteÈ una Riserva Naturale Provinciale e Zona Speciale di Conservazione - Codice Rete Natura 2000: IT3120050. Si trova sul Monte Bondone, sull'altopiano delle Viote, nel Comune di Trento e copre un'area di 24 ettari. È una zona umida circondata da praterie, originatasi dall'intorbamento di un vasto lago al termine del periodo glaciale. La torbiera rappresenta l'habitat ideale per la riproduzione di anfibi, quali rospi e rane di montagna, per la vita di un gran numero di invertebrati, fra i quali il coleottero acquatico (Agabus nebulosus) è stato rinvenuto solamente qui in Trentino, e di interessanti specie botaniche. --- Per approfondimenti visita:
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Aula all'aperto di archeologiaL’aula all’aperto di archeologia è stata realizzata all’interno del progetto SI.VAL (acronimo di Sazio Immersivo Valle dei Laghi) - educazione all’aperto, insieme all’aula di geologia ed a quella di natura, nell'anno scolastico 2023/24, grazie alla collaborazione di Ecomuseo della Valle dei Laghi, Istituto comprensivo della Valle dei Laghi, Soprintendenza per i beni e le attività culturali della P.A.T, Comunità della Valle dei Laghi, Comune di Cavedine, con finanziamento Caritro. La classe terza della Scuola Primaria di Calavino, la classe quarta della Scuola Primaria di Cavedine, un gruppo opzionale della Scuola Secondaria di Primo Grado di Cavedine e le esperte Archeologhe della Soprintendenza per i beni e le attività culturali della P.A.T, Luisa Moser, Mariaraffaella Caviglioli, Mirta Franzoi, sono i protagonisti che hanno progettato e realizzato i contenuti dell’aula, selezionato quelli da porre sui pannelli e condiviso altro materiale nell’aula virtuale ospitata dall’Archivio della Memoria della Valle dei Laghi, collegata all’aula fisica tramite qr-code. Le Archeologhe hanno coinvolto gli alunni nell’apprendere gli aspetti principali del metodo dell’indagine archeologica per poi utilizzarlo in modo autonomo nella ricerca di informazioni relative alle principali scoperte archeologiche realizzate sul loro territorio, diventando protagonisti nella ricerca. Nei pannelli troverete in che cosa consiste il lavoro dell’archeologo, dallo scavo, allo studio e all’interpretazione finale dei dati, siano essi reperti o strutture. I bambini hanno proposto delle interviste ai nonni per conoscere i ritrovamenti e le tracce del passato sul territorio. Infine hanno rielaborato le informazioni raccolte attraverso la proposta di giochi e quiz. A questo seguono i dati relativi alla presenza dei Romani sul territorio, partendo dai toponimi che possono costituire un importante indizio, per poi soffermarsi sulle tracce di abitazioni e sul ruolo della valle come importante via di comunicazione tra l’area gardesana e la valle dell’Adige dove dominava la città di Tridentum. Attraverso attività strutturate in aula e lungo il percorso archeologico di Cavedine, gli studenti hanno imparato a riconoscere gli elementi distintivi del paesaggio che li circonda, leggendo le tracce e i segni lasciati dall’azione delle comunità umane, dalla natura e dal tempo e provando a immaginare possibili paesaggi futuri. Hanno poi proposto il geocaching come modalità alternativa per osservare con attenzione il paesaggio attraverso la ricerca di alcuni punti di interesse archeologico. I pannelli propongono inoltre un collegamento anche alle altre aule così da presentare il paesaggio e l’ambiente della Valle dei Laghi dai punti di vista geologico, archeologico e naturalistico e invitano alla riflessione sul futuro che vorremmo. Un’attenzione particolare è stata rivolta all’accessibilità attraverso l’uso della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) ed una breve presentazione è stata fatta anche in lingua inglese. Accanto ai pannelli, delle sedute con tronchi naturali ed un bug hotel completano l’arredamento dell’aula. Essa può essere utilizzata dalle scuole per la didattica outdoor, che vede nell’ambiente naturale un contesto di apprendimento privilegiato, ed anche da famiglie e viaggiatori, come punto di arrivo o di partenza per esplorare il territorio circostante. Nell'aula virtuale collegata trovano spazio gli stessi contenuti dell'aula fisica ed altri riguardanti la Valle dei Laghi su questa tematica:
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Aula all'aperto di naturaL’aula all’aperto di archeologia è stata realizzata all’interno del progetto SI.VAL (acronimo di Sazio Immersivo Valle dei Laghi) - educazione all’aperto, insieme all’aula di geologia ed a quella di natura, nell'anno scolastico 2023/24, grazie alla collaborazione di Ecomuseo della Valle dei Laghi, Istituto comprensivo della Valle dei Laghi, Comunità della Valle dei Laghi, Comune di Madruzzo, Bacino Imbrifero Montano Sarca Mincio Garda, con finanziamento Caritro. Le classi seconda, terza, quarta e quinta della Scuola Primaria di Sarche, due gruppi opzionali della Scuola Secondaria di primo grado di Vezzano, l’esperto naturalista Dott. Alessandro Marsilli, sono i protagonisti che hanno progettato e realizzato i contenuti dell’aula, selezionato quelli da porre sui pannelli e condiviso altro materiale nell’aula virtuale ospitata dall’Archivio della Memoria della Valle dei Laghi, collegata all’aula fisica tramite qr-code. Durante gli incontri sono stati individuati alcuni tematismi in ambito naturalistico, ambientale e paesaggistico come il viaggio della Sarca, gli animali della Valle dei Laghi, le modificazioni e l’interpretazione del paesaggio. Interventi in classe ed uscite sul territorio hanno dato l’opportunità ai ragazzi di conoscere ed approfondire la loro conoscenza della Valle e di realizzare il materiale ora a disposizione di tutti. La storia di Merlino vi racconterà il viaggio della Sarca. Tre ambienti, il fiume, la campagna e le pendici rocciose e boscate vi faranno conoscere alcuni degli animali presenti. Infine alcune “pillole di memoria” vi ricondurranno a pensieri e storie di vita antiche, ma anche a ciò che desiderano i giovani per il futuro della Valle dei Laghi. I pannelli propongono inoltre un collegamento anche alle altre aule così da presentare il paesaggio e l’ambiente della Valle dei Laghi dai punti di vista geologico, archeologico e naturalistico e invitano alla riflessione sul futuro che vorremmo. Un’attenzione particolare è stata rivolta all’accessibilità attraverso l’uso della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) ed una breve presentazione è stata fatta anche in lingua inglese. Accanto ai pannelli, delle sedute con tronchi naturali ed un bug hotel completano l’arredamento dell’aula. Essa può essere utilizzata dalle scuole per la didattica outdoor, che vede nell’ambiente naturale un contesto di apprendimento privilegiato, ed anche da famiglie e viaggiatori, come punto di arrivo o di partenza per esplorare il territorio circostante. Nell'aula virtuale collegata trovano spazio gli stessi contenuti dell'aula fisica ed altri riguardanti la Valle dei Laghi su questa tematica:
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Aula all'aperto di geologiaL’aula all’aperto di geologia è stata realizzata all’interno del progetto SI.VAL (acronimo di Sazio Immersivo Valle dei Laghi) - educazione all’aperto, insieme all’aula di archeologia ed a quella di natura, nell'anno scolastico 2023/24, grazie alla collaborazione di Ecomuseo della Valle dei Laghi, Istituto comprensivo della Valle dei Laghi, Comunità della Valle dei Laghi, Comune di Vallelaghi, con finanziamento Caritro. Le classi seconda e terza della Scuola Primaria di Terlago, la classe quarta della Scuola Primaria di Vezzano, un gruppo opzionale delle classi terze della Scuola Secondaria di primo grado di Vezzano, l’esperta geologa Angela Castagna sono i protagonisti che hanno progettato e realizzato i contenuti dell’aula, selezionato quelli da porre sui pannelli e condiviso altro materiale nell’aula virtuale ospitata dall’Archivio della Memoria della Valle dei Laghi, collegata all’aula fisica tramite qr-code. Con dei percorsi di presentazione creati ad-hoc per ogni età, agli studenti è stata introdotta la geologia del Trentino e in particolare della Valle dei Laghi e la formazione dei pozzi glaciali. Questo ha dato modo a tutti i ragazzi coinvolti di poter ampliare ed approfondire le loro conoscenze di Scienze della Terra e soprattutto della geologia della Valle in cui vivono. Sui pannelli ci sono informazioni che partono dalla geologia del Trentino e dei punti di interesse geologico del Trentino in generale e della Valle dei Laghi in particolare ed infine informazioni sui pozzi glaciali ed Antonio Stoppani. Alla fine di ogni colonna c’è un simpatico gioco pensato dai ragazzi. I pannelli propongono inoltre un collegamento anche alle altre aule così da presentare il paesaggio e l’ambiente della Valle dei Laghi dai punti di vista geologico, archeologico e naturalistico e invitano alla riflessione sul futuro che vorremmo. Un’attenzione particolare è stata rivolta all’accessibilità attraverso l’uso della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) ed una breve presentazione è stata fatta anche in lingua inglese. Accanto ai pannelli, delle sedute con tronchi naturali ed un bug hotel completano l’arredamento dell’aula. Molto interessante è anche la raccolta di minerali catalogati e messi a disposizione dal Muse nell'aula didattica del vicino Casino di Bersaglio degli Schützen. Essa può essere utilizzata dalle scuole per la didattica outdoor, che vede nell’ambiente naturale un contesto di apprendimento privilegiato, ed anche da famiglie e viaggiatori, come punto di arrivo o di partenza per esplorare il territorio circostante. Nell'aula virtuale collegata trovano spazio gli stessi contenuti dell'aula fisica ed altri riguardanti la Valle dei Laghi su questa tematica:
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Sentiero artistico "Il bosco racconta"Questo breve percorso artistico, sul limitare di Margone, si snoda dalla cappella di Sant'Antonio fino al cimitero del paese e ripercorre l'antica strada di accesso ai campi, oggi perlopiù dedicati alla fienagione e conservati grazie alla pratica dello sfalcio. Lungo l'itinerario sono state disposte sei opere scultoree in legno, raffiguranti personaggi e antichi mestieri che hanno lasciato una traccia profonda nell'immaginario collettivo locale, realizzate da altrettanti artisti dell'Associazione Intagliatori del Legno della Valle di Cembra. Il sentiero è breve ed adatto alle famiglie; all'inizio si addentra in un bosco misto di faggi, carpini e pini, poi costeggia i campi. Un pannello illustrativo, posto ad ambedue le estremità del percorso, descrive e motiva ogni personaggio. È stato creato nell'agosto 2018 a cura della Pro Loco, con il sostegno economico del Comune di Vallelaghi, della Comunità della Valle dei Laghi e della Provincia Autonoma di Trento. Nell'agosto 2019 è stata poi realizzata la scultura di un orso all'entrata del paese. Le opere scultoree sono qui mappate:
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Sentiero Margone - Bael - RanzoIl vecchio sentiero delle Cruze parte da Margone, presso il capitello sulla curva che circonda il paese, sale ripido ed a tratti esposto offerendo magnifiche visuali, si inoltra nel bosco e scende fino a malga Bael. Da lì prosegue per Ranzo su sentiero nel bosco in parte selciato. Da Ranzo a malga Bael è poi stata realizzata una strada forestale in parte cementata così da poter essere percorsa dai mezzi a motore autorizzati.
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Finestra galleria Val di RanzoFinestra usata per la manutenzione della galleria di derivazione Ponte Pià - Santa Massenza. Accanto vi è un pannello illustrativo.
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La Madonna dei sassiNel centenario della frana caduta dalle "Cruze al tof dela confin" durante una precessione delle rogazioni, come ricordato in un quadro ex-voto esposto nella chiesa di Ranzo, è stato inaugurato il monumento dedicato alla Madonna dei sassi, scolpito nella pietra da Aldo Rigotti, artista del luogo. Bibliografia:
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Sentiero Margone-RanzoL'antico impervio tracciato che univa Margone e Ranzo è ora parte del Sentiero SAT 627 di San Vili e nella parte centrale trasformato in SP 18 DIR Ranzo. Da Margone si prende subito prima della grande curva della strada che delimita il paese, si scende passando accanto al fitodepuratore delle acque reflue dell'abitato, si giunge sulla provinciale e la si segue fino a reincontrare il sentiero che scende alla "Madonna dei sassi" e arriva poi tranquillo a Ranzo. Oltre a congiungere i due paesi, fino alla costruzione della strada nuova, era un tempo utilizzato da quelli di Margone per raggiungere Toblino o il Banale via Ranzo, e da quelli di Ranzo per raggiungere Vezzano via Scal. Veniva usato anche per le rogazioni che Margone e Ranzo condividevano; un quadro ex-voto conservato nella chiesa di Ranzo illustra una frana avvenuta nel 1890 proprio su questo sentiero. A 100 anni da quell'evento, per ricordarlo è stata realizzata la "Madonna dei sassi". --- Bibliografia
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Strada Toblino-RanzoDetta anche strada di Paone o della Valbusa, dalle località che attraversa, era l'unica strada di collegamento di Ranzo al fondovalle prima della costruzione dell'attuale SP18 nei primi anni '50 del novecento. Quando questa viene chiusa per manutenzione è ancora la strada per Castel Toblino ad essere utilizzata, seppure a senso unico alternato. Parte dal viale alberato di fronte a castel Toblino, fiancheggia una casa colonica che per secoli è stato un mulino, e si inerpica poi nella forra del rio Ranzo o Val Busa, che nella parte alta è asciutto e lascia allo scoperto un pozzo circolare. Lungo la risalita si incontra una palestra di roccia e deviazioni che portano al sentiero della Madruzziana verso Santa Massenza, alla finestra di servizio della condotta forzata Ponte Pià - Santa Massenza, al sentiero naturalistico del Monte Oliveto panoramico sul lago di Toblino. Ogni punto di interesse è ben presentato da relativa cartellonistica. Prima di arrivare a Ranzo si incontra anche l'impianto di fitodepurazione delle acque reflue dell'abitato e quindi si giunge in paese. --- Bibliografia
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Capitello a Santa BarbaraCostruito nel 1947 dai minatori impegnati nello scavo delle gallerie sulla strada Lon-Margone, a servizio della Centrale Idroelettrica di Santa Massenza, per venerare la loro Santa protettrice ed averla vicina. Santa Barbara, secondo il culto, rinchiusa in una torre dal padre è stata martirizzata e poi uccisa dal padre stesso per aver abbracciato la fede cristiana; il suo collegamento ai minatori ed ai vigili del fuoco si deve al fatto che le fiamme accese ai suoi fianchi si spengono subito, mentre il padre, dopo averla uccisa, viene incenerito da un fulmine a ciel sereno. --- Bibliografia:
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Pozzo piezometrico presso maso RualtCostruito a servizio della Centrale Idroelettrica di Santa Massenza quale vasca di espansione. L'altitudine è la stessa del Lago di Molveno cosicché l'acqua che dal lago di Molveno raggiunge le saracinesche a Santa Massenza, arrivata in fondo alla condotta forzata, risale il pozzo per il principio dei vasi comunicanti, evitando così che le stesse siano sottoposte ad una pericolosa sovrapressione. Con la visione dall'alto è riconoscibile la grande forma circolare. La costruzione della strada per raggiungerlo dal fondovalle è stata di fondamentale importanza per gli abitati di Margone e Ranzo.
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Grotta 1100 ai GaggiLa Grotta 1100 ai Gaggi venne intercettata casualmente nel 1947 durante i lavori di perforazione dei tunnel che convoglia le acque dei Lago di Molveno alla centrale idroelettrica di S. Massenza. Per accedere alla grotta si deve percorrere per 500 m il traforo dell'Enel, sulla strada per Ranzo in località Gaggi, e quindi si procede per 1100 metri nella condotta forzata. Traversando una porta stagna, si giunge così a questa straordinaria grotta per raggiungere la quale non c'è un accesso naturale. Essa si sviluppa proprio al centro della montagna, sotto il punto di massima elevazione del monte Ranzo (dove l'abbiamo posizionata in mappa), in leggero degrado in direzione del Lago di Molveno. Gli speleologi possono entrarvi, col permesso dell'Enel, solo quando viene svuotato il Lago di Molveno e la condotta forzata è perciò libera dall'acqua; tale occasione si è per ora verificata solo tre volte: nel 1948, 1981, 1992. Quando le occasioni di accesso ad una grotta sono così rare, gli speleologi sfruttano il poco tempo disponibile arrivando a 10/12 ore di permanenza continua in grotta; per ora sono riusciti a perlustrarne circa 2 km, incontrando sale, strettoie, cunicoli, cumuli di frana, torrenti, laghi, cascate, pozzi, sifoni, camini. All'interno della grotta scorre circa un metro cubo di acqua al secondo e non ci è dato di saper dove vada a finire, non si è riscontrata nessuna forma di vita, ma una elevata presenza di sostanza organica. --- Bibliografia:
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Finestra ai 5 roveriIn località "5 roveri", nel territorio del Comune catastale di Fraveggio, sulla strada per Margone/Ranzo, a 685 metri di quota, si apre la galleria principale di servizio alla condotta forzata Molveno-Santa Massenza. La denominazione indicata sul cartello al cancello è "camera valvole 5 ROVERI". Nello spiazzo antistante la finestra c'è un edificio con un piccolo ripetitore radio in uso ai vigili del fuoco e una cabina di trasformazione elettrica accanto alla quale si imbocca la parte alta del sentiero dello Scal.
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Finestra ai GaggiSi tratta di una "finestra" di scarico per il materiale di risulta dello stato di avanzamento dello scavo della condotta principale che dal Lago di Molveno arriva fino alla centrale di Santa Massenza. Parte del materiale estratto ha formato un grande piazzale davanti alla finestra stessa e la grande massa di materiale è visibile da lontano. In un primo tempo era raggiungibile tramite teleferica da Vezzano, poi è stata realizzata una strada camionabile; ora il tratto che si discosta dalla SP18 è una strada forestale barrierata. Nel 1947, durante i lavori di scavo è stata intercettata nel bel mezzo della montagna una grotta naturale, poi denominata "1100 ai Gaggi". Nel 1951 una frana ha provocato la morte di due operai: il ventenne Luciano Zuccatti ed il quarantenne Cosimo Fucci. Lo stesso anno il cinquantatreenne Maurizio Paissan è morto di infarto mentre saliva ai Gaggi in bicicletta per andare a lavorare nelle gallerie (una lapide sul posto lo ricorda). Attualmente viene utilizzata solamente come finestra d'ispezione. --- Fonti:






















