Veduta in bianco e nero di Ranzo con il monte Gazza sullo sfondo, ipoteticamente scattata dal Dain Piccolo.
La datazione si ipotizza per l'assenza dell'attuale strada di collegamento al paese (costruita negli anni '50) e per l'evidenza dei sentieri che salgono verso malga Bael e il monte Gazza. Anche la presenza del francobollo italiano da 10 centesimi (posizionato sul fronte, nell'angolo in basso a sinistra) contribuisce ad ipotizzare la datazione.
La cartolina è viaggiata, non è annotata la data; è presente il bollo delle Poste Italiane da 10 centesimi, il timbro di spedizione non è più visibile. Dimensioni 15x10cm.
Il titolo dato dal fotografo fa pensare al viaggiatore che dal Banale raggiungeva Sarche via Ranzo.
Veduta dell'interno della chiesa di San Vigilio e Valentino dalla navata. Sono presenti gli elementi che caratterizzavano le chiese prima del concilio vaticano secondo (1962-65): il pulpito destinato alla predicazione, le balaustre che delimitavano il presbiterio, l'altare verso il quale il parroco celebrava la messa dando la schiena ai fedeli. si vede esposta, pronta per la processione, la Madonna del Rosario la cui ricorrenza si celebra il 7 ottobre, così come un gonfalone con la Madonna ed una bandiera tricolore a bande orizzontali, presumibilmente quella della Provincia Autonoma di Trento che fa supporre una ricorrenza particolare a noi non nota.
Stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Vezzano m. 386 (Trentino) Interno della Chiesa" ed il timbro "Foto CINE N. 3379 TRENTO".
Foto dell'interno della chiesa di San Vigilio e Valentino. La foto è stata scattata prima del 1925 anno di spedizione della cartolina, come si evince dal timbro sul retro. Sono presenti gli elementi che caratterizzavano le chiese prima del concilio vaticano secondo (1962-65): il pulpito destinato alla predicazione, le balaustre che delimitavano il presbiterio, l'altare verso il quale il parroco celebrava la messa dando la schiena ai fedeli.
Cartolina che ritrae la chiesa di San Vigilio e Valentino con prospettiva laterale da sud-ovest. La data della foto è compresa tra il 1909 quando è stata costruita la nuova chiesa e il 1919 quando è stata spedita la cartolina.
Video 1: Amerigo Pederzolli esegue la melodia mentre i nipoti lo ascoltano per impararla
Video 2: il nipote Andrea Pederzolli esegue la melodia completa. La melodia è fissata, ma è dato spazio anche a improvvisazioni sul tema.
Il campanò viene suonato alla vigilia della festa, nel pomeriggio, verso le 13.30 e i suonatori si scambiano tra loro con brevi pause fino alle 14.30.
Una volta la tastiera era in fondo al campanile e venivano agganciate lunghe corde che tiravano le campane (non il batacchio); sono ancora visibili infatti nella tromba delle scale del campanile i fori dove passavano le corde.
Gina Tozzi, classe 1935, esprimendosi in dialetto trentino, ci racconta del suo percorso artistico: una passione nata in tenera età, messa da parte per qualche anno per i numerosi impegni in famiglia e nel lavoro (moglie e madre, benzinaia, autista, ragioniera), ripresa con successo e compagna di vita anche nella vecchiaia.
I video della mostra sono stati gentilmente messi a disposizione da Sandra Martinelli, la foto finale del Lago di Ledro è di Flaviana Miori, la locandina è di ArteLaghi, la musica di sottofondo è "Go to Sleep My Little One" di Doug Maxwell; Media Right Productions".
Panoramica di Ciago con in primo piano la vecchia strada per Lon situata leggermente più in basso rispetto all'attuale. Si intravede il tetto del cosiddetto "baracon" demolito nel 1966 al fine di realizzare la "nuova piazza" come documentato in
Cartolina viaggiata in bianco e nero raffigurante tre panoramiche di Ciago e uno scorcio della "piazza" con la bottega aperta e la fontana in pietra. La datazione è precedente al 1960, anno di chiusura della bottega, considerato che nell'immagine la bottega è aperta.
La cartolina è viaggiata del 1975.
Fotografia raffigurante il capitello di San Rocco, i mulini Cappelletti, Eccel e Zuccatti, la scuola, la canonica e la Chiesa di San Lorenzo. La datazione è stimata in base al confronto con altre cartoline.
Stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Ciago m. 573 (Trentino) Panorama" ed il timbro "Foto CINE N. 9195 TRENTO".
Cartolina non viaggiata, in bianco e nero, dimensioni: 10 x 7 cm.
Il formato della cartolina e la presenza di pali della luce fa ipotizzare una datazione tra gli anni 10 e 20 del 1900.
Lo scatto raffigura un gruppo di case di Padergnone.
Si intravedono due pali della luce che fanno pensare alle linee elettriche Fies-Trento realizzate nel 1908/09.
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Approfondimento
Condividiamo con piacere le preziose informazioni storiche che ci ha inviato Silvano Maccabelli osservando questa fotografia:
In questa panoramica orientale del paese s'intravede, in primo piano al centro, il retro semidiroccato di Casa Walzl, poi ristrutturata nei primi anni Cinquanta.
Più importanti sono gli elementi architettonici siti accanto al campanile sulla destra della foto.
L'edificio che si vede nella foto immediatamente accanto al campanile venne distrutto da un incendio nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, fu demolito ed oggi al suo posto c'è un giardino privato.
(Si tratta di quello che un tempo era il "civico n. 56" acquistato all'incanto presso il Giudizio Distrettuale di Vezzano nell'agosto del 1882 dal curato padergnonese Domenico Pozzi in qualità di amministratore del "Fondo per l'ampliamento della chiesa curaziale" del paese. Dieci anni più tardi, nel 1892, era pronto pure il progetto, opera di don Donato Perli, allora cooperatore presso la chiesa decanale di Calavino, e poi curato di Vezzano. Il "Comitato pro ampliamento chiesa", tuttavia ebbe vita breve a causa di forti contrasti nel suo seno, e solo nel 1907, col patrocinio del nuovo curato don Vigilio Tamanini, ne poté vedere la luce una nuova edizione, che si affidò al progetto dell'architetto Mario Sandonà. Fu poi la guerra a porre fine anche a questo secondo "Comitato", che tuttavia risorse ancora una volta dalle sue ceneri nel 1924, sotto la guida del curato don Giuseppe Tamanini, riuscendo però soltanto a portare a termine esclusivamente alcune piccole modifiche, che gli fruttarono pure una denuncia di cui dovette rispondere davanti al Pretore del mandamento di Vezzano, nell'aprile del 1925, per avere operato senza la necessaria autorizzazione delle competenti Autorità. Contrapposizioni assortite all'interno del "Comitato pro ampliamento chiesa" perdurarono anche prima e dopo la seconda guerra, quando venne approntato un nuovo progetto di ampliamento da parte del Sandonà. Questo stato di cose portò diritto all'idea di sostituire il progetto di ampliamento con quello della edificazione ex novo, a proposito della quale il parroco don Luigi Flaim riuscì a porre la "prima pietra" della nuova chiesa nel luglio del 1964.)
L'edificio che vediamo aggettato ad est di quello appena descritto è stato anch'esso demolito nella seconda metà del Novecento, lasciando luogo ad una abitazione privata, ora anche B&B, in via Nazionale 62.
(Anche l'attiguo 56a apparteva al "Fondo pro ampliamento chiesa". Nel 1911 venne venduto al Beneficio canonicale Rigotti, il quale lo lasciò più o meno tale e quale a come si vede nella foto e ne fece la - miseranda - casa colonica per i suoi dipendenti, quali ad esempio la famiglia Mauro e quella di Beniamino Rigotti.)
Entrambi i luoghi, compreso un vecchio orto attiguo, denominato "Lunèl", subirono dopo la demolizione, delle modifiche ambientali dovute all' "interramento" prodotto dallo scarico dei materiali di scavo della nuova chiesa, edificata più a sud in località detta "Le Ave" per la presenza d'un vecchio alveare.
Fotografia raffigurante quattro mulini di Ciago, la scuola e la chiesa. La datazione è stimata in base al confronto con altre cartoline.
Stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Ciago m. 573 (Trentino) Panorama" ed il timbro "Foto CINE N. 9192 TRENTO".
L'Essiccatoio di Padergnone è stato edificato ai primi del Novecento dalla ramificatissima famiglia Rigotti, e in particolare dai figli di Pietro Rigotti, Gennaro e Quintino, per collocare dapprima i bozzoli in essicazione e poi anche allo scopo di fare appassire sulle "arèle" [dal latino "areola", "piccola area"] le uve (in particolare il nosiola o il tokai) per la produzione di vino santo, specialità del ramo della famiglia, che vi abitava proprio di fronte, al di là della strada.
Divenuto un raro esempio di archeologia industriale, ormai in disuso da anni e ridotto ai minimi termini architettonici, è stato abbattuto nella prima metà degli anni Novanta del Novecento per fare posto a una sede della Cassa Rurale.
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Bibliografia:
pag 363 -
"el rebaltón" è quella confusione che ci può essere in un luogo disordinato: "Varda che rebaltón che gh'è chi!" "Che rebaltón avevé fat su?". Può essere dato anche dal rumore, dal vociare: "Co' 'sto rebaltón noi se capiss gnente!"
In presenza di molti bambini, facilmente c'è "rebaltón", in tutti i sensi.
Può avere anche un significato completamente diverso:
Locale, un tempo presente in ogni paese, dove mattina e sera veniva raccolto e venduto il latte prodotto in paese; il latte rimasto veniva lì lavorato (caselà, caserà) per produrre burro, ricotta e formaggio (caseràda).
La "casèra" è l'edificio montano utilizzato in estate quale abitazione dei pastori e del casaro che lavorano alla malga e quale laboratorio in cui il casaro lavora il latte per la produzione di burro, ricotta e formaggio e li conserva fino al rientro in paese o alla vendita sul posto.
Spesso viene usato il termine malga come sinonimo di casèra.
Alla fine degli anni '60, la stalla della malga di Lagolo, ormai dismessa, è stata trasformata in chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta.
È stata benedetta nel 1970 e la sagra si celebra il 15 agosto con un contorno di iniziative focalizzate attorno al "Rebaltón dei pòpi".
Di fattura semplice ha all'esterno una campana su un campaniletto e una grande croce di ferro accanto alla porta d'entrata. L'interno è ampio, molto luminoso e colpisce l'imponente struttura lignea della copertura a capriate a vista.
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Approfondimenti:
Mussi Danilo; Chemotti Tiziana, La chiesetta di Lagolo, pp. 329-330 IN:
In questa foto storica si vede in primo piano la stalla e di seguito la "casèra", ossia l'edificio dove vivevano i malgari e dove il casaro si occupava della lavorazione del latte. Sullo sfondo, a sinistra, il lago di Lagolo. Non si vedono altri edifici. In assenza di informazioni indichiamo una data puramente ipotetica ed ampia dello scatto.