Questa defogliatrice manuale auto-costruita non è storica ma proprio per la lavorazione manuale che prevede ne ha le caratteristiche. Viene montata per ripulire le olive dalle foglie.
Le olive vengono inserite nella bocchetta superiore. La grata ferma i rametti, il resto passa di sotto e scorre sulla base inclinata. Le foglioline si infilano tra i legni e cadono a terra mentre le olive, a fine corsa, finiscono su un telo ai piedi della defogliatrice pronte per essere portate al frantoio.
Attrezzo formato da una tavoletta metallica con lamine sporgenti da un lato e cinghia di pelle dall'altro. La cinghia veniva inserita nella mano e sfregando gli animali con le lamine di ferro si toglieva loro lo sporco dal mantello.
Liquido denso e appiccicoso che esce dall'imboccatura del tubo della stufa quando si forma un consistente deposito di fuliggine all'interno delle pareti del camino.
Territorio e paesi che si trovano ai piedi del monte Gazza, chiamato localmente anche Gagia. Storicamente è stato anche nome di comunità.
Nei documenti storici lo troviamo anche nelle forme Pié di Gaza o Pè de Gagia.
Per una maggiore conoscenza si invita alla lettura della parte introduttiva del libro
La Paganella proietta la sua ombra sulla parte alta della parete Sud del Monte Becco di Corno, un'ombra che disegna un enorme abete, "pézza" in dialetto locale, essa si fa sempre più evidente tra le 10 e le 11 ora solare, per poi affievolirsi e scomparire dopo mezzogiorno. È dunque un orologio solare naturale che, considerati i quasi 2000 metri di altitudine, è visibile in un vasto territorio.
Ai nostri valligiani contadini e pastori, privi di orologio, l'osservazione e l'identificazione di quell'ombra era ovvia e per fortuna non è stata distrutta dalla costruzione della strada.
Il messaggio offerto dall'ombra era per loro chiaro: per i pastori era ora di avviarsi verso casa con le bestie al pascolo, per i contadini era ora della pausa per il pranzo e presto sarebbe arrivato qualche bambino a portare il pranzo. I contadini infatti, se erano lontani da casa, si fermavano in campagna e consumavano il pranzo all'ombra di qualche albero, per poi continuare il loro lavoro senza dover rifare di nuovo la strada. Era invece compito dei bambini e delle bambine portare il pranzo ai genitori.
Così ne parlava Nereo Cesare Garbari in un articolo del 1970 riportato a pag. 13 del notiziario comunale, che invitiamo a leggere:
Sulle falde del Monte Gazza un'ombra che disegna un grande 1, alta una cinquantina di metri, si fa sempre più evidente tra le 9 e le 10 ora solare, per poi affievolirsi e scomparire dopo le 11. È dunque un orologio solare naturale visibile da diversi luoghi del "Pedegagia".
La si può osservare volgendo lo sguardo verso la strada di Ranzo, poco sotto il tracciato appena superata la "galleria" in salita.
Ai nostri valligiani contadini e pastori, privi di orologio, l'osservazione e l'identificazione di quell'ombra era ovvia e per fortuna non è stata distrutta dalla costruzione della strada.
Il messaggio offerto dall'ombra era per loro chiaro: per i pastori era ora di avviarsi verso casa con le bestie al pascolo, per i contadini era ora della pausa per il pranzo e presto sarebbe arrivato qualche bambino a portare il pranzo. I contadini infatti, se erano lontani da casa, si fermavano in campagna e consumavano il pranzo all'ombra di qualche albero, per poi continuare il loro lavoro senza dover rifare di nuovo la strada. Era invece compito dei bambini e delle bambine portare il pranzo ai genitori.
Così ne parlava Nereo Cesare Garbari in un articolo del 1970 riportato a pag. 12 del notiziario comunale, che invitiamo a leggere:
La traslazione di San Vigilio è raffigurata in marmo sull’altare maggiore della chiesa di Vezzano ed è attribuita al bresciano Domenico Italiani.
Rappresenta il passaggio da Vezzano della salma di San Vigilio trasportata dalla Rendena a Trento, dopo il martirio. Secondo la tradizione, la salma di San Vigilio sarebbe stata depositata per una notte nella chiesa di Vezzano.
Il paese, racchiuso da mura, è visto da sud attraverso la porta clesiana, ormai scomparsa.
In primo piano, assisi in cielo, i Santi Vescovi Vigilio e Valentino.
La data è ricavata dall'incisione sul retro dell'altare, che attesta la sua consacrazione il 31 ottobre 1773.
La tecnica utilizzata è quella della tarsia, che si differenzia dal mosaico per le maggiori dimensioni e la forma varia dei pezzi di cui si compone, che si incastrano tra loro originando superfici più compatte.
Fonti:
La fotografia ritrae una bambina di otto anni, in chiesa, nel giorno della sua Prima Comunione.
Come di consueto per l'epoca, indossa un vestito tradizionale ricamato e porta sul capo una coroncina con il velo in tulle anch'esso con dei ricami.
L'immagine raffigura dei contadini impegnati nella cura delle barbatelle.
Si tratta dell'azienda Sommadossi - Bernardi, una delle prime a produrre barbatelle nel paese di Padergnone.
Il luogo è situato in località "Le cime", ora zona residenziale.
Questa attività si è diffusa moltissimo nel paese, che vanta ancora oggi un alto numero di produttori.
"pùtela" si usa per indicare una giovane donna non sposata. Le donne che hanno raggiunto un età tale per la quale è presumibile che la loro situazione di non ammogliata sia permanente vengono chiamate "zitèle" o in tono dispregiativo "zitelóna".
L'uso di "cetìna" (bigotta) col significato di "zitella" deriva dal fatto che, spesso, in passato le donne nubili di una certa età non avevano altro che la religione a cui aggrapparsi.
Oltre che col significato utilizzato anche in italiano di donna alla quale si è legati da uno stretto rapporto di amicizia e confidenza, oltre al concetto di pettegola, "comare" in dialetto locale indica colei che segue la donna durante la gravidanza, il parto e il puerperio.
La fotografia ritrae Anna Chemelli con la madre Letizia Pedrini, nella storica piazza del paese di Madruzzo.
Sebbene la zona abbia subito dei miglioramenti (ad esempio: nella foto la strada appare sterrata mentre ora non lo è più), il luogo rimane oggi complessivamente molto simile e immediatamente riconoscibile.
In questa fotografia è ritratto Quintino Rigotti (1901-1994), originario di Padergnone, insieme ai commilitoni, durante il servizio prestato al fronte nella Prima Guerra Mondiale.
Quintino, in seconda fila, partendo da sinistra, è il quarto raffigurato.
La datazione è stimata e motivata sulla base della data di nascita di Quintino.
In questa fotografia è ritratto Quintino Rigotti (1901-1994), originario di Padergnone, figlio di Pietro Rigotti e Antonia Marzani.
Indossa i tipici abiti militari perché ha prestato servizio al fronte durante la Prima Guerra Mondiale.
La datazione è stimata e motivata sulla base della data di nascita di Quintino.
Il video, tra uno spintone e l'altro dei bambini, mostra e spiega come si gioca a polenta.
È dedicato in primo luogo ai bambini delle scuole della Valle dei Laghi che partecipano al progetto di Ecomuseo "Giochi e filastrocche".
In allegato la scheda di presentazione del gioco per le scuole.
Da destra, Maria Chemelli, Venuti Elisa, e un'anziana signora, appaiono ritratte, probabilmente dal centro storico del paese di Madruzzo, con il maestoso Castello alle spalle, sullo sfondo.
L'attuale scenario rimane oggi pressoché immutato.
Questa fotografia ritrae una giovane ragazza, Alda Coser, in posa davanti all'affascinante Castel Toblino, ora lungo la sponda è presente la famosa passerella che costeggia l'omonimo lago.