Contenitore in legno per il trasporto delle granaglie, usato come unità di misura prima dell'introduzione del sistema metrico decimale. Tale contenitore aveva misure molto diverse a seconda dei luoghi, per cui anche la sua capacità era molto variabile.
Ad esso corrispondeva la misura agraria del terreno necessario alla semina di uno staio di granaglie.
Modi di dire:
"G'ho la testa come 'n star" - "Te me fai vegnir la testa come 'n star" sta a significare: "Ho/Mi fai venire la testa come un ceppo" - "Sono intontito".
Altre misure agrarie di valore locale erano:
Contenitore cilindrico in legno usato un tempo per il trasporto e la misura delle granaglie.
È racchiuso da due cerchi di ferro e sopra ha una barra di ferro che lo attraversa e che serviva sia come manico per il trasporto sia come strumento per sgranare il granoturco strofinandovelo sopra.
Il moggiolo è un piccolo moggio o modio, un contenitore utilizzato, precedentemente all'introduzione del sistema metrico decimale, come unità di misura per le granaglie. Il suo sottomultiplo era lo staio. Il suo valore variava di luogo in luogo, ne esistevano di molto grandi e di piccoli. Il moggio è divenuto col tempo anche unità di misura agraria per indicare la quantità di terreno che si poteva seminare con un moggio di grano.
Sega di grande dimensione con due manici, usata da due uomini che la muovono insieme per tagliare alberi.
La lama ha la parte posteriore dritta, mentre quella anteriore è convessa con dentatura a triangoli isosceli.
Bastoncino di legno con una capocchia all'estremità formata da una sostanza infiammabile, che sfregata su una superficie ruvida dà origine ad una fiamma utile per accendere il fuoco.
Polvere scura che si forma con la combustione della legna e si deposita nel giro dei fumi nella stufa, sul tubo e nel camino. Va ripulita periodicamente.
Particolare panca che sotto alla seduta, che si alza a cerniera, ha una cassa atta a contenere la legna da ardere. Viene posta accanto alla stufa e solitamente ha lo schienale
In questa fotografia è ritratta la numerosa famiglia di Romualdo Pedrini (uno dei bambini raffigurati), originaria di Pergolese, sul carro trainato da cavallo, in suo possesso, che utilizzava per gli spostamenti.
La datazione è approssimativamente stimata agli anni '30 del 1900.
L'immagine è un ritratto della famiglia Contrini, originaria di Sarche, ritrae la prima e la terza generazione della famiglia: nonni e nipoti.
Al cento sono seduti i nonni, Maria e Isidoro Contrini, e intorno a loro, in piedi, ci sono i nipoti, da sinistra: Iole, Alda, Ada, Afra, e i piccoli Franco e Adolfo.
La foto è stata scattata davanti alla loro abitazione, che si trovava nel rione nord-ovest di Sarche, allora chiamato "ghetto".
Luogo e data sono certi, grazie alla scritta riportata sul retro: Sarche, 7-7-45.
L'immagine è un ritratto della famiglia Contrini, originaria di Sarche, ritrae la prima e la seconda generazione della famiglia: genitori e figli.
In prima fila, al centro: i genitori Maria e Isidoro , con ai lati la figlia Ester e il figlio Giuseppe;
in seconda fila, da sinistra, i figli: Maria, Quintilia, Edvige e Virginia;
in terza fila, sempre da sinistra, i figli: Aldo e Guido.
Il ritratto rappresenta una famiglia molto numerosa, caratteristica ricorrente nelle famiglie di una volta.
La foto è stata scattata davanti alla loro abitazione, che si trovava nel rione nord-ovest di Sarche, allora chiamato "ghetto".
Luogo e data sono certi, grazie alla scritta riportata sul retro: Sarche, 7-7-45.
Beniamino Bassetti (1889-1956), originario di Santa Massenza, ha prestato servizio al fronte durante la Prima Guerra Mondiale.
In questa immagine è il terzo in piedi partendo da destra, raffigurato con i compagni d'armi. Molti di loro sorreggono una targa di legno riportante il loro nome, utile ai familiari per poterli riconoscere; su due targhette compare anche la data "1910", motivo per cui la foto potrebbe risalire al periodo precedente la guerra, durante l'obbligo di leva.
Si tratta di una cartolina non viaggiata, periodo stimato: 1910 - 1918.
La "lessìva" era operazione di ammollo del bucato ("bugàda") indispensabile per la pulizia di panni molto sporchi.
Si posizionavano i panni nella "brènta", vi si posizionava sopra un telo leggero, per fermare le impurità, quindi vi si versava acqua bollente mescolata con la cenere e si lasciava in ammollo per il tempo necessario. L'acqua di scarico dopo questo processo era chiamata "lessivaĉ" e veniva riutilizzata.
Nella cucina economica, sotto il fuoco, separato da una griglia di ferro c'è un cassetto dove si raccoglie la cenere prodotta ("cendro"). Questo cassetto, chiamato "cendriaröl" è estraibile e regolarmente va tolto e svuotato, operazione che si fa al mattino quando la cenere è fredda.
L'apertura da cui si estrae è chiusa da una "portèla" anch'essa in ferro.
La cucina economica tradizionale ha la piastra con almeno un foro circolare chiuso da anelli di ferro concentrici (sérci) fino ad arrivare ad un piccolo cerchio forato in centro (bolìn). Questi anelli, chiamati "fèri dela fornèla" possono essere tolti uno alla volta, a partire dal cerchio nel cui foro si inserisce "el ferét" fino ad ottenere l'apertura desiderata.
Si può così introdurre il paiolo a profondità variabile o anche semplicemente appoggiarvi sopra una pentola a diretto contatto col fuoco per una cottura più rapida.