Passaporto militare di Attilio Ernesto Tonelli che documenta i suoi spostamenti e il suo rapporto col servizio militare tra il 1901 e il 1911, tra Vezzano, Bressanone e Chicago.
Passaporto militare di Tonelli Attilio dal quale si evince che:
- la sua qualifica era forse Fuhrwerker, ovvero conducente/carrettiere
- faceva parte del K. u. k. 2. Regiment der Tiroler Kaiserjäger: 2° Reggimento dei Cacciatori Imperiali del Tirolo (un corpo d'élite della fanteria austro-ungarica) 3ª Squadrone
- il numero del suo foglio matricolare era 615 e il suo Numero d'estrazione 1054/I
- era stato reclutato a Bressanone
- di grado era un soldato semplice, probabilmente titl. Patr., ovvero Pattugliatore titolare
- era in permesso permanente al termine del servizio attivo
- era nato a Vezzano - Trento - Tirolo nel 1880
- di professione faceva il contadino
- parlava italiano bene, e tedesco un po'
- scriveva in italiano
- era alto 164 cm e portava calzature n. 13
- era stato arruolato il 16 aprile 1901 per la difesa territoriale e aveva assolto l'obbligo di servizio di 3 anni in linea
- il 31/12/1904 era passato al periodo di riserva di 7 anni
- il 31/12/1911 sarebbe poi passato a due anni nella milizia territoriale
- come soldato era molto buono e come musicista era sufficientemente addestrato
- al momento della compilazione non vi erano eventi bellici o ferite da segnalare
- è stato visitato dal medico e trovato sano il 2 settembre 1904
- il 4 settembre 1904 era stato esonerato dalservizio militare (firma del Podestà Leonardi)
- timbro : Ricevuto passaporto per l'estero il 7 giugno 1905, valido fino al 30 settembre 1905
- il 24 gennaio 1905 dichiara ufficialmente all'ufficio comunale della borgata di Vezzano la sua intenzione di emigrare in America (firma segretario Corradini)
- 11 agosto 1908 viene registrata la residenza a Chicago per un periodo indeterminato (Consolato Generale Imperiale e Reale d'Austria-Ungheria)
- l'8 ottobre 1908 viene esonerato dalle esercitazioni militari annuali per l'anno 1909 (rilasciato dal comando militare di Trento)
- l'Imperial Regio Consolato Generale Austro-Ungarico a Chicago certifica che è stato esentato dalle esercitazioni militari obbligatorie per l'anno 1911.
Documento che attesta l'iscrizione di Attilio Ernesto Tonelli nel corpo degli Schützen di Vezzano, in data 13 novembre 1904, l'anno prima di emigrare in America.
Al tempo svolgeva il lavoro di contadino a Vezzano.
Memorie per Attilio Ernesto Tonelli, morto il 20 aprile 1961 e per la moglie Pierina, morta il 6 ottobre 1942.
Pierina viene semplicemente nominata come Mrs. (miss) Attilio Tonelli, e da nessuna parte sulla memoria compare il suo nome completo.
L'uso della dicitura "Mrs. Attilio Tonelli" riflette le convenzioni sociali della metà del XX secolo, in particolare nei paesi anglosassoni o in contesti formali influenzati da tali costumi, dove l'identità sociale di una donna era strettamente legata a quella del coniuge.
Usare il prefisso "Mrs." seguito dal nome e cognome del marito era considerato il modo più formale e rispettoso per rivolgersi a una donna sposata; era quindi una pratica comune e del tutto normale per l'epoca, non solo nelle memorie funebri, ma anche nei documenti ufficiali o negli inviti.
Attilio Ernesto Tonelli ritratto in due fotografie: la prima con una nipote, nella seconda, ormai vedovo, con 6 dei suoi nove figli.
Nella prima, si nota la bambina a cavallo di un triciclo, che per l'epoca sarebbe stato davvero inusuale per il nostro territorio.
Una volta trasferitosi con la famiglia a Joliet, lì rimase: Rodney, suo discendente e autore della ricerca di ricostruzione, vive ancora a Joliet con la famiglia.
Attilio Ernesto Tonelli fra il 1905 e il 1908 mandò in patria, ai genitori rimasti a Vezzano, i soldi guadagnati col lavoro in miniera.
Mandò l'equivalente di circa 10,403.00 dollari, quasi 9.000,00 euro, una cifra davvero incredibile per l'epoca.
Una delle ricevute la mandò alla sorella, Cesarina Garbari Tonelli, per poterli aiutare nel viaggio per raggiungerlo in America, per una visita.
I genitori, la sorella e qualche altro familiare lo raggiunsero: sua madre Giuseffa, purtroppo, morì in America e non si riuscì a reimpatriare la salma: fu quindi seppellita in Illinois, a Braidwood.
Attilio Ernesto Tonelli con la famiglia in uno scatto che lo ritrae all'interno del suo negozio a Joliet.
Attilio Ernesto Tonelli nacque a Vezzano nel 1880 ed è figlio di Teodoro Domenico Tonelli (di Vezzano) e (Giuseffa Chistè di Calavino). Nel 1905 emigrò negli Stati Uniti e lavorò in una miniera di carbone a South Wilmington (un villaggio minerario dell'Illinois): qui conobbe sua moglie. In seguito cambio attività, aprendo un negozio di alimentari, e quando si spostò a Joliet (un altra cittadina dell'Illinois) nel 1912, aprì anche lì un negozio.
Teofilo Tonelli, suo fratello, lo raggiunse e aprì anche lui un negozio nella cittadina. Un terzo fratello, Evaristo Lorenzo Tonelli emigrò a Buenos Aires, in Argentina, mentre il quarto fratello, Giuseppe Oreste Tonelli, giunse nel Michigan.
Attilio morì in Illinois nel 1961.
Quasi un secolo dopo, Rodney, discendente di Attilio, ricostruisce la vita da emigrato del bis nonno cercando e collegando documenti e fotografie.
Cinghia con fibia e fune in cuoio che veniva posta intorno alle corna del bue e fissata al giogo con la funzione di permettere al bue di tirare il carro o l'aratro e di fissare nel contempo la "congiobia". Era chiamata "cornera" anche la parte della "congiobia" che si fissava intorno alle corna del bue.
Il timone era il palo che sporgeva dal carro o dall'aratro al quale venivano attaccati la coppia di buoi che lo trainavano.
Due erano i punti di attacco dei buoi:
- la "véta" ancorava il giogo che si appoggiava sopra il collo dei buoi ;
- una "cavicèla" all'estremità del timone fissava invece le "gióncole" collegate alle corna dei buoi.
Trave di legno doppiamente ricurvo che veniva posto sul collo di una coppia di buoi allo scopo di trainare il carro o l'aratro.
Nella parte centrale era collegato al timone con la "véta".
Davanti aveva due passanti in ferro per le "cornére" che venivano fissate intorno alle corna dei buoi.
Ai lati e sotto quattro anelli ai quali si attaccavano le "tavèle" ("canàgole") che passavano sotto il collo dei buoi.
Questo "giöf" era colorato di azzurro; il colore è stato consumato là dove appoggiava sul collo dei buoi e nella parte centrale dove era fissata la "véta" .
Attaccati al "giöf" sono rimasti i passanti in ferro per le "cornére" e una "tavèla" in ferro che passava sotto il collo del bue.
Traversa di legno ancorata solo nel punto centrale alla parte anteriore del "bròz" così da permettere lo sterzo del carico a strascico che vi veniva fissato sopra.
Supporto costituito da due parti in ferro, una fissa e l'altra mobile. Quella sotto veniva ancorata sul motocoltivatore al posto del cassone per adattarlo al trasporto a strascico dalla montagna. Sulla parte mobile venivano fissati due lunghi pali, sopra i quali era posto il carico. Il carico poteva così ruotare rispetto al motocoltivatore e permettere perciò di effettuare anche curve impegnative.
La fune da carro viene usata per fissare il materiale trasportato ai carri. È di solito formata da cinque strisce di cuoio intrecciate (trefoli-"tréfoi").
Alla fune vanno unite la navetta o spola ("spöla"), pezzo di legno ricurvo entro cui passa la fune, e il randello o cavicchio ("réghel") , pezzo di legno collegato ad una estremità della fune col quale la si serra e assicura alla spola.
Il "bròz" è un particolare barroccio, un veicolo a due ruote, che veniva trainato solitamente da uno o due buoi, ed usato sulle ripide strade di montagna per il trasporto a valle di legname e fieno. Non aveva una cassa in cui contenere la merce, ma essa veniva posizionata su due "palanchi" che venivano agganciati a strascico al "bròz" per la discesa dalla montagna così da frenare.
Se, arrivato a valle, doveva poi proseguire il viaggio in piano, la strada di montagna terminava col "brozzadór", punto in cui veniva aggiunto il "mèz car" o il "carriöl" che trasformava il "bròz" in un carro a quattro ruote.
Viene ben spiegato ed illustrato, insieme a tutte le sue parti, da pagina 18, in
Due "palànchi" venivano attaccati al "bròz", poggiavano per terra e procedevano quindi a strascico. Sopra si caricava fieno o legname per il trasporto a valle dalla montagna.