Quante gite indimenticabili col camion di Raimondo Miori di Padergnone!
Questa volta si trattava del giro del Garda con partenza da Vezzano e la foto è stata scattata a Bardolino.
Un ago può avere svariate misure e specifiche funzioni, pensiamo ad esempio all'ago da ricamo, a quello per la lana o quello da calzolaio, per non pensare a quello di una siringa.
I ferri da maglia possono essere di diverso spessore e lunghi con una punta da usare in coppia, o corti ed a due punte da usare in quattro contemporaneamente per fare ad esempio calzini, o tubolare con due punte da utilizzare allo stesso scopo.
Una particolare "ucia" è chiamata
“El fogolàr” era un tempo il fulcro dell’abitazione contadina, il luogo dove ci si scaldava, si preparava il cibo, si conversava, tanto che viene usato in senso figurato ancora oggi per indicare la casa o la famiglia.
Alla base c’era solitamente un unico blocco in pietra rossa che si alzava dal pavimento, circa 20-30 cm. In mezzo un incavo rettangolare, la “lia”, dove ardeva la legna.
Nella parte inferiore, sotto la concavità, c’era un’apertura per la raccolta della “céndro” (cenere).
Una grande cappa costruita in muratura sovrastava il basamento e appoggiava su delle travi. All’interno, la cappa era attraversata da un’altra trave che sosteneva la “segósta”, una catena che scendeva fino alla “lia”, a cui erano agganciate le varie pentole, la cèla (marmitta), ‘l paröl (paiolo) per cucinarvi le pietanze. Le pentole si potevano collocare anche sopra la “lia” servendosi del "trepéi" (treppiede) affinché non rimanessero a diretto contatto con il fuoco.
Il fuoco emanava fumo, la cappa non riusciva ad aspirarlo completamente, cosicché si diffondeva in tutta la cucina e le pareti diventavano ben presto sporche di fuliggine ("granìz"). Ogni tanto, la donna, per rinfrescarle, ricorreva a imbiancarle con la calcina.
Lungo il bordo della cappa, sulla trave che da essa sporgeva, erano collocati gli attrezzi da cucina che la casalinga utilizzava maggiormente.
Accanto al focolare erano appoggiati gli attrezzi per il fuoco: “el mòi” e “ la paléta”.
Attorno ad esso c’era la “banca del fogolar”, dove i familiari, ed in particolar modo i vecchi, prendevano posto per riscaldarsi al fuoco lento che bruciava nella “lia”.
Piano piano “el fogolàr” ha lasciato il posto alla “fornèla”, che inizialmente aveva comunque intorno la panca mantenendo quel tradizionale spazio caldo e intimo, per cui il termine “fogolàr” è stato poi usato ancora da molti anche per indicare la “fornèla”.
Numerosi bambini giocano fuori dalla scuola che verrà poi chiusa nel 1969.
Il parroco ha il lungo abito talare nero.
Davanti alla scuola c'era uno dei tre pozzi del paese e appoggiata alla canonica si vede una piccola fontana realizzata grazie all'arrivo dell'acqua di Canal con la costruzione dell'acquedotto nel 1954, per cui lo scatto è sicuramente successivo a tale data.
La copia in possesso del Comune dei Vallelaghi è una stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Margone m. 951 (Trentino)" ed il timbro "Foto CINE N. 9355 TRENTO".
Sulla sinistra campeggia la scritta dell'albergo Stella d'oro con giardino, ristorante, caffè e birra, deposito di vino santo, inscrizione messaggeria ... Trento-Tione.
Era qui che si fermava e faceva il cambio di cavalli il servizio di trasporto pubblico della posta e delle persone su prenotazione.
Nell'angolo l'artistica fontana resa poi monumentale nel 1917, con accanto un uomo con "bazilón e crazidèi" per il trasporto dell'acqua.
Sulla destra l'albergo Croce d'oro e due negozi: D. Piccoli e ...
Gli alberghi hanno elaborate insegne in ferro battuto.
Si nota sulla destra anche una lanterna, che verrà sostituita dalla luce elettrica nel 1911.
L'artistica fontana in pietra di piazza Fiera assomigliava a quella nella piazza centrale di Vezzano ed è stata poi spostata accanto alla canonica di Santa Massenza.
Vediamo due donne che prendono l'acqua alla fontana con due secchi a testa. Una di loro ha appoggiato alla fontana stessa il suo arcuccio (bazilón), utile strumento per trasportare a spalla i secchi quando la fontana non era vicina a casa.
La piazza era alberata ed intorno alla fontana c'era un riquadro di selciato.
La data ultima ipotizzata si basa sul fatto che dopo i lavori all'acquedotto del 1954 solo le case periferiche non erano ancora raggiunte dall'acqua in casa.
Questa foto della piazza di Lasino è databile ad inizio novecento.
Sulla destra si vede un palo della luce, servizio che ha raggiunto Lasino nel 1900 con la costruzione della centrale idroelettrica a maso Modriz da parte del Consorzio Cooperativo di Cavedine.
Nella parte Sud della piazza si può notare la presenza di un pozzo con tettuccio, poi andato in disuso e demolito.
Quando si cuce a mano, se si usa una gugliata troppo lunga la cucitura viene male perché si formano nodi e il filato si sfibra.
Variante:
Uciada lónga, cosindara mata
Oltre che avere, come aggettivo, gli stessi significati che in italiano di sovrappeso, unto, abbondante, redditizio..., come nome assume il significato di letame.
Grande contenitore in legno per l'acqua usato per lavare i panni e per fare il bagno. In basso aveva un foro chiuso con un tappo in modo da poterla svuotare a lavoro ultimato.