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Lettre ouverte aux Schaerbeekois pas racistes ! Mais…Questa lettera aperta di Yvonne Sommadossi è stata pubblicata in prima pagina sul "Le Soir", il maggior quotidiano belga, il 9 ottobre del 1979. Yvonne era figlia di Angelo Sommadossi e Costantina Pisetta, ambedue emigrati da Ranzo in Belgio alla fine degli anni venti del novecento. Lei non c'è più, ma il marito ha condiviso con noi questo straordinario documento, presentandocelo con queste parole: "Je suis ravi que vous utilisiez sa Carte Blanche publiée dans le journal Le Soir de 1979. Je ne connaissais pas encore ma future épouse mais j'avais lu cette Lettre Ouverte en première page du journal et j'en avais été bouleversé comme des milliers d'autres lecteurs. Jamais - ni avant ni après - Le Soir n'avait eu autant de réactions. Yvonne fut invitée au journal pour trier, avec une journaliste, les réactions - positives et négatives - les plus intéressantes. Plusieurs pages du journal y furent consacrées. Enfin, c'est à cause de cet article que, quelques années plus tard (1983) Le Soir lui commanda un "billet d'humeur" chaque semaine dans lequel Yvonne pouvait écrire ce qu'elle voulait, sur le sujet qu'elle voulait, en toute liberté." A seguire, per chi non comprende il francese, forniamo la traduzione del messaggio di Jean e della lettera aperta di Yvonne; essa ha una forza e un profondità immutate, nonostante siano passati molti anni da quando l'ha scritta. La citiamo col solo nome di battesimo, con l'affetto dovuto a chi è di famiglia, perché lei è una di noi. "Sono lieto che tu stia utilizzando la sua lettera aperta pubblicata sul quotidiano Le Soir nel 1979. Non conoscevo ancora la mia futura moglie, ma avevo letto questa lettera aperta in prima pagina e ne ero profondamente commosso, come migliaia di altri lettori. Mai prima, né dopo, Le Soir aveva ricevuto così tante reazioni. Yvonne fu invitata al giornale per vagliare le reazioni più interessanti, sia positive che negative, con un giornalista. Diverse pagine del giornale le furono dedicate. Infine, fu proprio grazie a questo articolo che, qualche anno dopo (1983), Le Soir le commissionò la scrittura di un "articolo d'opinione" settimanale in cui Yvonne poteva scrivere quello che voleva, su qualsiasi argomento desiderasse, in completa libertà." ----- Carte Blanche – Le Soir - 09.10.1979 Lettera aperta agli abitanti non razzisti di Schaerbeek! Ma... Di Yvonne Somadossi (*) Signora, Signore, Voi vivete a Schaerbeek. Avete scritto o telefonato al vostro sindaco: «Signor Nols... Gli stranieri del nostro comune sono davvero troppo disgustosi. Perché, in questi tempi di crisi e disoccupazione, li tolleriamo ancora in Belgio?». In altre parole, perché non diciamo loro: «Non uscire dal gregge, Francesco, Ahmed o Pedro, altrimenti tornate a casa, alla casbah o a Rabat. » Oh, che gentilezza! Non vivo a «1030 Bruxelles». Ma mi immischio comunque in ciò che mi riguarda. Sono straniera. A prima vista non si direbbe. Col tempo sono diventata «una buona selvaggia», una ragazza quasi del tutto civilizzata. La mia pelle non è grassa. Mi lavo. Quando preparo da mangiare, l'odore dell'aglio non si sente fino alla rotatoria. E pulisco persino il bidone della spazzatura con la candeggina (- Ma dai, è ridicolo! Smettila! I netturbini sono turchi). Straniera, sì. Italiana al 100%. Con la circostanza aggravante, la fortuna, il piacere di esercitare un mestiere che adoro. In un paese che adoro: il vostro. Tanto vale confessarlo subito, non è una fetta di pane belga che rubo ogni giorno a mezzogiorno nell'agenzia pubblicitaria che mi dà lavoro. È proprio un grosso sandwich tostato con senape e burro che mi mangio. Non posso lamentarmi, no. Eppure, quando sento gridare «emigranti imbavagliati o rimandati indietro», muoio dentro. Muoio segretamente. E «sento» la maniglia di corda di una valigia di cartone che mi sega le dita. Rabbrividisco «dentro» perché ricordo... La mia prima infanzia. L'inizio degli anni '50. A Pont-de-Loup, nel cuore del Paese nero. Con la mamma, i fratelli maggiori, la sorella maggiore. E un uomo alto che per me, allegra bambina di 4 anni, ha gli occhi più belli del mondo. Quest'uomo era mio padre. Il segreto del suo trucco-occhi-sempre-contornati è firmato "Ricialnoir. Pozzo n°9". Un trucco che non andava mai via. E sotto quello sguardo, ci amavamo, stretti stretti, in sei, in un bilocale senza elettricità. Una mattina, il grande uomo giaceva disteso in abito blu navy sull'unico grande letto dell'unica camera. Mi dissero che era improvvisamente andato in paradiso. Ma Angelo, mio padre, non morì secondo le regole chiaramente specificate sul modulo verde. Non ne avrebbe più fatti altri! Morì poco prima di raggiungere il tasso di silicosi richiesto per lasciare una pensione alla sua vedova. Diciassette anni di miniera. Ma i suoi polmoni erano per metà compromessi. Giusto quanto basta per soffocarlo. Non abbastanza perché la mamma potesse “toccare”. Me lo ricordo bene. Per dodici anni mia madre si è alzata alle 4:30 ogni mattina. Cinque chilometri a piedi per andare al lavoro. Ma ancora una volta rimarrete delusi, cari amici di Schaerbeek. Non era un lavoro pulito. Si trattava di selezionare il carbone “in superficie” della miniera. Ahi, ahi, ahi! Ancora polvere! Ovunque, vi dico. E in fretta, in fretta, piegata per nove ore di fila su un nastro trasportatore, bisogna separare i sassi dai pezzi buoni di carbone. Una sorvegliante vi incoraggia alle vostre spalle. La guardia, invece, vi cade addosso quando il ritmo rallenta. Pigrona. E l'igiene in tutto questo? Bleah! Unghie in lutto. Un collo grigio pallido alla luce del sole, sempre ribelle. E non sono più mani quelle di Costantina, sono grosse zampe gonfie, striate, solcate da solchi neri. Ancora visibili oggi. Puoi venire a trovarci. Me lo ricordo. Tiriamo fuori i fazzoletti. Io e i miei fratelli, impegnati a tirare la lingua ai seicento abitanti di Franchimont, attorno a un tavolo illuminato dalla luce di una lampada a olio. Stai scherzando, è il tempo di Dickens? No, è il 1955. Nessuno che faccia recitare o corregga. La mamma, che con le sue banconote delizia il fornaio: «- Monsiù, 2 pen siouplé, mersi.», ignora tutto dei coraggiosi abitanti di Liégeois. Quello che sa è che deve finire in fretta di lavare a mano, altrimenti domani le vicine parleranno al proprietario: - Ah! È una nottambula, Costantina! L'ho sentita pompare acqua fino alle 11 di ieri sera. Me lo ricordo. Ricordo ancora mille piccoli dettagli. Ma, per favore, ricordate anche voi. Il lavoro che il vostro governo ci ha offerto e che i nostri genitori erano ben contenti di aver trovato, è vero, ripugnava, ripugna ancora i belgi. Ci ha fatto guadagnare, e ci fa guadagnare ancora, l'uso condiscendente del "tu" informale, che ci colloca esattamente tre gradini sotto la persona che ci sta parlando Scusate? È un "tu" educato? Perché non date mai del tu a un parigino, a un inglese, ai dipendenti della CEE, che sono stranieri dalla testa ai piedi? Sono sbalordita. Come... ma come si può, nel 1980, mantenere una mentalità così ristretta, basata sulle caste, e indossare una corazza così dura? Come si può giudicare senza pietà Ahmed che “preferisce” la carne di montone macellata alle vostre bistecche ben pulite e igienizzate? Come si può accusare Maria che... non fa il “suo” sabato, non sa usare il tergivetro e si soffia il naso nel tovagliolo? Se solo sapeste quanto le vostre abitudini siano bizzarre ai nostri occhi. La casalinga belga, campionessa del bianco immacolato, strofina, pulisce, con forza, con i bicipiti, con l'olio di gomito. Il marciapiede, la facciata, il davanzale della finestra, la strada e i wouah-wouah. – Attento, Albert, i tuoi piedi! Il mio salotto è stato aspirato! Da voi si potrebbe mangiare per terra. Da “loro”, da me, si mangia sul tavolo o con le mani, ma ci sono un sacco di granelli di follia che volano nell'aria. Cosa? Sto esagerando? Voi siete puliti, niente di più... e io continuo a ripeterlo? Ma voi, trattandoci da sporchi, cosa avete fatto? Signora, signore, andate a vedere e rivedere «Palin e Chocolat». Sostituite la vostra smania di pulizia con una uscita al cinema. Aprite gli occhi. E ammettete che se avete avuto la fortuna di nascere in Belgio, non ne avete alcun merito. È stato il caso a farvi nascere dalla “parte giusta” delle Alpi, del Bosforo, a nord del Mediterraneo e dei Pirenei. Per riuscire a tollerarci (che brutta parola!) a vicenda, mi sembra, credo che abbiamo bisogno di una buona dose di indulgenza. E di umorismo a volontà. Questo periodo è così drammatico che bisogna gestire i piccoli drammi senza farne un dramma. Personalmente vedo solo una misura da prendere con estrema urgenza: allargare, ampliare, abbattere le nostre porte. Parlo di quelle del cuore. Yvonne Somadossi (*) Straniera
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Tessera personale dell’emigrante italianoElio Sommadossi aveva 2 anni quando gli è stata rilasciata questa tessera personale dell’emigrante italiano, per seguire la sua famiglia che rientrava in Belgio dopo aver passato il periodo della guerra a Ranzo. Era una tessera di tipo religioso che gli dava modo di certificare che era stato battezzato e poteva quindi ricevere gli altri sacramenti della chiesa cattolica in Belgio. È scritto bilingue italiano-francese e porta i timbri della curazia di Ranzo e della curia arcivescovile trentina. Il parroco di Ranzo era don Umberto Tecchiolli.
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Permesso di lavoro belgaPermesso di lavoro belga di Elio Sommadossi, emigrato da Ranzo in Belgio. Aveva 16 anni. Il documento è scritto in francese. È stato rilasciato dal Comune di Bouffioulx, autonomo fino al 1977 ed ora quartiere della città di Châtelet.
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Manifesto elettorale ULIEÈ questo il manifesto della lista che è uscita vincente alle elezioni del Comitato Emigrazione Italiana di Charleroi verso il 1985. Ogni consolato ha il suo comitato che dura in carica 4 anni. I candidati sono rappresentanti di associazioni come ACLI, Associazione Trentini nel Mondo, Circolo Abruzzesi... Gli elettori sono gli emigrati italiani nel territorio di quel consolato. Compito di questo comitato è quello di fare da tramite fra gli emigrati ed il suo console o suo rappresentante , che a sua volta si interfacciava col consolato Generale d'Italia a Bruxelles. Il comitato incontra mensilmente il console, o il suo rappresentante, per portare le esigenze della popolazione, trovare il modo di aiutare i bisognosi, elargire borse di studio... Sono questi rappresentanti a conoscere gli emigrati che vivono sul territorio e le problematiche che hanno, sono vicini ai più bisognosi, visitano i carcerati... Tra loro vediamo sul manifesto, quale unica rappresentante femminile, Maria Pia Parisi, originaria di Ranzo; gli altri provengono da altre regioni italiane.
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Tabella compensi in minieraAnalizzando questa tabella dei compensi che la Societe Anonyme des charbonnages du Gouffre à Chatelineau versava a Giacomina Pisetta nel 1958 possiamo notare che venivano calcolati ogni due settimane. Dalle sue testimonianze sappiamo che lei lavorava al "triage", un'attività che si svolgeva sulla superficie della miniera dove le donne separavano il carbone dalle pietre ed altri materiali di scarto. Vediamo qui, che è avvenuto presumibilmente nel novembre del 1958 l'infortunio ("blessure") alla mano di cui lei parla a pag 144 (74 del pdf) di
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Concessione pensione di invaliditàCertificazione belga che accetta la domanda di pensione di Antonio Sommadossi, originario di Ranzo e minatore in Belgio. La "Commission Administrative de la Caisse de Provoyance de Charleroi" gli assegna una pensione di 26.280 franchi annui (2.190 franchi mensili) oltre a 1580 kg annui di carbone per il riscaldamento domestico. Tale pensione non era sufficiente a mantenere la famiglia per cui la moglie è stata assunta dalla miniera per fare la cernitrice e lui si occupava dei figli e della casa in sua assenza.
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Situazione di famiglia di Antonio SommadossiCerticiato della situazione di famiglia di Antonio Sommadossi rilasciato dal Comune di Vezzano in vista del suo rientro in Belgio. Fanno parte del suo nucleo familiare la moglie Giacomina Pisetta, i figli Antonietta, Giacomina, Dina e Elio.
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Manifesto di reclutamento della Federazione Carbonifera belgaIl Manifesto di reclutamento della Federazione Carbonifera belga di Bruxelles con sede a Milano si rivolge agli operai italiani: "Condizioni particolarmente vantaggiose vi sono offerte per il lavoro sotterraneo nelle miniere belghe". Sono poi elencate queste condizioni vantaggiose come i salari, gli assegni familiari e il premio di natalità, le assenze giustificate e le ferie, il carbone ed i biglietti ferroviari gratuiti, l'alloggio... Informa tra l'altro che "il viaggio dall'Italia al Belgio è completamente gratuito per i lavoratori italiani, firmatari di un contratto annuale di lavoro per le miniere. Il viaggio dall'Italia al Belgio dura in ferrovia solo 18 ore. Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi all'Uffcio di Collocamento presso Ufficio Provinciale del Lavoro".
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Contratto di lavoro per gli operai italiani nel BelgioIl "Contratto di lavoro per gli operai italiani nel Belgio Annesso al protocollo ITALO-BELGA dell'8 febbraio 1954" è stampato in doppia lingua italiano/francese. Riporta il timbro della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau, la data 3 agosto 1955 ed è intestato a Daldoss Leo nato il 28.1.1934. Leo è originario di Ranzo e di lui accenna la suocera:
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Tessera Associazione Trentini nel Mondo BelgioLa tessera associativa, del circolo Trentino in Belgio dell'Associazione Trentini nel Mondo, è intestata a Modesta Pisetta, anche se in realtà questo è il cognome del marito che, come spesso accadeva un tempo, veniva assunto anche dalla moglie. In realtà il suo nome era Modesta Parisi, nata a Ranzo nel 1918 e sposata poi con Guido Pisetta (fratello di Giacomina di cui abbiamo diverso materiale in archivio). Vediamo che la tessera veniva ogni anno aggiornata fino a completarla. Accanto alla firma del responsabile dell'associazione viene indicato Tessera Abbonamento Pagato, a certificare che la tesserata era anche abbonata alla rivista trimestrale locale del Circolo. Vediamo che la firma dal 1974 al 1978 è quella di Nina Pisetta di Albiano e dal 1979 al 1982 è quella di Maria Pia Parisi, originaria di Ranzo. Per completare il quadretto familiare aggiungiamo che Elio Sommadossi, marito di Maria Pia (e figlio di Giacomina) anche lui originario di Ranzo, era redattore di quella rivista.
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Libretto di lavoro belga di Giacomina PisettaLibretto di lavoro rilasciato a Giacomina Pisetta nata a Ranzo di Vezzano il 17 dicembre 1909 dall'Amministrazione Comunale di Bouffioulx (Châtelet - Belgio) nel 1950. È scritto in francese. Sono presenti 10 pagine libere come quelle inserite nel pdf. Il libretto documenta che lei ha lavorato presso la Societe Anonyme des charbonnages du Gouffre à Chatelineau dal 5 maggio 1950 al 25 giugno 1955 e di nuovo dal 27 giugno 1955 al 3 febbraio 1959. Lavorava al "triage", il lavoro che le donne facevano in superficie della miniera e consisteva nel separare il carbone dai sassi ed altri detriti.
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Ricordi di Giacomina PisettaDopo aver ricevuto la
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Lettera di Mario Malossini alle emigrate in BelgioMario Malossini, Assessore all'emigrazione della Provincia di Trento, si rivolge alle emigrate in Belgio, attraverso i circoli dei Trentini nel Mondo, per chiedere la loro collaborazione alla realizzazione di una pubblicazione sull'esperienza delle donne emigrate, lavoro affidato alla giornalista Francesca Massarotto Raouik. La lettera scritta in lingua francese riporta quanto segue: Provincia Autonoma di Trento L'Assessore all'Emigrazione Aprile 1988 Egregio Signore/Egregia Signora, la Provincia Autonoma di Trento intende pubblicare uno studio sulle esperienze delle donne emigrate dal Trentino. Questo studio sarà affidato alla giornalista Francesca Massarotto Raouik, nota a tutti gli emigranti, compresi quelli trentini. Si tratta di un'occasione per condividere e far conoscere la vita delle donne all'estero, la vita di donne che hanno lasciato il Trentino per condividere con mariti, figli, fratelli e padri la creazione, spesso difficile, di nuove condizioni di vita in paesi lontani. Nella storia dell'emigrazione trentina, e in particolare italiana, la ricerca su queste vicende, che hanno visto le donne in prima linea, è pressoché inesistente. Abbiamo quindi bisogno della collaborazione delle donne della vostra famiglia e delle donne della vostra comunità per ricostruire insieme a loro questo fondamentale capitolo di storia. Ringraziamo tutte le donne - madri, nonne, zie, giovani donne, donne single, studentesse, casalinghe e donne che lavorano fuori casa – che saranno liete di scriverci e condividere i loro ricordi e riflessioni su questo argomento. Vecchie fotografie, lettere, diari e documenti sulla vita delle donne trentine emigrate saranno molto apprezzati e utili alla nostra ricerca. Per facilitare la ricerca, abbiamo preparato una lista di domande; speriamo che molte di voi rispondano e ci aiutino nel nostro compito. Il nostro modulo anagrafico, che potete compilare, anche senza scrivere nome e cognome, verrà utilizzato per informazioni più precise. Il documento deve essere inviato a: PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Ufficio emigrazione Piazza Dante, 15 38100 - Trento Vi ringraziamo anticipatamente, convinti che ogni esperienza umana e ogni sentimento vissuto nel proprio Paese diventi un grande patrimonio se comunicato attraverso le testimonianze. Cordialmente. Mario Malossini DOMANDE 1. LA PARTENZA Ti ricordi? Cosa pensavi quando hai lasciato il Trentino? Chi ti ha aiutato? Cosa hai lasciato con più rammarico: il paese, gli amici, la famiglia...? 2. L'ARRIVO NEL NUOVO PAESE Cosa ti aspettavi nel nuovo paese? Hai provato entusiasmo o delusione? Le prime impressioni. La prima casa. Il primo lavoro. I primi amici. La gente del nuovo paese. Come hai iniziato la tua nuova vita? 3. IL PERCORSO VERSO L'INTEGRAZIONE L'apprendimento della lingua. I rapporti con i vicini, le famiglie, le altre donne italiane o straniere, le difficoltà della vita familiare e lavorativa. La vita matrimoniale durante la crescita della famiglia. Le malattie, le nascite e lo sviluppo dei figli. I rapporti con la scuola. Momenti di solitudine e momenti di gioia. Le prime soddisfazioni. Quanto tempo hai impiegato per "adattarti"? 4. VITA SOCIALE Come trascorri il tuo tempo libero? (Lettura, viaggi, cinema, teatro, televisione, sport, etc.) Ti interessano le attività sociali? (Le associazioni, le attività assistenziali, culturali, politiche, religiose, sindacali, ecc.) I momenti della tua vita con gli altri. I rapporti con il Circolo Trentino. 5. NUOVE GENERAZIONI Difficoltà e successi nel dialogo con le nuove generazioni. In cosa tua figlia (o tua madre o tua nonna) è diversa da te? In cosa è simile a te? Ti senti più italiana o straniera? Perché e quando? Cosa invidi di più di tua figlia (o di tua madre)? 6. LEGAMI CON LA TUA TERRA I ricordi e le tradizioni del Trentino che conservi con amore (quelli che trasmetti ai tuoi figli) (o quelli che ti sono stati tramandati), le abitudini di vita, i modi di parlare, le canzoni, le ricette tipiche, i proverbi, le favole e così via. Visite o vacanze in Trentino; le tue impressioni sul Trentino e sui suoi abitanti oggi. Dove ti piacerebbe vivere? Rapporti con la famiglia in Italia, con gli amici, con le istituzioni della tua provincia. Problemi da risolvere: eredità, pensioni, nazionalità, diritto di voto, ecc. 7. SE POTESSI TORNARE INDIETRO Rifaresti questa stessa esperienza? Perché? Cosa ti manca oggi per essere felice? Hai dei rimpianti? Quali? Raccontaci cosa sognavi di essere e cosa sei diventato. SCHEDA DATI PERSONALI 1. Nome e cognome 2. Età 3. Luogo e data di nascita 4. Luogo di residenza attuale 5. Data dell'ultimo espatrio 6. Motivo dell'espatrio 7. Espatriato da solo o con la famiglia 8. Espatri precedenti (Paese, periodi di tempo) 9. Stato civile attuale 10. Livello di istruzione 11. Professione attuale 12. Numero di figli 13. Condizioni economiche attuali (insufficiente, limitato, sufficiente, soddisfacente, buono, molto buono, ecc.) 14. Data e luogo dell'eventuale rimpatrio. ***** 1. Nome completo del marito 2. Luogo e data di nascita del marito 3. Occupazione attuale del marito 4. Data e luogo dell'ultimo espatrio del marito 5. Precedenti espatri del marito 6. Altri familiari che vivono con lei 7. Data e luogo dell'eventuale rimpatrio del marito
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Lettera da Vienna a Covelo - 1898Cristoforo Verones, in servizio militare a Vienna, appena ricevuta dal fratello una lettera contenente anche denaro, risponde immediatamente ringraziando. Riguardo le malelingue, assicura che "Nisuno mia scrito nulla ne bene ne malle di voi, ma anche se tutto cio fosse vero non sono piu un ragazo da dar retta alle ciarle altrui." A proposito di lavoro riflette: "essendo che mi avete scrito che sei andatto a lavorare io non o pensatto che la domenica vai casa". Riguardo l'attaccamento alla famiglia dice: "io penso sempre a voialtri e molte volte non ò neanche l'ardimento di scrivere vedendo che non posso assistervi" e "Altro non mi resta che di vero cuore salutarti assieme a tutta la famiglia. Un saluto ai Zii e alle Zie e anche alle nostre Nonne". La lettera era così cara alla famiglia di Giosafat, il fratello a cui era destinata, da essere conservata, incorniciata sotto vetro ed appesa nella casa della figlia Pia Verones, chiamata Mercede, dove tutt'ora si trova. La ricerca condivisa con la famiglia, a partire da questa lettera, ci ha portati a scoprire il contesto familiare, simile a tanti altri e quindi di utilità sociale. La lettera di Cristoforo Verones, classe 1873, è indirizzata al fratello maggiore Giosafat, classe 1871. Erano parte di una numerosa famiglia di dieci fratelli nati tra il 1873 ed il 1895, di cui otto hanno raggiunto l'età adulta. Il lavoro di Giosafat era lontano da casa, da quanto si legge; probabilmente faceva già il manutentore per la famiglia de Gerloni, farmacisti trentini, per i quali ha lavorato a lungo. Il padre è il grande assente nella lettera. Probabilmente in quel periodo era in Argentina, dove i familiari si recavano spesso per periodi di lavoro; anche Cristoforo e Giosafat c'erano andati nel 1889, quando avevano rispettivamente 16 e 19 anni, presumibilmente raggiungendo il padre.
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Poesie e racconti di emigrazione dalla Pennsylvania alla California (1917-1957) dei fratelli ZanellaFascicolo formato a4 con rilegatura a spirale contenente fotocopie di diversa provenienza riguardante i due fratelli Giuseppe e Roberto Zanella. Sono per lo più poesie terminanti con autore, luogo e data che narrano della loro esperienza di emigrazione e della vita quotidiana del tempo. Nella predisposizione del pdf abbiamo eliminato le poesie doppie, la raccolta di Roberto Zanella già pubblicata a parte e le abbiamo riordinate in base alla data.
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Raccolta di poesie di Roberto Zanella 1917-1924Sono conservate dalla famiglia due copie della “Raccolta di poesie innedite dell’esimio professore Roberto Zanella” , come ironicamente titola il suo lavoro l’autore. Sono scritte in dialetto, a macchina, utilizzando la carta carbone per la seconda copia. La copertina è costituita da un cartoncino leggero, con la scritta “Arcadia Wedding Plate”, decorato a colori, riportante uno stemma dorato in rilievo applicato sul davanti (diverso per le due copie) e un cartoncino pesante sul retro. Le pagine sono unite tra loro con la colla e un largo nastro telato chiude la rilegatura. Le pagine hanno il formato 20,5 x 25,5 cm. Sulla prima pagina è disegnato il monogramma MO ed è impresso un timbro in rilievo riportante “EDELWEISS CLUB ARTE E PROGRESSO - MT CARMEL . PA . INCORPORATED APRIL 29.1914 - ORGANIZED AUG.18.1918” con una stella alpina al centro. Sulla seconda pagina c’è l’indice, un adesivo con un mazzolino di fiori e lo stesso timbro della prima pagina. Seguono 11 poesie, tutte riportanti data e luogo, scritte tra il 1917 e il 1924 a Covelo (Trento) e a Mount Carmel Pa. (Pennsylvania). La seconda copia è più deteriorata e manca delle prime due pagine, mentre la prima copia è abbastanza ben conservata ma manca della seconda poesia (pag. 3-4). Qui si riporta la prima copia integrata con le due pagine mancanti prese dalla seconda copia.
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Santino funebre di un profugoMemoria funebre a ricordo di Casari Filippo, profugo a Vezzano dove è morto all'età di 86 anni il 29 ottobre 1918. Il cartoncino fronte/retro misura 6,5x11 cm e sul davanti riporta riporta un immagine del Cristo di M.v.F. - GFCK (ges. f. christl. kunst, M - Società per l'arte cristiana) con una citazioen da Isaia.
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Patente di Raimondo MioriPatente 10x22 , intestata a Raimondo Miori, è stata rinnovata il 28 febbraio 1961 e ha il classico aspetto del libretto rosa usato in quegli anni. All’interno, riporta l’abilitazione alle categorie B, C, D ed E – pubblica, con spazi per i rinnovi su cui sono visibili francobolli (marche da bollo) e timbri ufficiali a conferma della validità nel tempo. Curiosamente, questa patente sostituisce una precedente, la n. 402, rilasciata dalla Prefettura di Trento il 5 marzo 1925, rendendola un documento storico di straordinaria memoria.
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Il buon cuore dei nostri soldatiLa lettera, col titolo "Il buon cuore dei nostri soldati", è riportata nella rubrica "Lettere dal campo" su "Il Trentino" del 7 aprile 1915. Non indica il luogo dove fosse questo campo. Federico Zuccatti è nato a Ciago (Trento) nel 1884, lì si è sposato nel 1920 ed è morto nel 1962. Sua sorella Teresa aveva sposato Augusto Bressan di Sarche ed al tempo di questa lettera aveva 8 figli. Trascrizione: Zuccatti Federico da Ciago, riservista scrive dal campo ai suoi nipoti la seguente lettera: Dal campo, 10 marzo. Miei cari nipoti. Io sto bene e così spero e desidero di voi tutti, anche della nonna, babbo e mamma. Avevo sempre intenzione di mandarvi un regaletto, che acquistai in dono il giorno del S. Natale, consistente in dolci, cioccolata e un poco di tè e zucchero, ma non ho mai avuto la comodità. Il giorno 2 febbraio ci siamo fermati in un paese, abbiamo lasciato i nostri carri al piano e i cavalli abbiamo dovuto condurli in una stalla un quarto d'ora in su per la montagna, dov'erano stalle per metterli al caldo e al coperto. Nel ritornare trovai una povera donna bastonata e maltrattata dai russi, in uno stato compassionevole, madre di 6 teneri bambini, che non aveva niente, i russi le avevano rubato tutto e suo marito piangendo ci supplicava di aiutarla. Allora io corsi al mio carro presi il pacchetto, presi fuori il tè e lo zucchero, cioccolata e acquavite di quella che mi spedì la mamma e corsi in aiuto alla povera donna. Al più presto possibile feci il tè, glielo diedi da bere, poi le diedi un po' d'acquavita e cioccolata e contento vidi che appena preso il tutto stava meglio. Questa povera donna era stata nell'America del Sud e parlava bene lo spagnuolo e allora mi ringraziò del tutto e discorremmo un buon quarto d'ora, poscia la lasciai. Il giorno dopo andai di nuovo a trovarla e stava ancora meglio; il terzo giorno potè levarsi con comodità e volle venire a ringraziare il mio comandante e raccontargli tutto. Allora anche lui alla presenza di tutti i miei compagni mi ringraziò di questo atto caritatevole e mi donò subito una bottiglia di acquavita e mi disse: Tu da oggi innanzi sarai il cocchiere della mia carrozza; ed io gli dissi: Lo ringrazio, signor tenente, ma per questo non merito tanto; e lui di nuovo: Questo atto generoso deve essere ricompensato e tu sarai il mio cocchiere. In questa maniera io andai molto meglio di prima: avevo due cavalli grandi e cattivi e avevo sempre lavoro e adesso invece ne ho due che sono come pecore e lavoro molto poco. E così anche voi, miei cari nipoti, siate buoni che certo sarete ricompensati. Addio, miei cari nipoti, vostro zio Zuccatti Federico.
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Contratto di affitto 1930-34 malga di RanzoDa questo fascicolo sono stati estrapolati questi tre documenti che raccontano la difficoltà per i malghesi di Ranzo di affrontare le spese a loro carico per la sopraggiunta grave crisi del mercato agricolo e la loro operosità nel cercare di far fronte con la loro mano d'opera alle carenze finanziarie. Alla fine, "Atteso che la frazione di Ranzo è situata in alta montagna, priva di comunicazioni e di possibilità di vita; abitata da popolazione poverissima e prolifica, con casi di assoluta miseria, e con la necessità di un aiuto da parte del Comune e degli Enti Pubblici", il comune delibera di "ridurre il canone d'affitto della Malga di Ranzo (Bael e Gazza) per gli anni 1933 e 1934".
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Malghe attive nel 1951 nel comune di VezzanoQuesto documento attesta la presenza di tre malghe nel comune di Vezzano: quelle di Bael e Monte Gazza monticate e quella di Ciago non monticata nel 1951.
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Relazione tecnico illustrativa ex malga di Vezzano 1978Il documento illustra la composizione della ex malga, lo stato di degrado in cui versa, come si intende ristrutturarla e poi utilizzarla.
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Capi di bestiame macellati nel 1950 nel Comune di VezzanoDa questo censimento, firmato dal veterinario e dal sindaco, risultano macellati nel 1950 nel conune di Vezzano 79 bovini, 149 ovini, 72 suini.
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1945: affitto Malga RanzoNel documento si stabiliscono le condizioni del contratto di affitto per la Malga di Ranzo.
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1961: lavori di manutenzione della strada Monte GazzaNel documento si indice l’appalto per la manutenzione della strada del monte di Gazza durante la stagione di fienagione del 1961.























