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Titolo
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Elio Sommadossi - Belgio - Oltre confini e generazioni
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Descrizione
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Elio Sommadossi, nato a Ranzo nel 1945, da Antonio Sommadossi e Giacomina Pisetta, è emigrato, pochi mesi dopo, con la sua famiglia in Belgio, dove il papà faceva il minatore. 20 anni dopo ha visto l’Italia che lo ha molto attratto e, dopo aver vissuto 71 anni in Belgio si è trasferito nel suo paese natale.
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Lingua
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Dialetto trentino
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Tipologia
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Intervista
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Intervistato
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Elio Sommadossi
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Data di creazione
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12 febbraio 2026
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Periodo di riferimento
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1920 – 2026
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Durata
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37 minuti, 39 secondi
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Indice
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0: Introduzione e sigla
- AUTOPRESENTAZIONE
0:51 – Elio Sommadossi è nato a Ranzo nel 1945 ma è vissuto in Belgio per 70 anni. Racconta le vicissitudini della sua famiglia che lo hanno visto emigrante a pochi mesi di vita.
- INFANZIA
3:31 - Ha vissuto infanzia e gioventù in Belgio, perciò si sentiva belga, non italiano. Parlava in dialetto trentino in casa e francese fuori.
4:22 - La scolarità a Chatelet: un chilometro e mezzo a piedi per andare all’asilo, poi i 6 anni di scuole elementari sempre con buon profitto, anche se i genitori non erano in grado di aiutarlo.
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- INSERIMENTO NEL LAVORO
5:53 - Finite le scuole medie, a 16 anni ha deciso di andare a lavorare in ferriera/acciaieria, anche se i suoi genitori erano contrari. Accenna ai desideri e alle emozioni dei genitori, al fatto che questo lavoro era comunque una specie di promozione sociale rispetto a quello di minatore del papà, al buon stipendio che riceveva (il doppio della pensione del papà).
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Permesso di lavoro belga
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Racconta come Charleroi fosse una zona industriale; miniere e acciaierie ricercavano mano d’opera e tutti i mesi arrivavano treni di mano d’opera da altri paesi europei.
8:27 - In ferriera aveva un capo razzista che considerava gli italiani sotto-uomini; questo lo ha indotto a fare 6 anni di corsi serali per diventare tecnico industriale, dopodiché è diventato capo del suo capo. Di fronte a situazioni spiacevoli, che fanno sicuramente soffrire, si può soccombere, oppure reagire, in modo distruttivo o costruttivo come ha fatto Elio, così da portarlo a dire (10:24) “en po’ de razzismo el pol far del ben, darte en buton”, ossia “un po’ di razzismo può fare del bene, darti una spinta”.
10:29 - Fa un confronto tra il suo lavoro e quello di suo padre, fra la vita in Belgio e in Italia, fra belgi e italiani motivando così il suo sentirsi un belga, tanto più che nel 1955/56 i genitori avevano comprato casa là, rinunciando così a ritornare al paese.
- NASCE UNA DOPPIA IDENTITÀ
12:49 - Racconta come è nato il suo attaccamento all’Italia: sua sorella Jacqueline ha sposato uno di Ranzo, Leo Daldoss che insieme a un suo compagno di Ranzo, Mario Beatrici, era arrivato in Belgio nel 1956 per lavorare in miniera. Lì si sono conosciuti e 3 anni dopo si sono sposati.
Nel 1965 il padre di Elio è morto, era tornato due volte a Ranzo in visita ai fratelli col treno, ma Elio non lo aveva mai seguito, non era interessato a conoscere il suo paese natale. Ci è andato la prima volta, per una settimana, nel 1965, col cognato Leo, che era andato a trovare la madre.
È stato colpito dall’Italia, da Ranzo, l’ambiente, il cielo, le montagne. Si è sentito attratto dall’Italia (13:56 parte usata nell’introduzione). A Ranzo ha conosciuto Maria Pia ed è iniziata la loro storia.
14:58 - Si stava meglio in Belgio, ma per le ferie Ranzo, l’Italia, non temeva confronto: il clima, il cielo azzurro, la bellezza del clima e del paesaggio, l'allegria. In Belgio per lui la vità è più semplice, con l’amministrazione se la cava meglio, anche per la lingua.
15:39 - Ha passato 71 anni in Belgio e 10 anni fa lui e la moglie Maria Pia sono tornati a Ranzo: è più tranquillo. Dovendo lavorare non sarebbe tornato.
- IL PAPÀ
16:37 - Il suo papà Antonio Sommadossi è nato nel 1906, ha perso giovane la sua mamma, a Ranzo non c’era lavoro, e così all’inizio degli anni 30 tutti i 4 fratelli erano in Belgio a lavorare in miniera. Aurelio e Giacomo dopo pochi anni sono tornati, Antonio e Angelo sono rimasti lì.
Lo zio Angelo Sommadossi, nato nel 1900, è morto a 50 anni di polmonite e papà Antonio nel 1965; come tutti quelli che lavoravano in miniera anche i due fratelli avevano i polmoni rovinati. Più lavoravano in miniera e più guadagnavano, ma di conseguenza respiravano più polvere compromettendo la loro salute. In miniera c’erano immigrati di tutte le lingue ma non belgi. Appena immigrati, scendevano in miniera senza nessuna formazione e senza conoscere la lingua.
- LA MAMMA
20:13 - La sua mamma, Giacomina Pisetta, era nata nel 1909, aveva perso la mamma morta di parto. Il suo papà Pisetta Eugenio era andato in Belgio ed aveva lasciato a Ranzo Giacomina, che aveva ormai 19 anni, a gestire la famiglia. In Belgio ha trovato lavoro e casa e l’anno seguente ha chiamato le figlie per raggiungerlo. La storia di Giacomina è spiegata nel diario.
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Ricordi di Giacomina Pisetta
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In Belgio papà e mamma si sono fidanzati e sposati.
22:12 - Vivevano lì anche un fratello e una sorella della mamma e c’era una comunità trentina molto forte. I genitori di Elio stavano con loro perché comunicavano meglio ed hanno imparato la lingua un poco alla volta. Erano ben integrati. Solo in rari casi lo chiamavano “macaronì”, così come qui si dice “terón”, ma era protetto dalle tre sorelle maggiori e non ha mai sofferto per discriminazione. La mamma non aveva nostalgia dell’Italia, riteneva che il Belgio offrisse più possibilità per i figli, per la salute, il lavoro, lo studio. Il papà avrebbe voluto tornare dopo la pensione.
25:19 - I contatti con la famiglia di Ranzo si tenevano tramite lettera e grazie ai paesani in visita portavano notizie. Il padre aveva più legami con Ranzo, era tornato due volte in Italia in treno per andare a trovare i due fratelli e le due sorelle che vivevano a Ranzo, e perché gli piaceva il suo paese natio, anche se era molto diverso da adesso, ad esempio per l’acqua dovevano andare alla fontana.
La mamma è rimasta là per i figli, soffriva meno di nostalgia, aveva la sorella vicina, e anche il fratello, mentre più nessuno della sua famiglia viveva a Ranzo, “la s’era empiantada lì”, cioè “si era radicata lì”.
27:18 - Quando la famiglia di Elio è emigrata la seconda volta, nel 1946, sono stati tutti fermati in un campo a Novara per qualche settimana a fare tutti i controlli medici (2 genitori e 4 figli). Elio si era ammalato, tanto che appena arrivati in Belgio era stato ricoverato in ospedale.
Con loro c’era anche uno di Brusino che è ancora in Belgio, ha 90 anni e si chiama Primo Berlanda.
28:50 - Il sentimento religioso era molto forte. C’era la missione cattolica italiana che aiutava la comunità; tra i missionari trentini c’erano padre Martino Pasolli della Val di Cembra, padre Silvio Moro da Arco, padre Pancrazio Potrich, don Luigi Benedetti di Cavedine che è rimasto là 10 anni. Tradizione della domenica era la polenta.
- CONFRONTO DI CULTURE
30:05 - Italiani e belgi a confronto: i belgi generalmente avevano casa di proprietà, nonni e familiari vicini, stavano economicamente meglio. La famiglia di Elio era in affitto in una casa piccola e risparmiavano il più possibile con l’idea di poter tornare e costruirsi una casa a Ranzo.
Cultura belga e italiana sono simili; i belgi bevevano birra e gli italiani vino, loro mangiavano tante patate, ma sono stati attratti dalla pasta, non dalla polenta, l’eleganza italiana è migliore, specialmente i giovani meridionali vestivano più colorati, eleganti, erano anche più espansivi dei settentrionali che sono più riservati.
33:46 - In Italia la burocrazia è più impegnativa che in Belgio. Ecco un esempio della semplicità burocratica belga: in Belgio nel 1946 all'iscrizione in comune hanno scritto Elie Somadossì per cui è vissuto per 70 anni così. Quando è rientrato in Italia c’era il problema di avere la pensione poiché questo nome in Italia non esisteva. È bastato presentare il mio estratto di nascita al comune belga ed in poco tempo hanno risolto senza spese quindi pratiche molto più semplici.
- CONCLUSIONE
36:25 - Non ha mai sofferto di razzismo o pochissimo. A Ranzo c’è chi li chiama “i belgi”, ma con gentilezza, d’altra parte si sente dalla sua pronuncia che non è del luogo.
Quando è venuto in Italia si è innamorato dell’Italia e di Maria Pia
Loro si ritengono emigrati di lusso, non come quelli di prima generazione.Poi sono di nuovo emigrati per tornare a Ranzo, ma lì ci andavano già da 50 anni in ferie, perciò ovviamente è tutto più semplice.
37:39 - Fine
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