Leo Daldoss, nato a Ceniga nel 1934 da genitori di Ranzo (che si erano trasferiti là quando il padre lavorava in un albergo a Riva del Garda), nel 1955 è emigrato in Belgio, ha sposato Jacqueline Sommadossi (figlia di Antonio e Giacomina Pisetta anche loro emigrati da Ranzo), ha lavorato per anni in miniera e poi in acciaieria; è morto di "mal de la mina" nel 1991.
Qui lo vediamo nella miniera della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau in Belgio, come documentato dal suo
Grazie alla collaborazione dei gruppi culturali Nereo Cesare Garbari del Distretto di Vezzano, La Roda, Retrospettive, Centro Studi Judicaria, Ecomuseo della Valle dei Laghi, Piccola Nizza de Trent, del gruppo Pensionati e Anziani di Vezzano, di molti privati e del patrimonio fotografico degli autori, la nascita del Comune di Vallelaghi ha visto la pubblicazione di questo libro fotografico. Le numerose foto storiche, accompagnate da brevi didascalie e introduzioni ai capitoli tematici, permettono di conoscere peculiarità e similitudini fra le 11 frazioni che compongono il neo comune favorendo così lo sviluppo di uno spirito di appartenenza ad un'unica comunità dei cittadini provenienti dai tre comuni fusi di Terlago, Vezzano e Padergnone.
Diverse foto pubblicate su questo volume sono disponibili nell'Archivio della Memoria per il riutilizzo.
Il "Contratto di lavoro per gli operai italiani nel Belgio Annesso al protocollo ITALO-BELGA dell'8 febbraio 1954" è stampato in doppia lingua italiano/francese. Riporta il timbro della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau, la data 3 agosto 1955 ed è intestato a Daldoss Leo nato il 28.1.1934.
Leo è originario di Ranzo e di lui accenna la suocera:
Elio Sommadossi, nato a Ranzo nel 1945, da Antonio Sommadossi e Giacomina Pisetta, è emigrato, pochi mesi dopo, con la sua famiglia in Belgio, dove il papà faceva il minatore. 20 anni dopo ha visto l’Italia che lo ha molto attratto e, dopo aver vissuto 71 anni in Belgio si è trasferito nel suo paese natale.
Casco usato da Antonio Sommadossi di Ranzo emigrato in Belgio dove ha lavorato in miniera dal 1927 al 1949, quando la silicosi lo ha costretto alla pensione. Era rientrato con la famiglia a Ranzo nel periodo bellico, ma poi era tornato in miniera, nonostante la salute già compromessa, per poter raggiungere il diritto alla pensione. Il casco, come la divisa, il piccone, la mascherina e la lanterna, era uno degli elementi che venivano forniti al minatore quando iniziava il suo lavoro, il cui costo veniva poi detratto dalla paga. Veniva usato sopra il berretto come si vede nella foto del genero:
Leo Daldoss, con un altro minatore presso la statua di Santa Barbara, all'interno della miniera della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau in Belgio.
Santa Barbara patrona dei minatori si festeggia il 4 dicembre, anche all'interno delle miniere.
La stampa è in bianco e nero, con bordo bianco, in formato classico 10x15 cm.
Sul retro vi è il timbro "Parmentier photo-optique Chatelineau" e il n. 93.
Leo Daldoss con i suoi compagni di lavoro all'interno della miniera della Societe Anonyme des Charbonnages du Gouffre Chatelineau in Belgio.
Ogni minatore è dotato di piccone e mazza, casco di cuoio, maschera attaccata alla cintura, lampada a carburo dotata di un lungo gancio col quale si può appendere alla spalla, gavetta.
La stampa misura 14x9 cm, sul retro si presenta come cartolina Gevaert ed a matita è riportato il numero 821.