Sopra la porta d'entrata della casa natale di Italo Conci è posta una lapide commemorativa con una epigrafe che recita:
«Questo segno d'amore e di promessa
I legionari di Ronchi
Uomini liberi tra servi smarriti
dedicano all'eroe Italo Conci
che ucciso dai fratelli
nella notte santa e orrenda di Fiume
gli angeli della Redenzione
avvolsero nel sudario di Cesare Battisti
reso inconsumabile dal Signore
per accomunare il sacrifizio
di tutti gli eroi trentini
credenti nella Patria futura.
Fiume, XXVI decembre MCMXX
Vezzano, XXVI decembre MCMXXI».
Eroe fiumano nato a Vezzano nel 1893 e morto a Fiume nel 1920.
Italo (Beniamino Giacomo Giuseppe) Conci è nato a Vezzano il 7.2.1893 da Pellegrinati Teresa e Angelo Conci (1853-1926). Il padre, oriundo di Trento, arrivato in paese in qualità di medico condotto, acquistò la casa in via Roma 5, dove nacquero Ada Conci nel 1891 (che sposerà l'ingegnere Anselmo Anesi), Italo Conci nel 1893 e Ivo Conci nel 1901 (che emigrerà in Argentina nel 1934).
Nel 1910 Italo emigrò in Argentina, dove rimase fino al 1915 quando l'Italia entrò in guerra contro l'Austria. A quel punto andò in Italia e nel marzo 1916 si arruolò volontario nell'esercito italiano, col nome di guerra loris Lionello, nella ferma convinzione irredentista che il popolo italiano dovesse essere tutto unito in un'unica patria. Fu valoroso, divenne ufficiale negli Arditi, venne ferito gravemente e guadagnò due medaglie d'argento al valore.
Mentre lui combatteva al fronte contro la sua patria natale, la sua famiglia venne incarcerata in Austria.
Col trattato di Versailles del 1919 l'Austria dovette cedere all'Italia il Trentino Alto Adige ed il Friuli Venezia Giulia, ma non la Dalmazia e Fiume come previsto inizialmente dal patto di Londra in caso di vittoria.
Nella notte tra l’11 e il 12 settembre 1919 partecipò alla spedizione per l’annessione di Fiume all’Italia partita da Ronchi (Gorizia) guidata da Gabriele D’Annunzio, di cui lui divenne un fedelissimo seguace, addetto alla vigilanza della sua persona. Combattè a Fiume nelle fila della Legione trentina “Cesare Battisti” e morì il 26 dicembre 1920 nella "notte di fuoco" colpito dall'esercito italiano intervenuto per far rispettare quanto stabilito dal trattato di pace.
La salma di Italo Conci venne portata al Vittoriale e poi deposta in un'arca, seguita nel tempo da quelle di altri dieci legionari che insieme circondano la tomba di Gabriele D'Annunzio.
A Vezzano, una lapide commemorativa lo ricorda sulla sua casa natale ed un'altra lapide a memoria è posta nella cappella cimiteriale.
A lui è venne intitolato il "Gruppo di Azione" di Vezzano, organizzazione istituita con la riforma scolastica Gentile del 1923 con lo scopo di togliere gli insegnanti dal loro isolamento e riunirli in una sorta di cenacolo culturale. Questo gruppo fu segnalato nella relazione-studio sulle scuole della circoscrizione di Trento (1925-1926) tra i più attivi a organizzare convegni, gare, scambi di visite, «feste per la dote della scuola» (una recita, un saggio ginnico, una lotteria), mostre didattiche locali. C'è chi rammenta una targa ad Italo Conci nell'entrata della vecchia scuola elementare di Vezzano e qualcuno ricorda che il grande cedro che c'era un tempo davanti alla scuola dell'infanzia fosse stato piantato in sua memoria.
Anche la Banda di Vezzano venne intitolata ad Italo Conci (1931?) anche se dopo l'elevazione della Villa di Vezzano a Borgo nel 1998, essa assunse il nome di "Corpo Bandistico del Borgo di Vezzano".
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Fonti:
Questa intervista a Bianca Manzoni di Vezzano, classe 1931, è una di quelle realizzate presso la A.P.S.P. Residenza Valle dei Laghi di Cavedine dai giovani che hanno partecipato al progetto "Videomaker della memoria –“Vot che te la conta o te la diga?” inserito nel Piano Giovani della Comunità della Valle dei Laghi 2023.
Pur essendo un lavoro organizzato e gestito in gruppo, ogni giovane è stato poi artefice principale di una delle interviste della quale risulta perciò autore.
Dopo aver presentato se stessa e la sua famiglia Bianca parla della sua vita andando avanti ed indietro nei ricordi con grande coinvolgimento.
Terminata la scuola professionale Tullio, diciottenne, entra nel mondo del lavoro in Valle d'Aosta dove suo padre, che fa il minatore lì, gli ha trovato lavoro in un'officina.
Nelle sue lettere rassicura la mamma che è un bel posto, il lavoro è gratificante e non pesante anche se occupa 11-12 ore al giorno, papà lo aiuta in casa.
Gli mancano il paese natale, la famiglia, gli amici, tutto il vicinato, la compagnia della musica.
Maria nel raccontare alla figlia il freddo che fa e la pazienza che ci vuole nell'attesa che l'inverno passi scrive: "Il proverbio dice che l'inverno non lo hanno mai mangiato i lupi".
Non manca una importante raccomandazione: "Fatevi anche voi un po' di compagnia e vogliatevi bene, che non abbiamo altro noi, che volerci bene tutti."
La sua fede comprende ogni momento della vita; parlando delle nipoti scrive: " Pregherò lo S. Santo che le illumini e che sieno diligenti nei loro compiti, perché mi parevano un po' svogliate nel farli."
Racconta di aver ricevuto soldi dalla figlia e dal nipote emigrati in Svizzera ed avere così la possibilità di pagare "da bere quello che vi piace" sottolineando che "È proprio vero che, mentre noi dormiamo, la Providenza veglia, se in Lei si confida: Intendiamo bene: Non mica per questo stare con le mani in mano, quello che si può fare si deve farlo."
Usa poi un modo di dire per rivolgersi alle bambine nel concludere: "quando verrò peri e pomi gli porterò" e spiritosamente si firma "Nonna brontolona".
Maria Cappelletti, detta Faiòta, (1890-1965) ha passato la sua vita a Covelo (TN) prodigandosi per tutti quelli che avevano bisogno. Prima che il suo ricordo vada perso, raccogliamo la testimonianza di chiunque l'abbia conosciuta. Pubblichiamo, in questo terzo video a lei dedicato, la voce di tre delle sue nipoti nella speranza che stimolino altri a condividere i loro ricordi.
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Qui le prime audio-testimonianze:
La cartolina inviata dall'amico Giuseppe a Maria. In quel tempo la donna si trovava a prestare servizio presso l'albergo "Croce d'Oro" a Mezzolombardo.
La cartolina presumiamo sia dell' anno 1910 - come si può intravedere dal timbro postale. La data esatta è dubbia. Dallo scritto leggiamo 26/03.
Maria Cappelletti, detta Faiòta, (1890-1965) ha passato la sua vita a Covelo (TN) prodigandosi per tutti quelli che avevano bisogno. Prima che il suo ricordo vada perso, raccogliamo la testimonianza di chiunque l'abbia conosciuta; pubblichiamo in questo video le prime cinque voci nella speranza che stimolino altri a condividere i loro ricordi.
Questo video è stato localizzato a Covelo sulla piazza che è stata poi dedicata a Maria, anche se le interviste provengono da luoghi diversi.
Nata in Brasile il 2.01.1890 Maria Cappelletti, detta "Faiòta", di Giovanni e Rosa Mottes, è vissuta e ricordata a Covelo.
Ha passato la sua vita prodigandosi per tutti quelli che avevano bisogno.
È morta a Rovereto il 15.5.1965 all'età di 75 anni. I suoi compaesani le hanno dedicato una lapide sul cimitero e, nel 2023, hanno proposto il suo nome per intitolarle la piazza del paese.
La localizzazione in mappa si riferisce alla casa accanto alla fontana di Villa Bassa, dove ha vissuto a lungo, alla casa ex-cappella dove viveva gli ultimi anni e alla piazza a lei dedicata.
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Si parla di lei a pag. 36-37 di
Palmina, 70 anni, da molti anni emigrata nello stato di Washinton (USA), nello scrivere alla nipote parla del suo stato di salute e della sua numerosa famiglia, esprime la sua amarezza per non essere mai potuta tornare al suo paese natale per rivedere i suoi famigliari e ricorda che "Un buon cristiano scrive almeno una volta all'anno".
Sorprende la scrittura in lingua italiana, senza storpiature in dialetto, dopo tanti anni di emigrazione.
Il timbro dell'ufficio postale di Vezzano sul retro della busta porta la data 23.12.65: è stata recapitata in una settimana, cosa che oggi succede difficilmente anche con tragitti molto più brevi.
La cartolina è stata spedita ad un'emigrata di Ranzo in Belgio nel 1956, per cui sicuramente lo scatto è antecedente a tale data.
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Una copia della stessa cartolina è presente con l'identificativo Ra-03 presso:
Video realizzato da alcuni volontari di Vigo Cavedine in occasione del Natale 2022.
Il video è un omaggio a Giorgio Galetti, un benefattore di Chicago che nel 1930 ha donato la scultura lignea delle Anime del Purgatorio (posto sotto l'altare della chiesetta del Santuario di Cavedine).
Nel 1962 ha contribuito all'acquisto dell'organo della chiesa di S. Biagio di Vigo Cavedine.
Come esposto nel cartello all'esterno della scuola, curato dal Gruppo Alpini Cavedine e Comune di Cavedine, "L'idea di un Asilo Infantile a Cavedine venne proposta dal sacerdote Francesco Segalla nel 1896. L'istruzione, nell'anno seguente 1897, fu possibile grazie alla raccolta fondi con sottoscrizione sia da parte di abitanti del paese che di emigrati, tra cui Angelo Bortolotti, che dall'Argentina costituì una specifica Fondazione. La prima sede fu nei locali al piano terra del palazzo municipale dove rimase fino al secondo dopoguerra; successivamente vi fu il trasferimento nei locali della canonica al primo piano, a fianco del teatro. L'attuale sede fu inaugurata il 12 novembre 1967; nel dicembre 1971 fu benedetta anche una cappella interna (ora dismessa) per le suore che in quel periodo ne curavano la gestione."
Per approfondirne la conoscenza visitare la pagina dedicata a questa scuola e le schede ad essa collegate.
Posta in quello che un tempo era l'ingresso del paese, sull'incrocio di due antiche strade medioevali: l'una che portava verso Drena e l'altra che risaliva la montagna fin su al Passo della Becca, collegando così la Valle di Cavedine con la Valle dell'Adige.
Non si sa a quando risale ma la tradizione ricorda che qui era uso costruire le arche per i novelli sacerdoti ed era uso che la popolazione accompagnasse fino a questa croce gli emigranti, che andavano all'estero in cerca di lavoro e di fortuna, per dar loro un affettuoso saluto collettivo.
Nel 1984, su un'iniziativa del locale Gruppo degli Alpini, la croce lignea è stata ricostruita, ponendola su un basamento in muratura ed è stata risistemata anche tutta l'area circostante con la costruzione di una fontana. Nel 2011 è stato ricostruito il Crocifisso ed abbellendolo con un'aiuola fiorita.
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Bibliografia:
Fu eretto nell'anno del giubileo 1933-34 lungo la salita della via crucis e riporta: "Cavedine in memoria dei suoi figli caduti in guerra e di quelli morti lontano dalla terra dei padri perché tutti qui vivano nell'affetto e nella prece [preghiera] dei fratelli".
Come recita il cartello posto sul luogo curato dagli alpini di Cavedine: "Il gruppo statuario, con la croce centrale, la Madonna piangente e l'Angelo consolatore, è opera del roveretano G. Ziglio."
Come recita il cartello posto sul luogo curato dagli alpini di Cavedine: "La Via Crucis fu inaugurata il 19 maggio 1966. Alla realizzazione delle 14 cappelle hanno provveduto in forma volontaria i muratori di Cavedine, mentre i quadri in ceramica provenienti da Roma sono dono di un anonimo benefattore."
Lungo il percorso della "passeggiata archeologica" si trova questo capitello, detto "déi mericàni" perché eretto grazie ai soldi mandati dagli emigranti americani nel 1923 e "dé Làgol" dal nome della località.
Il capitello è dedicato a Santa Maria Assunta, infatti, nella sua nicchia ospita proprio una statua della santa.
Venne inaugurato il 5 settembre dello stesso anno.
Bibliografia:
L'anziana nella foto è Orsola Zambanini, moglie di Albino Zuccatti tessitore, di cui ci ha raccontato qualcosa la nipote Antonia classe 1931 nell'intervista collegata. Antonia è la più piccola in questa foto, l'altra bimba è la sorella Carmen, classe 1927, mentre la loro mamma, Maria Coslop era incinta di Giovanna, ricordo che ha permesso la datazione dello scatto.
Sullo sfondo si vede il dos dei Segrai praticamente spoglio.
Curioso anche il racconto di Antonia rispetto al fotografo: Alviz Zambanini, cugino della nonna, era emigrato in Austria e quando arrivava da Linz in bicicletta per far visita ai parenti portava con sé la sua macchina fotografica, fissando così su carta immagini della famiglia.
Collocato all'esterno del paese di Stravino, lungo la strada, troviamo questo capitello.
Eretto nel 1797, per ex voto in seguito ad un'epidemia che provocò nella parrocchia 108 morti. Fu rifatto nel 1836 in seguito ad un'epidemia di colera e dedicato alla Pietà. Per esigenze di viabilità nel 1935 fu riedificato spostandolo (prima era sulla sinistra del bivio che sale in paese) e poi fu restaurato più volte negli anni a seguire.
L'ultimo restauro progettato nel 1998 fu possibile solamente grazie alla generosità di Ezio Pederzolli di Antonio “Perogiol”, nato a Stravino il 10 marzo 1922, emigrato in Belgio, che alla sua morte avvenuta il 31 gennaio 2000 a Chatelet (Begio), lasciò una cospicua somma di denaro proprio per la sistemazione di quest’opera.
Nella sua nicchia ospita un bassorilievo ligneo che ritrae la Pietà.
Bibliografia:
La cappella in onore di Maria Santissima e delle Santissime Anime del Purgatorio è stata costruita all'interno di una serie di opere decise nel 1922 e realizzate in seguito al voto fatto dalle autorità civili e religiose per essere scampati all'evacuazione forzata durante la prima guerra mondiale: grotta, cappella delle S.S. Anime, Monumenti ai Caduti e Via Crucis. L'inaugurazione della cappella è stata celebrata il 12 ottobre 1930.
La maggior parte dei lavori furono eseguiti da volontari del paese e le numerose le offerte degli emigranti, soprattutto nelle Americhe e in Belgio, permisero l’acquisto di quasi tutti gli arredi sacri. Tra loro citiamo Giorgio Galletti emigrante in America che donò il gruppo delle S.S. Anime del Purgatorio e Giovanni Bertè che viveva a Lethbrige nell’Alberta in Canada a nome degli emigranti di Cavedine di quella zona donò la campana.
Attilio Ernesto Tonelli nacque a Vezzano nel 1880 ed è figlio di Teodoro Domenico Tonelli (di Vezzano) e (Giuseffa Chistè di Calavino). Nel 1905 emigrò negli Stati Uniti e lavorò in una miniera di carbone a South Wilmington (un villaggio minerario dell'Illinois): qui conobbe sua moglie. In seguito cambio attività, aprendo un negozio di alimentari, e quando si spostò a Joliet (un altra cittadina dell'Illinois) nel 1912, aprì anche lì un negozio.
Teofilo Tonelli, suo fratello, lo raggiunse e aprì anche lui un negozio nella cittadina. Un terzo fratello, Evaristo Lorenzo Tonelli emigrò a Buenos Aires, in Argentina, mentre il quarto fratello, Giuseppe Oreste Tonelli, giunse nel Michigan.
Fra il 1905 e il 1908, Attilio mandò in patria, ai genitori rimasti a Vezzano, parte dei soldi guadagnati col lavoro in miniera.
Mandò l'equivalente di circa 10,403.00 dollari, quasi 9.000,00 euro, una cifra cospicua per l'epoca. Una delle ricevute la mandò alla sorella, Cesarina Garbari Tonelli, per poter aiutare la sua famiglia a compiere il viaggio per raggiungerlo in America e fargli visita.
I genitori, la sorella e qualche altro familiare lo raggiunsero. Sua madre Giuseffa, purtroppo, morì in America per cause non note e non si riuscì a reimpatriare la salma: fu quindi seppellita in Illinois, a Braidwood.
Attilio morì in Illinois nel 1961.
Quasi un secolo dopo, Rodney, discendente di Attilio, ricostruisce la vita da emigrato del bis nonno cercando e collegando documenti e fotografie.
Passaporto militare di Attilio Ernesto Tonelli che documenta i suoi spostamenti e il suo rapporto col servizio militare tra il 1901 e il 1911, tra Vezzano, Bressanone e Chicago.
Passaporto militare di Tonelli Attilio dal quale si evince che:
- la sua qualifica era forse Fuhrwerker, ovvero conducente/carrettiere
- faceva parte del K. u. k. 2. Regiment der Tiroler Kaiserjäger: 2° Reggimento dei Cacciatori Imperiali del Tirolo (un corpo d'élite della fanteria austro-ungarica) 3ª Squadrone
- il numero del suo foglio matricolare era 615 e il suo Numero d'estrazione 1054/I
- era stato reclutato a Bressanone
- di grado era un soldato semplice, probabilmente titl. Patr., ovvero Pattugliatore titolare
- era in permesso permanente al termine del servizio attivo
- era nato a Vezzano - Trento - Tirolo nel 1880
- di professione faceva il contadino
- parlava italiano bene, e tedesco un po'
- scriveva in italiano
- era alto 164 cm e portava calzature n. 13
- era stato arruolato il 16 aprile 1901 per la difesa territoriale e aveva assolto l'obbligo di servizio di 3 anni in linea
- il 31/12/1904 era passato al periodo di riserva di 7 anni
- il 31/12/1911 sarebbe poi passato a due anni nella milizia territoriale
- come soldato era molto buono e come musicista era sufficientemente addestrato
- al momento della compilazione non vi erano eventi bellici o ferite da segnalare
- è stato visitato dal medico e trovato sano il 2 settembre 1904
- il 4 settembre 1904 era stato esonerato dalservizio militare (firma del Podestà Leonardi)
- timbro : Ricevuto passaporto per l'estero il 7 giugno 1905, valido fino al 30 settembre 1905
- il 24 gennaio 1905 dichiara ufficialmente all'ufficio comunale della borgata di Vezzano la sua intenzione di emigrare in America (firma segretario Corradini)
- 11 agosto 1908 viene registrata la residenza a Chicago per un periodo indeterminato (Consolato Generale Imperiale e Reale d'Austria-Ungheria)
- l'8 ottobre 1908 viene esonerato dalle esercitazioni militari annuali per l'anno 1909 (rilasciato dal comando militare di Trento)
- l'Imperial Regio Consolato Generale Austro-Ungarico a Chicago certifica che è stato esentato dalle esercitazioni militari obbligatorie per l'anno 1911.
Documento che attesta l'iscrizione di Attilio Ernesto Tonelli nel corpo degli Schützen di Vezzano, in data 13 novembre 1904, l'anno prima di emigrare in America.
Al tempo svolgeva il lavoro di contadino a Vezzano.