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  • solfro

    Elemento chimico usato un tempo in polvere come antiparassitario su coltivazioni, pollai e conigliere.
  • gióncola

    Fune in cuoio che veniva posta intorno alle corna del bue e fissata con una "cavicèla" nella parte anteriore del timone con la funzione di permettere al bue di frenare quando il carro spingeva avanti il timone.
  • carriöl

    Specie di mezzo carro dietro con ruote piccole che veniva agganciato al "bròz" per trasformarlo in carro a quatto ruote.
  • brozzadór

    Punto in fondo alle strade di montagna in cui il carro a due ruote (bròz") veniva trasformato in carro a quattro ruote. Parte della strada aveva uno scalino sotto il quale veniva posizionato il "carriöl". Il bue veniva fatto scendere col "bròz" lungo la strada fino ad arrivare davanti allo scalino con la parte posteriore, sotto alla quale veniva agganciato il "carriöl" che, con le sue due ruote trasformava il "bròz" in un carro a quattro ruote, adatto a proseguire il viaggio al piano.
  • gioàt

    Giogo per un solo bue. C'è il tipo applicato alla fronte e assicurato alle corna e quello che si applica alla nuca dell’animale. Il tipo di giogo per un solo bovino ("gioàt") è collegato tramite catene ad un bilancino ("balanzin").
  • pastùra

    Fieno finemente tagliato per l'alimentazione dei bovini
  • machina dala pastùra

    Macchina agricola prima a manovella, poi motorizzata, utilizzata per trinciare il foraggio per l'alimentazione di bovini.
  • Véta de coràm

    Questa "véta" è fatta di corda realizzata in cuoio così come il rivestimento. Era unita a questo
  • canàgola

    Accessorio che passava sotto il collo del bue e si fissava al giogo. Poteva essere in legno, ferro o fune.
  • véta

    Supporto in legno, ferro o fune utilizzato per fissare il giogo dei buoi al "timón", la stanga centrale collegata al carro o all'aratro.
  • giöf

    Trave di legno doppiamente ricurvo che veniva posto sul collo di una coppia di buoi allo scopo di trainare il carro o l'aratro. Nella parte centrale era collegato al timone con la "véta". Davanti aveva due passanti in ferro per le "cornére" che venivano fissate intorno alle corna dei buoi. Ai lati e davanti quattro anelli ai quali si attaccavano le "tavèle" ("canàgole") che passavano sotto il collo dei buoi.
  • Giöf

    Questo "giöf" era colorato di azzurro; il colore è stato consumato là dove appoggiava sul collo dei buoi e nella parte centrale dove era fissata la "véta" . Attaccati al "giöf" sono rimasti i passanti in ferro per le "cornére" e una "tavèla" in ferro che passava sotto il collo del bue.
  • ciciòtol

    Rimasuglio abbrustolito del grasso di maiale cotto per ottenere lo strutto.
  • Polinèr, stalòt del rugànt e cèsso

    L'apertura a sinistra era il pollaio per le galline ("polinèr"), poi c'era un'apertura per il maiale e il bagno era un semplice buco (ora coperto dal moderno wc). I liquami cadevano direttamente sulla "grassa" (letame) di sotto.
  • Ruscello in loc. Pozze

    Un tempo qui scorreva un piccolo corso d'acqua a cui le bestie della fam. Pedrotti si abbeveravano al pascolo
  • Fontana dove si abbeveravano le bestie della fam. Pedrotti in loc. Pozze

    Il qui ritratto Giulio Pedrotti ci racconta che un tempo la fontana non era così infestata dalla vegetazione perchè assieme a suo fratello ogni sabato pulivano l'alveo del piccolo ruscello che scorreva con cucchiai e cazzuole. Anche la boscaglia non era così fitta perchè la legna veniva tagliata per ardere.
  • Audiointervista a un'anziana di Cavedine

    Racconto della vita al tempo della guerra, tra miseria e restrizioni. A proposito di "copàr piòci", si veda la filastrocca al n. 29 del fascicolo
  • Capre a Vezzano

    Con la chiusura del caseificio sociale di Vezzano, Enrico Aldrighetti ha acquistato 3 capre per poter continuare ad avere a disposizione latte fresco e le ha tenute per quattro anni. Qui lo vediamo insieme alla moglie, i figli, le capre ed alcuni dei loro 7 capretti.