Posto vicino alla vecchia Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in origine, e fino al 1969, era situato a bordo strada; successivamente è stato sposato in un angolo della piazzetta per fare spazio ai materiali di scarto provenienti dalla costruzione della nuova Chiesa della Madonna della Pace.
Questo monumento è stato realizzato dall’artista Mansueto Ceschini di Lasino, su disegno del padergnonese Rebo Rigotti.
Lo scopo dell’opera, oltre a ricordare le vittime della guerra, era quello di ricordare alle nuove generazioni l’orrore del conflitto, con la speranza di non intraprendere altre attività belliche.
Il monumento, costruito nel 1921, alla fine della Prima Guerra Mondiale, si presenta come una colonna in pietra rosa, posta su tre scalini, con in cima una scultura in bronzo della fiamma eterna. Sui lati dell’opera sono riportate le targhe in bronzo decorate, con incisi i nomi dei paesani morti o dispersi nella Prima Guerra Mondiale, aggiornate poi negli anni ’50 con i nomi delle vittime del Secondo Conflitto Mondiale.
Su uno scalino in pietra è presente anche una piccola cassetta in ferro riportante l’incisione “Terra di Nikolajewka - 1989” che vuole rappresentare le vittime trentine che durante la Seconda Guerra Mondiale hanno perso la vita durante la sanguinosa battaglia a Nikolajewka, sul fronte russo.
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Bibliografia:
La storia di questo capitello, chiamato anche “Cappella dei Caschi”, nasce durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la paura della guerra ha spinto i padergnonesi a voler dedicare un’opera religiosa alla Madonna, sperando nel suo aiuto.
Alla fine della guerra, i paesani scelsero di rappresentare la loro gratitudine con la costruzione di un capitello a lei dedicato.
In particolare hanno scelto di rappresentare l’Immacolata Concezione, caratterizzata dalle dodici stelle sul capo, il rosario tra le mani giunte e un piede che schiaccia la testa di un serpente, simbolo del peccato.
La Madonnina è stata inserita in una struttura architettonica in pietra rossa, disegnata dall’ingegner Enrico Zuccatti, e posta proprio sopra il rifugio antiaereo scavato nella roccia dai paesani per ripararsi dalla guerra.
Il capitello è stato inaugurato il 2 giugno 1947. Nel 2004, rovinato dal tempo, ha subito un restauro assumendo l’aspetto che si può tutt’ora ammirare.
Bibliografia:
- “La Madonna sul Rifugio, breve storia della Cappella dei caschi a Padergnone”, Circolo pensionati e anziani di Padergnone, testi di Silvano Maccabelli, Padergnone, 2004
Questo particolare capitello, inserito nel vano di un vecchio portale murato, è posto sul retro dell’ex municipio di Padergnone, in via XII Maggio.
Si tratta di un’opera in vetro realizzata nel 2005 dall’artista Virginia Tozzi Miori, su richiesta dell’allora amministrazione comunale di Padergnone.
Lo scopo della sua realizzazione era quello di ricordare l’antico Caputél dei Santi che una volta era situato proprio di fronte, abbattuto negli anni ’60 a causa di lavori di urbanizzazione.
L’opera raffigura, come nell’antico capitello, i Santi Nerei, un gruppo di martiri: San Nereo, Sant’ Achilleo, Santa Domitilla e San Pangrazio, con l’aggiunta, nella lunetta superiore, dell’antico Porto di Limbiàch di Padergnone e un avvolto dell’abitato dei Càschi*.
(* Càschi, toponimo che indica l’attuale via XII Maggio a Padergnone).
Bibliografia:
- “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
- Maccabelli Silvano, “Lìmes Làcus. Viaggio nei toponimi padergnonesi. Atlante dei nomi di luogo”, Comune di Padergnone, 2008
La cappella in onore di Maria Santissima e delle Santissime Anime del Purgatorio è stata costruita all'interno di una serie di opere decise nel 1922 e realizzate in seguito al voto fatto dalle autorità civili e religiose per essere scampati all'evacuazione forzata durante la prima guerra mondiale: grotta, cappella delle S.S. Anime, Monumenti ai Caduti e Via Crucis. L'inaugurazione della cappella è stata celebrata il 12 ottobre 1930.
Posto sotto il dosso di San Lorenzo da cui prende il nome, è detto anche "dei stropèri" e "dei russi", è stato eretto dopo la grave epidemia di colera del 1836 che causò 140 morti a Cavedine.
"Stropèri" è il toponimo della zona, mentre il riferimento ai russi secondo la tradizione popolare pare si riferisca alla presenza di prigionieri russi durante il 1° conflitto mondiale disseminati nei vari paesi, in particolare nella parte alta della valle di Cavedine, impiegati per lo più in lavori stradali.
La nicchia principale ha le tre pareti affrescate: in centro la Madonna con due santi e le anime del purgatorio, a sinistra i Santi Sebastiano e Rocco invocati contro le pestilenze, a destra i Diecimila Santi martiri; sul soffitto è rappresentata la Colomba dello Spirito Santo.
Sulla nicchia a Ovest è raffigurato Santo Stefano, invocato per la buona morte, su quella Est San Lorenzo, invocato contro gli incendi e sul lato Nord è raffigurata una Grande croce.
Bibliografia:
Questa antica chiesetta, che si trova in località "alle Pozze", è stata costruita nel 1575 come ex voto in seguito alla grave epidemia di peste che aveva colpito la zona, come ricordato dalla targa lapidea posta sopra il portale d'ingresso.
In passato era nota come "Cappella di San Rocco", poi diventata "Cappella di San Rocco e dei SS. Diecimila Martiri", per poi cambiare ancora e assumere il nome attuale.
L'interno è ad un'unica navata, è presente un altare maggiore in finto marmo e numerosi dipinti, forse il più caratteristico è la pala seicentesca che raffigura la Madonna incoronata dagli Angeli, con il Bambino Gesù e i Santi Giuseppe, Rocco, e i Diecimila Martiri.
Bibliografia:
Anello nord del percorso ad otto del sacro del Comune di Vallelaghi, nel rientro si può scendere da Ciago per vedere il capitello di San Jop protettore dei bachicoltori o, rinunciandovi, fare un giro più ampio passando per Lon e Fraveggio; ambedue queste proposte partono ed arrivano a Vezzano passando per Terlago.
L'anello sud prevede invece il passaggio da Padergnone.
Potete avere ulteriori informazioni sulla pagina dedicata a questo percorso:
Anello sud del percorso ad otto del sacro del Comune di Vallelaghi, passante per un tratto della vecchia strada imperiale di fondovalle in alternativa a quello più alto che passa per i ruderi di San Martino; ambedue queste proposte partono ed arrivano a Vezzano passando per Padergnone.
L'anello nord prevede poi il passaggio da Terlago.
Potete avere ulteriori informazioni sulla pagina dedicata a questo percorso:
Dedicato ai Santi Filippo e Giacomo, chiamato anche "Capitel del Bati" poiché così veniva chiamato il vecchio proprietario della casa affiancata all'edicola. Riporta sul concio la data 1888, tempo in cui passava da lì la strada imperiale che da Vezzano portava al fondovalle.
Come documenta una targa posta sotto la nicchia, è stato recuperato dal Comune di Padergnone nel 2004 e Monica Huez vi ha raffigurato i Santi Patroni Filippo e Giacomo.
Bibliografia
- D. Mussi, I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
La lapide marmorea, posta sull'edificio allora sede del municipio, del consultorio e dell'ambulatorio medico, ed ora sede della biblioteca comunale, riporta:
“A PERENNE RICORDO DEL VOTO DI SAN VALENTINO ESPRESSO DAL COMUNE DI VEZZANO NELLA GUERRA 1940-1945”
Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, l’allora Comune di Vezzano aveva fatto un Voto Solenne con lo scopo di proteggere il paese dalla guerra, promettendo che alla fine del conflitto avrebbe celebrato una grande festa come ringraziamento a San Valentino.
Bibliografia:
- “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
A lato della strada che collega Vezzano e Fraveggio si trova questo capitello.
Si racconta che la sua costruzione è stata voluta da Don Giuseppe Nicolini nel 1903; pare infatti che il curato, passeggiando per la strada mentre leggeva un breviario, sia inciampato e caduto dal precipizio che costeggia la strada; rimasto miracolosamente illeso perché precipitato sopra un pergolato di vite sottostante, fece voto alla Madonna per la grazia ricevuta, e commissionò così la costruzione di questo capitello proprio nella zona dell’accaduto.
Nella sua nicchia il capitello ospita una statua policroma della Madonna di Lourdes.
Bibliografia
- D. Mussi, I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
A metà strada del percorso che porta ai “Piai” tra Fraveggio e Lon, si trova questo capitello.
Come ricorda la targa posta su di esso, è stato eretto in seguito al “Voto di Nicolò Miori per essere stato Fraveggio e Lon preservate dal flagello del colera che infieriva nei limitrofi paesi dell’agosto 1836”.
All’interno della sua nicchia, chiusa da un artistico cancello in ferro, ci sono un crocifisso ligneo e due statuine di Gesù e della Madonna. Sulla volta c'è un fregio con un viso d'angelo.
Unito al capitello c'è un grande portale in pietra ricoperto d’edera che porta in un campo.
Bibliografia:
- D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Classico capitello situato nel cuore del paese di Lon.
Originariamente posto dall’altra parte della strada in direzione Monte Gazza, è stato poi spostato e in parte ricostruito nella posizione attuale.
Nella nicchia, protetta da una inferriata lavorata, c'è una statua in gesso di Sant’Anna con la giovane figlia.
Nel 1998 causa di lavori di rifacimento dell’area, è stato restaurato dall’amministrazione comunale.
Bibliografia:
- D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
La Chiesa curaziale dedicata a Sant'Antonio Abate di Lon è posta su un colle al centro del paese e domina l'intera vallata.
Le più antiche testimonianze che la riguardano risalgono al 1537; a quei tempi era dedicata ai Santi Barnaba e Antonio, come ricorda la pala posta dietro l'altare e che ritrae i due santi ai piedi della Madonna.
Durante i secoli ha subito numerose modifiche, la più importante nel 1892, quando fu completamente ristrutturata e ampliata.
Al suo interno è composta da un'unica navata con tre altari ottocenteschi. L'altare maggiore, in marmo, è di semplice fattura; sopra il tabernacolo è posto un crocifisso ligneo; al suo interno si trovano: delle statue, come il Sacro cuore di Gesù, la Madonna, Sant'Antonio; un quadretto con San Giuseppe e il bambino in braccio. Alle pareti è appesa una moderna via crucis in formelle di ceramica. Questi sono solo alcuni dei simboli sacri presenti al suo interno.
Bibliografia:
Sull'arco di volta si intravede la scritta "F.A. F.F. 1771". Nel 1836 vi fu posta la statua di San Vigilio proveniente dal presbiterio della parrocchiale ma nel corso del '900 venne trafugata e negli anni '70 vi fu posta la statua della Madonna Benedicente.
La targa posta sulla base segnala il restauro avvenuto nel 1988.
Bibliografia:
D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Risale al 1747, come inciso nel concio dell'entrata posteriore, e fu costruita dalla famiglia di Giuseppe Schreck. Dal 1855 è proprietà del Comune.
Da qui partivano e arrivavano le processioni per la cerimonia delle Quarant'ore che si tenevano dapprima nella Settimana Santa e dalla seconda metà dell'800 negli ultimi 3 giorni di carnevale.
Venne restaurata nel 1997 e nel 2002.
La pala dell'altare maggiore raffigura la Santissima Trinità e i santi capeggiati da San Simonino, santo a cui era particolarmente devota la famiglia Schreck. Alle pareti sono appese tre tele settecentesche che raffigurano San Vincenzo Ferrer, il Beato Vescovo Adalpreto e una Crocifissione con Maria e San Giovanni.
Sul lato a settentrione è possibile notare ancora oggi sul concio di volta dell'arco d'entrata la sigla "IHS 1747", data di costruzione.
Bibliografia:
D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Eretto probabilmente nel sec. XVIII in aperta campagna, è completamente rovinato e nessuno ricorda cosa ci fosse nelle tre nicchie affrescate.
Bibliografia:
D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Risalente al 1707 conserva al suo interno un grande crocifisso che veniva portato in processione per invocare la pioggia in periodi di siccità, pioggia che come recita la scritta riportata sul timpano della cappella "CRUCE LATA PLUVIA DATA" ha sortito il suo effetto in numerose occasioni di cui sono riportate subito sotto le date.
Bibliografia:
D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Eretta nel 1819 in sostituzione delle tre croci di legno del Calvario poste nello stesso luogo nel 1766, delle quali sono rimasti i fori nella roccia.
Si trova in cima al colle dove la strada scollina per scendere a Pergolese e nella valle del Sarca. Nelle vicinanze c'è una nota palestra di roccia.
All'incrocio dei due bracci lapidei è inciso "LI BENEFATTORI DI L(ASINO) FECE PER DIVOZIONE 1819".
Bibliografia:
D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Capitello dalla semplice struttura, poco distante dall'omonima croce, è noto anche come capitello "a Polin". Nella nicchia contiene una statuetta raffigurante una Madonna che prega con le mani giunte stringenti un rosario.
L'ultimo restauro risale al 2011.
Bibliografia:
D. Mussi, “I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
Detta anche al/di Corgnon/Cornion, dalla località ove è posta o anche di San Mauro. Posta sul colle Frassené sulla via di comunicazione tra Calavino, i monti e il piano del Sarca, è di costruzione antica. Tra il 1528 e il 1540 venne utilizzata al posto della parrocchiale mentre la si ristrutturava. Fu rifabbricata nel 1599 per volontà di Ludovico e Carlo Gaudenzio Madruzzo, principi vescovi di Trento. È dedicata ai Santi Vescovi Grato e Giocondo e al Santo Martire Mauro, principale titolare, protettori delle campagne.
Il campanile risale al 1657. Nel 1814 venne ricostruita un po' spostata per allontanarla da una pozza d'acqua. Negli anni '50 del 900 venne demolito il pronao posticcio sulla facciata principale che serviva anche da riparo per i contadini sorpresi dalla pioggia. L'ultimo restauro è del 1995.
Situato a Calavino nel tratto terminale della "svolta de Corgnon".
Era stato eretto nel 1798 come ex voto per l'epidemia di peste bovina che aveva colpito la zona.
L'affresco raffigurato sulla parete centrale è una Madonna del Rosario con bambino tra i Santi Rocco e Antonio Abate, protettori rispettivamente degli appestati e degli animali; sulle pareti laterali invece sono affrescati San Valentino e San Floriano. Gli affreschi sono stati attribuiti all'artista Giuseppe Tasca.
Bibliografia:
È il più antico del paese, eretto per voto unanime in occasione della famosa peste manzoniana del 1630 e restaurato nel 1836 in occasione delle terribile epidemia di colera portata in valle dai 'pelarini', i lavoratori stagionali che si recavano annualmente nel bresciano a sfrondare gelsi nel periodo della bachicoltura.
Il capitello è dedicato al Santissimo Crocifisso, Maria Santissima, i Santi Vigilio, Floriano, Rocco e Antonio Abate, tutti affrescati nelle nicchie.
Bibliografia:
Sulla strada che da Ciago scende a Vezzano è presente questo capitello, il più antico del paese di Ciago; la data che porta incisa infatti è “1887”.
Nella sua nicchia ospita una tela realizzata dall’artista M. Degasperi, che raffigura la Madonna e Sant’Anna in cielo, e nella parte bassa San Giobbe e Sant’Antonio da Padova con ai loro piedi una cesta di bozzoli di bachi da seta (in dialetto detti “galete”).
Questo capitello infatti è dedicato a San Giobbe, in dialetto “San Job”, protettore dei bachicoltori, attività molto diffusa un tempo. Unica presenza in Valle dei Laghi.
Bibliografia
- D. Mussi, I segni del sacro nella Valle dei Laghi”, Tione, 2012
In via San Rocco a Ciago si trova una piccola piazzola con al centro questo capitello.
Edificato originariamente nel 1836 come ex voto per aver liberato il paese dalla peste, venne, nel secolo successivo, demolito e ricostruito con una migliore collocazione.
Alla sua base si trova una lapide, parte del capitello originale, con inciso:
“PIETAS FIDELIUM CIAGI EX VOTO PESTIS EREXIT ANNO D. 1836”
All’interno della nicchia si trovano delle tele realizzate dall’artista Vittorio Bertoldi nel 1947, qui sfollato durante la guerra. Le decorazioni raffigurano San Lorenzo e San Rocco con ai loro piedi le anime dell’inferno; sopra di loro la Madonna con bambino e gli angeli, San Vigilio e San Sebastiano.
È stato restaurato per l’ultima volta nel 1999.
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Bibliografia: