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Alfabetiere artisticoÈ arrivata fino a noi, conservata dalla famiglia, una parte dell'alfabetiere murale realizzato dai maestri Renato Paissan e Maria Fadanelli per la Scuola elementare di Cadine. Ogni cartello è realizzato in cartone rigido 34x70 cm, protetto da un foglio di plastica trasparente, munito di due fori rinforzati con anelli metallici, entro cui è infilato uno spago, annodato sul retro, col quale venivano appesi al muro. Le lettere sono scritte nei quattro caratteri (corsivo minuscolo e maiuscolo, seguite da stampato minuscolo e maiuscolo), accompagnate da una parola nota scritta in corsivo minuscolo e illustrata in modo che il disegno stesso, oltre al suono, ricordi anche la scrittura stessa della lettera corsiva (corrispondenza suono-grafema). I disegni sono ralizzati a china, acquerello e matite colorate e sono legati all'esperienza di vita dei bambini del tempo. ---- Riportiamo con piacere le informazioni condivise da uno dei nipoti, Fabrizio Leonardelli: "Renato Paissan (Cadine, 1909 – Trento, 1982) insegna quasi ininterrottamente a Cadine dal 1933 al 1968. Nel dopoguerra (e dal 1950 nel nuovo edificio scolastico) Renato Paissan è insegnante della quinta classe e delle “postelementari” (VI, VII e VIII). A lui si affianca per le prime classi, già a partire dal 1943-44 e fino al 1977, la moglie Maria Fadanelli (nata il 17 febbraio 1915 a Cadine e morta il 11 marzo 2008 presso la Casa di riposo "Angeli custodi" di Trento), per tutti nota a Cadine come “la maestra Maria”. E’ quindi alla coppia di insegnanti (e sposi) che va attribuito l’alfabetiere in parola. L’iniziativa e l’utilizzazione didattica fa capo sicuramente a Maria Fadanelli, insegnante nelle prime classi; a lei è possibile anche attribuire la calligrafia delle scritte). Di mano del marito Renato sono invece i disegni e la colorazione. Verosimilmente i pannelli dell’alfabetiere sono stati realizzati nel primo decennio del dopoguerra (1946-1958) e hanno sostituito i precedenti pannelli a stampa (che recavano riferimenti politico istituzionali superati – vedi lettera B, con la presenza nella bandiera italiana della croce dei Savoia). Almeno fino agli anni Settanta, essere maestro a Cadine (e in genere in un piccolo paese) comportava un preciso ruolo e un impegno non solo “tecnico-professionale”, ma anche sociale ed etico, che andavano ben oltre l’insegnamento ed esigevano la presenza attiva in ogni momento pubblico della vita del paese (dalla messa quotidiana e domenicale alle festività, ricorrenze e avvenimenti speciali). Non a caso i maestri erano affiancati a parroci e medici nella ristretta cerchia delle persone di rilievo della comunità. Maria Fadanelli Paissan e il marito Renato a Cadine hanno interpretato esemplarmente per decenni questo ruolo. In particolare Maria è stata da sempre impegnata anche nella vita parrocchiale e politico-sociale di Cadine (Parrocchia, Gruppo missionario, Fraternità francescana di Cadine, Democrazia cristiana, Gruppo pensionati e anziani, madrina del Gruppo ANA) e attiva nel volontariato anche cittadino (animazione nella casa di riposo di Povo in particolare). Per tutto questo il Consiglio della Circoscrizione del Bondone nel febbraio 2010 ha intitolato a lei la biblioteca e l’aula magna del nuovo edificio scolastico di Cadine."
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EnergiaOpera d'arte moderna del "Parco d'Arte Lusan" realizzata da Mario Rial (PD) e così descritta nella relativa tabella illustrativa: " L’opera, avente le sembianze di una moderna turbina, rappresenta la forza motrice dell’acqua, una forza dinamica rotante governata da una musa immaginaria. L’acqua, per via della sua natura, può memorizzare e assorbire diverse forme di energia presenti sulla terra; è in grado di dissetare i corpi dell’uomo, lavare, purificare, fecondare i campi e guarire le ferite dell’anima. Per questi motivi è stata spesso venerata e in numerose culture e mitologie antiche si hanno notizie di divinità ad essa legata." È dedicata alla Centrale Idroelettrica di Santa Massenza. Maggiori informazioni sulla tabella illustrativa.
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La traslazione di San VigilioLa traslazione di San Vigilio è raffigurata in marmo sull’altare maggiore della chiesa di Vezzano ed è attribuita al bresciano Domenico Italiani. Rappresenta il passaggio da Vezzano della salma di San Vigilio trasportata dalla Rendena a Trento, dopo il martirio. Secondo la tradizione, la salma di San Vigilio sarebbe stata depositata per una notte nella chiesa di Vezzano. Il paese, racchiuso da mura, è visto da sud attraverso la porta clesiana, ormai scomparsa. In primo piano, assisi in cielo, i Santi Vescovi Vigilio e Valentino. La data è ricavata dall'incisione sul retro dell'altare, che attesta la sua consacrazione il 31 ottobre 1773. La tecnica utilizzata è quella della tarsia, che si differenzia dal mosaico per le maggiori dimensioni e la forma varia dei pezzi di cui si compone, che si incastrano tra loro originando superfici più compatte. Fonti:


