I figli crescono e metton su famiglia perciò la baita Verones, in Canfedin sul monte Gazza, viene sdoppiata per dar spazio a due famiglie ormai distinte che amano "Gagia".
Come possiamo notare anche i mezzi di trasporto per raggiungerla ormai sono cambiati: prendono piede i fuoristrada.
Magnifica la vista sul Brenta.
Come possiamo vedere da quanto documentato in un precedente scatto, la baita era, come tutte in origine, costituita da una sola stanza:
Alla baita Verones in Canfedin, sul Monte Gazza, i lavori di ammodernamento lasciano spazio al passato: i muri in pietra di quello che costituiva l'unico locale della baita, l'assito in legno del soppalco (che si raggiungeva con una scala a pioli, sul quale si disponeva il fieno per dormirci sopra), i sacchetti di tela appesi per conservare gli alimenti al riparo dall'umidità e dai topi.
In un altro scatto dello stesso rullino possiamo vedere la baita dall'esterno:
Alla baita Verones in Canfedin, sul Monte Gazza, si lavora alla costruzione della finestra e della cisterna per la conservazione dell'acqua piovana raccolta dal tetto. Le vasche al tempo venivano fatte in cemento e, così come la baita, erano in parte interrate.
Come possiamo vedere da quanto documentato in un precedente scatto, la baita era, come tutte in origine, priva di finestre.
Onorato Verones posa davanti alla sua baita in Canfedin, sul Monte Gazza.
Si può notare che il tetto ha una copertura in lamiera diversamente da quanto documentato in un precedente scatto:
La baita Verones in Canfedin, sul Monte Gazza era al tempo quasi completamente interrata, solo una porta di legno comunicava con l'esterno, non c'era ancora la cisterna dell'acqua, il tetto era di scandole.
La fotografia misura 7,5x7,5 cm su una stampa 7,5x12,5 cm con bordo bianco dentellato.
C'era un tempo in cui un buon falegname, se voleva andare a sciare si costruiva gli sci da sé, e così facevano i Bassetti di Vezzano.
Qui vediamo un gruppo di Vezzanesi con gli sci artigianali sulla slittovia del Monte Bondone.
Nel 1934 è stato costruito sul monte Bondone il primo impianto di risalita d'Europa, un impianto a fune chiamato slittovia. La slitta scivolava sulla pista innevata, trainata da una fune azionata da un motore posto all'estremità del percorso.
I trentini lo battezzarono “Sliton del Graffer”, poiché era stato inventato dal pioniere degli impianti a fune Giovanni Graffer e realizzato per opera della Graffer seggiovie di Trento.
In questa foto vediamo la slitta con la pubblicità delle pellicole Tensi. Sullo sfondo il monte Gazza ed il Brenta.
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Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Bondone
https://retrofutur.org/retrofutur/app/main?DOCID=100000270
La fotografia inquadra il centro storico di Vezzano.
In primo piano via Ronch, circondata da alte mura, con una piccola costruzione a fianco, il porcile del caseificio sociale (smesso l'allevamento del maiale, è stato dato in uso a privati per custodire le galline e poi, negli anni '60, è stato abbattuto, ora lì c'è un piccolo slargo della strada).
Subito dietro, lungo la fiancata della grande casa in centro, in fondo a via Borgo, è visibile il canale di carico della "bót de l'òra" della fucina Morandi.
Dietro ad essa in distanza, posta su via Roma si nota la casa natale di Italo Conci.
Sullo sfondo si possono notare tracce di alcune slavine sopra la loc. Lavini di Lon, la vegetazione rada e la strada per Ciago circondata da muri.
La stampa 12x 17 cm è incollata su un cartoncino con impresso a penna la scritta Foto S. Perdomi.
Lo scatto è successivo al 1907, vista la presenza della nuova chiesa dei santi Vigilio e Valentino e precedente al 1935, data di morte del fotografo.
Foto in bianco e nero di dimensioni 13,5x8cm scattata durante una gita a passo campo Carlo Magno. Era consuetudine per il Signor Miori Raimondo organizzare gite da tutti i paesi della Valle, viaggiando con un camion ed utilizzando la sua licenza industriale che gli permetteva di compiere svariate attività fra le quali anche questa.
Fan Fact:
Il camion di modello Ursus era stato abbandonato durante la ritirata dall'esercito tedesco, perché non funzionava, in una area sul confine tra due fratelli, che ne sono divenuti così legalmente proprietari. Il signor Raimondo lo ha acquistato e riparato.
La malga Valle o "Malga de la Val", ora in ruderi, si trova sul Monte Bondone, nel territorio di Laguna-Musté in località "La Val" al di sotto dell'attuale malga di Cavedine.
È stata costruita dai soldati dell’esercito austro-ungarico, stanziati nelle trincee del Monte Bondone durante la prima guerra mondiale, per avere assicurati latte, burro e formaggio che vi venivano prodotti.
Funzionò regolarmente, con la presenza di 30-35 mucche e manze, fino al 1938.
Da allora la costruzione fu completamente abbandonata tanto che nel 1958, a seguito di un’abbondante nevicata, il tetto crollò dando l’avvio al completo disfacimento.
L’ultimo malgaro e casaro che operò alla malga Roncher fu Giuseppe Travaglia (Bèpi Cruf) di Cavedine.
Sul sentiero che scende ne La Val, c'è il "Cóel de le Vache", sottoroccia che deve il suo nome al fatto che frequentemente, date le sue dimensioni, veniva usato per mettere al riparo il bestiame durante la notte o in caso di repentini cambi di tempo.
Nei pressi di questo sottoroccia i soldati austro-ungarici avevano costruito "i Albi", tre vasche in calcestruzzo poste in successione che captano una sorgente perenne, realizzate per loro uso ma anche per l’abbeverata del bestiame portato all’alpeggio alla malga.
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Bibliografia:
Abbiamo scelto di inserire il forte come punto d'entrata della Valle dei Laghi dal punto di vista geografico fisico e non politico.
Da notare la vecchia strada, senza le attuali gallerie.
La datazione è desunta dal numero identificativo simile a quello di quest'altra fotografia:
Vista di Ranzo; la foto è scattata dalla strada provinciale Vezzano - Margone-Ranzo, in parte visibile.
Lo stato della strada, agibile ma non ancora asfaltata, permette di ipotizzare la datazione tra il 1954 (costruzione della strada) e il 1962 (anno in cui è stata asfaltata).
La foto è in bianco e nero, di dimensioni 15x10cm.
Sul retro è riportata la scritta "Ranzo- Strada Vezzano-Margone-Ranzo" e "PROVINCIA m 3/10"
Veduta in bianco e nero di Ranzo con il monte Gazza sullo sfondo. La foto è stata ipoteticamente scattata dal monte Dain Piccolo (stessa inquadratura di Ra 01)
Si vede la nuova strada, costruita negli anni '50.
La cartolina, di dimensioni 15x10 cm, è viaggiata. Presenta due francobolli di Poste italiane, uno da 5 lire e uno da 10 lire dedicato ai giochi della XVII olimpiade; posizionati sul retro e timbrati con data 24 luglio 1961.
Veduta in bianco e nero di Ranzo con il monte Gazza sullo sfondo, ipoteticamente scattata dal Dain Piccolo.
La datazione si ipotizza per l'assenza dell'attuale strada di collegamento al paese (costruita negli anni '50) e per l'evidenza dei sentieri che salgono verso malga Bael e il monte Gazza. Anche la presenza del francobollo italiano da 10 centesimi (posizionato sul fronte, nell'angolo in basso a sinistra) contribuisce ad ipotizzare la datazione.
La cartolina è viaggiata, non è annotata la data; è presente il bollo delle Poste Italiane da 10 centesimi, il timbro di spedizione non è più visibile. Dimensioni 15x10cm.
Il titolo dato dal fotografo fa pensare al viaggiatore che dal Banale raggiungeva Sarche via Ranzo.
Cartolina non viaggiata, in bianco e nero, dimensioni: 10 x 7 cm.
Il formato della cartolina e la presenza di pali della luce fa ipotizzare una datazione tra gli anni 10 e 20 del 1900.
Lo scatto raffigura un gruppo di case di Padergnone.
Si intravedono due pali della luce che fanno pensare alle linee elettriche Fies-Trento realizzate nel 1908/09.
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Approfondimento
Condividiamo con piacere le preziose informazioni storiche che ci ha inviato Silvano Maccabelli osservando questa fotografia:
In questa panoramica orientale del paese s'intravede, in primo piano al centro, il retro semidiroccato di Casa Walzl, poi ristrutturata nei primi anni Cinquanta.
Più importanti sono gli elementi architettonici siti accanto al campanile sulla destra della foto.
L'edificio che si vede nella foto immediatamente accanto al campanile venne distrutto da un incendio nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, fu demolito ed oggi al suo posto c'è un giardino privato.
(Si tratta di quello che un tempo era il "civico n. 56" acquistato all'incanto presso il Giudizio Distrettuale di Vezzano nell'agosto del 1882 dal curato padergnonese Domenico Pozzi in qualità di amministratore del "Fondo per l'ampliamento della chiesa curaziale" del paese. Dieci anni più tardi, nel 1892, era pronto pure il progetto, opera di don Donato Perli, allora cooperatore presso la chiesa decanale di Calavino, e poi curato di Vezzano. Il "Comitato pro ampliamento chiesa", tuttavia ebbe vita breve a causa di forti contrasti nel suo seno, e solo nel 1907, col patrocinio del nuovo curato don Vigilio Tamanini, ne poté vedere la luce una nuova edizione, che si affidò al progetto dell'architetto Mario Sandonà. Fu poi la guerra a porre fine anche a questo secondo "Comitato", che tuttavia risorse ancora una volta dalle sue ceneri nel 1924, sotto la guida del curato don Giuseppe Tamanini, riuscendo però soltanto a portare a termine esclusivamente alcune piccole modifiche, che gli fruttarono pure una denuncia di cui dovette rispondere davanti al Pretore del mandamento di Vezzano, nell'aprile del 1925, per avere operato senza la necessaria autorizzazione delle competenti Autorità. Contrapposizioni assortite all'interno del "Comitato pro ampliamento chiesa" perdurarono anche prima e dopo la seconda guerra, quando venne approntato un nuovo progetto di ampliamento da parte del Sandonà. Questo stato di cose portò diritto all'idea di sostituire il progetto di ampliamento con quello della edificazione ex novo, a proposito della quale il parroco don Luigi Flaim riuscì a porre la "prima pietra" della nuova chiesa nel luglio del 1964.)
L'edificio che vediamo aggettato ad est di quello appena descritto è stato anch'esso demolito nella seconda metà del Novecento, lasciando luogo ad una abitazione privata, ora anche B&B, in via Nazionale 62.
(Anche l'attiguo 56a apparteva al "Fondo pro ampliamento chiesa". Nel 1911 venne venduto al Beneficio canonicale Rigotti, il quale lo lasciò più o meno tale e quale a come si vede nella foto e ne fece la - miseranda - casa colonica per i suoi dipendenti, quali ad esempio la famiglia Mauro e quella di Beniamino Rigotti.)
Entrambi i luoghi, compreso un vecchio orto attiguo, denominato "Lunèl", subirono dopo la demolizione, delle modifiche ambientali dovute all' "interramento" prodotto dallo scarico dei materiali di scavo della nuova chiesa, edificata più a sud in località detta "Le Ave" per la presenza d'un vecchio alveare.
In questa foto storica si vede in primo piano la stalla e di seguito la "casèra", ossia l'edificio dove vivevano i malgari e dove il casaro si occupava della lavorazione del latte. Sullo sfondo, a sinistra, il lago di Lagolo. Non si vedono altri edifici. In assenza di informazioni indichiamo una data puramente ipotetica ed ampia dello scatto.
Veduta in bianco e nero del paese e del lago di Santa Massenza, sullo sfondo il Monte Stivo. Si intravedono il paese di Padergnone e Castel Madruzzo.
Cartolina formato 9 x 14 cm, datata 20 settembre 1948: indirizzata a Don Valentino, Lodrone (Trentino); il testo privato è censurato in foto.
Il francobollo è stato rimosso, il timbro di spedizione annota luogo e data: Sarche 21 settembre.
Veduta in bianco e nero dell'albergo "Ai Laghi" con veduta della Paganella.
Cartolina di formato 10 x 15 cm, non viaggiata.
Non si intravedono ripetitori sulla Paganella, installati dal 1955.
Veduta in bianco e nero del paese di Monte Terlago con sfondo del Gruppo della Paganella.
Cartolina formato 10 x 15 cm, viaggiata nel 1959 con affrancatura di 20 lire (due francobolli da 10 lire). Lo scatto è sicuramente antecedente a tale data in quanto proprio nel 1959 è stata inaugurata la scuola, edificio qui non presente. Al tempo erano ancora chiaramente visibili alcuni dei masi che sono andati a formare il paese: in primo piano il maso Canova poi sulla sinistra della strada la canonica (al tempo anche scuola) e sulla destra la chiesa, a seguire sulla sinistra il “Mas dei Toniòi” e sulla destra il “Mas dei Frati”, in cima Maso Valar. Altri masi rimangono fuori da questa inquadratura.
Non si intravedono ripetitori sulla Paganella, installati dal 1955.
Veduta a colori della cima della Paganella con i cavi della funivia Direttissima, realizzata nel 1957 e dismessa nel 1979.
Cartolina di formato 10 x 15 cm, non viaggiata.
Veduta dal lago Santo e della cima della Paganella.
Si intravede il ripetitore della RAI montato dal 1955
Fotografia in bianco e nero, formato 10 x 15 cm, non viaggiata.
Sul retro è riportata la dicitura "Vera fotografia" e l'identificativo, ma non il nome del fotografo.
Faeda è un ondulato altopiano che raggiunge 880 m slm, si estende fra la Valle dei Laghi (quella antica, di cui fanno parte i Laghi di Lamar) e la Valle dell'Adige, è coperto da una rigogliosa foresta di abeti e bosco misto, la Selva Faeda.
È percorsa da sentieri e strade sterrate utilizzate soprattuto un tempo per lo sfruttamento del bosco; si susseguono dossi e avvallamenti, ognuno col suo toponimo, punti in cui si deposita il legname pronto per la vendita, i "cargadori", ruderi di vecchie casare utilizzate un tempo per il ricovero degli animali e la lavorazione dei latticini.
A questo proposito, nella sua descrizione del Distretto di Vezzano del 1834/35, Carlo Clementi scrive: "frondeggia la bella selva di Faeda, dove si ammira fra gli altri il bellissimo faggio detto per la sua forma singolare il Cappellaro, sotto i cui rami foltissimi ed incurvati fino a terra possono godere asciuto ricovero più centinaja di pecore. "
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Bibliografia:
Si trova tra i due Laghi di Lamar, l'edificio grande, un tempo stalla a quota 760 m slm ed il "malghét", un tempo casèra, più in basso.
La malga bassa di Terlago veniva un tempo usata dagli allevatori di Terlago nel mese di giugno per un primo periodo di alpeggio in attesa che il clima rendesse possibile l'uso della Terlaga alta, in luglio e agosto, e poi di nuovo a settembre prima di riportare le vacche in paese.
Dismessa negli anni cinquanta del 1900 è stata poi utilizzata come discoteca negli anni settanta, "Il Piper",, come colonia diurna del Comprensorio C5 negli anni ottanta-novanta e poi utilizzata solo saltuariamente previa richiesta al comune di Terlago che ne era il proprietario.
Dopo l'aggregazionbe di terlago nel comune di Vallelaghi, nel 2017 la struttura è stata messa a norma e quindi a disposizione delle scuole e associazioni del territorio che ne fanno richiesta nel rispetto dei regolamenti comunali.
Con l’estate 2019 il "Malghet" è stato dato in locazione per sei anni ad uso di esercizio pubblico con apertura minima dal 1 giugno al 15 settembre di ciascun anno. I servizi igienici in dotazione alla struttura sono dotati di accesso dall’esterno e la possibilità del loro utilizzo deve essere garantita liberamente al pubblico, a prescindere dall’accesso al bar.
Nel 2021 il Comune di Vallelaghi ha dato in concessione gratuita per nove anni una piccola porzione autonoma della struttura alla Riserva comunale di Caccia di Terlago, attrezzata con una cella frigo, quale centro di controllo per la raccolta dei capi ungulati, con l'impegno di eseguire delle manutenzioni ordinarie alla struttura, come pulizia spazi immediatamente limitrofi, pulizia
grondaie, vigilanza dell’area ed a prestare con i propri associati fino ad un massimo di 80 ore per attività che si dovessero rendere necessarie sull’intero territorio comunale.
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Bibliografia:
Sommadossi Federico, Il Malghet presso i laghi di Lamar - Malga Laghi di Lamar IN Vallelaghi informa n.1 2019, pp. 16-17