La guerra raccontata da Tullio Daldoss

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Titolo
La guerra raccontata da Tullio Daldoss
Titolo
Tullio Daldoss
Titolo
La guerra raccontata da Tullio Daldoss
Descrizione
Nel 2005, in occasione del 60 ° anniversario del Voto a San Valentino fatto dalla comunità dell'ex Comune di Vezzano, Tullio Daldoss di Ranzo racconta, in dialetto trentino, la sua esperienza durante la seconda guerra mondiale.
Il 26 gennaio del '42 mi sono recato al distretto di Trento per rispondere alla cartolina di chiamata alle armi. Da qui venni mandato a Treviso dove rimasi fino a giugno per un breve periodo di addestramento militare. Quindi fui spedito con il mio reparto in Piemonte in attesa di essere mandato al fronte. Verso metà ottobre salii con tutto il battaglione sul treno per il fronte russo. Il 27 ottobre scendemmo dal treno alla stazione di un paese di cui non ricordo il nome (e devo dirti che i nomi delle località russe proprio non me li ricordo). Scesi dal treno, partimmo a piedi verso il fronte. La marcia durò 7 giorni. Giungemmo al distaccamento di notte, per non farci vedere dai russi, e qui c'erano ad attenderci i soldati, ai quali davamo il cambio, che subito partirono in direzione opposta per un periodo di riposo nelle retrovie. Stanchi morti ci gettammo sulle brande appena lasciate dai nostri commilitoni. Eravamo all'inizio di novembre. I russi erano abbastanza tranquilli; qualche scaramuccia, qualche bombardamento senza gravi conseguenze. Arrivammo al 12 dicembre. I russi attaccarono la divisione Sforzesca, che era distante da dov'ero io come da qui alla Cappella (usa sempre questi paragoni con località di Ranzo), quasi un chilometro, e li vedemmo passare oltre le nostre linee. Il giorno dopo li vedemmo tornare indietro e qualcuno diceva che erano stati respinti, ma io avevo la sensazione che per noi sarebbe stato l'inizio della fine. Infatti il giorno 16 attaccarono nuovamente e nessuno li fermò più fino al loro incontro con gli americani a Berlino. La sera del 19 dicembre arrivò l'ordine di ripiegare. All'alba, dopo aver attraversato paesi dei quali non ricordo il nome, siamo arrivati ai piedi di una collina, dall'alto della quale arrivava un rumore di spari. Tutto intorno si vedevano carri armati bruciare e la terra era coperta di morti; da quel paese andando avanti come da qui a Deggia (tre quattro chilometri) non si vedevano che cadaveri. Nonostante la stanchezza, il freddo e la paura, mi allontanai il più possibile dal campo di battaglia. Raggiunsi un gruppo di case e vidi che una era adibita a infermeria. Non riuscivo a stare in piedi così entrai e scoprii che la maggior parte dei ricoverati erano italiani. Mi sdraiai in un angolo e presi subito sonno. Al risveglio vicino a me vidi un infermiere russo. Lui parlava un poco l'italiano e disse che stavano arrivando i soldati russi. Con due italiani uscii dall'infermeria e ci incamminammo lungo lo stradone. Ci liberammo dei fucili e delle giberne. Non avevamo fatto che qualche centinaio di metri quando fummo raggiunti da una colonna di artiglieria russa. Alzammo le mani e restammo fermi. Al mattino, era il 22 dicembre, ci radunarono con altri prigionieri sullo stradone e cominciò la marcia che durò fino al primo gennaio, quando raggiungemmo la stazione ferroviaria. Dieci giorni di marcia senza mangiare, dormendo dove capitava, spesso all'aperto, con il freddo, la neve e il ghiaccio che ci bruciavano la pelle. Chi non ce la faceva moriva abbandonato in strada. Io ho cercato di aiutare qualcuno e sono stato aiutato da altri. Ma furono moltissimi quelli rimasti per strada. Alla stazione ci dettero finalmente una pagnotta da un chilo ogni 6 persone. Il nostro campo di prigionia era dedicato alla coltivazione del cotone. Questa attività ci impegnava tutto l'anno fra il seminare le piantine, a due a due ogni 35 centimetri, il zapparle e sradicare l'erba. Finalmente finì la guerra. Iniziarono le trattative fra il governo italiano e quello sovietico per lo scambio dei prigionieri. Fu raggiunto l'accordo di rimpatriare tutti fra il 15 e il 30 settembre. Il 6 ottobre eravamo ancora nei campi di cotone quando giunse un plotone ad ordinarci di rientrare in caserma. Salimmo su due treni che partirono uno la sera stessa e l'altro il giorno dopo. I vagoni erano abbastanza spaziosi e potemmo costruire delle cucine di mattoni per preparare qualche pasto caldo. Durante il viaggio siamo passati vicino a Mosca e siamo entrati anche in Berlino. Finalmente il 2 dicembre abbiamo passato il confine e siamo arrivati in Italia.
Lingua
it-trentino
Tipologia
Intervista
Creatore
Intervistato
Tullio Daldoss
Data di creazione
2005
Periodo di riferimento
16 January 1942 – 2 December 1945
Durata
14 minuti, 24 secondi
Licenza d'uso
CC BY
Livello di precisione della collocazione geografica
Collocazione generica in riferimento al paese
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