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Il percorso
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Il presente percorso si snoda principalmente lungo via dei Molini e piazza Battisti, giunge fino in piazza Torchio ed infine tocca via Crosara. Lungo questo itinerario il visitatore potrà leggere i pannelli dedicati, scoprire la storia degli antichi opifici del paese e notare le differenze esistenti tra gli antichi edifici e quelli odierni.
Sono stati collocati sei pannelli illustrativi che descrivono le caratteristiche e le vicende dei seguenti stabili: mulino Rigotti, opificio Defant, mulino ex Mamming ora Mazzonelli, opificio Cesarini Sforza ed infine la segheria Tasin.
Queste pagine d’approfondimento sono aperte al contributo di chi vorrà offrire ad Ecomuseo materiale, informazioni di supporto oppure segnalare eventuali mancanze.
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Introduzione su Terlago
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Il territorio di Terlago vanta una tradizione centenaria dell’arte molitoria. Il celebre etnografo e studioso Giuseppe Šebesta attesta la più antica presenza di un mulino, tra il 1244 ed il 1247, nel paese di Covelo. Molteplici e frequenti sono le testimonianze quattrocentesche, cinquecentesche e seicentesche che segnano l’intero panorama locale (1468, 1473, 1493, 1496, 1498, 1509, 1511, 1531, 1540, 1594, 1647) e costituiscono il simbolo della fondamentale importanza degli opifici assunta a livello locale. Nel 1860 la cartografia prodotta dal catasto asburgico riportava la presenza di 3 esemplari. Nel 1880 la Camera di Commercio e Industria di Rovereto ne segnalava 4 operanti e regolarmente riconosciuti.
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Il mulino più antico del paese di Terlago
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Il mulino più antico del paese di Terlago, come testimoniato dal coevo Statuto, risale almeno al 1424, e sembra che sia appartenuto alla famiglia dei Gislimberti. Tale “Molendinum Gislimberti” era collocato originariamente in località Pontolin, sul Fosso Maestro, nei pressi della chiesetta di San Pantaleone. Giuseppe Sebesta testimonia infatti l’esistenza di un opificio nelle vicinanze del lago “Primo de decima Molendini sita iuxta heredes paysani … et a via infra versus lacum” almeno dal 1468 fino al 1594. Tuttavia tale posizione risentiva della vicinanza agli acquitrini malarici e, per tale ragione, nel XVII secolo venne trasferito vicino al paese di Terlago. Gli studi effettuati hanno reso ardua la successiva identificazione e rimane dunque il dubbio sul luogo esatto del suo spostamento.
Vero è che la tradizione orale della famiglia Rigotti tramanda che l’originaria località del suo mulino era vicino alla chiesetta di San Pantaleone ma, in assenza di documenti scritti comprovanti ciò, non è possibile stabilire una relazione certa tra le vicende dei due opifici. Al contempo l’analisi degli alberi genealogici riportano che la famiglia dei Gislimberti sia confluita e si sia estinta nel ramo della famiglia Defant, proprietaria dell’omonimo mulino.
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Caterina Zanin e Verena Depaoli, autrici di questa ricerca per Ecomuseo, ringraziano per la preziosa collaborazione e testimonianza: Denise Rigotti e famiglia, Guido Defant e la moglie Elena, Giuliana Mazzonelli, conte Lamberto Cesarini Sforza, Sandro Castelli, Ottorino Tasin e la moglie Elvira, Dario Tasin e Sharon Depaoli.
Fotografia raffigurante il vicolo su cui affacciano il retro del campanile della Chiesa di Ciago, una porzione della Canonica, la Sacrestia e una parete della Chiesa stessa. Si notano gli scalini e la porta di accesso al campanile.
Stampa in bianco e nero, 10x15 cm, riportante sul retro scritto a mano: "Ciago m. 573 (Trentino)" ed il timbro "Foto CINE N. 9198 TRENTO".
Vista di alberghi e ristoranti in località due Laghi.
In primo piano la troticoltura e sullo sfondo il lago di Santa Massenza.
Su retro riporta la didascalia sia in italiano che in tedesco.
Il francobollo da 25 lire è vidimato da un timbro riportante la dicitura " 38070 Padergnone (TN) - V^ settimana folcloristica 1973 - Marcia Valle dei Laghi - Servizi distaccati 2-9-1973".
Riporta inoltre un messaggio stampato: "Auguri perl nuovo anno filatelico. Società Filatelica Trentina"
Il video mostra alcuni momenti della ricostruzione del mulino didattico di Vezzano, realizzato da Ecolegno, recuperando parti del Mulino Garbari, l'ultimo attivo nel paese.
Per saperne di più consultare la scheda:
tecnica un tempo molto utilizzata per lucidare/verniciare i mobili ripassandoli più volte con olio di lino, o cera, e strofinandoli ogni volta fino a farli diventare lucidi.
Oltre che per rovescio può assumere significati diversi:
"en posto a revers" sta a significare che è a Nord,
"la man reversa" è la mano sinistra,
"gira ala reversa" vuol dire in senso antiorario,
"el Tòni ancòi l'è revèrs" vuol dire che è di malumore, così come quando "el g'ha la luna reversa"
genericamente qualcosa che capita per caso, indipendentemente dalla volontà di chichessia, talvolta dovuta a sorteggio. Legata al sorteggio è la "sòrt dela legna", una parte di bosco ad uso civico (la "part"), che viene assegnata annualmente a sorteggio ai censiti che la richiedono, per farne legna da ardere nel rispetto delle regole stabilite.
quando si usa al plurale "mistéri" ci si riferisce sempre ai lavori, o lavoretti se sono " misteròti"; al singolare quando "g'ho en mistér da far" si parla sempre di lavoro, ma "che mistér fat?" si parla di professione.