Igiene

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  • Occhiali protettivi

    Occhiali protettivi utilizzati mentre si spargeva lo zolfo.
  • lessivaĉ

    Finito l'ammollo con la "lessìva" dei capi chiari, essa diventava lessivaĉ e questo veniva riutilizzato per lavare i capi più sporchi ed i pavimenti.
  • lessìva

    La "lessìva" era operazione di ammollo del bucato ("bugàda") indispensabile per la pulizia di panni molto sporchi. Si posizionavano i panni nella "brènta", vi si posizionava sopra un telo leggero, per fermare le impurità, quindi vi si versava acqua bollente mescolata con la cenere e si lasciava in ammollo per il tempo necessario. L'acqua di scarico dopo questo processo era chiamata "lessivaĉ" e veniva riutilizzata.
  • Polinèr, stalòt del rugànt e cèsso

    L'apertura a sinistra era il pollaio per le galline ("polinèr"), poi c'era un'apertura per il maiale e il bagno era un semplice buco (ora coperto dal moderno wc). I liquami cadevano direttamente sulla "grassa" (letame) di sotto.
  • Audiointervista a un'anziana di Cavedine

    Racconto della vita al tempo della guerra, tra miseria e restrizioni. A proposito di "copàr piòci", si veda la filastrocca al n. 29 del fascicolo
  • Sti ani antichi i copava i piòci cói pichi

    Un tempo le condizioni igieniche erano molto precarie, per cui - per iperbole - i pidocchi erano talmente grandi da poter essere ammazzati con i picconi.
  • brènta

    Grande contenitore in legno per l'acqua usato per lavare i panni e per fare il bagno. In basso aveva un foro chiuso con un tappo in modo da poterla svuotare a lavoro ultimato.
  • Quando l'acqua nelle case non c'era... nei ricordi di Dolores Zuccatti

    Il video riporta esperienze di vita legate all'uso dell'acqua prima dell'arrivo dei rubinetti in casa. Le immagini sovrapposte aiutano a comprendere il racconto della bisnonna Dolores che si esprime in dialetto. I termini meno usuali sono spiegati nel glossario e linkati a fondo pagina: bugàda, celéti, crazidèi, seciàr, brènta, pizeghìn. La localizzazione in mappa si riferisce alle fontane e lavatoi citati, ormai scomparsi.
  • Quando l'acqua nelle case non c'era... nei ricordi di Attilio Comai

    Il video è stato realizzato in funzione di un'attività svolta con i bambini della scuola primaria sul tema dell'acqua e riporta esperienze di vita legate all'uso dell'acqua prima dell'arrivo dei rubinetti in casa. La frase che veniva rivolta al piccolo Attilio "'n om che lava? Varda che te va via le scarséle!", anche se detta per scherzo, sottintendeva una netta separazione dei ruoli. La perdita automatica delle tasche, accessorio prezioso per ogni uomo, era una "minaccia" che poteva far pensare e desistere un bambino dal fare lavori da donne. La risposta del bambino dimostra sicurezza e fiducia nella madre. In mappa il video è localizzato nel posto dove c'era la fontana citata. Nel glossario sono spiegati il significato di termini dialettali quali: brentóla, cazza, cassa dela legna, scarsèle, tacàr.
  • Al Tuf

    Nei periodi di siccità gli abitanti di Ranzo dovevano scendere fino alla sorgente del Tuf, nella gola del Sarca, con le "brentóle" e i secchi per prendere l'acqua ad uso domestico. Ci volevano due - tre ore di scosceso cammino. Qui vediamo un momento di incontro tra chi scendeva e chi tornava; si notano infatti dei secchi vuoti ed altri pieni d'acqua coperta da figlie, utili a trattenere lo sciabordio dell'acqua durante il percorso. Per saperne di più leggi pagg 279 - 280 del "Libro delle acque" collegato.
  • Bucato

    Una anziana donna, Rita "Clèra", sta lavando i panni sotto casa in un recipiente di legno, la "brenta". Davanti a sé un secchio di legno, dove mettere i panni puliti da portare alla fontana a risciacquare.
  • Rasoio e lamette da barba

    Appartenuti al Capitano Caldini; la custodia in metallo permetteva di evitare schiacciamenti e urti sul campo di battaglia.
  • Rasoio a mano libera e coramella da tavolo

    Il rasoio è della marca "R. Torrey razor Co.", modello "The Artist" (v. foto di dettaglio); ha il manico in bachelite, un materiale "antenato" della plastica. La coramella consiste in una correggia di cuoio montata su un supporto in legno, serviva per affilare la lama. Oggetti appartenuti al Capitano
  • Affilalamette a manovella

    Appartenente al Capitano
  • Pistaaa!

    Parte del paese di Ciago in versione invernale. Dietro il paese si vede un tratto di costone bianco libero da alberi, ideale per i temerari bambini e ragazzi che lo frequentavano con i loro slittini per lo più costruiti in casa. Si può notare che le case in grande maggioranza hanno finestre prive di scuri e sulle soffitte hanno i "bochéri" aperti. Su una delle case sul poggiolo c'è un classico gabinetto all'aperto; è negli anni '60 che vengono realizzati i bagni dentro le case. Sotto il paese non c'è ancora traccia della variante al paese che viene costruita nella seconda metà degli anni '70.
  • Porta lavamano

    La struttura della toilette è in ferro battuto con il catino in ceramica. Sul porta lavamano, si poggiava "el lavaman" con sotto la "bròca" piena d’acqua. La mattina, al risveglio con l’acqua della brocca versata nel catino ci si lavava le mani e la faccia. Talvolta il porta lavamano poteva essere anche di legno.
  • Taglio della legna

    Una catasta di legna sta per essere tagliata a mano. Il signore ritratto in un momento di pausa appoggia la pesante scure (manàra) sul ciocco (ciòc). Una carriola è già piena di legni tagliati (stróssi). Poco distante una sega è appoggiata ad un cavalletto (càora) adatto a trattenere il palo mentre lo si sega. Tutto il lavoro veniva svolto a mano senza l'aiuto di nessun mezzo a motore. La "càora" veniva usata anche dai bambini da cavalcare per gioco, tenendosi alle corna pur senza muoversi di un passo. La casa sullo sfondo era stata usata fino alla metà degli anni '40 come bar con bocce e balera. Sporgente dalla casa a fianco si vede il classico gabinetto del tempo.
  • Bue rientra a Lon

    Il bue entra a pieno carico nella piazzetta di Sant'Anna proveniente dal Gazza. È accompagnato da due bambini, una donna e un uomo. Per terra si vede il selciato. Nella casa sullo sfondo si vede il gabinetto all'aperto tipico delle case dell'epoca. Sulla sinistra si vede il capitello di Sant'Anna circondato da due piccoli cipressi e da un'aiuola fiorita.
  • Bagnetto nel catino

    Il catino era attrezzo di uso comune in ogni casa per la pulizia personale prima della costruzione delle stanze da bagno. Qui è usato per fare il bagno ad una bimba di pochi mesi.