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  • Donne in piazza a Castel Madruzzo

    La fotografia ritrae Anna Chemelli con la madre Letizia Pedrini, nella storica piazza del paese di Madruzzo. Sebbene la zona abbia subito dei miglioramenti (ad esempio: nella foto la strada appare sterrata mentre ora non lo è più), il luogo rimane oggi complessivamente molto simile e immediatamente riconoscibile.
  • Donne nei pressi di Castel Madruzzo

    Da destra, Maria Chemelli, Venuti Elisa, e un'anziana signora, appaiono ritratte, probabilmente dal centro storico del paese di Madruzzo, con il maestoso Castello alle spalle, sullo sfondo. L'attuale scenario rimane oggi pressoché immutato.
  • Giovane ragazza a Castel Toblino

    Questa fotografia ritrae una giovane ragazza, Alda Coser, in posa davanti all'affascinante Castel Toblino, ora lungo la sponda è presente la famosa passerella che costeggia l'omonimo lago.
  • lessivaĉ

    Finito l'ammollo con la "lessìva" dei capi chiari, essa diventava lessivaĉ e questo veniva riutilizzato per lavare i capi più sporchi ed i pavimenti.
  • lessìva

    La "lessìva" era operazione di ammollo del bucato ("bugàda") indispensabile per la pulizia di panni molto sporchi. Si posizionavano i panni nella "brènta", vi si posizionava sopra un telo leggero, per fermare le impurità, quindi vi si versava acqua bollente mescolata con la cenere e si lasciava in ammollo per il tempo necessario. L'acqua di scarico dopo questo processo era chiamata "lessivaĉ" e veniva riutilizzata.
  • soprès a bràse

    Antico ferro da stiro col corpo formato da un contenitore in ghisa apribile in cui si inserivano braci ardenti usando "el mòi" o la paletta di ferro. Il fondo si riscaldava a tal punto che si poteva stirare. Il manico era di legno.
  • Audiointervista a un'anziana di Cavedine

    Racconto della vita al tempo della guerra, tra miseria e restrizioni. A proposito di "copàr piòci", si veda la filastrocca al n. 29 del fascicolo
  • Dòne che zzìfola e galine che canta da gal nó gh'è da farghe en gran capital

    Nella società maschilista di un tempo il fischiare non era considerato adatto a una donna; la donna che fischiava era una che si comportava da maschio, così come la gallina che canta da gallo. Per questo non era una ricchezza per la famiglia, che voleva in casa una donna sottomessa. L'immagine è tratta da p. 19 del fascicolo
  • Carta dotale di Giuseppina Bones 1906

    La carta dotale di Giuseppina Bones riporta i beni che "vengono consegnati per conto di padre e di madre nelle mani dello sposo". Già nell'intestazione questa carta dotale risulta quindi particolare: accanto al padre è nominata la madre, quando solitamente questa è una questione tra uomini dalla quale le donne rimangono fuori. Altra particolarità sta nelle firme: non appare quella del padre ma quella della figlia, accanto a quella dello sposo e del sarto e perito Desiderio Corradini, che ha stimato i beni in valuta austriaca. Tutte le firme, come il testo, risultano scritti con la stessa grafia facilmente leggibile. I termini meno noti sono inseriti nel glossario raggiungibile dalle voci in fondo alla scheda: 9 - piche 11 - manipoli
  • La secentesca fontana di Vezzano

    Due giovani ridono sedute sulla panca in pietra accanto alla fontana secentesca posta sull'angolo della piazza di Vezzano. Sopra la fontana in pietra la testa del leone che la alimenta. Questa fontana verrà poi monumentalizzata nel 1917 ed in quell'occasione verrà tolta la panca.
  • Nó gh'è sabo senza sól, nó gh'è dòna senza amór

    La foto è tartta da questo contenuto:
  • Sulla Via del Borgo

    Due donne conversano tra loro lungo l'antica via del Borgo proprio dove si diparte via Picarèl. La strada è sterrata ma le parti accanto alle case sono selciate. Sulla destra si vede l'edificio ora sede della Comunità di Valle; dopo il portone d'entrata della sala seminterrata, c'era una porta aperta dalla quale chiunque accedeva, tramite una scala interna, al piazzale della chiesa; la parte sporgente dell'edificio è stata poi demolita. Sulla sinistra, la presenza dell'illuminazione pubblica elettrica accanto alla lanterna ad olio, oltre all'abbigliamento femminile, ci induce a datare lo scatto poco oltre il 1911, anno in cui l'elettricità è arrivata a Vezzano. Accanto ai corpi illuminanti si vede la nicchia entro cui era presente un crocifisso, poi tolto dai Gentilini. Altra lanterna, meglio definita, si può vedere in un'altra foto di Vezzano:
  • Na dòna per ca', na nós per sac

    Se ci sono due donne che vogliono comandare nella stessa casa finiranno per litigare.
  • guìndol

    attrezzo utilizzato per dipanare le matasse e trasformarle in gomitoli.
  • Anziana e bambina a Castel Madruzzo

    Oggi il muretto sulla destra non è più presente; al suo posto c'è un piccolo parcheggio. La datazione è motivata dal fatto che sappiamo che la bambina ritratta è del 1941.
  • Neve "ai alberoni"

    Olga Morandi con la figlia Maria Carla in braccio sono ferme a bordo strada circondate dalla neve. Ben visibili gli ippocastani che hanno dato il nome al luogo, un carro parcheggiato e la salita al doss poi trasformata in scalinata, una slitta appoggiata al deposito della legna.
  • A servizio

    Era frequente che le giovani andassero a servizio dalle famiglie benestanti. Qui vediamo Olga Morandi nella casa privata in cui è stata a servizio per ben 15 anni a Lavis (1927-1942).
  • Bucato

    Una anziana donna, Rita "Clèra", sta lavando i panni sotto casa in un recipiente di legno, la "brenta". Davanti a sé un secchio di legno, dove mettere i panni puliti da portare alla fontana a risciacquare.
  • La "boara"

    Sarina Miori di Lon, detta ”la boara”, poiché era solita guidare il bue, è qui a Vezzano col suo carro tirata in ghingheri per andare a fare la spesa, insieme alla cuginetta Maria (detta Mariotta).
  • Donna che trasporta acqua

    Natalina Beatrici in Sommadossi rientra a casa con l'arcuccio (in dialetto brentóla o bazilón) in spalla con i secchi pieni d'acqua. Due galline becchettano tranquille sulla strada sterrata. Il primo acquedotto di Ranzo risale al 1954, prima di allora l'acqua veniva trasportata a spalla con la "brentöla" andandola a prendere alle fontane quando andava bene o alle Masere o addirittura al Tuf. Sul muro accanto al portico si intravede appena la scritta Via Castel Roman.