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  • formentón

    È una pianta erbacea molto resistente anche in climi freddi e aridi. Raggiunge il metro di altezza e produce fiori a grappolo di colore bianco o rosa. Pur non essendo un cereale veniva coltivato per la produzione di farina dai suoi semi, piccoli e triangolari. Insieme alla farina di frumento veniva usata per fare il pane ed insieme alla farina di mais per fare la polenta taragna.
  • pizz

    Con "pizz" ci si riferisce solo al seme del fagiolo e solitamente è usato al plurale: "pizzi".
  • zaldo

    Veniva coltivato per produrre la farina gialla per fare la polenta (anche con l'aggiunta di farina di orzo e di "formentón", ossia grano saraceno) e la "mòsa", ma si sfruttavano anche le altre parti della pianta: - con la trinciaforaggio (“machina dala pastùra”) si tagliavano le cime alle piante quando erano ancora verdi, per dare da mangiare agli animali; - con le foglie secche (sfoiàzi) si facevano i materassi, ogni anno si lavavano le fodere dei materassi e si cambiavano le foglie; con le foglie vecchie si faceva il letto alle mucche; - le foglie secche venivano usate anche per costruire bamboline; - con la “cassèla” si tagliavano gli steli secchi ("strami") per fare il letto alle mucche (farlèt); - i tutoli (sgasegòtoi") si usavano per accendere il fuoco, si mettevano tra le lucaniche appese a stagionare e talvolta si mettevano nei muri in "maltampaia".
  • fasól

    Con "fasòl" ci si riferisce al frutto o al seme del fagiolo e solitamente è usato al plurale: "fasòi". Vi sono poi altri termini dialettali specifici per tradurre "fagiolo":
  • ciciòtol

    Rimasuglio abbrustolito del grasso di maiale cotto per ottenere lo strutto.
  • paról

    Tradizionalmente il paiolo è una pentola di rame dalla base arrotondata e dal manico di ferro ad arco e mobile che veniva appeso alla "segosta" nel focolare, in particolare per fare la polenta.
  • baldonàzz

    Insaccato morbido di sangue di maiale mescolato con farina e latte. Si può consumare crudo, bollito o alla brace.
  • Confini della proprietà della fam. Pedrotti in loc. Pozze

    Il confine è marcato da un muretto a secco; inizialmente la famiglia coltivava vigne, poi quando divennero vecchie, verso il 1975 piantarono prugne per la vendita, ma c'erano anche altri alberi da frutto per autoconsumo: "ciresère", "perèri", "armellini", "fighèri", "pomèri", "perseghèri". Con i pomi facevano le persecche, che mettevano a seccare su un fil di ferro steso sul muro della casa. Poi si è ritornati alle vigne.
  • Audiointervista a un'anziana di Cavedine

    Racconto della vita al tempo della guerra, tra miseria e restrizioni. A proposito di "copàr piòci", si veda la filastrocca al n. 29 del fascicolo
  • pér

    Plurale: péri
  • Verso l'uccisione del maiale

    Giancarlo, Loredana e "Franco" Garbari accompagnano il maiale ben ingrassato alla macellazione. Era un tempo molto frequente l'allevamento del maiale per autoprodurre in inverno salami, "luganeghe", sanguinacci, lardo, strutto... La data dello scatto è presunta dall'età approssimativa dei bambini .
  • Pan emprestà, fugàcia renduda

    Bisogna rendere il favore