Agricoltura

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  • òpradarar

    Misura agraria locale corrispondente a 2500-2700 mq.
  • star

    Contenitore in legno per il trasporto delle granaglie, usato come unità di misura prima dell'introduzione del sistema metrico decimale. Tale contenitore aveva misure molto diverse a seconda dei luoghi per cui anche la sua capacità era molto variabile. Ad esso corrispondeva la misura agraria del terreno necessario alla semina di uno staio di granaglie. Modi di dire: "G'ho la testa come 'n star" - "Te me fai vegnir la testa come 'n star" sta a significare: "Ho/Mi fai venire la testa come un ceppo" - "Sono intontito". Altre misure agrarie di valore locale erano:
  • Staio

    Contenitore cilindrico in legno usato un tempo per il trasporto e la misura delle granaglie. È racchiuso da due cerchi di ferro e sopra ha una barra di ferro che lo attraversa e che serviva sia come manico per il trasporto sia come strumento per sgranare il granoturco strofinandovelo sopra.
  • mògiol

    Il moggiolo è un piccolo moggio o modio, un contenitore utilizzato, precedentemente all'introduzione del sistema metrico decimale, come unità di misura per le granaglie. Il suo sottomultiplo era lo staio. Il suo valore variava di luogo in luogo, ne esistevano di molto grandi e di piccoli. Il moggio è divenuto col tempo anche unità di misura agraria per indicare la quantità di terreno che si poteva seminare con un moggio di grano.
  • solfrar

    Cospargere di polvere di zolfo
  • Occhiali protettivi

    Occhiali protettivi utilizzati mentre si spargeva lo zolfo.
  • solfro

    Elemento chimico usato un tempo in polvere come antiparassitario su coltivazioni, pollai e conigliere.
  • fasolàr

    Con "fasolàr" ci si riferisce alla pianta del fagiolo e solitamente è usato al plurale: "fasolàri".
  • ràmpol

    Si dicono rebbi ("ràmpoi") le singole lunghe punte di attrezzi come forchette e forconi.
  • Forche diverse

    La forca a sei rebbi ("ràmpoi") serve per le patate, quella a tre per il fieno e quella a 4 per il letame ("grassa"). Sono tutte usurate da tempo in particolare quella per il letame.
  • Vanga forca

    Come una forca ha i rebbi, seppure larghi, e come una vanga è adatta per lavorare la terra avendo i bordi su cui appoggiare i piedi per sprofondarla nel terreno.
  • pèrtega

    Stanga che unisce le parti dell'aratro
  • gomér

    Lama dell'aratro che penetra nel terreno e lo taglia orizzontalmente.
  • voltìn

    Aratro che con la parte vomere-versatoio che può essere girata e quindi tagliare e capovolgere la terra alternativamente da un lato e dall'altro.
  • piovìna

    Aratro che permette di rovesciare la terra da un solo lato.
  • Voltìn

    Aratro più moderno della "piovìna" che permette di rivoltare la terra da ambo i versi. La parte vomere-versatoio, con la doppia lama, arrivati in fondo al campo, si poteva ruotare cosicché al ritorno poteva continuare a girare la terra allo stesso verso del solco precedente. Veniva agganciato al motocoltivatore.
  • Piovìna

    Vecchio arnese a trazione animale per arare i campi costituito da diverse parti con compiti specifici. Il conduttore lo guida tenendolo per le stegole con maniglie in legno. Il vomere ("gomér") è una lama che si pianta di traverso nel terreno ed è unito ad una "ala" fissa (versoio) che gira la terra sempre dalla stessa parte (a differenza del "voltìn"). L'altezza del vomere è regolabile in base alla profondità del solco che si vuole ottenere. Davanti al vomere c'è una sorta di coltello divisore, il coltro, che taglia la "tópa" (cotica). La stanga ("pèrtega") che unisce le parti dell'aratro ha sul davanti una ruota ed un gancio col quale si attaccava la "piovìna" al "balanzìn" e quindi al bue. Quando a tirarla era una coppia di buoi, si toglieva la ruota davanti e, tramite il gancio in mezzo alla "pèrtega" si collegava la "piovìna" al "cariöl" che a sua volta era attaccato al "témon". In questo caso una delle ruote procedeva dentro il solco. Dietro il vomere troviamo preziose informazioni sulla provenienza di questo aratro: il marchio rotondo intorno al logo (un sacco con le iniziali RSP) riporta: “Rud. Sack Schutzmarke”. Nel metallo si vedono poi in rilievo ripetute le iniziali e la scritta: “D 7 Mc Rud. Sack Leipzig” e, a parte, l’incisione “7 M 24”. Questa grande fabbrica di macchine agricole aveva sede a Plagwitz nel distretto di Lipsia in Germania. Le informazioni storiche che la riguardano ci portano a datare questo aratro tra il 1863 (anno in cui la ditta si è trasferita a Plagwitz, la cui iniziale compare nel logo) ed il 1891 (anno in cui si trasformò in Rud. Sack KG).
  • Piöf

    Attrezzo agricolo per creare i solchi dopo l'aratura. Nella foto si vede la manovella con la quale si regolava la profondità del solco. Veniva attaccato al "balanzin" con una catena per mezzo del gancio davanti e trainato dai buoi.
  • arzarìr

    Dare terra alle piante con l'uso della zappa.
  • arpéga

    Attrezzo agricolo usato per spianare il terreno, coprire semi e concimi, frantumare le zolle, rompere la crosta superficiale grazie a spuntoni di legno o metallo posti sotto il pianale.
  • cassèla

    Semplice attrezzo agricolo formato da una cassa aperta, in cui si inseriscono "strami" e foraggio, ed una lama con cui si tagliano gli stessi spinti manualmente a sporgere dalla cassa. Questo macchinario è precedente alla "machina dala pastura". "Cassèla" è chiamata anche la parte della "machina dala pastura" che contiene il foraggio da tagliare.
  • strami

    Gambo del mais
  • sgasegòtol

    Interno della pannocchia del mais sul quale si fissano le cariossidi.
  • sfoiàzz

    Foglia che protegge la pannocchia del mais.
  • Trinciaforaggi delle Fonderie Officine San Giorgio Rovereto

    Originariamente la grande ruota anteriore era munita di una maniglia ("manécia") sul bordo che un uomo posto di fronte faceva ruotare con ampi movimenti circolari. La ruota, munita di due lame, tagliava il foraggio man mano che usciva dalla bocca dentata della macchina e metteva in moto gli ingranaggi di tutto il macchinario. Un altro uomo caricava il contenitore ("cassèla") con la giusta quantità di fieno, che veniva mandato avanti dalla catena e portato alla bocca, nella quale entrava ben pressato grazie al peso appeso sotto, che poteva essere regolato in base alla quantità di fieno inserito. Se il fieno non veniva mantenuto premuto, si piegava anziché tagliarsi. Un pedale, ora assente, collegato attraverso il perno sulla destra del macchinario alla ruota, permetteva a chi caricava di far forza ritmicamente col piede, in modo da aiutare chi era davanti a movimentare la ruota. Talvolta la quantità di fieno che entrava era comunque eccessiva rispetto alla forza di chi tagliava e la macchina si inceppava; in questo caso sollevando l'asse sopra la "cassèla" veniva azionato un ingranaggio che faceva andare all'indietro la catena e quindi il fieno, dopodiché veniva rimandato avanti ma in uno strato più sottile. Sulla sinistra del macchinario è stato aggiunto negli anni '50 il motore elettrico semplificando così il lavoro. La "machina dala pastura" veniva tenuta in soffitta insieme al fieno.