17 scolari di quarta, quinta e sesta classe posano davanti alla nuova scuola di Covelo col loro maestro Floriano Deflorian, partito in corso d'anno per il servizio militare. I più piccoli formavano un'altra classe con una maestra.
La stampa misura 5,5x8 cm ed è circondata da un bordo bianco.
Fino al 1969 c'era una scuola anche a Covelo, poi gli alunni sono stati trasferiti, insieme a quelli di Monte Terlago, al Centro Scolastico di Terlago.
Qui vedimao un gruppo in uscita col loro maestro, Guido Prati, insegnante che seguiva i 18 alunni frequentanti le classi dalla 3^ all'8, mentre seguiva i 13 alunni di 1^ e 2^ la maestra Valentini Maria.
La stampa misura 10x7 cm ed ha il bordo dentellato.
Vediamo nella fotografia i due fratelli in primo piano provenienti dalla scuola di Covelo durante la festa degli alberi presso maso Travolt a Terlago. Era questa l'occasione in cui le tre scuole del comune si trovano insieme a Terlago o ai Laghi di Lamar. Possiamo notare che erano presenti anche i carabinieri. Il campo in cui è stato fatto il nuovo impianto era delimitato da una recinzione in sassi, tecnica comunemente usata non solo per segnare i confini ma soprattutto per liberare il campo dai sassi presenti.
La stampa misura 7x10 cm ed ha il bordo dentellato.
Trascrizione del documento
2 agosto … 1792 Lasino
Il qui presente Gio[vanni] quondam [abbreviato col significato: del fu] Michel dalla Pe sborsò
la suma di troni duecento e quatro in tanto bona
moneta non sospeta al qui purre presente Batista
Trentin Cognoli a bon conto dun Capitalo di
Ragresi cento presso il steso Gió Miche dico troni [in simbolo] 204
e coi cosi e con ogni miglior modo
Giacomo Caldin in fede
Adì 23 dicembre 1792
ricco [ricevo] dal dator del presente troni vintiset dico troni [in simbolo] 27
aconto chome apare di sopra
Govan Batista
Trentin
Osservazioni
La prima cosa che intriga è il viaggio compiuto da questo documento: ha seguito un emigrante partito per l’Argentina nel 1893, cioè ben 100 anni dopo la sua stipulazione; è poi stato conservato dai suoi discendenti così da arrivare in Cile; dopo altri 130 anni è tornato in Valle, seppure in formato digitale, sull’Archivio della Memoria.
Curioso anche la modificazione del cognome: sul documento è “dalla Pe”, l’emigrante che l’ha portato in Argentina era un “Dallapè”, i suoi discendenti sono diventati “Dellapé”.
Andando poi a cercare i protagonisti nelle schede di famiglia presenti nel nostro archivio possiamo ipotizzare che si parli di Giovanni Antonio Dallapè (1736-1808) di Stravino, figlio di Giovanni Michele Dallapè (1697- ?) e marito di Caterina Chemotti (1745-1805). Lei era prozia di un’altra Caterina Chemotti (1800-1851) che aveva sposato quel Giovanni Battista Dallapè (1871) partito per l’Argentina portando con sé il documento (figlia di Antonio Luigi Chemotti 1762-?, figlio di Giovanni Battista Chemotti 1736-1795, fratello di Caterina Chemotti 1745-180).
Passando ad informazioni più generali, risulta interessante il confronto tra la valuta in troni e quella più rinomata in ragnesi, ma poi di che parla esattamente il documento?
Per comprenderlo al meglio ci siamo avvalsi della consulenza del professor Silvano Maccabelli che con competenza e disponibilità così ci aiuta:
Ecco quanto mi sembra di poter dire, almeno a una prima visione del documento.
Le scritture si riferiscono al pagamento degli interessi – o di parte del conto capitale – relativo a un ‘capitale’ di 100 Ragnesi prestato a un certo Gio[vanni] quondam Michel Dalla Pe in Lasino davanti al testimone-fiduciario Giacomo Caldin da parte d’un certo Batista Trentin Cognoli.
Nell’agosto del 1792 il fiduciario Caldin rilascia una prima quietanza relativa al pagamento di 204 Troni – in interessi o di parte conto capitale – da parte del Dalla Pe al Trentin per il capitale di 100 Ragnesi prestato ‘presso il stesso’ Dalla Pe.
Il pagamento è effettuato – secondo la formula di rito – ‘in buona moneta non sospetta’. Il Tron era una moneta della Repubblica di Venezia, usata nel Principato fino a tutto il Settecento: per fare un Ragnés o Ragnese o Fiorino del Reno, moneta imperiale ad alta – anche se variabile – percentuale d’oro, coniata dagli ‘elettori’ renani di Colonia, Treviri, Magonza e Palatinato, ci volevano cinque Troni o Lire venete.
Il ‘capitale’ in questione poteva essere costituito tanto da denaro liquido e immediatamente disponibile come anche dal valore stimato d’un fondo in precedenza venduto al debitore, il quale doveva – a seconda delle clausole contenute nel rogito – pagare al creditore.
Nel dicembre del 1792 il fiduciario Caldin rilascia una seconda quietanza relativa al pagamento da parte del Dalla Pe di 27 Troni per il detto capitale, rilasciata ‘al portatore’ – ‘al dator della presente’ – , cioè non solo allo stesso Dalla Pe, ma anche a eventuali aventi causa.
Nella congerie istituzionale dell’epoca, infatti, il Dalla Pe avrebbe potuto aver venduto l’eventuale ‘fondo’ comprato a debito, prima ancora d’averlo pagato, lasciando a terzi la certificazione dei pagamenti già da lui eseguiti.
Paulo Henrique Chiste da Silva, pronipote di Enrico Giovanni Chistè, nato a Stravino di Cavedine, il 2 aprile 1869 ed emigrato in Brasile, ci ha rilasciato la sua testimonianza presso la sede di "Trentini nel mondo" a Trento.
Ci parla in portoghese del Brasile dell'esperienza della sua famiglia e del suo attaccamento al Trentino.
Il video è sottotitolato in italiano.
Traduzione:
CEMLA
Centro di Studi sulle Migrazioni Latinoamericane
Certificato di Arrivo in America
GIOVANNI DELLAPE
di nazionalità AUSTRIACA
proveniente da GENOVA, arrivato a BUENOS AIRES il 10 dicembre 1889
a bordo della nave NAPOLI
I suoi dati di origine sono: ETÀ: 18 anni
Stato civile: SCONOSCIUTO
Professione: OPERAIO
Religione: CATTOLICA
SILVIA CASTRO
DATABASE IMMIGRATI
Le informazioni fornite sono state ottenute dal CEMLA, secondo i Registri di Imbarco degli Immigrati della Direzione Nazionale della Popolazione e della Migrazione. Tuttavia, questo Certificato non è valido per alcun tipo di procedura amministrativa, giudiziaria o di altro genere.
Carla Andrea Dellapè Saavedra è nata in Argentina nel 1983 e si è poi trasferita a Santiago del Cile nel 1991. Il suo bisnonno Giovanni Battista Dallapè nato a Cavedine nel 1873, a 18 anni è emigrato in Argentina dove si è sposato ed è nato suo nonno nel 1903, Edoardo Demetrio Dellapè. Con questo cambio di cognome è proseguita la famiglia. La sua nonna Isolina Dallapè è nata a Stravino nel 1909 e nel 1927 ha dovuto emigrare in Argentina dove ha conosciuto il nonno e si sono sposati.
Ci ha inviato da Santiago del Cile questa sua toccante testimonianza.
Candido con il figlio, il vicino di casa con suo figlio, in primo piano nonno Roberto col pennello da barba.
Sullo sfondo un carro con la "bena", grande contenitore di uso comune per il trasporto di materiali, un orto recintato con uan rete su cui sono stesi i panni ad asciugare.
La stampa in bianco e nero misura 6,5x9,5 cm, ha un bordo bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Guglielma Ernesta e Roberto con la capra nel campo alla Palù, significativo nome della località che con le piagge si trasformava in palude.
Una o più capre erano un tempo presenti in moltissime case.
La stampa in bianco e nero misura 8x5 cm, ha un bordo bianco dentellato ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
È arrivata fino a noi, conservata dalla famiglia, una parte dell'alfabetiere murale realizzato dai maestri Renato Paissan e Maria Fadanelli per la Scuola elementare di Cadine.
Ogni cartello è realizzato in cartone rigido 34x70 cm, protetto da un foglio di plastica trasparente, munito di due fori rinforzati con anelli metallici, entro cui è infilato uno spago, annodato sul retro, col quale venivano appesi al muro.
Le lettere sono scritte nei quattro caratteri (corsivo minuscolo e maiuscolo, seguite da stampato minuscolo e maiuscolo), accompagnate da una parola nota scritta in corsivo minuscolo e illustrata in modo che il disegno stesso, oltre al suono, ricordi anche la scrittura stessa della lettera corsiva (corrispondenza suono-grafema). I disegni sono ralizzati a china, acquerello e matite colorate e sono legati all'esperienza di vita dei bambini del tempo.
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Riportiamo con piacere le informazioni condivise da uno dei nipoti, Fabrizio Leonardelli:
"Renato Paissan (Cadine, 1909 – Trento, 1982) insegna quasi ininterrottamente a Cadine dal 1933 al 1968.
Nel dopoguerra (e dal 1950 nel nuovo edificio scolastico) Renato Paissan è insegnante della quinta classe e delle “postelementari” (VI, VII e VIII).
A lui si affianca per le prime classi, già a partire dal 1943-44 e fino al 1977, la moglie Maria Fadanelli (nata il 17 febbraio 1915 a Cadine e morta il 11 marzo 2008 presso la Casa di riposo "Angeli custodi" di Trento), per tutti nota a Cadine come “la maestra Maria”.
E’ quindi alla coppia di insegnanti (e sposi) che va attribuito l’alfabetiere in parola. L’iniziativa e l’utilizzazione didattica fa capo sicuramente a Maria Fadanelli, insegnante nelle prime classi; a lei è possibile anche attribuire la calligrafia delle scritte). Di mano del marito Renato sono invece i disegni e la colorazione.
Verosimilmente i pannelli dell’alfabetiere sono stati realizzati nel primo decennio del dopoguerra (1946-1958) e hanno sostituito i precedenti pannelli a stampa (che recavano riferimenti politico istituzionali superati – vedi lettera B, con la presenza nella bandiera italiana della croce dei Savoia).
Almeno fino agli anni Settanta, essere maestro a Cadine (e in genere in un piccolo paese) comportava un preciso ruolo e un impegno non solo “tecnico-professionale”, ma anche sociale ed etico, che andavano ben oltre l’insegnamento ed esigevano la presenza attiva in ogni momento pubblico della vita del paese (dalla messa quotidiana e domenicale alle festività, ricorrenze e avvenimenti speciali). Non a caso i maestri erano affiancati a parroci e medici nella ristretta cerchia delle persone di rilievo della comunità.
Maria Fadanelli Paissan e il marito Renato a Cadine hanno interpretato esemplarmente per decenni questo ruolo. In particolare Maria è stata da sempre impegnata anche nella vita parrocchiale e politico-sociale di Cadine (Parrocchia, Gruppo missionario, Fraternità francescana di Cadine, Democrazia cristiana, Gruppo pensionati e anziani, madrina del Gruppo ANA) e attiva nel volontariato anche cittadino (animazione nella casa di riposo di Povo in particolare). Per tutto questo il Consiglio della Circoscrizione del Bondone nel febbraio 2010 ha intitolato a lei la biblioteca e l’aula magna del nuovo edificio scolastico di Cadine."
Ha avuto la sua sede in questo edificio l’"Asilo di beneficenza Norberto ed Adele Defant" dal 1909 al 1962 quando l'asilo è stato trasferito nella nuova scuola insieme alle elementari.
Ha continuato a gestirlo la la fondazione "Norberto e Adele Defant" fino al 1984, al tempo del concordato fra Stato e Chiesa, quando questi beni sono passati al “Fondo per sostentamento del clero”, pur avendo una struttura privata, probabilmente perché gestita principalmente dal parroco.
Nel 1996/97 il Comune ha poi comperato la prima metà di questo edificio e una decina di anni dopo ha comperato anche l’altra metà. Ora vi hanno la loro sede il Coro Paganella e l'Associazione Interagiamo; per qualche anno anche la biblioteca comunale è stata ospitata lì.
La datazione riguarda l'uso dell'edificio come asilo, non abbiamo informazioni sull'origine della casa.
Un bimbo, forse Roberto Zanella, riposa nella sua culla di legno.
Interessante l'osservazione della stanza: è una cucina dalla quale con pochi gradini di legno si raggiunge la camera.
Nessuno spazio poteva essere sprecato, accanto alla culla ci sono due sedie e dietro un lettino.
Appesi ai muri si vedono due taglieri, uno rettangolare e uno tondo per la polenta.
La stampa è in bianco e nero, misura 7x10 cm, ha un piccolo bordo bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Tra il fisarmonicista e i militari si vede Guglielma Paris in Zanella che ospitava i militari stessi negli avvolti della sua casa.
La strada era allora composta da bassi scalini selciati.
La stampa è in bianco e nero, misura 6x8 cm ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Un gruppo di scolari con la loro maestra. Indossano tutti il grembiule nero, le femmine hanno in aggiunta un fiocco. Oltre ai grembiuli erano richieste anche calzature tutte dello stesso tipo, simili alle espadrillas.
La stampa è in bianco e nero, misura 7x9 cm ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina una scena mitologica.
Guglielma Paris, prima a sinistra in seconda fila, era la moglie di Roberto Zanella, ma non l'ha mai seguito nelle sue emigrazioni.
Insieme ad un gruppo familiare posa davanti alla sua casa di Covelo.
Accanto alla casa sono accatastate alcune fascine di legna, si vede inoltre un badile una botte.
La datazione è approssimativa.
La stampa misura 9x14 cm ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Olga Tasin, la quarta in prima fila, si trova con amici in campagna presumibilmente in Pennsylvania. Dietro loro è riconoscibile una una Plymouth, automobile prodotta negli anni '30.
Questa foto sul retro è scritta fittamente ma non si riesce ad accedere al testo perché è incollata su un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
La stampa, in bianco e nero, misura 6x10 cm.
Foto di gruppo in cui compare Roberto Zanella, probabilmente nella sua prima emigrazione in Pennsylvania nel 1923.
Non ci è dato sapere chi siano gli uomini ed i bambini che posano con lui, né il luogo esatto dove è stata scattata la foto.
La stampa in bianco e nero misura 8x11 cm ed ha intorno un bordo bianco. È conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Scale esterne di accesso alla casa, in pietra e senza nessuna protezione, come questa, erano frequenti un tempo e venivano usate da adulti e bambini con normalità.
Sul ballatoio si vedono fascine di legna poste ad essiccare e l'ombra di pannocchie di mais che pendono anch'esse riparate.
Le automobili erano ancora un bene prezioso; qui vediamo Candido Zanella con la figlia e la sua Lambretta, scooter col quale poteva muoversi agilmente per andare al lavoro e portare a spasso la famiglia.
La parte di edificio col ballatoio verrà poi abbattuta per dare spazio alla strada per Ariol.
Le stampe in bianco e nero misurano 8x5,5 cm e sono conservate incollate in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Sei coetanei di Covelo si sono ritrovati per la foto di classe mostrando il, cartello "W 1889".
Sul retro è riportato: "i 60 anni - Tasin Quirino, Depaoli Fausto, Andreis Giuseppe, Frizzera (Polenta) [di Terlago], nonno Roberto [Zanella], nonna Maria Verones Pooli".
La stampa in bianco e nero misura 8x12 cm.
Nella fotografia verticale dello stesso evento è presente anche un'altra signora.
Quest'altra fotografia è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina una scena mitologica.