Questa scheda provvisoria ha lo scopo di collegare tutte le schede che si riferiscono a questa scuola.
A pag. 131 del pdf "Gli archivi delle scuole elementari trentine: censimento descrittivo" scopriamo che presso la scuola di Pietramurata sono conservati tre registri di classe della scuola ai Masi di Cavedine degli anni tra il 1935 ed il 1938.
A quel che ci dicono questa scuola è stata chiusa verso il 1951.
Gli alunni sono poi stati trasferiti alla scuola di Pietramurata.
Due fratellini con bici e triciclo si divertono a Covelo muovendosi senza pericoli poiché le macchine erano ancora poche. Il più grande è in sella a una bicicletta pieghevole simile ai popolari modelli Graziella Carnielli, noti per le loro piccole ruote e il design pieghevole. La "Graziella" è stata un'icona italiana durante il boom economico ed anche i modelli di altra marca venivano chiamati comunemente così.
La stampa misura11,5x7, cm ed ha un bordo bianco.
Gli scolari di Terlago dell'ultimo anno col maestro Mazzonelli all'esterno dell'allora edificio scolastico ed oggi biblioteca comunale.
In piedi all'estrema sinistra della foto vediamo Luigi Fabbro, nato nel Settembre del 1919, partito soldato nella seconda guerra mondiale; fatto prigioniero degli inglesi, non è più tornato, si è costruito una famiglia in Inghilterra.
Sul retro è indicata la data: 21 maggio 1933 XI, a significare undicesimo anno dell'era fascista (per tutto il periodo dell'era fascista c'era la doppia datazione) e la firma del maestro Mazzonelli.
La stampa misura 6x9 cm ed ha un bordo bianco.
L'uso di una bicicletta da uomo portava all'autonomia negli spostamenti in un tempo in cui i mezzi a motore nei nostri paesi erano ancora pochi.
Sull'angolo della casa si intravede la targa toponomastica in cui era indicata Villa Bassa. Il paese di Covelo è formato da Villa Bassa e Villa Alta.
Non era ancora arrivato l'asfalto sulla strada.
La stampa misura 7,7x5,5 cm ed è circondata da un bordo bianco dentellato.
Agghindati come da tradizione con cappelli floreali, foulard e pon pon, i coscritti festeggiano il loro passaggio al mondo adulto con la visita militare in vista del raggiungimento della maggiore età.
Dietro di loro si vede l'entrata del paese, la chiesa ed il cimitero.
La stampa misura 6,5x9,8 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Nella fanfara alpina vediamo in questo scatto suonare bandisti della banda di Terlago e Vezzano. Qui in una festa a Vezzano.
La stampa misura 6,5x9,5 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
In primo piano si vedono gli argini del "rogiàl", oggi interrato, alimentato dalla sorgente che scaturisce poco sopra e alimenta tutt'oggi una fontana e un lavatoio. Diverse sono le piccole sorgenti che scendono nei pressi e che portavano un tempo l'acqua direttamente nelle case sottostanti.
La stampa misura 6x8,3 cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Nel 1774 l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria introdusse l’obbligo scolastico dai 6 ai 12 anni ma il Principato Vescovile di Trento non adottò subito questa norma poiché troppo onerosa. Non sappiamo quando fu attivata la scuola di Covelo, ma nella descrizione del distretto di Vezzano del 1834, Carlo Clementi confermò la presenza di una scuola anche a Covelo.
Le leggi austrungariche del 1868/69 innalzarono poi l'obbligo scolastico a 14 anni.
Come spesso succedeva, anche a Covelo la scuola si teneva presso la canonica, fin quando la numerosità impose l'uso di un'altra aula presso una casa privata. A cavallo fra 1800 e 1900 venne costruito un edificio autonomo costituito di un'unica grande aula, con sotto il caseificio sociale e la sede dei vigili del fuoco e nel sottotetto un magazzinol per la legna da riscaldamento. Gli alunni di Covelo erano però numerosi per cui una parte di loro (i più piccoli) continuò a frequentare la scuola presso la canonica.
Il 27 aprile 1959 venne poi inaugurato un nuovo edificio con la presenza di due classi e l'appartemantino per l'insegnante, già frequentato fin dall'inizio dell'anno scolastico.
Nel 1969 presero il via in tutto il Trentino i Centri Scolastici che unirono in un'unica struttura più sedi vicine. Fu così che anche la scuola di Covelo venne chiusa e i 19 alunni che la frequentavano furono trasferiti a Terlago. L'edificio è poi stato raso al suolo e ricostruito come casa sociale ora utilizzata come negozio cooperativo, sede degli alpini e sala sociale.
Ezio Verones col bue e Augusto Cappelletti ("mamao" poiché della famiglia dei "mamavi") con l'aratro sono impegnati nell'aratura in località Vanic verso Maso Ariol.
La datazione è approssimativa.
La stampa misura 5,5x8 cm ed è circondata da un ampio bordo bianco dentellato con una cornice rialzata al su interno.
Gli scolari di Covelo di Terlago, dalla 4^ classe in su, col maestro Renzo Mattivi, si esibiscono al Teatro Sociale per la rassegna "Campanile d'Oro"; l'anno successivo lo faranno a Bolzano guadagnando una ottima posizione in classifica.
Il "Campanile d'Oro" era un concorso radiofonico della RAI (Anni '50) di grande popolarità che contrapponeva le regioni italiane.
La stampa misura 9,2x13,3 cm ed ha un bordo bianco.
17 scolari di quarta, quinta e sesta classe posano davanti alla nuova scuola di Covelo col loro maestro Floriano Deflorian, partito in corso d'anno per il servizio militare. I più piccoli formavano un'altra classe con una maestra.
La stampa misura 5,5x8 cm ed è circondata da un bordo bianco.
Fino al 1969 c'era una scuola anche a Covelo, poi gli alunni sono stati trasferiti, insieme a quelli di Monte Terlago, al Centro Scolastico di Terlago.
Qui vediamo un gruppo in uscita col loro maestro, Guido Prati, insegnante che seguiva i 18 alunni frequentanti le classi dalla 3^ all'8^, mentre seguiva i 13 alunni di 1^ e 2^ la maestra Maria Valentini.
La stampa misura 10x7 cm ed ha il bordo dentellato.
Vediamo nella fotografia i due fratelli in primo piano provenienti dalla scuola di Covelo durante la festa degli alberi presso maso Travolt a Terlago. Era questa l'occasione in cui le tre scuole del comune si trovano insieme a Terlago o ai Laghi di Lamar. Possiamo notare che erano presenti anche i carabinieri. Il campo in cui è stato fatto il nuovo impianto era delimitato da una recinzione in sassi, tecnica comunemente usata non solo per segnare i confini ma soprattutto per liberare il campo dai sassi presenti.
La stampa misura 7x10 cm ed ha il bordo dentellato.
Trascrizione del documento
2 agosto … 1792 Lasino
Il qui presente Gio[vanni] quondam [abbreviato col significato: del fu] Michel dalla Pe sborsò
la suma di troni duecento e quatro in tanto bona
moneta non sospeta al qui purre presente Batista
Trentin Cognoli a bon conto dun Capitalo di
Ragresi cento presso il steso Gió Miche dico troni [in simbolo] 204
e coi cosi e con ogni miglior modo
Giacomo Caldin in fede
Adì 23 dicembre 1792
ricco [ricevo] dal dator del presente troni vintiset dico troni [in simbolo] 27
aconto chome apare di sopra
Govan Batista
Trentin
Osservazioni
La prima cosa che intriga è il viaggio compiuto da questo documento: ha seguito un emigrante partito per l’Argentina nel 1893, cioè ben 100 anni dopo la sua stipulazione; è poi stato conservato dai suoi discendenti così da arrivare in Cile; dopo altri 130 anni è tornato in Valle, seppure in formato digitale, sull’Archivio della Memoria.
Curioso anche la modificazione del cognome: sul documento è “dalla Pe”, l’emigrante che l’ha portato in Argentina era un “Dallapè”, i suoi discendenti sono diventati “Dellapé”.
Andando poi a cercare i protagonisti nelle schede di famiglia presenti nel nostro archivio possiamo ipotizzare che si parli di Giovanni Antonio Dallapè (1736-1808) di Stravino, figlio di Giovanni Michele Dallapè (1697- ?) e marito di Caterina Chemotti (1745-1805). Lei era prozia di un’altra Caterina Chemotti (1800-1851) che aveva sposato quel Giovanni Battista Dallapè (1871) partito per l’Argentina portando con sé il documento (figlia di Antonio Luigi Chemotti 1762-?, figlio di Giovanni Battista Chemotti 1736-1795, fratello di Caterina Chemotti 1745-180).
Passando ad informazioni più generali, risulta interessante il confronto tra la valuta in troni e quella più rinomata in ragnesi, ma poi di che parla esattamente il documento?
Per comprenderlo al meglio ci siamo avvalsi della consulenza del professor Silvano Maccabelli che con competenza e disponibilità così ci aiuta:
Ecco quanto mi sembra di poter dire, almeno a una prima visione del documento.
Le scritture si riferiscono al pagamento degli interessi – o di parte del conto capitale – relativo a un ‘capitale’ di 100 Ragnesi prestato a un certo Gio[vanni] quondam Michel Dalla Pe in Lasino davanti al testimone-fiduciario Giacomo Caldin da parte d’un certo Batista Trentin Cognoli.
Nell’agosto del 1792 il fiduciario Caldin rilascia una prima quietanza relativa al pagamento di 204 Troni – in interessi o di parte conto capitale – da parte del Dalla Pe al Trentin per il capitale di 100 Ragnesi prestato ‘presso il stesso’ Dalla Pe.
Il pagamento è effettuato – secondo la formula di rito – ‘in buona moneta non sospetta’. Il Tron era una moneta della Repubblica di Venezia, usata nel Principato fino a tutto il Settecento: per fare un Ragnés o Ragnese o Fiorino del Reno, moneta imperiale ad alta – anche se variabile – percentuale d’oro, coniata dagli ‘elettori’ renani di Colonia, Treviri, Magonza e Palatinato, ci volevano cinque Troni o Lire venete.
Il ‘capitale’ in questione poteva essere costituito tanto da denaro liquido e immediatamente disponibile come anche dal valore stimato d’un fondo in precedenza venduto al debitore, il quale doveva – a seconda delle clausole contenute nel rogito – pagare al creditore.
Nel dicembre del 1792 il fiduciario Caldin rilascia una seconda quietanza relativa al pagamento da parte del Dalla Pe di 27 Troni per il detto capitale, rilasciata ‘al portatore’ – ‘al dator della presente’ – , cioè non solo allo stesso Dalla Pe, ma anche a eventuali aventi causa.
Nella congerie istituzionale dell’epoca, infatti, il Dalla Pe avrebbe potuto aver venduto l’eventuale ‘fondo’ comprato a debito, prima ancora d’averlo pagato, lasciando a terzi la certificazione dei pagamenti già da lui eseguiti.
Paulo Henrique Chiste da Silva, pronipote di Enrico Giovanni Chistè, nato a Stravino di Cavedine, il 2 aprile 1869 ed emigrato in Brasile, ci ha rilasciato la sua testimonianza presso la sede di "Trentini nel mondo" a Trento.
Ci parla in portoghese del Brasile dell'esperienza della sua famiglia e del suo attaccamento al Trentino.
Il video è sottotitolato in italiano.
Traduzione:
CEMLA
Centro di Studi sulle Migrazioni Latinoamericane
Certificato di Arrivo in America
GIOVANNI DELLAPE
di nazionalità AUSTRIACA
proveniente da GENOVA, arrivato a BUENOS AIRES il 10 dicembre 1889
a bordo della nave NAPOLI
I suoi dati di origine sono: ETÀ: 18 anni
Stato civile: SCONOSCIUTO
Professione: OPERAIO
Religione: CATTOLICA
SILVIA CASTRO
DATABASE IMMIGRATI
Le informazioni fornite sono state ottenute dal CEMLA, secondo i Registri di Imbarco degli Immigrati della Direzione Nazionale della Popolazione e della Migrazione. Tuttavia, questo Certificato non è valido per alcun tipo di procedura amministrativa, giudiziaria o di altro genere.
Carla Andrea Dellapè Saavedra è nata in Argentina nel 1983 e si è poi trasferita a Santiago del Cile nel 1991. Il suo bisnonno Giovanni Battista Dallapè nato a Cavedine nel 1873, a 18 anni è emigrato in Argentina dove si è sposato ed è nato suo nonno nel 1903, Edoardo Demetrio Dellapè. Con questo cambio di cognome è proseguita la famiglia. La sua nonna Isolina Dallapè è nata a Stravino nel 1909 e nel 1927 ha dovuto emigrare in Argentina dove ha conosciuto il nonno e si sono sposati.
Ci ha inviato da Santiago del Cile questa sua toccante testimonianza.
Candido con il figlio, il vicino di casa con suo figlio, in primo piano nonno Roberto col pennello da barba.
Sullo sfondo un carro con la "bena", grande contenitore di uso comune per il trasporto di materiali, un orto recintato con uan rete su cui sono stesi i panni ad asciugare.
La stampa in bianco e nero misura 6,5x9,5 cm, ha un bordo bianco ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.
Guglielma Ernesta e Roberto con la capra nel campo alla Palù, significativo nome della località che con le piagge si trasformava in palude.
Una o più capre erano un tempo presenti in moltissime case.
La stampa in bianco e nero misura 8x5 cm, ha un bordo bianco dentellato ed è conservata incollata in un vecchio album fotografico con in copertina un leone rampante.