Nel 1934 è stato costruito sul monte Bondone il primo impianto di risalita d'Europa, un impianto a fune chiamato slittovia. La slitta scivolava sulla pista innevata, trainata da una fune azionata da un motore posto all'estremità del percorso.
I trentini lo battezzarono “Sliton del Graffer”, poiché era stato inventato dal pioniere degli impianti a fune Giovanni Graffer e realizzato per opera della Graffer seggiovie di Trento.
In questa foto vediamo la slitta con la pubblicità delle pellicole Tensi. Sullo sfondo il monte Gazza ed il Brenta.
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Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Bondone
https://retrofutur.org/retrofutur/app/main?DOCID=100000270
La variante al paese di Ciago è opera comunale realizzata durante la legislatura 1971-76 con sindaco Italo Poli e capofrazione di Ciago Celestino Cappelletti.
Fino ad allora la strada attraversava il paese col problema dello stretto passaggio sotto il portico di via San Rocco. Oltre la parte nuova tra le due entrate al paese, è stata allargata anche la parte vecchia verso Covelo sita sul territorio di Ciago, allora comune di Vezzano; arrivati sul territorio di Covelo, allora comune di Terlago, la strada presenta ancora oggi (2025) una strozzatura che testimonia qual era la larghezza di tutta la strada al tempo.
Non conosciamo la data precisa dei lavori.
Cristoforo Verones, in servizio militare a Vienna, appena ricevuta dal fratello una lettera contenente anche denaro, risponde immediatamente ringraziando.
Riguardo le malelingue, assicura che "Nisuno mia scrito nulla ne bene ne malle di voi, ma anche se tutto cio fosse vero non sono piu un ragazo da dar retta alle ciarle altrui."
A proposito di lavoro riflette: "essendo che mi avete scrito che sei andatto a lavorare io non o pensatto che la domenica vai casa".
Riguardo l'attaccamento alla famiglia dice: "io penso sempre a voialtri e molte volte non ò neanche l'ardimento di scrivere vedendo che non posso assistervi" e "Altro non mi resta che di vero cuore salutarti assieme a tutta la famiglia. Un saluto ai Zii e alle Zie e anche alle nostre Nonne".
La lettera era così cara alla famiglia di Giosafat, il fratello a cui era destinata, da essere conservata, incorniciata sotto vetro ed appesa nella casa della figlia Pia Verones, chiamata Mercede, dove tutt'ora si trova.
La ricerca condivisa con la famiglia, a partire da questa lettera, ci ha portati a scoprire il contesto familiare, simile a tanti altri e quindi di utilità sociale.
La lettera di Cristoforo Verones, classe 1873, è indirizzata al fratello maggiore Giosafat, classe 1871. Erano parte di una numerosa famiglia di dieci fratelli nati tra il 1873 ed il 1895, di cui otto hanno raggiunto l'età adulta.
Il lavoro di Giosafat era lontano da casa, da quanto si legge; probabilmente faceva già il manutentore per la famiglia de Gerloni, farmacisti trentini, per i quali ha lavorato a lungo.
Il padre è il grande assente nella lettera. Probabilmente in quel periodo era in Argentina, dove i familiari si recavano spesso per periodi di lavoro; anche Cristoforo e Giosafat c'erano andati nel 1889, quando avevano rispettivamente 16 e 19 anni, presumibilmente raggiungendo il padre.
Marco Verones, chiamato Marc, nato in Canada nel 1957 da genitori emigrati da Covelo, in occasione di una visita ai parenti, ci racconta della sua esperienza e di quella dei suoi genitori tra Trentino e Canada.
È questa la prima intervista realizzata all'interno del progetto promosso dall'Ecomuseo della Valle dei Laghi "Oltre Confini e Generazioni: Storie di Emigrazione dalla Valle dei Laghi".
Giuseppe Zanella, con a fianco la moglie Olga Tasin e dietro la sorella Ersilia, mostrano la zucca di Halloween. La fotografia è stata fatta per i nipoti di Covelo che non avevano mai visto questo prodotto tradizionale americano, nato dalla trasformazione della lanterna fatta con la rapa incisa della tradizione irlandese, portata in America dagli immigrati irlandesi nel secondo ottocento.
Da quanto è scritto dietro si ricava che lo zio è morto dieci giorni dopo.
Pio Zanella , figlio di Roberto, e Tullia Pooli, il giorno del loro matrimonio: è questa l'occasione più bella della vita per sfoggiare il loro migliore abito da cerimonia. Lui in doppiopetto e cravatta, lei in tailleur scuro con fiori sul colletto, cappello con velletta, scarpe e borsetta nere, camicia e guanti bianchi.
La stampa misura 8x5,5 cm, ha un bordo di 2 mm ai lati e un cm in basso e l'orlo dentellato.
Il secondo da sinistra è Roberto Zanella di Covelo emigrato in Pennsylvania. Non si conosce l'identità degli altri.
La data è approssimativa basandosi sulla data di nascita (1899) e quella della prima emigrazione (1923).
La stampa misura 6x10 cm con un bordo bianco di 5 mm, è lucida e risulta deteriorata, con pieghe e punti a sbalzo.
Liliana e Marisa Zanella giocano felici con le loro bambole arrivate dall'America e conservate alla perfezione dalle cugine americane che le hanno usate prima di loro.
La ristampa 10x15 cm risale al 2012 ma riporta sul retro scritta a penna la data dell'originale: "maggio 1958".
Due bambine e due bambini, vestiti elegantemente, posano liberamente per una foto di gruppo da inviare dall'America ai parenti di Covelo.
Sono i figli di Angelina Decarli, figlia di Ersilia Zanella, sorella di Roberto, emigrata per sempre in USA.
I vestiti smessi da loro venivano poi mandati ai cugini di Covelo.
Vediamo in questa foto, quello stesso vestito indossato da Claudia Zanella, nipote di Roberto:
Roberto Zanella (1899-1965) con la moglie Guglielmina Paris (1896-1966) e i figli Candido (1921-1982) e Pio (1926-2022), di Covelo.
La foto è stata realizzata presso lo studio fotografico "G. Bruner & Co Trento Via Grazioli" come da marchio impresso sulla stampa in basso a destra.
Era questo il modo di portare con sé la famiglia durante le emigrazioni e di farla conoscere ai parenti lontani.
La stampa è fatta su cartoncino, pronta per essere spedita come cartolina, e misura 8,5 x 13,5 cm.
Roberto Quinto Zanella è nato a Covelo (TN) il 30.09.1899, quinto dei sei figli di Candido Zanella (guida alpina) e Rosa Pooli.
Era una povera famiglia e, come narra Roberto, suo "padre in sua vita aveva fatto il viaggio in America quattro volte e a forza di grandi stenti e patimenti si era pagato la casa e un po' di campagna.... visto il bisogno grandissimo della sua famiglia, ed avendo anche la moglie sempre ammalata decise di fare un altro viaggio in America e nel 1903 in primavera egli partiva una quinta volta... lavorando nelle miniere di carbone... era il mese di luglio del 1905 quando scrisse che per il giorno dei Santi voleva essere in famiglia e che avrebbe portato a me il regalo promessomi", ma morì.
Due dei suoi figli erano morti prima di lui e sua moglie era rimasta vedova con quattro figli di cui il maggiore aveva 16 anni ed il minore 6. La vita era dura. È seguita la prima guerra mondiale e i quattro fratelli, Giuseppe, Oreste, Ersilia e Roberto, hanno continuato sulle orme del padre la via dell'emigrazione. Solo Roberto è rientrato a Covelo mantenendo i contatti con i familiari in America. Grazie alla sua famiglia abbiamo alcune fotografie e diverse poesie che lui ed il fratello hanno scritto tra il 1917 (in partenza per la guerra), ed il 1957 (dopo che Roberto è rientrato definitivamente a Covelo dalle sue ripetute emigrazioni negli U.S.A.), consultabili visionando le risorse correlate in fondo a questa scheda.
Nelle sue poesie, quasi tutte scritte in dialetto trentino, si possono capire i problemi, apprezzare le diversità, rivivere spaccati della vita di un tempo, sia a Covelo, sia negli Stati Uniti d'America, dove lui è emigrato più volte per offrire una vita più dignitosa alla sua famiglia. Le persone vengono spesso citate coi loro soprannomi di famiglia, come era d'uso nei paesi dove nomi e cognomi spesso si ripetevano, lui era uno dei "Gobi".
Nel 1923-24, causa problemi col regime fascista, è emigrato per la prima volta in Pennsylvania, lasciando a Covelo il figlioletto con la giovane moglie impegnata nell'accudire il padre ammalato. È andato e ritornato più volte fino al suo ultimo viaggio, tra il 1955 e il 1956, quando in California non è più riuscito a trovare lavoro data l'età matura.
È morto a Covelo nel 1965.
Fascicolo formato a4 con rilegatura a spirale contenente fotocopie di diversa provenienza riguardante i due fratelli Giuseppe e Roberto Zanella. Sono per lo più poesie terminanti con autore, luogo e data che narrano della loro esperienza di emigrazione e della vita quotidiana del tempo.
Nella predisposizione del pdf abbiamo eliminato le poesie doppie, la raccolta di Roberto Zanella già pubblicata a parte e le abbiamo riordinate in base alla data.
Sono conservate dalla famiglia due copie della “Raccolta di poesie innedite dell’esimio professore Roberto Zanella” , come ironicamente titola il suo lavoro l’autore.
Sono scritte in dialetto, a macchina, utilizzando la carta carbone per la seconda copia. La copertina è costituita da un cartoncino leggero, con la scritta “Arcadia Wedding Plate”, decorato a colori, riportante uno stemma dorato in rilievo applicato sul davanti (diverso per le due copie) e un cartoncino pesante sul retro. Le pagine sono unite tra loro con la colla e un largo nastro telato chiude la rilegatura. Le pagine hanno il formato 20,5 x 25,5 cm. Sulla prima pagina è disegnato il monogramma MO ed è impresso un timbro in rilievo riportante “EDELWEISS CLUB ARTE E PROGRESSO - MT CARMEL . PA . INCORPORATED APRIL 29.1914 - ORGANIZED AUG.18.1918” con una stella alpina al centro. Sulla seconda pagina c’è l’indice, un adesivo con un mazzolino di fiori e lo stesso timbro della prima pagina. Seguono 11 poesie, tutte riportanti data e luogo, scritte tra il 1917 e il 1924 a Covelo (Trento) e a Mount Carmel Pa. (Pennsylvania).
La seconda copia è più deteriorata e manca delle prime due pagine, mentre la prima copia è abbastanza ben conservata ma manca della seconda poesia (pag. 3-4). Qui si riporta la prima copia integrata con le due pagine mancanti prese dalla seconda copia.
Attualmente vi è il Parco dei cento gelsi.
È chiamata così perchè è il luogo dove gli animali da lavoro riposavano dopo la salita provenendo dal Lago di Cavedine.
Le 4 campane, finemente lavorate, sono sorrette da una impalcatura in legno ornata con rami verdi e corone di carta. La fotografia non presenta indicazioni né sul luogo né sul tempo, ma in un'altra foto della stessa cerimonia è riconoscibile la chiesa di Baselga del Bondone. In quanto alla datazione sappiamo che nel 1917 l'autorità militare austriaca requisì a fini bellici tre campane su quattro e nel 1922 il governo italiano restituì le campane alle chiese delle province recentemente conquistate.
Cartolina non viaggiata 9x13,5 cm.
Sul verso un timbro riporta: Fotografia artistica G. Tenuti - Piazza dietro il Duomo n. 8 - Trento
La fotografia 7x10 cm inquadra due militari intenti a coccolare un cane e dei cavalli nei pressi di una baracca alla periferia di Vezzano.
Gli stessi sono inquadrati anche in quest'altro scatto:
La fotografia 7x9,3 cm è incollata su un cartoncino POST CARD 8,8x13,8 cm, riportante sopra la fotografia la scritta a matita Trento Valle - August 1930 (o 1938).
Un po' avvolta nella nebbia si vede la piana di Terlago col lago, il grande traliccio della linea dell'alta tensione che poi attraversa la strada nei pressi della chiesetta di San Pantaleone, la strada della Gardesana che risalta per il biancore delle rocce segno di lavori recenti.
La fotografia immortala le nuove campane pronte per la cerimonia dei benedizione all'interno della chiesa di San Vigilio e Valenti di Vezzano. Sono sorrette dalle tipiche arche con rami verdi ed ai lati sono esposte sei bandiere del Regno d'Italia con la croce sabauda.
La stampa misura 14x9 cm.
La fotografia inquadra il centro storico di Vezzano.
In primo piano via Ronch, circondata da alte mura, con una piccola costruzione a fianco, il porcile del caseificio sociale (smesso l'allevamento del maiale, è stato dato in uso a privati per custodire le galline e poi, negli anni '60, è stato abbattuto, ora lì c'è un piccolo slargo della strada).
Subito dietro, lungo la fiancata della grande casa in centro, in fondo a via Borgo, è visibile il canale di carico della "bót de l'òra" della fucina Morandi.
Dietro ad essa in distanza, posta su via Roma si nota la casa natale di Italo Conci.
Sullo sfondo si possono notare tracce di alcune slavine sopra la loc. Lavini di Lon, la vegetazione rada e la strada per Ciago circondata da muri.
La stampa 12x 17 cm è incollata su un cartoncino con impresso a penna la scritta Foto S. Perdomi.
Lo scatto è successivo al 1907, vista la presenza della nuova chiesa dei santi Vigilio e Valentino e precedente al 1935, data di morte del fotografo.