Fontane

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  • La sorgente di Ronch

    È una piccola sorgente che alimenta una fontanella su una strada di campagna. Un tempo c'era chi (non solo Vezzanesi) la raggiungeva, munito di contenitori di vario tipo, per far provvista di quell’acqua dalle rinomate proprietà diuretiche. Per qualche anno i bambini delle scuole di Vezzano hanno frequentato questo luogo "magico" ritenendo che l'acqua della sorgente avesse il potere di esaudire i desideri di chi amava e rispettava la natura. Arrivati alla sorgente si sedevano, chiudevano gli occhi e in silenzio cercavano di isolare i rumori della natura ed in particolare quello dell'acqua. A questo punto esprimevano mentalmente il loro desiderio, aprivano gli occhi e andavano a bagnarsi con l'acqua magica che aveva il potere di esaudirlo. Grazie all'aiuto delle famiglie, della forestale e del Comune, è stata posta accanto alla fontana la sagoma di un capriolo col calco delle sue impronte impresso nel cemento ed una "casetta" con i libretti realizzati dai bambini ed ambientati qui, da leggere direttamente sul posto.
  • Rappresentazione grafica del lavatoio al Cleo

    Rappresentazione grafica elaborata al computer ricostruendo come si presentava il passaggio della roggia sotto il ponte di Cleo. Già all'uscita dalla galleria, la derivazione che andava a servire i mulini del Cleo si separava dalla roggia portandosi ad un livello più elevato e servendo anche un lavatoio proprio a fianco del ponte.
  • La roggia di Fraveggio

    Fraveggio è attraversato da una roggia che deriva dalla sorgente Canevin Malea all’altezza di Lon, il paese soprastante. Questa viene arricchita dalle acque dei rivi di Garubol e Fossà provenienti dai locali acquedotti potabile e irriguo. La roggia arriva in paese dalla cascata al torrione, leggermente spostata nel 2007, come si vede nella foto pubblicata a pag.17 del notiziario comunale n.3 di quell'anno (sotto riportato). Scorre lungo il Vicolo dei Molini, dietro la chiesa di san Bartolomeo e si divide in due rami intubati nel sottosuolo del centro storico. Una parte scorre a fianco della toresela, attraversa la strada e raggiunge la campagna dove sempre nel 2007 è stata realizzata una vasca di decantazione. L’altra prosegue sotto la piazza biforcandosi nuovamente, alimentando il lavatoio, affianca la canonica e si riunisce per attraversare gli orti e precipitare in una suggestiva cascata assieme all’altro ramo. Raccoglie le acque sgorganti a Paltan, alle Rogiòle e ai Tovi, alimentando nel contempo l’acquedotto irriguo di Santa Massenza. Continua la sua discesa affiancando verso Est la loc. Campagna, fino ad arrivare in località Vai da dove prosegue intubata sotto la zona utilizzata dagli impianti della centrale idroelettrica. Raccoglie le acque di deflusso del depuratore (in media 11 l/s) e sfocia infine nel lago di Santa Massenza a quota 245 mslm, dopo un percorso di 1900 metri. Una roccia costruita dall'acqua Nei pressi delle cascate si verifica un fenomeno molto curioso: la formazione del travertino, chiamato anche “el tof per far i vòlti”. Il travertino è un tufo calcareo poroso e leggero che si forma con le particelle di minerali (carbonato di calcio) portate dall’acqua. L’acqua, nebulizzata intorno alla cascata, evapora ed i minerali in essa contenuti formano la roccia inglobando all’interno resti vegetali, come foglie o ramoscelli, che poi si decompongono, lasciando al suo interno dei buchi e conferendole il caratteristico aspetto spugnoso. Questo tufo leggero, isolante e relativamente resistente, veniva estratto facilmente ed utilizzato nella costruzione di avvolti, intercapedini, pareti non portanti (“strameze”), ma si vede in un vecchio edificio situato fra i due mulini di Fraveggio un esempio di uso anche per la costruzione della parte più alta delle pareti esterne. L’opificio che si occupava della lavorazione del tufo era “la sega per el tof” ed in zona era presente a Padergnone, poco sotto la chiesa di San Valentino in agro, e a Terlago. --- Bibliografia:
  • Il Brenz

    L'ingrandimento in formato 40x30 cm, scansionato in questa occasione, mostra la fontana posta al centro della piazza di Cavedine. Il Brenz, simbolo di Cavedine, è stato costruito nel 1770 quale sbocco del primo acquedotto realizzato con tubazioni in legno. La vasca è un poligono a nove lati attorniata dal un selciato posizionato nel 1841 e con una colonna centrale dalla quale sgorga l'acqua.
  • L'ultimo lavatoio di Ciago

    Il pubblico lavatoio in pietra posto sulla roggia accanto al mulino Cattoni, in disuso da molti anni, ha la vasca piena di ghiaia e sassi. Accanto ad esso si nota una macina usurata abbandonata ed una piccola catasta di tronchi. Esso era stato sistemato dal Comune negli anni ’30, con lavori finalizzati al restauro delle “prede” e all’apposizione dell’inginocchiatoio. È stato poi eliminato nei primi anni 2000 dai proprietari del terreno.
  • La roggia di Ciago, o di Valachel, o di Nanghel

    La Roggia di Ciago nasce dalle sorgenti di Valachel a quota 670 e 692 mslm in loc. Mondal e subito alimenta il serbatoio dell’acquedotto irriguo. Nella sua ripida corsa attraverso il paese, lungo la Val dei Molini, un tempo forniva l’energia idraulica necessaria ad una fucina e cinque mulini ed alimentava due lavatoi, uno accanto al mulino Cattoni e uno sull’attraversamento di Via San Rocco. Ora in quel tratto c'è una vasca di decantazione e da Via San Rocco viaggia intubata fin sotto la strada del Pedegaza, passando anche sotto un edificio. Arrivata sotto il paese scende più tranquilla lungo la campagna. Da quanto risulta dal progetto di completa sistemazione dell’alveo del 1908, l’acqua andava allora in gran parte dispersa prima di unirsi alla sorgente di Nanghel, punto in cui assume il nome di Roggia di Nanghel, la cui importanza risulta dalla Carta di Regola di Vezzano del 1574 (Vedi pag 239-240 Il libro delle acque). Al suo arrivo a Vezzano la roggia viaggia intubata fino alla nuova rotatoria del 2006 dove è stata deviata e riportata in superficie in un percorso più lungo per oltrepassare la rotatoria stessa, raggiungere il lavatoio davanti alle scuole e continuare il suo viaggio intubata sotto via Roma. Arrivata alla piazza principale di Vezzano, un tempo veniva deviata verso sinistra, intubata superava l’Albergo Stella d’Oro, tornava in superficie negli orti adiacenti a Via Borgo, si univa ad un’altra sorgente, tuttora attiva, e passando per la campagna di Terra Mare si immetteva nella Roggia Grande. Approfittando dei lavori alla rete fognaria, la roggia di Nanghel, è stata poi intubata insieme alle acque bianche sotto via Roma fino agli Alberoni. Attraversata la strada provinciale, ritorna allo scoperto in località Fossati unendosi alla sorgente Fontanele, proprio dove un tempo c’era il grande lavatoio usato dalle donne del Dos. La roggia attraversa la zona artigianale fra nuovi alti argini in pietra per poi immettersi nella Roggia Grande in località Acque Sparse, prima che essa riattraversi la strada provinciale nel suo viaggio verso Padergnone. Informazioni tratte da:
  • Fontana per bere in loc. Pozze

    I bambini andavano a prendere l'acqua con la brentöla o il cracidèl.
  • Fontana per lavare in loc. Pozze

    Oggi è totalmente infestata dalla vegetazione
  • Fontana dove si abbeveravano le bestie della fam. Pedrotti in loc. Pozze

    Il qui ritratto Giulio Pedrotti ci racconta che un tempo la fontana non era così infestata dalla vegetazione perchè assieme a suo fratello ogni sabato pulivano l'alveo del piccolo ruscello che scorreva con cucchiai e cazzuole. Anche la boscaglia non era così fitta perchè la legna veniva tagliata per ardere.
  • Audiointervista a un'anziana di Cavedine

    Racconto della vita al tempo della guerra, tra miseria e restrizioni. A proposito di "copàr piòci", si veda la filastrocca al n. 29 del fascicolo
  • Protagonisti di una piazza

    Come se fossero in un'ordinata fila ecco due bambini, un giovane cedro, una fontana e un lavatoio. La piazza un tempo era dei bambini, ora loro se ne stanno in casa e la piazza è diventata parcheggio; il cedro ingombrante e pericoloso è stato abbattuto, la pubblica fontana ormai inutile è stata divelta, il lavatoio recuperato e valorizzato fa ancora bella mostra di sé.
  • Preparativi di carnevale

    I vigili del fuoco stanno preparando l'attrezzatura per la "sbigolada" di carnevale davanti al lavatoio di Fraveggio.
  • Mascherina e lavatoio

    La piccola Luisa Bressan è pronta per il carnevale vestita da cinesina davanti al lavatoio dove due donne stanno facendo il bucato.
  • Angolo della piazza di Vezzano

    In questo angolo della piazza di Vezzano si intravede la fontana accanto all'albergo Stella d'oro con tavolo esterno. Sull'altro lato della strada si nota il tabacchino, alimentari e bazar gestito da Angelina Nicolussi, dal 1936 vedova di Leone Perini di Ciago. Lui, al ritorno dalla Galizia al termine della grande guerra, aveva assunto l’incarico di custode delle prigioni, allora situate nell’attuale edificio del municipio. In primo piano Fulvio Garbari, attivo in qualità di veterinario in tutta la valle; la sua divisa, insieme alle informazioni riportate sopra, ci fanno presumere la data dello scatto.
  • La fontana accanto alla scuola

    Questa foto ci permette di localizzare con precisione la fontana di piazza Fiera, già presentata in altra foto collegata, poiché in questa si vede l'angolo della scuola. In questa fontana lavavano il prezzemolo i Faes prima di trasferirsi; la coltivazione e vendita a Trento degli ortaggi era diffusa. Il ragazzo in foto è Giancarlo Garbari e ciò ci permette di datare approssimativamente la foto.
  • La scuola di Margone

    Numerosi bambini giocano fuori dalla scuola che verrà poi chiusa nel 1969. Il parroco ha il lungo abito talare nero. Davanti alla scuola c'era uno dei tre pozzi del paese e appoggiata alla canonica si vede una piccola fontana realizzata grazie all'arrivo dell'acqua di Canal con la costruzione dell'acquedotto nel 1954.
  • Per acqua in piazza

    Sulla sinistra campeggia la scritta dell'albergo Stella d'oro con giardino, ristorante, caffè e birra, deposito di vino santo, inscrizione messaggeria ... Trento-Tione. Era qui che si fermava e faceva il cambio di cavalli il servizio di trasporto pubblico della posta e delle persone su prenotazione. Nell'angolo l'artistica fontana resa poi monumentale nel 1917, con accanto un uomo con "bazilón e crazidèi" per il trasporto dell'acqua. Sulla destra l'albergo Croce d'oro e due negozi: D. Piccoli e ... Gli alberghi hanno elaborate insegne in ferro battuto. Si nota sulla destra anche una lanterna, che verrà sostituita dalla luce elettrica nel 1911.
  • La fontana di piazza Fiera

    L'artistica fontana in pietra di piazza Fiera assomigliava a quella nella piazza centrale di Vezzano ed è stata poi spostata accanto alla canonica di Santa Massenza. Vediamo due donne che prendono l'acqua alla fontana con due secchi a testa. Una di loro ha appoggiato alla fontana stessa il suo arcuccio (bazilón), utile strumento per trasportare a spalla i secchi quando la fontana non era vicina a casa. La piazza era alberata ed intorno alla fontana c'era un riquadro di selciato. La data ultima ipotizzata si basa sul fatto che dopo i lavori all'acquedotto del 1954 solo le case periferiche non erano ancora raggiunte dall'acqua in casa.
  • Distruzione di una fontana

    Dopo la costruzione dell'acquedotto potabile, che ha portato l'acqua nelle case, la fontana in piazza, ritenuta ormai inutile, è stata distrutta.
  • Bambini alla fontana

    Gruppo di bambini gioca alla fontana che si trovava nella piazza di Fraveggio. La data è ricavata da pag. 10 della pubblicazione qui consultabile:
  • Quando l'acqua nelle case non c'era... nei ricordi di Dolores Zuccatti

    Il video riporta esperienze di vita legate all'uso dell'acqua prima dell'arrivo dei rubinetti in casa. Le immagini sovrapposte aiutano a comprendere il racconto della bisnonna Dolores che si esprime in dialetto. I termini meno usuali sono spiegati nel glossario e linkati a fondo pagina: bugàda, celéti, crazidèi, seciàr, brènta, pizeghìn. La localizzazione in mappa si riferisce alle fontane e lavatoi citati, ormai scomparsi.
  • Quando l'acqua nelle case non c'era... nei ricordi di Attilio Comai

    Il video è stato realizzato in funzione di un'attività svolta con i bambini della scuola primaria sul tema dell'acqua e riporta esperienze di vita legate all'uso dell'acqua prima dell'arrivo dei rubinetti in casa. La frase che veniva rivolta al piccolo Attilio "'n om che lava? Varda che te va via le scarséle!", anche se detta per scherzo, sottintendeva una netta separazione dei ruoli. La perdita automatica delle tasche, accessorio prezioso per ogni uomo, era una "minaccia" che poteva far pensare e desistere un bambino dal fare lavori da donne. La risposta del bambino dimostra sicurezza e fiducia nella madre. In mappa il video è localizzato nel posto dove c'era la fontana citata. Nel glossario sono spiegati il significato di termini dialettali quali: brentóla, cazza, cassa dela legna, scarsèle, tacàr.
  • La secentesca fontana di Vezzano

    Due giovani ridono sedute sulla panca in pietra accanto alla fontana secentesca posta sull'angolo della piazza di Vezzano. Sopra la fontana in pietra la testa del leone che la alimenta. Questa fontana verrà poi monumentalizzata nel 1917 ed in quell'occasione verrà tolta la panca.
  • bazilón

    arnese di legno utilizzato per portare a spalla due secchi, andato in disuso con l'arrivo dell'acqua nelle case verso gli anni '50.
  • Per acqua

    In questo scorcio possiamo notare diversi elementi interessanti: una pubblica fontana in pietra, due signore dai lunghi vestiti fino ai piedi che conversano mentre una di loro tiene al braccio due secchi e nell'altra mano un arcuccio, lo stemma dei Savoia sopra il portone e la vecchia cassetta per le lettere incassata nel muro, due ampie terrazze dai parapetti in pietra, un manifesto sul portone, la rete di illuminazione pubblica coi cavi volanti, la strada e la piazza sterrate, la scritta solo in parte riconoscibile "Piazza regina Elena", un tetto in primo piano e il castello di Madruzzo sullo sfondo. L'antica "piazza di mezzo" assume questo nuovo nome dopo la revisione della toponomastica, dovuta dal passaggio del Trentino all'Italia. La terrazza sulla destra è ancora oggi in parte presente sopra il negozio Grosselli, quella sulla sinistra è stata abbattuta nel 1956 per far posto ad un bar che a sua volta è stato abbattuto nel 1978 per diventare il giardino del "ristorante da Cipriano".