È stato costruito dalla ditta Rufatti di Padova nel 1962, grazie alla disponibilità dei parrocchiani, in particolare di un emigrato in America, Giorgio Galetti, e della “Vicinia Donego”.
Lo strumento è stato oggetto di un importante intervento di restauro, inaugurato ufficialmente a febbraio del 2019 con un concerto a cura del prof. Tarcisio Battisti organizzato dal locale Comitato Parrocchiale e dal Coro Camp Fiorì. La Santa Messa è stata celebrata da Mons. Lauro Tisi e animata dal coro parrocchiale. Il costo dell’intervento di circa 50.000 è stato in questo caso coperto con offerte e un lascito.
"Il Monumento al Minatore", collocato all'entrata del paese, è un bassorilievo in pietra di Arco che raffigura un minatore al lavoro a testimonianza dell'emigrazione di tanti cittadini di Drena nel bacino carbonifero del Belgio. Alla base del monumento vi sono degli strumenti di lavoro del minatore e due targhe; la prima riguarda l'autore: "Joseph Arthur Alexandre Chatelineau (Belgio) 1983", la seconda il titolo "Al minatore" e i committenti "Paese e minatori di Drena 4-12-1983".
A fianco del monumento è posizionato un carrello metallico, proveniente dall'ultima miniera di carbone della Vallonia, la "Roton-Farciennes", chiusa definitivamente il 30 settembre 1984.
È stato inaugurato il 4 dicembre 1983 alla presenza di numerosi cittadini, alcuni emigranti in Belgio, l'arcivescovo Gottardi ed il sindaco Zanetti.
Dal discorso del sindaco: "Vuole essere soprattutto un monito alle nuove generazioni ed è un omaggio alla laboriosità della gente di Drena e delel genti trentino e un asuspicio di pace e di fratellanza tre le nazioni."
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Bibliografia:
Tra il VI° ed il VII° capitello della Via Crucis di Cavedine, un po' defilata, è stata posta una lapide da emigrati in Nord America a memoria dei loro genitori di Cavedine.
ln alto è impresso il motto "Ad Jesum per Mariam" [A Gesù attraverso Maria], un bassorilievo raffigura Gesù che benedice una bara colma di fiori, sullo sfondo le montagne col sole nascente.
In basso un’epigrafe recita:
I CONIUGI DI QUI/ TERESA N. PEDROTTI E GIACOMO PEDERZOLLI /COL FRATELLO DESIDERIO/ ORA RESIDENTI NEL NORD AMERICA/ AFFIDANDO A MARIA E ALLE PRECI DEI BUONI/ I LORO OTTIMI GENITORI QUESTA MEMORIA POSERO/
PEDROTTI ANDREA + 23.XI.1938 D’A. 81/ PEDROTTI PASQUA + 2.V.1931 D’A. 72/
PEDERZOLLI AGOSTINO + 11.XI.1932 D’A. 80/ DALLAPÈ VIRGINIA 18.VII.1905 D’A. 44
Sul muro occidentale del cimitero di Lon c'è una alta lapide di inizio '900, fatta fare da una coppia di emigrati in America a ricordo dei genitori morti a Lon.
L'epigrafe recita: “Qui furono sepolti / i coniugi / Miori Michele nato il 29.IX.1836 / morto il 6.IX.1913 / e / Domenica n.Faes / nata l’ 11.II.1841 / morta il 30.IV.1904 / ottimi cristiani / genitori solleciti / per i quali / il figlio Vigilio / colla moglie Valeria / dalla lontana America / ordinano questa memoria / pregando benedizione / per i loro figli / e la grazia del ritorno / per deporre un fiore / e spargere una lacrima / sulla venerata tomba / R.I.P. 1921”.
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Di Vigilio Miori sappiamo che è emigrato in nel 1910 a Pittsburgh
in Pennsylvania, come documentato dall'American Family Immigration History Center:
Il capitello di Santa Maria si trova a 5 minuti di strada dal parco di Ciago, in aperta campagna, sul sentiero che collega Ciago con Vezzano.
È stato costruito nel 1927 dai "Ranci", soprannome che definisce chiaramente il luogo di origine di questa famiglia: Ranzo. Era la famiglia di Albino Margoni e Natalia Cattoni, sorella di Ernesto, in memoria del quale è stato costruito il capitello.
Dall'America del Nord, dove era emigrato nel 1913, lui mandava soldi alla famiglia, anche per costruire un capitello alla Madonna, a cui tutta la famiglia era molto devota, per ringraziarla della possibilità che lui aveva avuto di aiutare la famiglia.
I parenti rimasti non sanno come sia morto Ernesto ma continuano a mantenere decoroso il capitello, costruito per volontà sua e della sua famiglia, al limitare della loro proprietà e rivolto verso il sentiero da sempre frequentato fra chi si sposta a piedi tra Ciago e Vezzano al di fuori della strada. Pur essendo di proprietà privata, molti sono i fedeli che nel tempo si sono recati lì a recitare il rosario.
La lapide riporta:
"Memoria
di
Ernesto Cattoni
morto in America
del Nord 12.7.1925
di anni 37"
Lui era arrivato negli Stati Uniti il 12 aprile 1913 come documentato dall'American Family Immigration History Center:
Il busto in bronzo di padre Bonifacio Bolognani è stato ideato da Patrizia Pellegrini, un' emigrante polacca moglie di Eugene Pellegrini. L’opera è stata commissionata dalla famiglia Pellegrini al noto scultore della Val di Sole Livio Conta, che l'ha realizzata nel 2007 ed è stato dapprima esposta a Palazzo Geremia a Trento. È stata poi trasferita e posizionata nel piazzale antistante la chiesa parrocchiale di Vigo Cavedine, paese natale del missionario, dove è stata inaugurata domenica 31 agosto 2014.
Padre Bonifacio Bolognani, nato a Vigo Cavedine il 9 aprile 1915, nel 1948 partì missionario per l’Honduras e l’anno dopo fu inviato in Bolivia dove fondò la prima missione francescana. Superiore del Santuario nazionale di Copacabana, mantenne l’incarico fino al 1952. Si trasferì poi negli Stati Uniti dove incontrò gli emigrati trentini raccogliendo documentazioni e testimonianze fino nei villaggi più sperduti dei campi carboniferi e le elaborò poi nel monumentale volume “Il popolo coraggioso delle Dolomiti”. Tornato in Trentino fu nominato superiore a Cles per due mandati consecutivi, quindi priore a San Romedio. Lì avviò una fitta corrispondenza con centinaia di trentini emigrati negli Stati Uniti e nel Canada. È stato proprio grazie al suo lavoro che gli emigrati trentini si sono messi in contatto tra loro, si sono poi costituiti in Circoli ed hanno creato e rafforzato rapporti che continuano tuttora con tutto il Trentino. P. Bonifacio è morto a Trento il 19 novembre del 2000. [BIBLIOGRAFIA: Cavedine notizie dic. 2000, p. 24 e mag. 2008, p. 26; Vita trentina nov. 2000, p. 14 e 3 sett. 2014]
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Consultabili qui i suoi libri:
Il monumento ricorda la strage di Palestro avvenuta in Algeria il 21 aprile 1871. Vi è raffigurato Domenico Andrea Bassetti che lotta armato per difendere la popolazione della cittadina da lui stesso fondata e di cui era sindaco.
Nato a Lasino il 20 gennaio 1828 è morto in quella battaglia il 21 aprile 1871, insieme ad una cinquantina di uomini, fra cui molti trentini, mentre delle donne e dei bambini si sono perse le tracce.
Di ideali filo italiani, nel 1859 lasciò Lasino, in territorio austriaco, per partecipare alla seconda guerra di indipendenza tra le file dell'esercito piemontese a fianco delle truppe francesi. Emigrato in Francia si arruolò nella Legione straniera francese in Algeria, ove fondò nel 1867 la cittadina di Palestro e ne divenne primo sindaco. I terreni che il governo francese aveva assegnato ai legionari, che pensavano di poter riscostruire lì la loro vita in un ambiente simile a quello da dove venivano ed in cui non potevano tornare, erano stati tolti ai locali. La convivenza è durata pochi anni e la rivolta contro il colonialismo francese è stata dura portando alla strage suddetta. Il governo francese, riportato l'ordine, ha realizzato a Palestro un monumento a ricordo di questo evento. Dopo la conquista dell'indipendenza algerina, nel 1962, la città ha cambiato il suo nome in Lakhdaria e il monumento è stato abbattuto. Sulla base di una vecchia fotografia e usando un blocco di pietra bianca di Vicenza, nel 2015, lo scultore Enrico Pasquale ha ricostruito l'opera, presentata alla Fiera internazionale del marmo di Verona e poi inserita nel parco dedicato a Domenico Bassetti a Lasino.
Al centro dell’altare della chiesetta della Madonna dell'Aiuto alle Coste di Vigo Cavedine "troneggia una interessante statua lignea policroma di una Madonna con Bambino in braccio. Essa venne offerta dal signor Aleardo Merlo che al momento di partire emigrante per l’America aveva fatto promessa nel caso di un suo ritorno al paese natio di offrirla, come ciò avvenne, 16 anni dopo, quando nel 1952 la nuova statua eseguita da un artista della Val Gardena la realizzò." [I segni del Sacro in Valle dei Laghi pag. 457]
"apposta sulla tomba di famiglia di Mario e Olivo Pisoni dai familiari che ricorda i due fratelli religiosi, figli di Oliva e Mario Pisoni emigrante in Svizzera, entrambi missionari: Padre Olivo (1946-2010) missionario francescano, morto a Dapaong nel Togo a soli 64 anni e padre Giuliano (1942-2010) missionario comboniano, vittima di un incidente stradale ad Alenga in Uganda a 68 anni, scomparsi quindi a pochi mesi di distanza uno dall’altro in terra d'Africa. Frate Olivo per una ventina d’anni era stato in missione a Beirut in Libano, in un convento sul confine fra le fazioni in lotta; era stato anche al convento di Cles dove si era occupato dei giovani e dei loro problemi e aveva operato in Burundi e sulle Isole Mauritius oltre che in altri luoghi. Aveva anche trascorso un periodo di tempo al cimitero di Trento e al convento di Campo Lomaso, da dove era poi ripartito per il Togo nel povero villaggio dove svolgeva la sua opera in un contesto di estrema povertà. " [I segni del Sacro nella Valle dei Laghi pag 267]
Nel febbraio 2010, nell'ambito della ricognizione dei nomi di luogo per Ponte Oliveti, l'amministrazione comunale di Calavino ha posto una tabella illustrativa sul "Fos dei migranti" laddove raggiunge la strada di collegamento fra Ponte Oliveti e Pergolese, segnando un tempo il confine tra i comuni di Calavino e Lasino. Nei documenti storici si fa riferimento a questo fosso come quello che attraversavano gli emigranti stagionali, che nel periodo tardo autunnale ed invernale si recavano nelle vicine province lombardo-venete per svolgere vari lavori agricoli. [Fonte: Bosetti Mariano, Calavino e Lasino un percorso comune nel movimento della cooperazione pag. 16]
Canti religiosi e liturgici delle corali parrocchiali della Valle dei Laghi nel centenario della nascita di Lorenzo Perosi.
Chiesa Regina della Pace di Padergnone
1972
La piazza di Covelo è stata ufficialmente intitolata a Maria Cappelletti "Faiòta" con una solenne cerimonia celebrata il 19 novembre 2023.
Nata in Brasile nel 1890, ha passato gran parte della sua vita a Covelo, povera e caritatevole, immigrata e ragazza madre, benvoluta da tutto il paese, simbolo di inclusione: è stata lei la prima donna laica della Valle dei Laghi ad entrare nella odonomastica.
In occasione dei lavori di sistemazione della piazza, l'amministrazione comunale di Vallelaghi ha raccolto le proposte della popolazione riunite in assemblea frazionale, dove il nome di Maria Cappelletti detta "Faiota" è uscito da più voci.
Il Gruppo Culturale C. N. Garbari del Distretto di Vezzano si è occupato della ricerca storica e della raccolta delle testimonianze che sono state poi condivise sull’Archivio della Memoria della Valle dei Laghi fornendo così la necessaria documentazione per dar modo al Comune di dare questo nome alla piazza.
Per approfondire la conoscenza del personaggio, visita la scheda a lei dedicata e le risorse ad essa correlate:
Poco distante dal cancello del cimitero di Covelo, sul muro perimetrale è incastonata una coppia di antiche lapidi.
La prima desta il nostro interesse poiché dedicata ad un emigrante.
Essa recita:
PREGATE PACE ETERNA
ALL'ANIMA CARA
DI
GIUSEPPE VERONES
CHE D'ANNI 42
NELL'ARGENTINA AL 2-2-1900
VOLO ALLA PATRIA CELESTE
DOVE FU RAGGIUNTO AL 18-8-1917
DAL FIGLIO VALENTINO
RAPITO AL BEN MERITATO
AFFETTO DELLA MADRE
E DEL FRATELLO FORTUNATO
CHE DOLENTI
Q. M. P." {Questa Memoria Posero}
I figli crescono e metton su famiglia perciò la baita Verones, in Canfedin sul monte Gazza, viene sdoppiata per dar spazio a due famiglie ormai distinte che amano "Gagia".
Come possiamo notare anche i mezzi di trasporto per raggiungerla ormai sono cambiati: prendono piede i fuoristrada.
Magnifica la vista sul Brenta.
Come possiamo vedere da quanto documentato in un precedente scatto, la baita era, come tutte in origine, costituita da una sola stanza:
Alla baita Verones in Canfedin, sul Monte Gazza, i lavori di ammodernamento lasciano spazio al passato: i muri in pietra di quello che costituiva l'unico locale della baita, l'assito in legno del soppalco (che si raggiungeva con una scala a pioli, sul quale si disponeva il fieno per dormirci sopra), i sacchetti di tela appesi per conservare gli alimenti al riparo dall'umidità e dai topi.
In un altro scatto dello stesso rullino possiamo vedere la baita dall'esterno:
Alla baita Verones in Canfedin, sul Monte Gazza, si lavora alla costruzione della finestra e della cisterna per la conservazione dell'acqua piovana raccolta dal tetto. Le vasche al tempo venivano fatte in cemento e, così come la baita, erano in parte interrate.
Come possiamo vedere da quanto documentato in un precedente scatto, la baita era, come tutte in origine, priva di finestre.
La cartolina 13x8 cm, molto rovinata nella parte sinistra, riporta la dicitura: "42. RIVA - Colonia Infantile Mira Lago - Scuola V. e VI." È stata spedita da Riva il 6 .2.192 ed è arrivata all'ufficio postale di Cadine il 7.2.1925. Nonostante le condizioni della stampa possiamo vedere come era organizzata una classe (chiamata scuola), capire che la posta al tempo viaggiava veloce e che l'ufficio postale di competenza per Covelo era Cadine.
Beniamino scrive allo zio con calligrafia ordinata, a nome dei nipotini affezionatissimi.
Beniamino, Onorina e Piero, orfani di guerra del papà e orfani della mamma dal 1921, erano ospitati all'orfanotrofio di Riva.
Di loro abbiamo un'altra risorsa:
Ambedue gli scatti sono stati fatti in occasione di una visita allo zio Onorato Verones presso la sua baita in Canfedin sul Monte Gazza. Le stampe gli sono poi state inviate con la dedica riportata. Rina (Onorina), Mino (Beniamino) e Piero vivevano a Milano.
Oltre i personaggi e la magnifica vista che si gode da Canfedin, interessante notare come il "broz" era collegato al bue e come veniva caricato senza strascico quando il materiale da trasportare era poco. Tipico l'uso della pipa per gli uomini del tempo come vediamo in bocca a zio Onorato.
La stampa misura 12,5x7,5cm ed ha un bordo bianco dentellato.
Onorato Verones posa davanti alla sua baita in Canfedin, sul Monte Gazza.
Si può notare che il tetto ha una copertura in lamiera diversamente da quanto documentato in un precedente scatto:
La processione, partita dalla chiesa, si avvia a fare il giro di Villa Alta. Si possono notare gli ultimi uomini del coro coi canzonieri aperti, seguiti dai ragazzi coi candelabri, gli uomini della confraternica con le tuniche bianche, la cintura e il mantello scuro [blu] che porta la statua di San Giacomo. Dietro di loro, il parroco col cappello tricorno, i chierichetti col crocefisso, i bambini e le le donne.
Sullo sfondo, un gruppo di persone segue la processione con lo sguardo dal sagrato.
La stampa misura 6 x 8 cm ed è contornata da un bordo bianco dentellato.
Sono qui riunite alcune schede, predisposte da Ecomuseo per il progetto "Oltre confini e generazioni", che ci raccontano perché gli emigrati della Valle dei Laghi sono andati all'estero. Si prevede di aggiungerne di nuove un po' alla volta.
Il colore sull'angolo di ogni scheda indica il periodo di riferimento:
Verde: fine 1800 - inizio 1900
Bianco: tra le due guerre
Rosso: dopo la guerra
Blu: da fine 1900 ad oggi
Puoi consultare anche
Registrazione sonora di Cornelio Pederzolli di Stravino mentre esegue alcuni brani alla fisarmonica tra il 1969 e il 1971 circa. Le melodie eseguite non sono state identificate e la registrazione non presenta parti cantate. La traccia viene conservata e resa disponibile esclusivamente per finalità documentarie, storiche e di ricerca, quale testimonianza di una pratica musicale locale. La pubblicazione è finalizzata alla valorizzazione del documento sonoro e della memoria del territorio, senza finalità commerciali.
Panorama dall'alto di Mustè e della valle verso sud, risalente presumibilmente all'inizio degli anni '30. In secondo piano risaltano le strade interpoderali che salgono verso le frazioni di Brusino e Vigo. La strada provinciale che attraversa la Valle di Cavedine non è ancora stata costruita: al suo posto si distingue la vecchia strada di campagna, il cui tracciato ricalca abbastanza fedelmente quello attuale. È interessante osservare come le tre vie provenienti da Vigo confluiscano tutte nel centro di Cavedine, rendendolo una tappa obbligata. Infine, la strada più a destra — che costeggia il Monte Gaggio — appare particolarmente nitida e chiara, come se fosse stata allargata o sistemata di recente: la fotografia potrebbe essere stata scattata proprio per documentare la conclusione di questi lavori.
Vigo Cavedine, 3 luglio 1955. I seminaristi della zona prestano servizio durante il pranzo festivo per la prima Messa di don Mansueto Bolognani.
Da destra a sinistra: don Giuseppe Cattoni (di Cavedine, ordinato nel 1957), don Silvio Benedetti (di Cavedine, ordinato nel 1958), il novello sacerdote don Mansueto Bolognani (di Vigo Cavedine) e don Ezio Berteotti (originario di Stravino, ordinato nel 1956). La fotografia è stata realizzata all'esterno della canonica di Vigo Cavedine (lato nord) dove venne servito il pranzo.