Canti, poesie e filastrocche

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  • El mé Gigiòti

    Filastrocca in dialetto trentino per imparare a disegnare in forma schematica una persona, qui presentata ai bambini della Scuola dell'Infanzia di Cavedine. Nel video si vede come i bambini realizzano la figura umana seguendo la filastrocca. In allegato anche la scheda predisposta per questo incontro in cui i collaboratori di ecomuseo hanno narrato anche la storia dell' "asilo", mostrando lavori di bambini di 100 anni fa e presentando giochi del passato.
  • Progetto didattico - Scopriamo il nostro territorio con Vespertillo: i giochi e le filastrocche dei nonni

    Proposta di ricerca di Ecomuseo rivolta alle scuole primarie della Valle dei Laghi finalizzata a realizzare un albo illustrato da colorare che valorizzi e trasmetta alle giovani generazioni i giochi antichi e le filastrocche tipiche della valle dei Laghi. Il progetto proposto nel 2019/20 e stato poi prorogato nel 2020/21. Ad esso è stato assegnato uno spazio dedicato sull’Archivio della Memoria:
  • Pé un, pé dó, pé tré

    I bambini fanno sentire per due volte la filastrocca in dialetto, che fa parte del gioco omonimo da loro scelto nell'ambito del progetto "giochi e filastrocche al tempo dei nonni" per la pubblicazione sull'albo illustrato edito da Ecomuseo della Valle dei Laghi. FILASTROCCA Pé un, pé dó, pé tré pé quatro, pé zinque, pé séi, pé sète, pé òto scarpón moléta tira endrio quala? Questa. --- TIPO DI GIOCO Oltre che come conta per stabilire chi inizia un gioco, può essere usato per un gioco di gruppo tranquillo da fermi. PREPARAZIONE Mettersi in cerchio con un piede avanti o su un muretto con i piedi penzoloni. SCOPO DEL GIOCO Rimanere per ultimo col piede in gioco. REGOLE DEL GIOCO: Un bambino recita la filastrocca toccando o indicando a ritmo i piedi dei compagni. Al “questa” viene eliminato dal gioco quel piede. Riparte dal piede successivo e ripete la filastrocca finché rimane un solo piede. VARIANTI: Una variante della filastrocca è consultabile a pag. 48 della pubblicazione
  • La danza del serpente

    I bambini fanno sentire per due volte la canzone, che fa parte del gioco omonimo da loro scelto nell'ambito del progetto "giochi e filastrocche al tempo dei nonni" per la pubblicazione sull'albo illustrato edito da Ecomuseo della Valle dei Laghi. Questo gioco tradizionale è ancora praticato nelle scuole dell'infanzia della valle. ---- TIPO DI GIOCO Gioco tradizionale di movimento in cerchio. Può partecipare un qualsiasi numero di giocatori dai 3 anni in poi. PREPARAZIONE I bambini si mettono in cerchio staccati l’uno dall’altro. Un bambino sta in centro. SCOPO DEL GIOCO Formare tutti insieme un “serpente”. REGOLE DEL GIOCO: Il bambino o la bambina che è in centro passa a zig-zag tra i compagni saltellando e canta: "Questa è la danza del serpente, che vien giù dal monte per ritrovare la sua coda che egli perse un dì!". Si ferma davanti ad un/a compagna/o e dice: "Ma dimmi un po’, sei forse tu quel pezzettin del mio codin?". Se il compagno dice di sì, si attacca alle sue spalle e si riprende il gioco finché tutta la coda è completa.
  • È cotto il pane?

    I bambini fanno sentire per due volte la canzone, che fa parte del gioco omonimo da loro scelto nell'ambito del progetto "giochi e filastrocche al tempo dei nonni" per la pubblicazione sull'albo illustrato edito da Ecomuseo della Valle dei Laghi. Anche in altre scuole della valle questo gioco tradizionale è stato segnalato ed è ancora praticato in alcune scuole dell'infanzia e primarie. ---- TIPO DI GIOCO Gioco tradizionale di movimento all’aperto. Può partecipare un qualsiasi numero di giocatori. PREPARAZIONE Ci si posiziona in semicerchio tenuti per mano. I due bambini alle estremità devono conoscere il gioco SCOPO DEL GIOCO Ingarbugliarsi e tenersi collegati ai compagni. REGOLE DEL GIOCO: Dialogo fra i due bambini alle estremità: DX. “È cotto il pane?” SX. “Sì, ma è un po’ bruciato.” DX. “Chi è stato?” SX. Dice il nome di uno dei giocatori DX. Parte seguito da tutto il gruppo tenuto per mano e passa sotto alle braccia che fanno ponte alla sinistra del bambino chiamato cosicché lui rimane a braccia incrociate e girato verso l’esterno. Mentre si fa questo movimento tutti insieme cantano: “Povero ...(Nome), legato alle catene, soffrirà le pene, le pene da morir.” Si ripete il gioco, senza mai mollare le mani dei vicini finché tutti sono “incatenati”. Il gioco può concludersi qui. VARIANTI Se a giocare sono bambini più grandi, alla fine anche i due alle estremità si danno la mano e tutti tirano verso l’esterno finché la catena si spezza. Un'altra variante segnalata in valle è nel finale del canto: “Povero ...(Nome), legato alle catene, alle dure pene, è costretto a lavorar.”
  • Piove piovesìna

    Pióve pióvesìna la gata la va 'n cosìna la magna i peri còti la salva i mosegòti la va 'n piazza la vende la salata la compra i ravanèi adìo bei putèi!
  • Serenada a Castel Toblin

    Si rimanda alla scheda del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all'Adige:
  • Corda corda rossa

    Corda corda rossa, quanti soldi la me cósta! La me cósta en quarantan. Su le porte de Milàn, su le porte de Verona 'ndó che i bala, 'ndó che i sóna, 'ndó che i pesta l'erba bòna; l'erba bòna la fa finoĉ, Teresinela strucheghe l'oĉ. Traduzione: Corda corda rossa, quanti soldi mi costa! Mi costa un carantano (vecchia moneta). Sulle porte di Milano, sulle porta di Verona dove ballano, dove suonano, dove pestano l'erba buona; l'erba buona fa finocchio, Teresinella strizzagli l'occhio.
  • Òcio bèl

    Òcio bèl, so fradèl, récia bèla, so sorèla, la piaza, la porta, la campanela din don dèla. È una filastrocca tradizionale che si rivolge ad un bimbo o ad una bimba allo scopo di farli ridere. Mentre si recita la filastrocca si toccano con delicatezza le parti del suo viso: gli occhi, le orecchie, la fronte, la bocca. Infine si prende il nasino e lo si porta a ruotare la testa a destra e sinistra. Lievi variazioni sono descritte a p. 13 del fascicolo
  • Il "Trato Marzo" a Vigo Cavedine raccontato da Alba Chistè

    Alba Chistè racconta come si svolgeva il "Trato Marzo" nel paese di Vigo Cavedine l'1-2-3 marzo di ogni anno. Si rivolge in lingua italiana ma utilizza anche termini dialettali per dare più risalto ad alcune frasi come "i se trovava" (si trovavano), "per sposar le bèle fiole" (per sposare le belle figlie), "de chi èla, de chi no èla?" (di chi è?, chi sono i suoi genitori? ), "la Alba del Bruno Forto che l'è anca bèla" (Alba di Bruno detto "Forto" che è anche bella), "a chi la dente, a chi no la dente" (a chi la diamo in sposa?), "al Romano Drago che l'è da sposar" (a Romano detto "Drago" che è ancora da sposare), "èl en contrat da far?" (è un contratto da fare?), "e denteghela e denteghela che l'è da maridar" (va bene, che ha ancora da prendere marito).
  • El contadin no 'l fago pu

    La poesia, tramandata da Noemi Miori di Lon alla figlia negli anni '40, mette in risalto la vita difficile del contadino di inizio novecento. Testo originale: Se per sòrt la sucedes, che n’altra volta mi nases, me papà, el pòl ben dir su, ma el contadin no ‘l fago pu! Miserabil condizion, no gh’è altre profesion? Ma ormai che son sul bal, bison che bal, o ben o mal. Bison che pensa, per esempi, al finanzier, quel che va en gendarmeria col capelin da polizia, el g’ha pur el so fiorin, cosa g'hal el contadin? Le camise da sudar e la tera da vangar, scioca fis, smaca pur, no se fa gnent, l’è masa dura! Saral le set, saral le ot? Cosa fal che nol ven mai not? Levo su e vago a casa. “Tòi Sabina, che mostro m'hat preparà da zena?” Quatro craoti, mal conzai, per la padela a strozeghai, che a vardarli el par che i diga: “Se te me magni te fai fadiga!” “Ma no, gh’è gio la mortadela! Palpa bas, trai de sòra, ma ‘n do’ èla? Birichin de sporcazon, hat fat tut en bocon? Èl questa la maniera? Basta, basta per stasera” e la mama comovente, la ghe dis: “No ch’è pu gnente!” Ven po’ el temp dei cavaléri, le se desfa ‘ste donéte, che al fin, se ‘l so corpo stes lì sodo, el parerìa n’abit tacà an ciòdo. Sia lodato Gesù Cristo! Ariva el frate: su ‘na gaida, gio ‘na cesta, lasa che la vegna la tompesta, vegnirà quel di de festa ringrazieren Quel de sora! E col fiato qui finisco questa mia e così sia! Traduzione Se per caso succedesse, che un’altra volta io nascessi, mio padre, può ben dire, ma il contadino non lo faccio più! Miserabile condizione, non ci sono altre professioni? Ma ormai che sono sul ballo, devo ballare, o bene o male. Devo pensare, per esempio, al finanziere, colui che va in gendarmeria col cappellino da polizia, ha pure il suo “Fiorino” [veicolo commerciale], che cos’ha il contadino? Le camice da sudare, e la terra da vangare, colpisci forte, batti pure, non si niente, è troppo dura! Saranno le 7, saranno le 8? Casa fa che non viene mai notte? Mi alzo e vado a casa. “Ehi Sabina, cosa diavolo mi hai preparato per cena? Quattro crauti mal conditi fatti girare per la padella, che a guardarli sembrano dire: “Se mi mangi, fai fatica!” “Ma no, c’è dentro la mortadella! Palpa basso, rigirali, ma dov’è? Birichino di uno sporcaccione, hai fato tutto un boccone? È questa la maniera? Basta, basta per stasera” e la mamma commossa gli dice: “Non c’è più niente!” Arriva poi il tempo dei bachi da seta, si consumano queste donnette, che alla fine, se il loro corpo stesse lì fermo sembrerebbe un abito attaccato ad un chiodo. Sia lodato Gesù Cristo! Arriva il frate: su una grembiulata, giù una cesta, lascia che arrivi la tempesta, arriverà quel giorno di festa ringrazieremo Dio! E col fiato qui finisco questa mia e così sia! La foto è tratta da questo contenuto:
  • Vòlta la carta

    L'allenamento della memoria era un tempo ritenuto molto importante e così i bambini dovevano memorizzare anche lunghe filastrocche e poesie che venivano tramandate di generazione in generazione. Questa filastrocca in rima l'ha insegnata Noemi Miori di Lon a sua figlia negli anni '40 e lei ancora la ricorda. Testo originale: Rosa, rosa che sa da bòn, volta la carta, gh’è en limon, gh’è en limon tanto garbaro, volta la carta, gh’è en pomaro, gh’è en pomaro che fa su fruti volta la carta, gh’è do puti. gh’è do puti che giuga ala bala, volta la carta, gh’è na cavala, gh’è na cavala che bala ben, volta la carta, gh’è del fen, gh’è del fen per i animai, volta la carta, gh’è do papagai, gh’è do papapagai dal collo rosso, volta la carta, gh’è un pozzo, gh’è un pozzo dai serci longhi, volta la carta, gh’è do colombi, gh’è do colombi che fa la spia volta la carta, gh’è ‘na stria gh’è na stria che fila lin, volta la carta, gh’è en meneghin, gh’è en meneghin che fa spazadore, volta la carta, gh’è do siore, gh’è do siore che va a spas volta la carta, gh’è el Tomas, gh’è el Tomas che taia su tela, volta la carta, gh’è ‘na candela, gh’è na candela che fa su fum, volta la carta, no gh’è pu nesun. Traduzione: Rosa rosa, che sa di buono volta la carta, c’è un limone, c’è un limone tanto acerbo, volta la carta, c’è un melo, c’è un melo che fa i frutti volta la carta, ci sono due bambini, ci sono due bambini che giocano a palla, volta la carta, c’è una cavalla, c’è una cavalla che balla bene, volta la carta, c’è del fieno, c’è del fieno per gli animali, volta la carta, ci sono due pappagalli, ci sono due pappagalli dal collo rosso, volta la carta, c’è un pozzo, c’è un pozzo dai cerchi lunghi, volta la carta, ci sono due colombi, ci sono due colombi che fanno la spia, volta la carta, c’è una strega, c’è una strega che fila il lino, volta la carta, c’è un milanese, c’è un milanese che fa scope, volta la carta, ci sono due signore, ci sono due signore che vanno a passeggio, volta la carta, c’è Tommaso, c’è Tommaso che taglia la tela, volta la carta, c’è una candela, c’è una candela che fa fumo, volta la carta, non c’è più nessuno.
  • Luni luniòl

    Filastrocca tradizionale dialettale per imparare i giorni della settimana con divertente finale a sorpresa. Testo originale: Luni luniòl, marti san Grigòl, mèrcol ho fat el pan, zòbia ho fat la bugàda, vèndro la s'ha sugàda, sabo ho petenà la testa al me Zoàn, ma sì che 'l la gavéva! Traduzione Lunedì lunedì, martedì san Gregorio, mercoledì ho preparato il pane, giovedì ho fatto il bucato, venerdì s'è asciugato, sabato ho pettinato la testa al mio Giovanni, ma si che ce l'aveva! La registrazione è stata fatta con il cellulare parlando del progetto "Giochi e filastrocche" promosso da Ecomuseo in collaborazione con le scuole della valle.
  • Ból ból bèl

    Registrazione estemporanea realizzata col cellulare durante una passeggiata per tramandare un giochino che i bambini fanno da tempo immemorabile con la capsula dei papaveri sfioriti per timbrarsi un “orologio” sul polso. Ai più piccoli lo fanno i più grandi o gli adulti che li accompagnano. Mentre si tiene premuta la capsula sul polso si recita per tre volte una breve filastrocca: “Ból, ból bèl, fame deventar bèl.” Staccata la capsula il suo disegno rimane impresso sul polso a mo’ di orologio. Un'altra versione della filastrocca è contenuta al n. 7 del fascicolo
  • Fèra fèra pè

    Filastrocca - gioco per bambini in dialetto trentino. Un'altra versione è descritta al n. 16 del fascicolo