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Luogo, edificio, infrastruttura
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Casa Pedrotti in loc. PozzeResidenza estiva della famiglia Pedrotti: in inverno vivevano invece in paese a Cavedine, più precisamente a Musté. La località si chiama così per via delle "fontane" sulle pendici del monte, visibili nelle risorse correlate a questo contenuto. La famiglia progettava di ampliare la casa con un'altra camera, una cantina ("càneva") e un garage, ma si pose di mezzo l'avvento della prima guerra mondiale, che chiamò alle armi gli uomini di casa, impedendone quindi la costruzione. Un tempo infatti non si avevano i soldi per pagare degli operai edili, e le case venivano costruite dai capifamiglia con l'aiuto di amici e parenti. Nello spazio risultante sono stati piantati due pruni ("brugnère"), a testimonianza dell'attività di sostentamento della famiglia, ovvero la vendita delle prugne ("brugne"). L'interno attualmente si compone di una cucina e una camera, poi attraverso una scala a pioli si sale al "solèr", ovvero dove si metteva il fieno. Prima della ristrutturazione del primo piano lì venivano ospitati i bachi da seta ("cavaléri"), che prendevano in aprile a Lasino. Il periodo del loro allevamento era molto intenso perchè gli uomini andavano a prendere le foglie di gelso ("morèr") e le donne e i bambini le tagliuzzavano due/tre volte al giorno per darle loro in pasto. Quando i bozzoli erano pronti li portavano a Cavedine. Al piano terra si trova invece il focolare ("fógolàr") e la "stala" per le bestie (2 buoi e 2 capre), con la mangiatoia ("magnadóra"). I tetti sono stati rifatti verso il 2010. Da notare la rudimentale serratura.
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Officina di Morandi CasimiroIn cima a via Ronch, vi era la nuova officina di Morandi Casimiro, falegname, dove l’Ecomuseo ha posto l’undicesimo ed ultimo pannello del percorso degli antichi opifici del Borgo. È questo l’edificio con ruota idraulica di più recente costruzione, l’unico che prendeva l’acqua dal corso naturale della Roggia Grande. Tra il 1960 e il 1966 Morandi Tullio, "el rodèla" figlio di Casimiro, ed il suoi collaboratori producevano qui carri di diverso tipo. Il fabbro carraio univa le competenze del falegname a quelle del fabbro per realizzare carri trainati da un bue o da una coppia di buoi, carri a due ruote per il trasporto dalla montagna di fieno (broz) e di legna (brozal), carriole e carrioloni, attrezzi da lavoro quali accette, falci, scuri, zappe, rastrelli, vanghe e badili. Particolarmente delicata era la realizzazione delle ruote ed in particolare la rifinitura poiché in pochi secondi bisognava applicare a caldo la lama incandescente ed immergerla rapidamente nell’acqua fredda evitando così che il legno bruciasse. Artistica era poi talvolta la rifinitura dei carri.
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Sartoria di Ermenegildo GarbariStorica sartoria di Vezzano di cui possediamo alcune foto. Il proprietario era anche fotografo.
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Fucina MorandiLa fucina Morandi si occupava della lavorazione del ferro ed aveva annesso il “travai”. All’interno di questo edificio il tempo si è fermato, la fucina rimodernata negli anni ‘40 per convertirla all’uso dell’energia elettrica ha funzionato fino agli anni ‘60, poi i Morandi continuano ancor oggi la loro attività di fabbri in spazi più adeguati sempre a Vezzano. Dopo mezzo secolo di abbandono si vedono ancora tracce delle parti esterne (ruote idrauliche, doccia, tromba idroeolica) e diversi macchinari presenti all’interno sono ancora lì insieme ad ingranaggi, pulegge e cinghie che permettevano di utilizzare di volta in volta la macchina desiderata. Il sito di Ecomuseo con gli approfondimenti è raggiungibile qui:
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Fucina ramaiolo ManzoniNon sappiamo quando la lavorazione del rame ebbe inizio a Vezzano, è certo però che verso il 1922 essa era fiorente tanto che richiamò da Trento il ramaiolo Pietro Manzoni con i figli Antonio e Alfredo, originari di Vicenza, in qualità di dipendenti del signor Locchi, proprietario della locale fucina. Dopo una breve permanenza a Vezzano, i Manzoni si spostarono sulla roggia di Calavino per avviare un'attività in proprio. Verso il 1927 il Locchi vendette ai Manzoni il Iaboratorio artigianale. Nel 1975 i magli, mossi dalla grande ruota idraulica, batterono i loro ultimi colpi. lniziò così anche per i Manzoni l'era dell'energia elettrica, con macchinari moderni e partendo da fogli di rame bell'è pronti. Il sito di Ecomuseo con gli approfondimenti è raggiungibile qui:
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Cementificio Miori & GrafferIl cementificio di Padergnone, sorto nel 1902 per volontà di Giuseppe Miori e del suo socio Graffer, frantumava le marne estratte dalla vicina Lasta dei Conti, dapprima a suon di mazza, poi avvalendosi di magli azionati dalla forza motrice dell'acqua della Roggia Grande. Nel 1924 venne installata una turbina (utilizzata inizialmente a turno con il Nuovo Mulino Miori) che trasformava l’energia idraulica in elettrica per: scaldare il forno, cuocere le marne, frantumare le pietre con la macina e perfino illuminare le abitazioni vicine. L’opificio, venduto nel 1943 alla famiglia Bassetti di Vezzano, fu adattato alla produzione di legname da opera e di imballaggi. Quest’attività andò scemando negli anni successivi portando alla sua chiusura negli anni ‘60– ‘70 del Novecento. --- Bibliografia: Per approfondimenti si invia alla lettura di pag. 371, 379 383-388,394 del testo qui consultabile:
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Antichi mulini di PadergnoneIl percorso degli antichi mulini di Padergnone si snoda principalmente a partire dall’incrocio tra via XII Maggio e via San Valentino, attraversa i Vòlti dei Caschi, segue via Montagnola ed infine percorre via di Pendè. Lungo questo itinerario il visitatore può leggere i pannelli dedicati, scoprire la storia degli antichi opifici del paese e notare le differenze esistenti tra gli antichi edifici e quelli odierni. Sono stati collocati sei pannelli illustrativi che descrivono le caratteristiche e le vicende dei seguenti stabili: “mòlin dei Pradi” e la sega del “tòf”, “mòlin del Pero”, “mòlin de la Giòana” e le pescicolture Miori, Nuovo Mulino Miori ed infine cementificio Miori (trasformato nell’ex segheria Bassetti) ed il perduto opificio della famiglia a Prato. Nel corso dei secoli a Padergnone furono sicuramente attivi 4 mulini e 5 opifici costruiti lungo il corso della roggia che attraversa ancora oggi il centro abitato. Nel 1881 la Camera di Commercio e d’Industria di Rovereto testimonia la presenza di 3 mugnai attivi a Padergnone. Diverse testimonianze si possono rintracciare e ricavare anche dalla lettura e dall’analisi delle leggi, diretta espressione dei bisogni e della necessità di regolamentare lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio. È interessante ricordare in particolare l’articolo 78, presente nella copia posteriore della Carta della Regola del XVII secolo, che prevedeva la deviazione della roggia dal naturale corso sui prati, nei giorni festivi, da “un vespero ad un altro”. In tale periodo di tempo, era infatti proibito ai mugnai di far refluire l’acqua nel suo letto, per garantire il movimento della ruota del mulino, a meno che un Vicino non si trovasse nell’urgente bisogno di macinare il proprio grano. La popolazione di Padergnone, ispirata dalla fede e dall’importanza socio-economica dei mulini, ha creato ed attribuito dei proverbi ai tre più antichi opifici del paese. Al “Mòlin dei Pradi” è stata associata la frase “Dio ‘l te aiuta”, al “Mòlin del Pero” il motto “Se ‘l podrà ‘l te aiuterà” ed al “Mòlin de la Giòana” il detto “El pòl se ‘l vòl”. Queste espressioni, pronunciate più volte a voce alta, imitano la velocità stessa della roggia che da lenta diventa sempre più rapida. La tradizione locale ha riportato questi proverbi nel “Coro dei Molini”, un canto che ripropone con cadenza ritmico-musicale la potenza dell’acqua della Roggia Grande. Si ringraziano per le preziose testimonianze e la collaborazione: Assunta Mauro, Pierluigi Daldoss, Maria e Valentino Sommadossi, Claudio Miori ed Ezio Bressan. --- Bibliografia:
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La bottega di FraveggioIl negozio esisteva a Fraveggio dagli anni ‘20 ed era di proprietà della signora Francesca Bressan ved. Faes, conosciuta da tutti col nome di Fanni. Nel 1930 Bassetti Quirino, allora ventiduenne, rilevò la licenza di vendita a nome di Fratelli Bassetti e riprese l'attività nello stesso locale, di proprietà della signora. Rimase in affitto presso di lei e successivamente presso il figlio Luigi Bressan fino alla cessazione della sua attività avvenuta nell'anno 1982. La licenza acquistata era una licenza speciale, chiamata "universale" perché consentiva la vendita di tutti i prodotti allora in commercio, ad eccezione dei medicinali. (alimentari, generi vari, attrezzi agricoli, mercerie, veicoli in generale...) La licenza tabacchi, la n°5 di Vezzano, era a parte ed era monopolio statale. Il locale venne ampliato (vedi progetto) a spese di Bassetti Quirino in conto affitto nel 1957. Durante i lavori di ristrutturazione il servizio di vendita non fu mai interrotto e il negozio si trasferì in una vecchia cucina nella casa di fronte, di proprietà del sig. Ernesto Bressan. L'inaugurazione del nuovo negozio fu un evento per gli abitanti di tutto il paese, oltre che per quelli del paese di Lon, che raggiungevano ancora Fraveggio dalla vecchia strada. Fino al 1947, quando venne costruita la strada attuale, anche gli abitanti di Margone facevano riferimento alla "botega del Guerino" in quanto passaggio obbligatorio per l'accesso al sentiero di Scal, il più veloce collegamento tra il paesino e il fondovalle. È importante ricordare anche il nuovo arredamento interno del 1957, ai tempi all'avanguardia: fu costruito prevalentemente in legno, con precisione e maestria dalla ditta di falegnameria Guido, Luigi e Giuseppe Gentilini, di Vezzano. L'attività di vendita veniva svolta prevalentemente dal Guerino: di solito veniva sostituito all’inizio dalla sorella Maria, in seguito dalla moglie Mariota e dalla figlia Claudia, solo per un pomeriggio in settimana, il giovedì, quando lui doveva recarsi a Trento per i rifornimenti e per la "leva tabacchi". Altre uscite le faceva per rifornirsi direttamente dai produttori: l’olio a Cassone sul Garda, i rastrelli per il fieno ad Andalo... Anche i suoi mezzi di trasporto per i viaggi in città, si sono aggiornati coi tempi: si è passati dal carro con il bue, al carro con il cavallo e poi alla Fiat Balilla, alla Fiat Giardinetta, fino poi alla Fiat 1100 e alla Fiat 128. La bicicletta e successivamente la Vespa comunque servivano quotidianamente per gli spostamenti dalla casa di Vezzano al negozio. Verso il 1965 la denominazione della licenza cambiò ragione sociale: da "ditta Fratelli Bassetti " a "ditta Bassetti Quirino". A metà degli anni '70 anche a Fraveggio cambiarono tante cose: il negozio iniziò a chiudere la domenica, furono introdotte tantissime nuove merci, ma soprattutto la modalità self service sostituì la vendita diretta da parte del negoziante. La gran parte dei prodotti in precedenza veniva infatti venduta sciolta, pesata sulla bilancia, incartata a mano... poi un po' alla volta tutto arrivava e veniva venduto già confezionato: in bottiglia, in scatolette di latta, in confezioni di carta. L'arredamento interno del negozio fu pertanto completamente sostituito da scaffali alla portata dei clienti; al banco rimasero gli affettati, i formaggi e altri prodotti freschi. Anche per il Guerino cambiò il lavoro, per certi aspetti fu più comodo... rimase tuttavia la nostalgia di quello che ormai era diventato "passato". La “botega”, come luogo di incontri per tutti comunque rimase uguale nel tempo: oltre alle donne alle quali era quasi riservato l'incarico di fare la spesa, in bottega arrivavano tutti i giorni il postino, i carabinieri quando compivano il loro giro di ronda, il medico che chiedeva dove abitavano i pazienti, il parroco che veniva a confessare il sabato pomeriggio... Nel 1982, “el Guerino”, ormai settantaquattrenne, dopo aver ricevuto dall'associazione dei Commercianti l'Aquila d'oro per i 52 anni di attività, passò il testimone alla signora Carla Verones di Fraveggio. Lei gestì il negozio fino all'estate del 1984; a quel punto gli investimenti necessari per adeguarsi alle nuove normative la indussero ad abbandonare questa attività. Fraveggio era al tempo un paese molto più piccolo di oggi e la gente si spostava già con facilità per cui un negozio non si presentava più come un investimento remunerativo ma rimaneva indubbia la sua valenza di servizio sociale, per questo venne rilevato dalla Famiglia Cooperativa di Vezzano, che ne fece un punto vendita, con orario via via più ridotto, finché la gestione divenne insostenibile e chiuse definitivamente i battenti. Nel 2002 il negozio, da tempo inutilizzato, fu demolito, insieme al terrapieno a lato strada ai piedi della chiesa, per realizzare un intervento di riqualificazione e di arredo urbano che non ha solo cambiato la veste dell’ingresso del paese, ma ne consente anche l’uso come punto di ritrovo. Le novità che un tempo si venivano a sapere grazie ale “ciacere de botega”, oggi nello stesso luogo si possono avere consultando la bacheca comunale e confrontandosi coi paesani seduti sulla panchina: è cambiata la destinazione d’uso ma non la funzione sociale di quell’angolo di Fraveggio.
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La chiesa di Santa MassenzaSituata al centro dell'abitato, accanto al lago, la Chiesa di Santa Massenza, è orientata verso est. Si presenta in stile neogotico, con una facciata a capanna con due spioventi ed un portale ad ogiva. La torre campanaria è posizionata sul lato a nord. Se ne hanno tracce a partire dal 1198, quando viene ricordata in un documento su pergamena. Verso la fine del XV secolo la vecchia chiesa viene sostituita da un nuovo edificio, ad opera di religiosi appartenenti alla congregazione dei celestini delle vicine Sarche e i lavori vennero ultimati nel 1520 Ottenne dignità curiaziale nel 1806 e nel 1872 il vescovo di Trento Benedetto Riccabona de Reichenfels decise di ampliarla. La piccola chiesetta ebbe così una nuova navata, unita al presbiterio del XVI secolo. La solenne consacrazione venne celebrata nel 1879. Durante gli anni venti del '900, le volte sia della sala sia del presbiterio vennero decorate. Ottenne dignità parrocchiale nel 1963. Gli ultimi interventi che hanno interessato l'edificio si sono avuti nel 2002 quando tutti gli impianti ed i serramenti sono stati rinnovati, e il restauro ha riguardato anche le grandi vetrate e gli spazi della parte della sacrestia.
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La chiesa di San Nicolò a RanzoLa curaziale dipendeva dalla parrocchia di S. Lorenzo in Banale. È larga e corta ed ha tre navate. L'abside presenta costoloni gotici. La parte centrale è datata 1537, la laterale sinistra 1924, la destra 1948 ed il campanile 1557. Nel suo interno un popolaresco quadro ex voto ricorda la frana caduta dalle "Cruze al tof de la confin", verso Margone, durante la processione delle prime rogazioni, senza causare vittime (12 maggio 1890).
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La chiesa dei Santi Pietro e Paolo a LasinoE' situata a nord-est del paese e si eleva sopra il colle di S.Pietro, dal quale domina l’intero abitato. Dagli atti visitali del 1769 possiamo riscontrare che la chiesa era dotata di un altare maggiore, ubicato ad occidente con la porta d’ingresso ad oriente. Oltre all’ altare maggiore, esistevano altri quattro altari forniti di mensa in pietra. Nel 1855 la comunità di Lasino promuoveva l’ingrandimento della chiesa, come risulta dai documenti di perizia e dai progetti depositati presso l’archivio parrocchiale. I lavori non furono immediatamente eseguiti, ma si dovette attendere il 1872 per dare il via alla fabbrica. La consacrazione del nuovo ed ampliato edificio sacro avvenne il 22 novembre 1881. Parte degli arredi interni proviene dalla chiesa Madonna del Carmine delle Laste di Trento, in particolare i due altari vicino al presbiterio, uno dei quali dedicato a S.Giuseppe ed ospitante la pala “Riposo durante la fuga in Egitto” di Andrea Pozzo.
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La chiesa dei Santi Rocco, Fabiano e Sebastiano a BrusinoL'antica chiesa di Brusino sorge nella parte bassa del paese e la struttura architettonica fa pensare ad un origine medievale. Non abbiamo notizie certe sulla data di costruzione ma è menzionata per la prima volta negli Atti Visitali del 1537 e la sua consacrazione è registrata in data 18 ottobre 1539. Era allora dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano. Nel 1575, dopo le numerosi morti per peste fu aggiunto come protettore San Rocco; la devozione particolare a questo santo ha fatto si che sia chiamata semplicemente chiesa di San Rocco. La facciata principale, a doppio spiovente, è suddivisa da cornici, ha un portale in pietra rossa orato da motivi floreali datato 1629, un frontone ricurvo. L'interno si presenta con una navata centrale e due piccole navate laterali. Il campanile, in stile romanico, si trova a fianco del presbiterio sul lato Sud e risale al periodo 1620-1644. Ha una cella campanaria a bifore ed il quadrante dell'orologio con un'unica lancetta. Dello stesso periodo è la costruzione della cappella a settentrione dedicata ai santi Carlo e Romedio. Successivamente vi sono poi stati aggiunti la cappella a Sud, la sacrestia, un ripostiglio, l'abside col coro. Con la consacrazione della nuova chiesa nel 1954, questa è stata abbandonata divenendo un semplice deposito agricolo. Nel 1977 è stato poi effettuato un primo restauro ed uno più consistente nel 1998/99 che ne ha permesso la riapertura al culto. Il 16 settembre 2001 è stata posta nella nicchia dietro l'altare maggiore la statua della Madonna Addolorata realizzata da Giuseppe Moroder nel 1903 (copia della scultura presente nel Duomo di Trento) ed in suo onore fu dedicata la chiesa (a tutt'oggi però nessun documento ufficiale identifica questa chiesa con tale nome). La solenne inaugurazione risale al 26 settembre 2004. Fonte: pag. 415-417 di
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La chiesa di San Rocco Pellegrino a BrusinoLa nuova chiesa di San Rocco è stata edificata tra il 1944 e il 1954 su disegno di Enrico Odorizzi e restaurata nel 1992.
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Chiesa Regina della Pace a PadergnoneAll’inizio degli anni ’60 la vecchia chiesa dei santi Filippo e Giacomo cominciava ad essere troppo piccola per le esigenze del paese e cominciava a diffondersi l’idea di costruirne una nuova, ampia e funzionale, soprattutto grazie all’iniziativa dell’allora parroco di Padergnone Don Luigi Flaim. Nel 1962 l’architetto Carlo Keller vinse il concorso per progettare la nuova chiesa; la sua idea era piaciuta per la linea architettonica pulita e l’utilizzo di materiali locali come la pietra rossa di Calavino (diventata bianca con il tempo). Nel 1964 cominciarono i lavori nella località “Ave” di fronte al vecchio municipio, area individuata come ottimale per la costruzione della nuova chiesa. Il 26 luglio dello stesso anno è stata benedetta la prima pietra da Sua Ecc. Mons. Oreste Rauzi, allora vescovo di Trento; la pietra si può tutt’ora individuare entrando in chiesa, sulla destra dell’ultimo scalino, con incisa la data. All’interno della chiesa sono presenti diverse opere in bronzo realizzate da Don Luciano Carnessali, come il portale d’entrata, raffigurante le varie tappe della messa; il battistero, rappresentante il pozzo della samaritana; il tabernacolo, con un’incisione raffigurante il pane eucaristico che irradia luce e forza dal mondo; ed infine delle piccole opere che raccontano le tappe della via crucis. Il crocifisso in legno, ritraente Cristo su uno sfondo dorato, è opera del pittore Carlo Bonacina. Le vetrate laterali sono state sostituite pochi anni fa, rappresentano tutti i colori della pace; la vetrata sopra il portone di ingresso è invece opera di Mario Parisi e rappresenta la Madonna della Pace. L’altare è in marmo bianco di Lasa. La prima Messa nella nuova Chiesa è stata celebrata da Padre Ruffino Miori domenica 7 luglio 1966. Il primo maggio 1968, con una solenne processione, è stata trasportata dalla vecchia Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo alla nuova Chiesa la statua della Madonna della Pace. La nuova Chiesa è stata ufficialmente dedicata alla Madonna della Pace domenica 30 giugno 1968, e consacrata lo stesso giorno da Sua Ecc. Mons. Alessandro Maria Gottardi, allora arcivescovo di Trento. Bibliografia: - Don Luigi Flaim, “La nuova chiesa di Padergnone dedicata alla Madonna della Pace”, Arco, 1993
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La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice alle Coste di Vigo CavedineNota anche come Santuario della Madonna dell'Aiuto, è stata costruita nel 1888 e ampliata 11 anni dopo. Nel 1929 fu ricostruita e fu fatto anche il campaniletto. Ta il 1982 ed il 1988 è stata restaurata. Viene aperta il 24 maggio in occasione della santa messa in onore della Madonna Ausiliatrice. Fin dalla struttura originaria intorno all'altare sono affrescati angeli oranti. Presenta un soffitto a volta riccamente affrescato e riportante molte lodi mariane. Alle pareti sono presenti 14 quadretti con le stampe della Via Crucis. Sull'altare, dal 1952, troneggia una statua lignea policroma della Madonna. Fonte: pag. 454-457 di
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La chiesa dei santi Filippo e Giacomo a PadergnoneE' dedicata ai santi Filippo e Giacomo minore. Non si possiedono notizie certe relative alla data effettiva dell'edificazione però viene citata, per la prima volta, nel 1535 in una pergamena. Nel corso dei secoli furono apportate numerose modifiche che mutarono il suo aspetto. Nel 1630 diventa primissaria curata della Pieve di Calavino. Nel 1958 divenne parrocchiale per poi cederne, nel 1968, il compito alla recente chiesa intitolata alla Regina della Pace. La struttura dell’edificio è tipicamente medievale e presenta affreschi rinascimentali con posteriori modifiche barocche. Al suo interno si ammirano affreschi raffiguranti Santa Caterina, San Sebastiano e la Madonna in Trono, mentre sulla parete esterna è rappresentato san Cristoforo. Nella chiesa sono state costruite due cappelle laterali in onore dei santi martiri (Achille, Domitilla, Pancrazio e Nereo), antichi patroni della parte storica del paese, e di san Rocco, il protettore dalla peste. L’altare maggiore, riconsacrato nel 1782, è stato realizzato da artisti dell’ambito lombardo utilizzando delle tecniche che combinavano i colori di differenti pietre.
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La chiesa di Santa Maria Lauretana a Castel MadruzzoLa chiesetta, dedicata al culto della Madonna di Loreto, è stata costruita nel 1645 dal principe vescovo Carlo Emanuele Madruzzo. L’interno della chiesa si compone di un’unica navata con una piccola aula a pianta rettangolare, dipinta con un cielo stellato su sfondo bianco ed uno stretto ambulacro voltato, che gira attorno all'aula per tutto il perimetro . All'interno di questo trovano posto due cappelle con altare e pala (aggiunte al principio del XVII secolo). Sul lato destro è presente una piccola sacrestia, aggiunta in un secondo momento. Il nucleo centrale, al quale si accede attraverso due porte simmetriche aperte sui fianchi, racchiude la 'Casa di Loreto'. (fedele riproduzione della casa lauretana, riprende le misure, la finestrella con l’inferriata, le decorazioni pittoriche e l'organizzazione degli spazi). Le pareti dell’aula sono dipinte e da un fondo in finti mattoni emergono in tutta la loro bellezza gli episodi della ,Vita della Madonna'. L’altare maggiore marmoreo (metà del XVII secolo) custodisce una copia della 'Statua della Madonna di Loreto con Bambin Gesù' nella nicchia centrale. Le due cappelle sono dedicate a San Thomas Becket (martire anglosassone) ed alla Sacra Famiglia. Il campanile invece , eretto nel 1749, fu utilizzato da un gruppo di partigiani locali come stazione radio nel corso della Seconda Guerra mondiale.
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La chiesa di Santa Maria Assunta a CalavinoCostituiva la sede principale della pieve della Val di Cavedine. La primitiva struttura lignea, eretta prima dell’anno Mille, fu sostituita tra il XII – XIV secolo da una di forma rettangolare in stile romanico. Il restauro dell'inizio XVI modificò radicalmente la struttura dell'edificio. Dinanzi alla facciata principale venne eretto un pronao a colonne ed alcuni archi a tutto sesto che coprirono parte dell’affresco quattrocentesco di San Cristoforo. La chiesetta odierna è il risultato di ulteriori modifiche apportate nel corso del Settecento e dell'Ottocento. Santa Maria Assunta è caratterizzata da una navata, l’altare maggiore e due cappelle laterali donate dalla famiglia Madruzzo nel XVI secolo. Una di queste, la cappella Madruzzo, è stata adibita a sepoltura dell'omonima famiglia. Per celebrare i Madruzzo fu realizzato nel 1549 un affresco, da un discepolo della scuola di Tiziano, raffigurante dieci membri della nobile dinastia. L’altra cappella, dedicata al Rosario (seconda metà del XVII), offre alla vista affreschi rappresentanti i 'Quindici Misteri del Rosario'. Sul lato sinistro della navata è appesa una pala del XVI secolo dipinta probabilmente dal pittore Marcello Fogolino. Inoltre sulla parete sinistra della chiesa si scorge un interessante pulpito ligneo risalente al 1726, in stile barocco. Il campanile è l'esito di lavori e modifiche apportate in epoche diverse. La parte bassa di quest'ultimo, che apparteneva alla prima costruzione, venne innalzata nel 1537.
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La chiesa di San Siro a LasinoLa chiesetta di San Siro sorge su un colle nei pressi del paese di Lasino. Se ne hanno testimonianze a partire dal 1307 (nell'antico Codex Clesianus) e fino al 1484 era dedicata a San Procopio. Inizialmente la chiesetta si presentava piccola e bassa, rivolta da est a ovest, con un solo altare nell'abside. Le pareti di quest’ultima sono state affrescate con rappresentazioni dei 'Dodici Apostoli', un 'Cristo Pantocratore', i 'quattro Evangelisti' ed un vescovo (probabilmente San Siro, risalente agli anni ‘70 del XIV secolo). All'inizio del XVII secolo si hanno diversi ampliamenti e ristrutturazioni. Oggi dell'edificio originale rimane solamente l’abside semicircolare, edificata a pietre squadrate a vista. Il campanile rispecchia lo stile romanico mentre la parte superiore dell’edificio è stata costruita tra fine XIII ed inizio XIV secolo. Invece il coro e l'apertura di finestre con l'arco acuto sono stati apportati nel 1890.
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Chiesa di Sant'Antonio Abate e dei Santi Simone e Giuda a StravinoLa chiesa è caratterizzata da un artistico campanile in stile romanico, dotato di cuspide conica in cotto. Questo elemento è prettamente medievale e, nonostante i primi riferimenti scritti risalgano solamente al 1539, aiuta ad attestare le origini a quell'epoca. Il porticato esterno attira subito l’attenzione dei curiosi: è costituito da volte a crociera sostenute da quattro colonne cilindriche (in pietra rossa locale) e da un pavimentato con un grezzo acciottolato. Il 1703 con l’invasione del generale francese Vendôme, segna un tragico momento che viene ricordato ancora oggi per la sottrazione di una delle due campane. Dalla metà del XVII secolo circa, Stravino ottiene la presenza stabile di un sacerdote che assicurava la regolare funzione delle celebrazioni. La chiesa è stata soggetta a modifiche nel corso dei secoli che hanno condotto alla costituzione della struttura attuale. Il locale interno è caratterizzato da una navata unica con due campate, divise da un arco a tutto sesto e coperto da volte a crociera. All'altezza del presbiterio si incontra un altro arco a tutto sesto di dimensione minore rispetto a quelli della navata. Sulla sinistra si apre il vano della cappella nella quale sono posti gli altari dorati lignei seicenteschi dei 'Santi Simone e Giuda e di San Mauro'. Nel presbiterio è ospitato l’altare maggiore (opera d’intaglio ligneo del tardo Seicento) ed al suo interno, sul lato sinistro, si ammira un ciclo d’affreschi cinquecenteschi rappresentanti le Storie di 'Sant’Antonio Abate'.
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La chiesa di Santa Maria Assunta a CavedineLa costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Cavedine iniziò nel 1776, benedetta nel 1783 e consacrata ufficialmente solamente nel 1812. Si tratta di un edificio riccamente decorato ed affrescato. L’interno (a navata unica) con brevi cappelle laterali è adornato da: marmi carraresi, capitelli corinzi, un coro intarsiato, affreschi e da una struttura architettonica che sovrasta il magnifico altare maggiore. Sono presenti anche quattro altari laterali, posti nelle rispettive cappelle, dedicati ai santi martiri Lorenzo, Stefano, san Giovanni, Madonna del Rosario, san Giuseppe e Madonna Addolorata. In alto, sulla prima volta, è raffigurata la 'Cacciata dei Profanatori dal Tempio', mentre sulla seconda volta si scorge 'l’Incoronazione di Maria in Cielo', realizzata dal pittore Francesco Rovisi di Moena. Quest'ultimo è anche autore degli affreschi raffiguranti la 'Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci' ed il 'Martirio di Santo Stefano nel Presbiterio' e 'l’Ascesa di Maria Assunta nella lunetta absidale'. La nicchia marmorea, che ospita il fonte battesimale, è abbellita dall'affresco del 'Battesimo di Gesù' ad opera di Giacomo Antonio Pellegrini. All'esterno il campanile custodisce sei campane unite al cosiddetto "Campanò" : una sorta di tastiera che, collegata con dei fili di ferro alle cinque campane, riproduce il suono delle cinque note musicali: Do, Re, Mi, Fa e Sol. Invece la sesta campana è chiamata 'l’Agonia' ed è destinata all'annuncio dei lutti paesani. Bibliografia
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La chiesa di Sant'Udalrico a Vigo CavedineSorge a sud del paese lungo l’antica strada romana 'la Traversara'. Ne abbiamo testimonianze scritte a partire dal XII secolo come cappella appartenente alla famiglia Madruzzo. Durante i secoli ha subito vari ampliamenti e modifiche e a partire dal XIV secolo il luogo di culto viene indicato con il termine 'chiesa' e non più “cappella”. La chiesa conserva l’originaria struttura dell’abside dipinta mentre le pareti, non affrescate invece, segnalano gli ulteriori lavori effettuati. La sagrestia fu aggiunta in un secondo momento. L’interno a navata unica con due volte a crociera ospita un’antica mensa in pietra. L’abside regala alla vista degli affreschi (attribuiti all'artista Simone Baschenis) che rappresentano una 'Madonna con Bambino in Trono', alcuni santi, i quattro Evangelisti ed i principali 'Dottori della Chiesa'. Sulla parete destra troviamo i resti di un antico altare che conserva una pala seicentesca rappresentante Sant’Udalrico. Un pronao annesso alla facciata principale, sotto il quale passava la strada, crollò all’inizio degli anni 60, mentre venivano eseguiti i lavori per la realizzazione dell’attuale strada provinciale. Nel 2001 è stata ristrutturata è riportata ai suoi antichi splendori grazie al lavoro del 'Comitato per il restauro della chiesetta di Sant’Udalrico'.
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Castel TerlagoNon esistono documenti certi sulla fondazione del castello, ma i primi riferimenti alla famiglia che lo possedeva, i de Terlachu, risalgono al 1124 e nel 1208 sono definiti "nobili militi", segno di un loro impegno militare. Da un'analisi architettonica sembra comunque probabile che le strutture più antiche risalgano al XII secolo. Nel 1457 Nicolò di castel Terlago cedette parte del castello alla famiglia Calepini di Trento. Ne seguì una battaglia legale che si protrasse fino al 1533, allorquando entrò a far parte dei possedimenti dei de Fatis, che ne mantennero la proprietà fino al 1952 e assunsero anche il predicato nobiliare "de Terlago". Nel 1703, come molti altri castelli della zona, fu occupato e dato alle fiamme dalle truppe del generale Vendôme. In seguito fu ricostruito ma perse l'aspetto di fortezza per essere trasformato in una residenza nobiliare di campagna. Oggi il castello è proprietà privata e normalmente non è visitabile. La parte più antica di castel Terlago è costituita da due torri, la torre Mozza e la torre Alta, che risalgono al XII secolo e venivano probabilmente usate per il controllo dei traffici della zona. Tra il XIII e il XIV secolo fu edificato il palazzo residenziale che collegava le due torri. Dopo le distruzioni dell'inizio del XVIII secolo, tutto il complesso fu fortemente rimaneggiato ricavando un palazzo residenziale più ampio e lussoso e un giardino all'italiana.
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Castel MadruzzoI primi documenti riguardanti il castello risalgono al 1161 quando il principe vescovo di Trento Adalpreto II lo concesse in feudo a Gumpone e a suo nipote Boninsegna. Questi ultimi furono i capostipiti della prima famiglia dei Madruzzo. Durante gli scontri tra guelfi e ghibellini, i Madruzzo furono sempre fedeli ai vescovi di Trento e per questo furono attaccati dai Campo e dai Seiano, che arrivarono ad occuparne il castello. Al termine delle lotte il maniero tornò nei possedimenti dei Madruzzo. Nel 1380 la linea maschile dei Madruzzo si estinse e, dopo alcune lotte per l'eredità, il castello nel 1389 passò ai Roccabruna. Questi ultimi, oberati dai debiti, dopo pochi anni non furono più in grado di far fronte alle spese per l'amministrazione del castello e nel 1441 lo cedettero a Sigismondo Stetten di Carinzia, capitano nel castello di Segonzano. Anch'egli però non fu in grado di sostenere l'impegno economico che il castello richiedeva e nel 1447 lo cedette a Aliprando figlio di Guglielmo di Denno-Nanno. Aliprando morì senza figli, i suoi beni passarono a suo nipote Gian Gaudenzio che iniziò a farsi chiamare Madruzzo e assunse uno stemma che si rifaceva a quello della precedente famiglia. Egli apportò notevoli miglioramenti al castello rendendolo più comodo e adeguando le difese alle nuove armi da fuoco. Uno dei suoi figli fu Cristoforo Madruzzo che iniziò il Concilio di Trento e che fu il primo dei principi vescovi appartenenti questa famiglia che governarono il Trentino per più di un secolo. Durante questo periodo il castello fu più volte ampliato e abbellito e fu usato come residenza dei principi vescovi e luogo per feste e ospiti importanti. Nel 1658 con la morte Carlo Emanuele Madruzzo si estinse anche la linea maschile della seconda famiglia dei Madruzzo. Per matrimonio il castello passò quindi nel 1661 ai Lenoncourt che a loro volta si estinsero lasciando le loro proprietà ai Carretto di Genova nel 1691. Nel 1703 durante la marcia del generale Vendôme in Trentino nell'ambito della guerra di successione spagnola, il castello fu dato alle fiamme e quasi completamente distrutto. Ricostruito nel XIX secolo cadde ben presto in rovina, anche a causa del disinteresse della famiglia Carretto che lo vendette nel 1873. Acquistato dalla famiglia Larcher fu in parte ristrutturato e ha ospitato anche Oreste Barattieri e Antonio Fogazzaro. Nel 1963 fu venduto ai Montagna di Milano.
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La Chiesa di San Valentino a VezzanoSi trova in campagna a Sud del paese di Vezzano ed è dedicata a San Valentino. Secondo la tradizione, dove si trova la chiesetta in agro, verso la fine del IX secolo è sorta un’edicola per onorare le reliquie di San Valentino, come testimonierebbe un tegolone iscritto che ricorda, per l’appunto, la presenza delle reliquie di San Valentino e Parentino e data l’evento all’860. Si tramanda che fin da allora i pellegrini arrivavano da tutte le parti del Trentino. Nel 1496 il pievano di Calavino, don Paolo Crotti, promosse la costruzione della chiesetta di San Valentino in Agro, con accanto una piccola sacrestia elevata sopra i resti dell’antica cappella. Attraverso i secoli la Chiesa è stata soggetta al passare del tempo ed ha subito varie ristrutturazioni importanti tra cui quelle del 1800. Dell'antica chiesetta rimane solo l'affresco in lunette sopra il portone nel quale si vedono la Madonna col Bambino ed ai lati San Valentino e Parentino. Un tempo la chiesetta custodiva una quantità di ex voto che purtroppo sono stati quasi tutti rubati. All'interno rimane solamente l'altare maggiore che conserva al suo interno una terracotta dipinta della prima metà del XVII secolo arricchita da statue di gesso di una Madonna con Bambino, tra San Valentino e San Parentino. Ai lati invece troviamo San Vigilio e Santa Massenza e due Ermes angeliche che sorreggono un crocifisso tra due santi vescovi. Alla prima domenica di settembre dal 1945 San Valentino viene portato dalla chiesa parrocchiale a questa in campagna per commemorare il voto fatto al santo e qui riportato: